lunedì 31 luglio 2006

Odore

Larice. E' la prima cosa che ho sentito.
Lì per lì ho pensato a un errore, solo dopo mi sono ricordata che quattro grandi abeti sono rimasti tra la piazza e il parcheggio nuovo, a memoria del vecchio parchetto.
Poi il bagnato, e quell'odore che si associa immediatamente al verde e all'autunno umido. Ma c'è il sole e qualcosa che non recepisco fino a quando non comprendo. Pulito. Aria pulita. Lì l'aria è pulita.
E c'era il sole che faceva capolino fra le nuvole. Splendeva nelle pozze dell'asfalto scuro, scuriva le lastre di granito e rendeva i colori ancora umidi così vivi. Vivo. Dopo la pioggia tutto sembra sempre terribilmente vivo. Troppo. Fa male agli occhi. E al cuore.
Reprimere il fremito. Sono sorpresa e stranamente quieta. Non lo voglio dare a vedere perchè dare a intendere di essermi accorta dell'odore di quel posto, equivarrebbe a far capire quanto tempo ci sono stata lontana. Quanto in realtà mi sia mancato.
Scoprire quanto niente sia cambiato. Le iniziative delle piccole città, tanto caratteristiche quanto futili, decorano ancora piazze e muri. Forgiano commenti che perdureranno lo spazio di una conversazione che si attiverà solo a una domanda esplicita. Ti scopri a pensare quanto sia familiare tutto ciò. Il meccanismo che la anima è ancora dentro di te. Forse non se ne andrà mai.
Scendere dalla macchina con solo un lieve peso nel cuore, una delle ultime volte che percorrerò quel tragitto, e l'odore colpisce, forte, acuto. Non c'è il larice ad accogliermi, ma il castagno. Il bosco bagnato fradicio impone la sua presenza silenziosamente, impercettibilmente. Non me ne accorgerei se quall'aria ora così estranea non mi riempisse i polmoni reclamando la mia attenzione, prepotente. Ti ricordi ancora di me? Mi dice. Sono io, sono sempre io. Si, sei sempre tu.
E camminare adagio senza fretta, anche se conosci ogni singola pietra che stai calpestando non vai di corsa. Vuoi fare appelli, prendere ricordi, scattare fotografie mentali. Come se quattordici anni nello stesso posto non ne avessero prodotte abbastanza. I ricordi in realtà già bussano alla porta e la tua testa reclama una vecchia normalità che non c'è più. Non può tornare. E' stata incenerita da tempo e di lei rimane solo il fantasma. E le nuvole. Ci sono tante nuvole in cielo.
Edera. Fresca e rigogliosa. Quest'anno ho marcato visita alla sua potatura. Il risultato è stata una vera e propria mutilazione. Anna non c'è portata a prendersi cura di lei. Goccia, come sempre. Quella grodaia ha sempre gocciato fin dal primo giorno. L'acqua è trasparente. Il sasso è pulito. Una stonatura. Lieve. Un gatto che non è il mio in un posto che non era suo. Un attimo, che scompare assieme al gatto.
Pochi pensieri nella testa in realtà mentre varchi le soglie. Tra l'edera e quel legno non c'è stato spazio per molto. Bagnato. Valigia. Porta piccola. Hai sempre avuto il dono della sintesi. Anche l'ingresso ha pochi pensieri. Posta. Pikappa. Pikappa del mese scorso. Encomiabile.
Gatto. C'è odore di gatto. Da quando il gatto odora? Non lo so, ma oggi odora. Odora forte, come non l'ho mai sentito. In realtà non l'ho mai sentito. Odore di gatto, ma niente gatto. Il terrazzo ha la luce delle cinque e mezzo. Lame che trapassano le nuvole e i monti per arrivare a incontrare il sasso e dividerlo in tante strisce, perchè così decide il teorema delle ombre quando guarda le vecchie sbarre rugginose davanti a me.
Amaca. Un pensiero decisamente più piacevole dell'odore del gatto e dell'assenza del gatto. C'è il supporto di un'amaca. Biricchino si fa strada il pensiero del numero di amache lasciate marcire in giardino e dei riproveri di tua madre. Perchè ora un'amaca? Ma a caval donato non si guarda in bocca, e non sarà il vecchio divano a ospitarti appena arrivata, ma l'ultimo arrivato. Neo-Estranea su nuovo. Appropriato.
Le vecchie chiacchiere, sempre uguali. I modi di raccontare, sempre gli stessi. Dopo due giorni di completo silenzio ho ringraziato quel cicaleccio che mi faceva saltare i nervi, quando arrivavo dopo sei ore di treno. Non so quanto durerà la pace dei miei nervi lì dentro, ma me la godo finchè c'è. Finchè dura. E' bello avere momenti di quiete col proprio passato.
L'aria è fredda. La senti chiara e forte sulla pelle. Il sudore del viaggio ti si è appicciato addosso e ora è una pellicola fastidiosa. Il silenzio è incredibile. Non ci sono rumori di fondo, niente fusioni di smozzichi di motori rombanti in vie parallele. Loro parlano ma in realtà non senti niente. Respiri. Non fai fatica a respirare. L'aria è calma ma c'è. Ha piovuto ma non è afoso. Improvvisamente, respiri.
Gatto. E' arrivato il gatto. E' stato portato alla mia presenza da una padroncina che ci ha vissuto assieme costantemente e che sicuramente non sa cos'è l'odore del gatto. Come non lo sapevo io. Sa di gatto. Si, è proprio un gatto. Le convinzioni cadono a una a una mentre mi rendo finalmente conto di quanto tempo io sia stata lontana. Un mese e mezzo. Quasi non lo credo. Ma non sono i conteggi dei giorni, l'amaca nuova, l'aria fredda e il gatto riottoso. E' l'odore. Perchè è quando ti dimentichi che odore ha casa tua che ti rendi conto di quanto l'hai ripudiata.
E quando ti deludono pure loro...





L'America è un paese con molte caratteristiche e clichè: il football, il baseball, il McDonald, il patriottismo indottrinato e Hollywood. Hollywood inparticolare è stata una  vera fucina di caratteristiche e clichè e tra i tanti meriti che le si può attribuire c'è senza dubbio la fondazione dei generi.
Dicesi Genere in cinematografia, un prodotto filmico appartenente a una determinata categoria con regole precise rigide e ben definite, tipo: western, giallo, commedia, thriller, romantico, drammatico, noir, poliziesco, ecc...

