giovedì 5 aprile 2012

Crash

Certo lo sapevo, che tutto quell'ottimismo e quella speranza potevano andare a infrangersi contro un muro di cemento armato, ma purtroppo è quella la fregatura dell'ottimismo: non puoi pensare troppo alle brutte fini.
Quindi ora sono spezzata, in più punti, incapace di prendermi cura di me, incapace di chiedere aiuto a chi mi sta intorno (che è il motivo per cui non si dovrebbe mai e poi mai, puntare a qualcuno sul posto di lavoro), incapace di rinunciare alle routine, incapace di ritrovare un sogno in cui credere, incapace di capire quanto di quello che sono ora è stato fatto per me o per lui e mi sento impotente. Dannatamente impotente.
Che poi, cos'è peggio? Essere state completamente ignorate o ricevere dei rifiuti netti? 
Non lo so, ma certo l'elaborazione sarà lunga.
Aiuterà il fatto che entro due mesi non lo vedrò più, certo, ma i due mesi che sto per vivere, oh non li auguro a nessuno. Proprio a nessuno.

giovedì 15 marzo 2012

La via della positività è costellata di imprevisti

Mi stanno insegnando a essere positiva, a smetterla di aspettare le cose belle e dare per scontato che queste prima o poi accadranno. Perché se dai per scontato qualcosa non importa se accade o meno, se accade bene, se non accade non ci fai troppo caso perché intanto è già successo altro. Se invece aspetti passi il tempo in attesa, e ad aspettare ti martori e ti torturi.
Questo concetto lo applichi anche agli obiettivi che ti prefiggi: dai per scontato che ce la farai.
Visualizzi il tuo obiettivo, il momento in cui l'hai raggiunto, tutta la felicità che proverai quando ormai sarai al traguardo e il tuo subconscio farà il modo di arrivarci. Perché va bene organizzare il percorso ma rimuginarci no. Visualizza la meta, un giorno sarai lì.

Il mio problema? La pazienza.

Sono sempre stata un tipo impaziente, non so perché. Le cose le ho sempre volute tutte subito e mi stufavo in fretta di tutto ciò che diventava troppo lungo da fare per vedere il risultato finale.
Ecco così saltare la carriera artistica, che li avete visti certi fondali di certi fumetti, quanti dettagli che c'hanno?
Andata la programmazione informatica, che prima di riuscire a vedere il risultato di qualcosa devi programmare tre mesi.
Andato lo sport, che sì bello, ma se non vedo i risultati subito mi scoccio.
Andate un mucchio di cose e a un certo punto pure la scrittura (questo blog, il sito personale, etc...).

Sto cercando di recuperare.
Ad esempio vado in piscina almeno una volta a settimana che, non è per essere sportiva, ma ho già 27 anni se mi lascio andare arrivo a 40 che ho il fisico di un fumatore senza aver mai toccato una sigaretta.
Ho un progetto lì sul tavolo, a cui dedico almeno un pensiero una volta al giorno e mi sforzo ogni tanto di ricordamelo nelle mie visualizzazioni. Intanto compro libri, cerco link e spero che un giorno la faccia del mio protagonista mi si pari davanti fissa e ferma, statica come un sasso.
E poi c'è lui.

C'è sempre un lui, che pensavate? E' il cliché più banale del mondo mica potevo sfuggirgli.
Lui occupa ormai il 98% delle mie visualizzazioni.
Ogni tanto cerco di smettere, perché mi si comprime lo stomaco e poi mangio poco o male o tutt'e due.
Che sì, io posso dare per scontato che in realtà lui sia già il mio uomo solo che non è stato ancora informato, ma quando mi dicono che oggi e domani non ci sarebbe stato perché una sua "amica" conosciuta in Cecoslovacchia veniva a trovarlo la depressione ribussa alla porta.

Però cerco di pensare positivo: ho un gran fisico (ebbene sì), il mio "nuovo" ruolo lavorativo piace ai miei colleghi e fin'ora invece delle previste resistenze ho trovato supporto, sono in grado di farlo e sta pure tornando il caldo che mi permetterà di indossare gonne, pantaloncini e vestiti corti fino a ottobre.
Ora, se da qualche parte mi vendessero un po' di concentrazione potrei pure tornare a prendere a calci la depressione invece di accontentarmi di guardarla dalla finestra. Che sta lì, invitante e magari non la faccio entrare, ma una birra con la tristezza me la merito dai. Mica sono Wonder Woman.

lunedì 13 febbraio 2012

Ho 27 anni e non ho mai fatto un pasto completo

Tutti conoscono l'anoressia e sono sicura che molti pensino sia una cosa riducibile semplicemente a: "mi vedo sempre grassa, quindi non mangio".
Non sono particolarmente esperta dell'argomento in toto e non pretendo di fare lezione a nessuno, ma ce ne sono altri tipi di cui uno riducibile molto beceramente a: "non mi amo, quindi non mangio", ed è la mia.

