lunedì 30 novembre 2009

Quando proprio la regola del rispetto proprio non se la meritano

C'era una volta una tettoia.
Questa tettoia ci venne imprestata fin dal primo giorno che ci trasferimmo nell'orrida e adombrata Varzo. I suoi proprietari avevano già un garage, adiacente alla tettoia e non gli serviva.
Il Mario e la Bruna erano molto gentili e quando morirono Anna l'ereditiera, che era brava e gentile quanto loro, ce la lasciò in prestito.
Anna ha due figli, uno con un'Ape e uno con una macchina. L'Ape viene tranquillamente parcheggiata sotto al garage, che tanto la curva è grande e l'Ape piccola. La macchina in cima alla salita, davanti al garage degli altri vicini e al sentiero che porta alle nostre case. Ai vicini la macchina non ha mai dato fastidio.
Stavamo tranquilli e nessuno si lamentava.
Caro vecchio arteriosclerotico che non abiti nemmeno lì, non saluti mai mia madre e hai deciso di dare sfogo alle tue placche acide, grazie per essertela presa con Igor. La sua macchina non dava fastidio a nessuno, né a noi che passavamo dal sentiero, né ai vicini che riuscivano comunque a uscire dal garage. Ma a te, in quelle due volte l'anno che passi di lì con la cariola sì, e tanto hai rotto tanto hai fatto, che ora Igor lì, la macchina, non ce la può più parcheggiare. Come quel ragazzino che parcheggia la vespa in strada per lo stesso motivo.
Ora Igor è sotto la nostra tettoia e mia mamma deve parcheggiare sotto casa. Sotto casa significa arrivare fino alla tettoia e poi scendere fino alla curva, tutti i giorni. Oppure, scendere dal prato, attraverso il cancelletto arrugginito e sgangherato, in discesa e con l'erba alta in mezzo al fango, rischiando di spaccarsi l'osso del collo.
E ogni volta che piove o nevicano dieci centimetri, spalare la neve o metterla in mezzo alla strada, perché lì noi ci potevamo parcheggiare solo la jeep e inserendo le quattro ruote motrici che la Matiz non ha, rischiando ovviamente che uno dei deficienti che così proficuamente continuate a procreare, entri in curva spianato inculandoci la macchina mentre stiamo parcheggiando.
Mia madre ha 52 anni.
Ora dobbiamo spendere soldi, costruirci un parcheggio, livellarlo, metterci ghiaia, in un periodo che i soldi e il tempo non abbondano per niente.
Quando i tre bypass cederanno, avrò a malapena tristezza per Simona, che ti chiama nonno anche se non lo sei e ricordando com'era Simona da bambina, devo dire che quel nonno non te lo meriti proprio.
Vecchio stronzo.

lunedì 23 novembre 2009

Albero Genealogico Musicale

Mia mamma ascoltava gli Emerson e si trovava bene con mia sorella che sparava gli Him a tutto volume sul pc  o.ò
Mio papà Nomadi e Jethro Tull ¬_¬

Io sono affetta da Abba Mania ù.ù

venerdì 6 novembre 2009

6 Novembre 1990

Comunque diciannove anni fa, pressapoco a quest'ora, nasceva un gamberetto.
Sì un gamberetto. Io avevo sei anni e la guardavo dalla porta della stanza dove la stavano ripulendo un po' assieme a un altro gamberettino urlante e ho pensato: sembra un gamberetto.
Era proprio un gamberetto, urlava, scalciava ed era rosso. Capitemi, ero cresciuta a Disney. Però era il mio gamberetto, ed erano tre anni che lo aspettavo. La gestazione umana più lunga della storia. Le mie vecchie maestre delle materne, a furia di sentirmi dire per tutti i tre anni che mi hanno avuta: "Lo sai che la mia mamma aspetta una sorellina?" non ci credevano mica la volta in cui l'ho detto sul serio. Glie l'ha dovuto confermare mia mamma.

Le ho anche scelto il nome, cosa che non mi perdona. La colpa in realtà era di una delle mie maestre delle materne. Adoravo tutte le mie maestre ma lei era quella col nome più bello, penso che se l'avessi chiamata Rosa Maria o Giusi mi avrebbe soffocato nel sonno appena raggiunta la forza fisica necessaria (ma comunque mamma non me l'avrebbe permesso). Ma a me Anna piace, è un bel nome ed è pure palindromo e le si addice pure.

Io ero così contenta che quel giorno volli andare comunque a scuola e dire a tutti che ero l'orgogliosa sorella maggiore di un gamberetto con gli occhi azzurri.
Che poi sarebbe rimasta pure bionda.
Che ha il mio stesso gruppo sanguigno, ugualeuguale.
E pure il segno zodiacale.
Che abbiamo tutte e due una foto scattata in montagna con gli stessi vestitini e nello stesso punto e solo mia mamma sa dirci quale sono io e quale è lei.
Che se l'avessimo lasciata fare io ora sarei calva e con un alluce in meno.
Che da piccola era decisamente più calma di me, poi ha capito che non era il caso e non l'ha più tenuta nessuno. Che una volta le piaceva il rosso.
Che miagola e fa le fusa, ma per davvero con la gola.
Che in realtà la volevo doppia e per fortuna mia mamma aveva esaurito gli ormoni propinatole per tutta l'adolescenza con me e ne è venuta fuori una sola (miracolo che io sia venuta fuori da sola...) che averne due impazzivamo però avremmo anche riso il doppio.
Che è la più furba di tutta la famiglia messa insieme e infatti studia già Arte in Francia e se uno di quegli scemi che abitano da noi le chiedono se poi tornerà o perchè non ha iniziato prima quà li guarda con commiserazione, ma per bontà sua, che se no li guarderebbe come se fossero gli idioti che sono ma tanto loro non capiscono lo stesso e quindi di solito li guarda come se fossero idioti.