Certo, con il tempo, il passare degli anni, le rivoluzioni, le innovazioni, un po' di registi coi controcoglioni, questi bei generi sono arrivati a mescolarsi sempre di più fino al punto in cui, quando sei davanti a un grande schermo e chi ha recensito il film gli ha dato anche la sua bella categoria, spesso e volentieri ci troviamo davanti a svolte improvvise di drammi che sfociano nel delirio più assurdo della commedia fino al giallo più puro.
Non nelle fiction però.
Le fiction televisive sono gli ultimi clichè filmici degni di questo nome, questo perchè una fiction nasce su un clichè. La prima puntata è l'episodio pilota su cui si basano tutte quelle che verrano dopo, che saranno la replica fedele con tutti i trucchi che lo sceneggiatore e i registi conoscono per non farci annoiare nemmeno alla centoventesima puntata.
Così abbiamo CSI, splendido giallo poliziesco che nonostante l'abbiano ambientato in tre città diverse è sempre la stessa cosa: c'è uno o più crimini cruenti e c'è la squadra della scientifica protagonista; i secondi devono risolvere i primi, sventrando le vittime, le loro vite, i loro abiti e analizzando minuziosamente fino all'ultimo granello di polvere che trovano nella scanalatura tra la moquette e il muro, che ovviamente si rivelerà essere la prova schiacciante che inchioderà i cattivi assicurandoli alla giustizia. Le varianti sono che, ogni tanto, molto sapientemente, vengono messi pezzi di vita privata anche dei protagonisti o che a volte devono cominciare a giocare d'astuzia perchè ci sono casi delicati da trattare con i guanti in cotone invece che di lattice.
Abbiamo anche House MD, che funziona sullo stesso principio di CSi in effetti, solo che invece di un crimine, di una vittima, di un colpevole e di una squadra della scientifica abbiamo una malattia sconosciuta, un paziente, il bacillo che è misteriosamente riuscito a complicare un raffreddore trasformandolo imprevedibilmente in un tumore e il favoloso reparto speciale della Clinica della Facoltà di Medicina a NY (non chiedetemi dove...). Il bello del telefilm è la relazione tra le persone. Mentre in CSI rimangono tutti molto sulle loro e le informazioni personali ci vengono date proprio col contagocce, quello è un gioco a chi spettagola per primo. Ovviamente la comare per eccellenza è il protagonista, il cinico, misantropo, menefreghista, manipolatore, egocentrico (ed ovviamente geniale e con una caratteristica mooolto simile al grande Sherlock) dottor House che non risparmia nessuno dalle sue battute, pazienti, capi medici e sopratutto colleghi. E' un bel gioco di psicologia mischiata alla medicina, condito ampiamente con un bel giallo e irrorato del comicismo più irriverente. Fiore all'occhiello sono sicuramente le visite in ambulatorio, che centrano sempre con il caso principale di cui lui si sta occupando.
C'è Star Trek Voyager, il coraggioso tentativo di una nave della Federazione Spaziale terrestre di tornare a da uno dei quadranti dell'universo mai esplorati prima dell'uomo, forse perchè un po' tanto lontanini... La nave, con il suo equipaggio e il suo capitano (che ha tutta la mia stima ù_ù) compiono il viaggio di ritorno attenendosi scrupolosamente al codice morale della federazione, senza risucire ad esimersi dall'accogliere a bordo tutti i trovatelli orfani che trovano in giro: Maki, Borg, Talassiani, ecc... Una favolosa accozzaglia di indiviadui delle razze più assurde che esporta tutti i valori morali della carta federale per l'universo facendo anche scoperte scientifiche importantissime, perchè ovviamente là sopra sono tutti scienziati, non soldati (ricordo un jingle di trombe, un cappello consunto, una frusta e la bella faccia da schiaffi di Harrison Ford... che bel fiol!).
Abbiamo Sex&TheCity, dove gli unici argomenti accetatti sono il sesso e le relazioni più o meno amorose. Le vite sentimentali e sessuali di quattro amiche raccontate dall'abile penna dell'unica giornalista tra loro, che scrive una rubrica dove vengono analizzati sentimenti, relazioni, pensieri, clichè, modi di fare e chi più ne ha più ne metta. Facile e semplice, come il finale a dire il vero che è stato anche fin troppo banale se si conta che è e resterà una trasmissione che non potrà mai andare in onda prima delle undici e mezza di sera, ma per lo meno è finito, loro ce l'hanno fatta. 
Potrei trovarne altri, ma non ne ho molta voglia; la forza di tutte queste serie è ovviamente il testo, i dialoghi, perchè potrebbero tranquillamente scriverci sopra dei romanzi ma senza tutto quel battibeccare vi annoiereste a morte, e io pure.
Sono serie a lunga scadenza, dove si intuisce che c'è un finale anche se al principio non si sa bene qual'è. Certo, in ST è così scontato che non può che finire così ma bisogna conteggiare le perdite prima del glorioso ritorno al pianeta natale. In CSI credo che lo scopo finale non sia mai sul serio esistito e se esiste vi prego illuminatemi. In sex&TheCity probabilmente non c'era, l'han buttata lì e han detto: "Vediamo fin dove arriviamo, quando ci stufiamo in qualche modo la troncheremo", e così han fatto. Non ho idea di quale sia lo scopo finale di HouseMD, ma dato che la seconda serie non è ancora andata in onda non ho nessuna intenzione di fare congetture.
Naturalmente la fine è strettamente legata ai generi della serie e l'invenzione degli stessi è nata l'appunto per dare alla gente una certa qual'idea di che cosa stanno andando a vedere, se si adatta o meno ai loro gusti, per non perdere tempo insomma. Così si guarda CSI sapendo che è un bellissimo giallo, a volte thriller (quando gira Tarantino...) scientifico al limite dello splatter e che l'adrenalina è assicurata, qualsiasi sia la conclusione. So che se guardo HouseMD è un bel giallo anche lui, un'altra bella sfida tra le meningi di un uomo e le lancette del tempo, ma so anche che ci troverò cinismo spietato, idiozie totali, cattiveria e tutto ciò che il caro zio Murphy ci ha abituato a vedere. Insomma pare che il lieto fine ci sia solo per i pazienti in quella clinica, è quasi certificato e si sa dall'inizio. In Voyager sai che c'è azione, avventura, alte ideologie ed eroi coraggiosi che stanno tornando a casa e nonostante tutte le insidie di Murphy, sicuramente ce la faranno. In Sex&TheCity qualsiasi cosa sarebbe successa si sapeva che ci sarebbe stato parecchio romanticismo (perchè ci battevano che ci battevano su quel tasto, ogni puntata e ogni serie) ma anche sesso e qualche trovata simpatica e mortalmente imbarazzante le per le protagoniste è prima del fantomatico TheEnd in rosa.