Ci convivo da quando ho circa 11 anni, l'età in cui ho smesso di ripulire il piatto che mi veniva messo davanti per restituirne almeno metà intatta. Fino alle superiori, cioè fino a quando c'era qualcuno che si preoccupava del mio sostentamento, in realtà non me la sono cavata male: mangiavo poco, ma tutti i giorni. Poi sono uscita da qualsiasi controllo parentale o simil tale e sono cominciati anche i giorni di digiuno. Per digiuno intendo settimane intere in cui non riuscivo a ingoiare niente di solido, in cui mandavo giù del gelato o del latte con i biscotti solo perché mi girava la testa. Non è che non volessi mangiare, è che proprio non mi veniva voglia. Mi si chiudeva lo stomaco al solo pensiero, mi veniva la nausea e anche se il mio corpo lo richiedeva, non mangiavo. Potevo stare giorni così, specie d'estate. Se poi c'erano dei disagi sentimentali era anche peggio, non potevo ingoiare niente. Potevo passare da una fame nera all'essere sul limite del vomito in due secondi netti, magari con un solo boccone nello stomaco. Anche una bicchiere di latte poteva essere impegnativo.

Non me ne ero mai preoccupata molto perché rispetto a un'anoressica vera io di carne intorno alle ossa ne avevo ancora. Immagino che crescendo il mio corpo si sia adattato semplicemente a consumare meno o che riuscisse a recuperare quel che gli serviva dai numerosi spuntini fuori pasto, non lo so, ma mi guardavo allo specchio e mi dicevo "io non sono anoressica".
Cinque mesi fa poi mi sono resa conto di essere sull'orlo dell'anoressia vera, quella da cui ti riprendi solo se ti internano e ti nutrono a forza, quella in cui rischi di morire di inedia. Non mangiavo. Niente. Nemmeno il minimo indispensabile.
Nonostante il pensiero del suicidio non sia esattamente un'estraneo per me, i miei genitori sono comunque riusciti a crescere una figlia abbastanza razionale e mi sono decisa finalmente a chiedere aiuto.

L'ho dovuto fare da sola.
Nonostante io sia anoressica da così tanti anni che ormai faccio fatica a tenere il conto, nessuno ha mai approfondito seriamente il mio scarso appetito. Se me lo chiedevano io rispondevo semplicemente "non ho fame" ed era morta lì. Magari facevano una faccia delusa, ma non indagavano oltre. Non mi chiedevano se era successo qualcosa a scuola o nella mia vita. I miei genitori forse non hanno mai collegato il fatto che tutto è iniziato tra la morte dei nonni, l'esplosione del loro rapporto e i nuovi bulli delle medie. E i miei amici, beh  mi sa che non sono mai stata molto brava a lasciare intendere che potevano sentirsi in dovere di intromettersi nella mia vita senza che io mi offendessi (in ogni caso temo che ci voglia qualcuno che ci sia già passato per riconoscere il problema o costringere qualcuno a prenderne atto).
O forse si dicevano anche loro, come mi ripetevo spesso anche io per continuare a ignorare il problema, la fatidica frase: "in piedi sto, le ossa non si vedono del tutto, alla fine sto bene".

No, non stavo bene.
Non mi amavo, non pensavo di meritare alcunché, non ero in grado di percorrere un obiettivo seriamente (nemmeno ora ma siamo in fase di apprendimento), ero una schiava del più becero e comune vittimismo.
Certo non dico di essere guarita, cinque mesi di terapia non fanno miracoli, ma ora non ho troppe difficoltà a mangiare un primo e un dolce assieme quando sono fuori a pranzo con i colleghi. La cena invece è tutta un'altra cosa, ma sono sulla buona strada.

Il giorno in cui farò un pasto completo senza soffrire di indigestione, credo che darò una festa.
Dopo di ché andrò da mia madre e le chiederò sinceramente, senza accusarla di nulla, quanto stesse male lei in quel periodo per non essersi resa conto che anche io avevo iniziato lentamente a uccidermi da sola.
Non sono stupida, mia madre è solo umana e in quel periodo di anoressiche in casa in realtà ce ne erano due. E ho quasi paura a chiedermi come sarebbe potuta andare a finire in quegli anni, se ci fossimo lasciate andare completamente.

martedì 31 gennaio 2012

E Splinder morì

E così è finita l'epoca di Splinder.
Tipo un anno che non scrivo sul blog e ci è voluta la morte del mio secondo fornitore di blog per farmici tornare. Peccato che non mi abbia esportato le visite, 23551 visite comunque me le ero guadagnate.
Era comunque l'Agosto 2005 quando Invernomuto decise che tenere una piattaforma propria, oltre che troppo faticoso, era anche inutile (gli studenti proprio non collaboravano) e io portai tutto qua sopra. Insomma, sono una blogger dal 2005. Sono un sacco di anni. In questi anni ho visto nascere, morire e trasformarsi, cms, social network, motori di ricerca, servizi mail e ora, anche piattaforme blog.
Una volta ci volevano decenni per rivoluzioni tecnologiche del genere.
A 12 anni una mia compagna di classe ebbe il suo primo telefonino. A 16 era quasi impossibile non averlo. A 20 gli fecero lo schermo a colori e la storia com'è andata la sapete tutti.
Ho fiducia che con la velocità con cui procediamo prima o poi il teletrasporto lo vedrò. Si sa mai.

Ciao Splinder, tutto sommato non eri una cattiva piattaforma.