Tutti conoscono l'anoressia e sono sicura che molti pensino sia una cosa riducibile semplicemente a: "mi vedo sempre grassa, quindi non mangio".
Non sono particolarmente esperta dell'argomento in toto e non pretendo di fare lezione a nessuno, ma ce ne sono altri tipi di cui uno riducibile molto beceramente a: "non mi amo, quindi non mangio", ed è la mia.
Ci convivo da quando ho circa 11 anni, l'età in cui ho smesso di ripulire il piatto che mi veniva messo davanti per restituirne almeno metà intatta. Fino alle superiori, cioè fino a quando c'era qualcuno che si preoccupava del mio sostentamento, in realtà non me la sono cavata male: mangiavo poco, ma tutti i giorni. Poi sono uscita da qualsiasi controllo parentale o simil tale e sono cominciati anche i giorni di digiuno. Per digiuno intendo settimane intere in cui non riuscivo a ingoiare niente di solido, in cui mandavo giù del gelato o del latte con i biscotti solo perché mi girava la testa. Non è che non volessi mangiare, è che proprio non mi veniva voglia. Mi si chiudeva lo stomaco al solo pensiero, mi veniva la nausea e anche se il mio corpo lo richiedeva, non mangiavo. Potevo stare giorni così, specie d'estate. Se poi c'erano dei disagi sentimentali era anche peggio, non potevo ingoiare niente. Potevo passare da una fame nera all'essere sul limite del vomito in due secondi netti, magari con un solo boccone nello stomaco. Anche una bicchiere di latte poteva essere impegnativo.
Non me ne ero mai preoccupata molto perché rispetto a un'anoressica vera io di carne intorno alle ossa ne avevo ancora. Immagino che crescendo il mio corpo si sia adattato semplicemente a consumare meno o che riuscisse a recuperare quel che gli serviva dai numerosi spuntini fuori pasto, non lo so, ma mi guardavo allo specchio e mi dicevo "io non sono anoressica".
Cinque mesi fa poi mi sono resa conto di essere sull'orlo dell'anoressia vera, quella da cui ti riprendi solo se ti internano e ti nutrono a forza, quella in cui rischi di morire di inedia. Non mangiavo. Niente. Nemmeno il minimo indispensabile.
Nonostante il pensiero del suicidio non sia esattamente un'estraneo per me, i miei genitori sono comunque riusciti a crescere una figlia abbastanza razionale e mi sono decisa finalmente a chiedere aiuto.
L'ho dovuto fare da sola.
Nonostante io sia anoressica da così tanti anni che ormai faccio fatica a tenere il conto, nessuno ha mai approfondito seriamente il mio scarso appetito. Se me lo chiedevano io rispondevo semplicemente "non ho fame" ed era morta lì. Magari facevano una faccia delusa, ma non indagavano oltre. Non mi chiedevano se era successo qualcosa a scuola o nella mia vita. I miei genitori forse non hanno mai collegato il fatto che tutto è iniziato tra la morte dei nonni, l'esplosione del loro rapporto e i nuovi bulli delle medie. E i miei amici, beh mi sa che non sono mai stata molto brava a lasciare intendere che potevano sentirsi in dovere di intromettersi nella mia vita senza che io mi offendessi (in ogni caso temo che ci voglia qualcuno che ci sia già passato per riconoscere il problema o costringere qualcuno a prenderne atto).
O forse si dicevano anche loro, come mi ripetevo spesso anche io per continuare a ignorare il problema, la fatidica frase: "in piedi sto, le ossa non si vedono del tutto, alla fine sto bene".
No, non stavo bene.
Non mi amavo, non pensavo di meritare alcunché, non ero in grado di percorrere un obiettivo seriamente (nemmeno ora ma siamo in fase di apprendimento), ero una schiava del più becero e comune vittimismo.
Certo non dico di essere guarita, cinque mesi di terapia non fanno miracoli, ma ora non ho troppe difficoltà a mangiare un primo e un dolce assieme quando sono fuori a pranzo con i colleghi. La cena invece è tutta un'altra cosa, ma sono sulla buona strada.
Il giorno in cui farò un pasto completo senza soffrire di indigestione, credo che darò una festa.
Dopo di ché andrò da mia madre e le chiederò sinceramente, senza accusarla di nulla, quanto stesse male lei in quel periodo per non essersi resa conto che anche io avevo iniziato lentamente a uccidermi da sola.
Non sono stupida, mia madre è solo umana e in quel periodo di anoressiche in casa in realtà ce ne erano due. E ho quasi paura a chiedermi come sarebbe potuta andare a finire in quegli anni, se ci fossimo lasciate andare completamente.