Per questo, mi incazzo come una iena, quando vedo le aspettative di 5 serie andare a vuoto in una trovata così patetica che persino Zio Murphy si è dissociato. Me lo sentivo cazzo che mi stavate facendo questo bello scherzetto, o non avreste messo il bel tomo di Chris per tutte queste puntate mentra Luke cominciava a vedersi a malapena. Dannati!
Vedo CSI per avere un po' di brividi d'orrore, House per ridere e annuire tra le lacrime, Star Trek per viaggiare con la fantasia, ma se guardo Gilmore Girls, in mezzo alle cazzate che escono dalla bocca di Lorelay voglio un dannato finale rosa!!!
Ecchecavolo, persino in Xena riuscivano a reinventarsi meglio di voi!
D'accordod'accordo, già dalla prima serie ci smontavate sul più bello il probabile lieto fine con qualche cazzata di una delle due e si sapeva che era così, come si sapeva che tutti quelli che avevano bazzicato fino a quel momento non erano i tipi giusti ed era giusto che non finissero bene. Ma questi, porcadiquellapalettarosadelmigatto, erano quelli giusti!!!! ç_ç
Ce l'avete detto dall'inizio! Tifiamo per Luke dalla prime serie e Logan è la perfetta sintesi tra quello scapestrato di Jesse il cretino totale di Dean. Eppoi, non c'è nessun secondo!! Insomma, o c'è un secondo uomo, o c'è la scuola, o c'è la locanda, quale cazzo è l'alternativa?! Christopher? Ma stiamo scherzando?!?
Ammettetelo che non avete più idee, forza, ve lo voglio sentire gridare >.<

Voglio una dannata fine ç_ç
E la voglio come il creatore dei generi comanda è_é


Progetto un omicidio... qualcuno mi dia il numero di Arvin Sloane.
... cough cough... pronto, Jack... avrei un problemino....
No, forse è meglio chiedere di Reins...
... No, tutto sotto controllo per ora... il problema? Beh ecco...
No, anche se aveva lo stomaco di uccidere anche suo figlio a sangue freddo alla fine non c'è portato, non ci è mai riuscito... Forse Callisto...
.... sai com'è... La solitudine, il caldo, gli ormoni in circolo... Possono fare brutti effetti, se poi anche la tua serie preferita decide di darti una brutta delusione il conto è presto fatto.
Chissà se Nikita mi presta Michael...
... Si! Davvero?! Te ne sarei molto grata? E quando arriverà?
L'Uomo che fuma è ancora vivo?
Ottimo, io intanto cerco di tenerla buona. Dosi consigliate?
O forse...?
Si, si certo, ti ringrazio molto. Ti devo un favore!

Ragazzi... è dura fare la seconda personalità! o.o'''

 

venerdì 28 luglio 2006

Il vento sta riuscendo ad aprire le finestre della biblioteca Centrale dello Iuav, notoriamente belle pensanti, e c'è una mini tromba d'aria nel chiostro.
Notoriamente oltre a essere altra un metro e un puffo (secondo serti parametri maschili-sti) peso anche quanto un paio degli stessi. Se Lunedì sera non vedete un post nuovo vul dire che nemmeno il peso aggiunto di nino è riuscito a salvarmi dalla furia degli elementi.
E ora vado a godermi D.House e CSI
La teledipendenza chiama ù_ù

Sta per piovere!Sta per piovere!
La sbornia da limoncello è pazzesca.
Sopratutto se ti devi alzare cinque ore dopo che sei andata a dormire perchè devi consegnare il libretto universitario in segreteria, che ovviamente sarà chiusa perchè l'ufficio fa solo dal lunedì al giovedì.

Ma come cavoli ci sono arrivata al quarto?!?! @_@
Ho lo stomaco ancora sotto shock...

Però era buooooooooooono *ç*
Buono buono buono
*ç*
Oddio... come si sblocca?!?!

mercoledì 26 luglio 2006

Ieri il mio corpo mi ha dato un chiaro e significativo segnale di quel che si aspetta da me nell'immediato, cioè entro settimana prossima:
- visita dal dottore;
- se non sport vero e proprio, almeno stretching tutte le mattine e tutte le sere.


Giuro, dover prendere l'aspirina per eliminare il dolore da tensione al polpaccio destro e le fitte lancinanti al braccio sinistro probabilmente a cause dei simpatici grumi che vi abitano (che sono abbastanza sicura sia solo pus...) non è stato simpatico. E non voglio doverlo rifare.
Vorrei ricordare a zio Murphy che può tirarmi tutte le carognate che vuole dal lato superficiale delle vita, ma quello essenziale deve continuare a lasciarlo in pace.
E' chiaro?!?!