Che insomma mi manca tanto e anche se in realtà siamo cresciute separate da quando lei aveva sette anni perchè io non sopportavo più di vivere in quel posto del piffero, le voglio un bene dell'anima e quando torno a casa adesso sembra sempre ne manchi un pezzo (troppo silenzio! dacci un file audio da tenere acceso così abbiamo l'illusione che ci sei!).

Buon compleanno piccola =)
Crocifissioni

Ho questo ricordo chiaro di me, bambina. Un momento breve, sulla salita che portava alla scuola. Eravamo usciti. C'era il sole e io non avevo ancora compiuto gli otto anni, ma ero in terza. E L., la bambina che decise che sarei stata il suo schiavetto personale, volente o dolente, mi disse: "Ma come fai a non sapere chi è Gesù?".

C'è gente che pensa che i bambini siano innocenti. Che non sappiano cos'è l'odio, la derisione, la crudeltà... sbagliato, sono le cose che conoscono meglio in assoluto, per questo gli esseri umani sono una razza che fondamentalmente fa schifo. L'amore, il rispetto per il prossimo, la tolleranza... sono cose che si imparano, tutto il resto è innato (si chiama evoluzione ed eredità ancestrale). L, credetemi, le aveva in quantità tale da poter dire che erano un dono.
Io ero una povera deficiente che quando in prima elementare era tormentata da un bambino è stato suo padre a dirle di tirargli un pugno, che lei poverina proprio non ci arrivava. E quando mi dissero questa cosa, il pugno e il mio conseguente momento di gloria (perchè effettivamente smise) me li ero già dimenticati (madre natura mi avrebbe già fatto mangiare da un lupo...).

Essendo decisamente priva di malizia e di tutte quelle caratteristiche che fanno di una femmina tale, ero già destinata al ruolo di scemo del villaggio/capro espiratorio (in realtà ce n'era più di uno, che si annoiavano ogni tanto povere stelle), aggiungendoci la mia non natività al luogo ne ero pure confermata. Avrei potuto evitarla se alla presentazione di classe non mi fossi dimenticata di dire che una bambina la conoscevo già (ne conoscevo diverse e nell'agitazione una me la sono dimentica... quella sbagliata... e a otto anni, anche se chiedi scusa non risolvi una sega). Quando ingenuamente dissi che non sapevo chi era Gesù...

Cioè, mamma, papà, ma proprio così impreparata mi ci dovevate buttare nel mondo?

(E ancora che non dissi che non ero battezzata.... non lo sapevo...)

Quell'anno il crocifisso in classe assunse un significato. Brutto.
Quando alzavo lo sguardo sopra la maestra cattiva (una era cattiva, una menefreghista e l'altra non me la ricordo perciò doveva essere normale) sentivo le peggio cose: imposizione sociale, derisione, inadeguatezza, rabbia, delusione, odio, ipocrisia... tutto lo scibile delle sensazioni peggiori. Che io, piccola bambina ingenua, ho pure pensato che credere fosse un dovere... e per due mesi stavo nel lettino a mani giunte e mi immaginavo enormi parole colorate (cioè, "preghiera") che salivano fino a Dio, che le leggeva contento e quindi mi avrebbe aiutato un pochino.
A otto anni, la mia fede autonoma è durata esattamente due mesi. Nemmeno a una bambina di otto anni riesci a far credere che se si rivolgerà a Dio la sua vita migliorerà. La mia non lo faceva, quindi come poteva essere vero?

Quindi io della sentenza sono contenta. Perchè se eviterà anche a un solo bambino di dover passare quello che passavo io, a sentire quello che sentivo io, per colpa della sua presenza in classe, allora è una sentenza buona.

Tutti i fondamentalisti bigotti violenti possono andare a fanculo, in primis quelli che si mettono sopra gli islamici, che i fondamentalisti sono tutti uguali e meritano tutti di fare la stessa fine: morire da soli consapevoli che è colpa è solo loro.




A scuola ci vai per studiare. Tutto cioè che riguarda credenze popolari soggettive, deve starne fuori.
Che se proprio vogliamo dirla tutta, questi il crocifisso in classe lo vogliono perchè hanno paura di dimenticarsi della sua esistenza. Nel resto del mondo, dove credono davvero, non ne sentono la necessità... chissà perchè!

giovedì 5 novembre 2009

In sospeso

Quando io lavoro, capita che mi concentro (sì, pure io ci riesco).
Cioè, già solitamente nella mia esistenza (grammatica rulez!), che io leggessi/guardassi telefilm/stessi al computer, entravo in uno stato di trance per cui tutto il resto del mondo avrebbe anche potuto esplodere, che manco me ne sarei accorta (i miei familiari e amici nooooooooo non ne hanno maaaaai approfittato, bastardi).
Ora che ci lavoro pure sul pc, non faccio eccezione. Quindi ogni tanto capita che mi riattivino i sensori esterni di colpo, e mi trovo in mezzo a pezzi discorsi come questo:

"... e ma è il tipico comportamento di chi ha il pene piccolo."
"Ah chiaro, l'invidia del pene."

Dopo di chè, il discorso finisce  (perchè io ho la peculiarità di rendermi conto dell'esistenza del resto del mondo solo  quando questo ha chiuso un discorso...)

E così ora sono con l'interrogativo di chi sia sto tizio, se lo vedrò e se ha effettivamente il pene piccolo e di come sia stata appurata sta cosa.

Il motivo per cui in ufficio si parla dei peni altrui mi è totalmente sconosciuta e non intendo assolutamente indagare.
Oh.