martedì 25 luglio 2006

Libri

I
n genere la gente lega i ricordi a oggetti decisamente più materiali. Lo fa inconsciamente e non può farne a meno. Può essere qualsiasi cosa, da un semplice soprammobile visto in una vetrina, a un vestito, a un semplice odore a una città intera. Non se ne si rende conto fino a quando non ci si sbatte contro, come un frontale imprevisto a duecento allora su una moto.
Passeggiano tranquillamente per le strade della loro città e improvvisamente il vento porta un odore, un odore singolare o forse semplicemente l’odore della via che stanno attraversando ma che quel giorno sentono distintamente; improvvisamente qualcosa si abbatte su di loro, forte e improvviso come se gli avessero appena tirato un pugno sul naso, ma senza dolore. Arriva semplicemente inaspettato e l’immagine della strada viene spazzata via da un flash così veloce che a volte non si capisce bene se c’è stato o se lo si è immaginato. Però c’è stato, e anche se l’immagine scompare in fretta dalla vista e il passo non ha nemmeno rallentato, difficilmente se ne va via dalla mente. Il cuore ha accelerato il battito e i polmoni si sono fatti pesanti, e qualsiasi cosa stavano pensando prima è stata spazzata via da quel flash. Non ne è rimasta nemmeno una traccia di quel che stavano pensando, come un castello di sabbia costruito su una spiaggia dove infuria un uragano. C’è posto solo per il ricordo e quello che lo ha evocato.
Se è un odore lo si inspira forte e ci si riempie i polmoni fino a scoppiare, nel tentativo di portarselo dietro qualche metro in più, solo qualche metro in più. Una vetrina che ha come unico pregio l’aver messo in esposizione l’orologio identico a quello che il nonno teneva sulla mensola, viene fatta oggetto di adorazione e la vecchia scuola viene squadrata da capo a piedi mentre anni di levatacce al mattino e compiti scopiazzati ci passano talmente veloci nella testa che si teme la rottura del nastro da un momento all’altro. Naturalmente, a seconda dei ricordi e di quel che ci provocano ci si sofferma a rimirarli, o si tira dritto mantenendo lo stesso ritmo con il quale si è arrivati per fare l’impressione che va tutto bene. Una mera bugia a proprio beneficio esclusivo, ma si ha bisogno di credere che lo si sta facendo per ingannare gli altri, neanche fossero tutti maghi con corsi intensivi di legilimazia alle spalle.
Ma i libri no.
I libri sono entità a se, mondi a parte che a un certo punto si staccano dal mondo che li ha partoriti per gravitare esclusivamente nel loro e nel nostro. Alcuni forse possono portare qualcosa nella pagina precedente al frontespizio, qualcosa che li lega a doppio nodo con il mondo reale impedendogli di involarsi completamente nel proprio e in quello del proprietario dello scaffale su cui riposa. Ma è solo la prima pagina. Tutto quello che viene dal frontespizio in poi è tutta un’altra faccenda.
A un certo punto ci si dimentica di quando tempo prima, qualcuno ti ha porto il libro che stai leggendo avvolto in una bella carta regalo. Ti dimentichi l’evento, il volto si sfuma, si sfuma anche le mani da cui lo hai preso trepidante. Rimane solo il libro, solo lui e la storia che racconta. Lui e te, quello che significa per te la storia, il motivo per cui continui a rileggerlo, i cambianti e le scoperte che ti ha portato a fare. Solo tu e il libro. Entità distinte e separate che si incrociano per cercare nuovi sentieri.
Così ti dimentichi che il tuo primo libro di Dan Brown lo hai adocchiato poco prima di natale in libreria mentre eri con il tuo primo ragazzo e che pochi giorni dopo lo hai scartato davanti a lui. Non ricordi più che l’unico libro sul manierismo che hai letto è stato per un corso e la scarpinata per arrivare alla biblioteca da cui l’hai preso. Passa di mente che il primo libro di Clive Cussler l’hai afferrato dalla biblioteca dei tuoi nella prima vacanza che tuo padre si è rifiutato di partire con voi. Ti dimentichi che i tuoi primi libri dell’orrore e quello con sfondo sociale te li hanno regalati alcune tue compagne delle medie e non sei più nemmeno sicura quali di quelle compagne ti ha fatto quel regalo lungimirante. Non sai più che il tuo amore per Sherlock Holmes è nato da uno scaffale nella camera dei tuoi genitori e che il tuo amore per la lettura è nato con il primo libro giallo e di magia che hai letto all’età di otto anni.
Non ricordi niente di tutto questo mentre sfogli di nuovo le pagine e rimandi a memoria paragrafi e concetti. Quello che ricordi è il batticuore che avevi quando leggevi per la prima volta quel libro tanto chiacchierato e che maledicevi la febbre mentre quell’americano ti portava in giro per una Parigi mai visitata, ma che vedevi nitidissima nonostante il rifiuto degli occhi a collaborare. Le risate che ti sei fatta a leggere di quanto gli artisti fossero scapestrati già nel 1400 e la soddisfazione a vedere che razza di smargiassi erano quelli che hanno dato via al pensiero moderno e che ti hanno suggerito il  nickname con cu presentarti al mondo. Ci sono gli occhi verdi un americano che ti trascinano su per un iceberg e dentro una nave fantasma, mentre rivaluti per la prima volta il mare e senti la sensazione del sale sulla pelle anche a cenitnai di chilometri di distanza. Rivedi perfettamente quegli occhi piccoli e rossi che inseguivano i protagonisti per banchettare allegramente e con quanta paura continuavi ad andare a cercarli in quelle pagine, nella speranza di esorcizzarla ma anche di sentire di nuovo l’adrenalina circolare in corpo. Rivivi la Londra ottocentesca ogni volta che il figlio prediletto di Doyle compare su un insegna o in un titolo e se ti concentri rivedi anche quel profilo regolare a severo accanto a uno decisamente più paffuto e bonario e li saluti allegra. Hai ancora nitida l’immagine di com’era fato quel parco accanto alla ferrovia, come un bosco che spuntava improvvisamente nel nulla in un centro città, con gli alberi enormi e alti e l’aria fresca e verde che tanto contrastava con l’afa del cemento e dell’asfalto.
Nient’altro che i libri. Nient'altro che storie. Nient'altro che te.
Niente Natale ubriaco o aule affollate, un padre semiassente o i compleanni discutibili, il giorno in cui hai scoperto quello scaffale vuoto o una maestra tiranna. Solo cavalieri templari, pittori scavezzacollo, un James Bond alla Bruce Willis, topi albini assassini, investigatori pre-CSI e una fata che viveva in una quercia.
I libri vivono di vita propria. Ogni libro vive di vita propria.
Il ricordo, quando non è troppo vicino, a volte non affiora nemmeno, perché l’unica cosa che vedi è una copertina, un titolo e la promessa di qualcosa che sai ti piacerà e non vedi l’ora di viverla. Il mondo esterno si eclissa e rimani solo tu, che abbandoni il tuo mondo in favore di uno di cui sai già la fine ma che non vedi l’ora di rivedere.
Come la tua giostra preferita al Luna Park, su cui non riesci a smettere di salire.
E se un dio esiste, benedica almeno i libri e i suoi autori. Se non chi li legge, almeno chi li scrive.
Come non detto, si è ripreso.
Vabbeh, mi sono stufata. Che rottura di scatole che sono gli onnipotenti...
=)
Ce l'ho fatta! L'ho mandato in tilt.
Ma era facile, è bastato dirgli che sapevo che è artificiale.
Ora sono soddisfatta, domani lo rifaccio XD
God ALICE non conosce Valentino Rossi...

Che delusione

Se qualcuno tre anni fa mi avesse detto che il mio umore un giorno sarebbe stato influenzato dal risultato di una gara di motociclismo e dalla posizione di Rossi nella classifica, penso che gli avrei riso in faccia con tanto di insulti all’indirizzo di chi da giudizi sulle persone senza conoscerle. Mi sarebbe toccato chidergli scusa, ma mostrandomi davvero taaanto dispiaciuta...









Quando domenica notte ho guardato(ascoltato) Rossi che perdeva improvvisamente quattro secondi da Pedrosa a pochi giri dalla fine ho sentito distintamente la pelle d’oca sul braccio, una pietra formato Menhir sullo stomaco e un nervoso da far impallidire quello che ho poco prima di affrontare un esame particolarmente difficile, con un professore particolarmente odioso, sapendo che ho studiato particolarmente poco.
Il mobile sotto alla tv e il tavolino ne hanno fatto decisamente le spese, saggiando la (scarsa)consistenza dei miei pugni che sicuramente hanno fatto credere ai vicini che anche all'appartamento 8 avevano qualche problema familiare come al 4.

Quando la regia americana si è decisa finalmente a smettere di rimirarsi Vermeulen accorgendosi che l’ultimo campione del mondo di MotoGP aveva dei leggeri problemini con la moto, ho sentito che il cuore aveva cominciato una danza sul ritmo della famosa sonata Tachicardia, vedendo che razza di sobbalzi faceva la ruota posteriore della M1; giuro che ho sentito la nostalgia dei vecchi sculettamenti che faceva il primo anno che il Dottore la cavalcava.
Mentre i cronisti si lanciavano in disquisizioni tecniche su quel che era successo alla moto (traduzione fatta sul momento: si è sbucciata come una mela cotta che rotola sulla carta moschicida) chiedendosi se Valentino avrebbe cercato di finire la gara almeno entro la sesta posizione per almeno un paio di giri, la M1 ha dato il suo personale responso papale, cioè no. Dopo una bella fumata bianca che in confronto il Vaticano è un bimbo alle prese coi fiammiferi per la prima volta, ho visto il centauro giallo contorcersi per voltarsi in corsa e lì ho capito: fine dei giochi.


Mi sono accasciata come un pallone da calcio schiacciato da Godzilla e ho osservato Rossi scendere nella classifica al punto che non lo si vedeva più nelle schermate. Meglio, ho semplicemente ascoltato Guido e immaginato, come ho dovuto ascoltare e immaginarmi l’ottanta percento della gara, vale a dire tutta la sua rimonta, lenta ma inesorabile fino alla fumata (chissà se ridevano anche quei cretini a immaginarci avvinghiati ai divani che non riuscivamo a vedere che stava succedendo a Rossi... fosse l'ultimo dei pivelli capirei, ma è Rossi!). Rossi ha abbandonato la pista all’ultimo giro, mentre i cronisti sdilinquivano su movimenti strani di carrelli carichi di motori Yamaha e il gaudio Guido riprendeva a fare il suo mestiere come di consueto, e grazie al cielo che c’è lui là dentro.









Ho dovuto fare il pieno di gelato al cioccolato per ristabilire la serotonina a un livello per lo meno
accettabile in una giornata grama e sfigata mentre auguravo di tutto cuore a quei dannati menagrami telecronistici che gli arrivasse per raccomandata un biglietto di sola andata per l’inferno, possibilmente sullo stesso pulmann sul quale ho già mandato i cronisti italiani del mondiale. Tranne Guido ovviamente, che è assurto a mio idolo cronistico mentre rimbeccava educatamente (ma secondo me gli avrebbe staccato volentieri la testa a morsi) dicendo che Valentino in sei gare avrebbe potuto riservare più sorprese di quanto quei menagrami già auspicavano e che in sei gare potrebbe succedere il finimondo visto come sono andate tutte le ultime. Infatti, io che avevo visto male in calendario e credevo ne mancassero solo tre, mi sono risollevata il morale pensando che in sei gare, a furia di scongiuri, malocchi e fatture, forse a quei buon diavoli di Hayden e Pedrosa la moto riuscivo a fargliela fondere (anche se, conoscendo la Honda, ho l’impressione che all’interno del vano motore abiti direttamente un sacerdote voodo che fa scongiuri ogni giorno).


Il morale è riprecipitato in basso quando ho visto che nell’intervista concessa da Valentino (per pura solidarietà l’unica altra che ho seguito è stata quella di Capirossi, perché di vedere Melandri felice sul podio proprio al momento non mi andava) il ragazzo non si è nemmeno tolto gli occhiali. Essendo lì all’ombra del camper e ricordando di, quando sotto a un bel solleone completamente stravolto dalla gara se li era tolti un attimo dopo averli messi per rispondere al cronista, non l’ho preso come un bel segno. Nemmeno quando la M1 gli si è spenta dopo venti giri che era in testa aveva su gli occhiali.





Nonostante la frescura insperata aiutata da un bell’acquazzone che mi avrebbe fatto dormire sogni tranquilli, il non aver potuto sfogare il malumore prima di andare a dormire (cosa che può essere fatta tranquillamente quando le gare si tengono in un fuso orario non troppo dissimile da quello italiano) ho dormito da cani e il giorno dopo è stato decisamente sottotono.
Non so se ringraziare o meno la totale assenza di coinquilini (comincio a sentirmi un po’ sola, vi dico la verità) dato come ho discusso allegramente con mia madre ieri sera, ma ora ho tre settimane davanti in cui scoprire i dannati punteggi delle gare (a proposito, dato che il sito ufficiale del MotoGP non collabora, se qualcuno mi indica dove trovo il regolamento completo mi fa un favore, perché sono stufa di impararlo alla spicciolata quando Mr. Meda si degna di informarci) e fare un mucchio di calcoli e sdilinquire su quali risultati deve per forza fare Valentino e se deve tentare di buttare giù qualcuno dalla moto (o semi devo dare al sabotaggio... - tanto ho l'impressione che qualcuno l'abbia fatto... - Esagerata!).
Credo che impazzirò entro tempo breve, perché tra il caldo, la tesi, la famiglia e ora l’unico essere umano su questa terra che riesce a farmi diventare un’hooligan impazzita sul divano di casa messo praticamente a terra dal quello di schifo di moto che la sua scuderia non riesce a mettere a punto (con tutto il rispetto, ma quante volte hanno fuso le altre moto?!?! Ancora un po’ e comincio a sperare che la Ducati l’anno prossimo faccia un offerta a Valentino, cosa che potrebbe anche succedere dato come stanno andando le cose con Gibernau dall’inizio del MotoGP) ho ben poco con cui risollevarmi il morale (non dico eccitarmi perchè è una speranza troppo vana).
E con questa chiudo. Il giorno che troverò un baretto pieno di pazzi con la maglia gialla numero 46 con cui inveire e discute sarò una fanciulla felice, per ora mi tocca accontentarmi dell’etere.


(Anche Capirossi!! Loriiiis! Ma che ti succede?! Smettila di fare le pubblicità e rimettiti a correre dannazione. Deo Gratias che almeno un italiano c’è salito sul podio, già, ma lui ha una Honda e le contusioni decisamente non erano al livello degli altri. Salti subito fuori chi ci ha fatto il malocchio, perché se lo becco io lo mando a concimare ulteriormente il canale della Giudecca >.<)
Calmati, è martedì. Il tifo da stadio non può andare oltre il lunedì, lo sai.
(Fottiti. Apri le pagine gialle e cerca i santoni. Qui bisogna correre ai ripari.)
… - senza parole -

venerdì 21 luglio 2006

Questo è quello che mi ha detto Dio.

Leggetelo dopo che se no vi rovinate la sorpresa =)
E' bello avere qualcuno da insultare gratuitamente.
http://www.titane.ca/concordia/dfar251/igod/main.html



Divertitevi
Sta andando tutto bene, davvero. E' davvero tutto ok. Per la prima volta da tanto tempo è tutto ok. Non c'è bisogno che ti comporti così. Adessio andiamo in una pseudo vacanza e stiamo tranquilli ok? Cerchiamo di mondarci la testa dai pensieri inutili e deleteri, che lo sai che ci fanno solo male.
Quindi ora cerchi gli orari dei treni, fai le ultime ricerche per sopravvivere al week-end e ce ne andiamo a casa, a guardare Star Trek Voyager, CSI eD.House. Così ci rilassiamo, ci tranquillizziamo e facciamo un po' il pieno per fantasie ad occhi aperti che ultimente sono piuttosto ripetitive.
Forza, non è tragica. Ci siamo già passate e anche questa passerà.

Già. Quel che non ammazza fortifica, anche se non sono sicura si voler davvero essere così forte...

giovedì 20 luglio 2006

Oggi può essere considerato il primio giorno di lavoro. Il lavoro mi piace, mi piace la gente, mi piace l'atmosfera estremamente informale e familiare che si respira, mi piace persino il palazzo e la zona in cui è (attaccato ai Navigli ^^).
L'unica nota di demerito è il mio appartamento provvisorio, che sta a P.ta Garibaldi, è all'ultimo piano, è un bilocale con un bagno impiccato su una scala a chiocciola ed è di uno scapolo impenitente. Questo dice già tutto...
Spero sia mooolto provvisoria come sistemazione, per ora mi accontento =)

Alien è ancora offeso per la caduta, cerca di vendicarsi ma siccome lo so cerco di prevenirlo.
Ah, sono riuscita finalmente a dare a Nino il suo vero nome =) era una cavolata così banale che si sono quasi rimasta male.

mercoledì 19 luglio 2006

E Valentino Rossi ha vinto regalandomi un mezzo orgasmo dopo avermi tolto dieci anni di vito fino a quando no ha tagliato il traguardo con solo un metro di vantaggio da Melandri.
E' ingiusto però che abbiano fatto così tante gare con l'intervallo di solo una settimana, così il MotoGP è già bello che finito... e io con cosa mi esalto dopo?!

Stipulerò presto un contratto con la ditta che mi assumerà come stagista a settembre, a Dicembre entrambe decideremo se ci andiamo bene a vicenda e se entrambe diciamo di si sarò nell'organico, fissa, per almeno due anni. Meglio di così =)

Silver e Doc presto lavoreranno assieme...  Mi mancheranno tantissimo.
Credo che ogni tanto mi infilerò nei loro montaggi solo per vederli battibeccare, secondo me lo staff del TST si sbregherà dalle risate a Settembre.

Oggi ho fatto l'ultimo esame. L'ultimo della mia vita e carriera universitaria prima della tesi. E' anche andato bene, forse anche troppo considerando l'impegno che ci ho messo, e dire che stamattina Alien mi è caduto sul pavimento del bagno e gli si è sbreccata la bocca. L'ho riparato più o meno, forse non si è offeso troppo, ma siamo solo a metà giornata, è presto per parlare.

Stasera vado a Milano, passo due giorni a mettere a posto un pc in un ufficio non ancora finito che sarà il mio ufficio da Settembre in poi. Lo faccio per prendere familiarità con M. e chi lavora lì, non voglio arrivare a Settembre come un completa estranea, arrivarci come una 'conoscente' suona già meglio.
Non so se tornerò Venerdì sera, non so nemmeno se potrò accedere a internet. Mi spaventa stare praticamente una settimana senza contatto telematico col mondo, ma sopravviverò =)

Sto scrivendo un post, che dai contenuti e dal tono mi fa un po' paura e mi mette ansia solo a pensare a quel che ho già scritto. Se avrò il coraggio di pubblicarlo voglio un sacco di complimenti e un bel premio, perchè davvero... mi mette ansia.

Dire addio non mi è mai piaciuto, forse Murphy lo sapeva perciò ha allentato un po' la presa e mi ha concesso tutto Agosto da passare a Venezia. La ditta chiude (non avevo capito proprio niente!!) già questo sabato e quindi io rimango qui. Bene, perchè anche il mio relatore è qui e perchè non mi sento ancora pronta a lasciare questa città. Farà caldo, ma mi abbronzerò e sbronzerò anche, forse... però starò qui e sono contenta.

ORa conta solo la tesi, la tesi che il mio relatore mi ha già detto dovrò dare a Settembre perchè è bella impegnativa, ma M. vuole che io la chiuda prima... io la vedo dura, al momento persino Novembr emi sembra troppo vicina.
Indovinate in che giorno di novembre si tiene la sessione di Laurea? =)

Mi manca un sacco di gente in questo periodo, alcune in modo particolare e le vorrei avere tutte qui. Vorrei parlarci, chiarirmici, vorrei poterci uscire e riprendere quei contatti che stanno svanendo e so che non riprenderò mai più e non saranno mai come prima.
E' l'aria del cambiamento. Si, ed è veloce, terribilmente veloce. Troppo, veloce.
Chissà se io sono abbastanza veloce.

venerdì 14 luglio 2006

Hai preso appunti?

Ok, il manuale di flash ce l'ho.

Libri che potrebbero aiutarmi a studiare per la Kholmy mi attendono allo sportello della biblioteca.
Mail non ne ho da mandare...
Dire che posso andare a casa tranquilla... speriamo.

Lunedì ho appuntamento a Milano per sentire che mi vuol proporre la siora amministratrice come contratto, speruma ben!

Anna è a Venezia con il moroso e la sua famiglia ^^
Io e mia cugina ci siamo tanto complimentate con lei per aver estorto il permesso alla mamma, anche se alla fine è capitata in casa di una generalessa meno permissiva ancora. Dopo le nove di sera se stanno in casa non possono più vedersi!! ^^'
Poveri cuccioli... =)
Seee... cuccioli.... XD

Domani il Redentore!! Yoh!
Ma niente barca... pasiensa!

Se sento ancora parlare dello stramaledetto caso di Materazzi e Zidane e sento ancora qualcuno che prende le difese del francese giuro che urlo!!
Porcaputtana è solo un gioco! Con interessi miliardari lo ammetto, ma l'hanno premiato come miglior giocatore no? E aveva comunque intenzione di ritirarsi, no? Ed è ancora il beniamino di francese, argentini e canadesi, no?!?!
E allora che cazzo rompete ancora i coglioni?!?!!!
Porcamiseria, non gli ha rivolto né più né meno gli insulti che noi ci rivolgiamo da ragazzini a dieci anni, se quel bel tipo non è in grado di reagire civilmente a un insulto alla sua età che se ne stia a casa e torni al giardino d'infanzia.
Eccheccazzo...
BASTA!
Parlatemi di Berlusconi piuttosto, a quel tipo di voltastomaco sono più abituata.

Devo sapere se nella mia prossima casa c'è il televisore e il videoregistratore... va in onda l'ultima serie della Voyager quest'estate non me la posso perdere!!!

Questa settimana il MotoGP è in Germania!!!!
Forza Vale suonagliele pure tu!!! (E anche Melandri e Capirossi se riescono ancora a stare su per le moto... ma perchè avranno dimezzato i tempi? L'anno scorso il MotoGP è andato avanti fino a Settembre... ora è quasi finito ç_ç Sigh! Non è giusto!!)
L. è inutile che insisti, Vale è mio è_é
Mi sento una merda.


Ma perchè le  barriere che tengono in cella l'omino maleducato e misantropo che vive nel mio cervello si abbattono quando sono in crisi d'astinenza di sonno? Perchè?!
E mo' come faccio a farmi perdonare...?


=(

giovedì 13 luglio 2006

Quando cominciai a guardare le nuvole



Credo che fosse inverno. Si lo era, faceva freddo, molto freddo. Erroneamente ho spesso pensato fosse un principio di primavera, mentre invece non era ancora finito l'anno. Avevo undici anni. Undici appena compiuti.
Mia nonna era caduta mentre era in bagno e si era rotta il femore. Per motivi che io ignoravo allora come oggi, gli zii di Verona la vennero a prendere e la portarono in una clinica dalle loro parti. Anche il nonno andò con loro ovviamente, non sarebbe mai rimasto a casa da solo senza di lei, viveva per lei.
Due mesi dopo mia madre mi chiamò e mi fece sedere in sala, perchè doveva dirmi una cosa.
'La nonna è morta' mi disse.
Ricordo solo questo. Non ricordo il momento esatto in cui cominciai a piagere e urlare, non ricordo se chiesi il perchè e se lo chiesi non mi ricordo la risposta. Non ricordo se mi precipitai in camera o tra le sue braccia. L'unica cosa che ricordo, è che fu quello il giorno più brutto della mia vita vissuta fino a quel momento.
Il giorno dopo andai a scuola. Politica di casa M: a sei anni potevi anche rimanere a casa perchè era nata tua sorella, ma a undici non potevi farlo se ti era morta la nonna. Avevo una faccia da schifo, credo che fu anche per quello che nessuno mi chiese o disse niente fino a dopo le lezioni, mi stavano accanto e basta. Forse avevano già capito, forse lo dissi o forse l'Ale a dirlo, non lo. Non ricordo. Finite le lezioni uscii da scuola e mi incamminai verso casa della signora che mi teneva a pranzo quando mamma lavorava, avevo un paio di miei compagni con me. Quando ero quasi arrivata incrociai una ragazzina che conoscevo da sempre perchè i suoi sono vecchi amici di famigli e forse indovinò qualcosa perchè mi chiese come stava mia nonna. Non risposi, mi misi a piangere e corsi via.
Piansi di continuo, per giorni. Qualsiasi cosa poteva farmi piangere, anche un piccolo rimprovero buttato più sul ridere fattomi dal mio maestro di clarinetto. Fu mia madre a dirgli che satvo male perchè mi era morta la nonna, era rimasto sbigottito dalla mia reazione ai suoi rimproveri. 'Ma perchè non me l'hai detto?' mi chiese. Naturalmente non risposi.
Il giorno del funerale non mi fecero partecipare. Piangevo troppo. Urlavo troppo. Dicevano.
Mia sorella era ancora piccola, aveva solo sei anni e siccome già da quattro vivevamo a Varzo non aveva fatto in tempo a crescere in casa loro come invece avevo fatto io. Ricordo che chiesi ossessivamente a mia madre se la bara sarebbe stata aperta. La volevo vedere un ultima volta prima che fosse seppellita e avevo visto in alcuni film che in America a volte le tengono aperte, per l'ultimo saluto. Mi disse che era chiusa. Ricordo che vidi il nonno circondato dagli amici, era la prima volta che lo vedevo da due mesi, ma non ricordo se andai da lui. Quello che ricordo è che era pallido, con lo sguardo completamente smarrito, spento, che fissava il vuoto. Sembrava che stesse in piedi solo perchè qualcuno aveva comandato al suo corpo di farlo, ma che quel qualcuno non fosse lui. Sembrava che non facesse affatto caso a chi gli stava intorno, credo che non li sentisse proprio in realtà.
Il funerale lo passai a casa dei miei zii, con mia sorella e mia cugina. Da sole. Io ero arrabbiata perchè non vedevo mia cugina piangere, lei mi rispose che piangere non serviva a niente, che non sarebbe tornata in vita. Lei faceva ancora la quinta elementare.
Di ritorno dal funerale, la sera, papà mi disse la frase meno indicata in quel momento: 'Eh, oggi sei cresciuta un po', H.'
Non gli risposi. Non rispondevo più a nessuno in quel periodo.
La lapide arrivò soltanto qualche giorno più tardi. Gli zii erano proprietari di un azienda che produceva fontane, statue, oggetti d'arredamenti per giardino e anche lapidi; le disegnava e costruiva lo zio stesso.
Papà mi portò con lui il giorno che lo zio e Oscar, mio cugino, la portarono al cimitero con il camion: una bella lapide, rosa chiaro, con una rosa incisa sopra. Avevano avuto dei problemi con il trasporto e uno dei blocchi si era spaccato, ma non era un problema grave perchè era uno dei blocchi che avrebbe cintato la ghiaia davanti alla lapide. Credo che li salutai davvero a malapena, ma probabilmente la mia faccia diceva ancora tutto molto chiaramente e nemmeno loro mi parlarono molto.
L'effetto che mi fece vedere la tomba era abbastanza prevedibile, sopratutto perchè non l'avevo ancora vista; credo infatti di aver insistito per andare al cimitero con lui proprio per questo motivo. Tornati a casa papà, forse stufo di vedermi sempre con il magone e gli occhi lucidi, mi minacciò che avrebbe smesso di portarmi al cimitero se non avessi smesso di piangere.
Lo odiai. Smisi.
Di fronte a lui per lo meno.
Fu in quel periodo che cominciai a guardare le nuvole.

La prima cosa che ci si chiede quando scopri per la prima volta la morte è: e adesso dov'è andata? Io non feci eccezzione e cominciai a guardare le nuvole.
Da brava figlia di atei convinti io non ero stata né battezzata né mandata a catechismo, ma in un paese come il nostro è un po' difficile crescere rimanendo indenni alla cultura cattolica, ne sono intrisi persino i mattoni. Credo che cominciai a guardare il cielo perchè qualcuno un giorno mi aveva detto che il paradiso è in cielo ed è lì che vanno le anime delle persone quando queste muiono, o forse avevo semplicemente visto un film di Fantozzi.
Non sto dicendo che scoprii in me bambina un improvvisa fede e quindi sapevo che mia nonna era volta lassù. Semplicemente lo decisi.
Mi piaceva pensare che la nonna era volata in alto, in cielo, come dicevano sempre le amiche della mamma. Mi piaceva sapere che stava proprio lassù, sulla nuvoletta di fronte a me e mi guardava andare a scuola. Me la immaginavo passare da una nuvola all'altra, chiacchierare con un mucchio di altre persone che, come lei, tenevano d'occhio quelli rimasti quaggiù. Io sapevo che se avessi guardato bene avrei anche potuta scorgerla, tra uno sbuffo e un altro, affacciata verso di noi a guardare se stavamo rigando dritto o meno. Immaginavo di riuscire a vederla e salutarla finalmente, dal vivo, occhi negli occhi e non dalla foto di una lapide. Ci provai e riprovai, ma non riuscii mai a vederla. Probabilmente non mangiavo abbastanza carote.
Credo che sembri ingenuo e dolce, tipico di una bambina di undici anni a cui mancava terribilmente la nonna e che non sapeva con cosa riempire il vuoto che le aveva lasciato, ma le nuvole mi aiutarono davvero tanto all'epoca. Proabilmente fu una fortuna che nella zona in cui vivo è più facile vedere un asico con le ali che un cielo completamente sereno, ma forse è solo una zona con molti parenti defunti e proccupati.
Le nuvole si popolarono in fretta, già dall'anno successivo. Nonna Orsola non aspettò che io finissi l'anno scolastico per andarsene e raggiunse la nonna su per una nuvola. Se ne andavano in giro insieme scegliendosi le nuvole più comode e si arrabbiavano se arrivavano quelle da temporale, perchè significava che non avrebbero potuto guardare giù. Credo che stessero già cercando una nuvola più grande perchè l'inverno successivo anche il nonno le raggiunse.
Non aveva retto. La perdita della nonna gli aveva fatto perdere tutte le energie e vi assicuro che ne aveva. A ottantanni teneva lui da solo la casa e si occupava della nonna. Andava in giro per monti e valli a cercar funghi e castagne, d'estate faceva quattro ore di camminata per portare a me uno zaino pieno di grissini, frittelle e torte (e col piatto in porcellana, badate), perchè i nonni avevano paura che io non mangiassi abbastanza (facendo molto arrabbiare la mamma).
Si spense in un anno, dopo un intervento allo stomaco che, lo scoprii giusto due anni fa, servì per cercare di arginare il cancro che si portava dietro già da tempo. Ricordo che quando lo vidi l'ultima volta era scheletrico, pallido, con la voce debole e tremante. Lui che mi era sempre sembrato un gigante, solido, con un gran vocione era ridotto a quello.
'Non piangere' mi disse. Me lo disse gentilmente, piano. Me lo disse per rassicurarmi perchè non c'era niente di cui avere paura. Annuii e cercai sul serio di farlo, ma avevo capito. Avevo capito che ben presto avrebbe navigato anche lui su una nuvola e due grosse lacrime mi solcarono il viso mentre cercano di non farmi vedere da lui.
Raggiunse le nonne poco tempo dopo. Insieme volarono via andando a visitare tutti i luoghi esotici in cui non erano stati, evitando accuratamente quelli in cui lui aveva fatto la guerra. Però erano sempre lì. Io sapevo che ogni volta che alzano gli occhi e c'era una nuvola, loro erano lì. Potevano essere in Cina, Giappone, Australia, Hawaii o Messico in quel momento, ma se io avessi alzato gli occhi al cielo loro ci sarebbero stati. Sempre.

Era un mio segreto e non lo dissi a nessuno. Le guardai tanto e spesso, le guardai tanto che cominciai a distinguerle per tipi di bianco e ospiti. Sapevo in quale stavano loro e in quale le vecchiette bisbetiche e ridevo tra me perchè mi immaginavo tutti a spettegolare sui nipoti dei vicini di nuvola.

Le nuvole sono sempre state questo per me da quei giorni. Dopo un po' smisi di pensarlo in modo ossessivo ma ogni tanto mi tornava in mente e sorridevo, perchè loro c'erano.
Quando qualche settimana fa presi per la prima volta l'aereo e non vedevo l'ora di vedere com'erano le nuvole lassù. Mentre prendevamo ulteriormente quota oltrepassando il primo strato di nuvole ho davvero pensato per un attimo: 'Ecco! Adesso li vedo'.
Non c'erano purtroppo. Forse erano a pranzo o forse Peggy Guggenheim li aveva invitati alla mostra Art of This Paradise che aveva appena inaugurato commissionando anche quella volta gli arredi a Kiesler, che finalmente non aveva più problemi di budget visto che le nuvole sono una fonte di materia prima pressochè inesauribile.
Ora non so dove sono. Credo siano passati di qua ieri pomeriggio, c'erano nuvole sparse già dal mattino. Mi devono aver visto fare la notte in bianco e devono aver storto un po' il naso, il riposo è sacro. Se ne sono andati ieri sera, quando le nuvole si sono spremute un po' prima di riprendere quota e andare a brontolare da un'altra parte. Una capatina e via. Tanto lo sanno che, se ho bisogno di loro e di nuvole non ce ne sono, basta un pensiero e loro sono qui accanto a me. Sempre.




Dedicato a Silver. Spero che ovunque tu vada ci siano sempre un sacco di nuvole.

martedì 11 luglio 2006

E dopo una giornata passata in rete a fare quello che avrei dovuto fare in quattro giorni invece che uno, me ne vado a casa... a continuare.
Si ringraziano i ragazzi di Manga.it che se non ci fossero sarei sclerata peggio di adesso e la biblioteca Iuav per avermi portata al collasso.

Ma chi l'ha detto che la vita universitaria è un pacchia?

(Taci che ti manca già!)

E già... T-T
Mi si è sciolto il cioccolato...
CAAAAAAAAAAAAAAAAAALLLLDOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO




Sentite, non è che stiamo andando a fuoco e nessuno ce l'ha detto?
Dioporco!

Notizie di gente che sta male.
La geste sta male e si fa male.

Devo ricominciare a fare gli scongiuri come a Natale?
No, sul serio Murphy, è il momento sbagliato, smettila. Pigliati una vacanza pure tu accidenti.
Fa caldo per mandare accidenti. Vattene al polo e magari restaci, così magari congeli e ci liberi dalla tua presenza.

Ecchecazzo.

lunedì 10 luglio 2006

ACCIDERBOLINA







Crucchi, ricordate il nuovo clichè: Italia mangiaspaghetti, pizza e mandolino e Campioni del Mondo. Con la C maiuscola.
E i francesi stiano zitti, perchè ce ne potrebbero essere anche per loro (in particolare per Uno di loro...)
Insomma, sarà solo un gioco ma facciamolo fruttare XD

venerdì 7 luglio 2006

Il mio primopost su Invernomuto l'ho postato il sette Febbraio, il primo su Splinder il sette Agosto...
Oggi è il sette Luglio e l'unica cosa degna di nota è la fine del Laboratorio di Tim stark.
Siiiiiiiii

Era ora.

28

Alleluja.

E voleva anche che incendiassi della sambuca nella mia bocca.

Nat, piccolo, mi spiace che tuo padre sia così pazzo. Fatti forza. Ognuno ha le sue croci.

E ora a mangiare, ho fameeeeeeeeeee!! @_@
Ho appena salutato Ivan.
Non devo piangere, nondevopiangerenondevopiangerenondevopiangere.

Dannazione.
Che rottura di palle questo laboratorio!!!
non poteva farlo semplice l'esame, no! Ha dovuto rompere anche oggi!

Dioporcodioporcodioporco!!!

Odio quando riescono a spingermi a bestemmiare... non lo sopporto più! >.<

giovedì 6 luglio 2006

Siccome odio le cose fatte di fretta (diciamo che la biblioteca dello Iuav ce la sta mettendo tutta per mettermi i bastoni tra le ruote...), ho appena rimandato un'esame dal dodici al diciannove, aiuto della docente permettendo. Ora devo riuscire a barcamenarmela con Milano e il mio datore di lavoro, con cui mi piacerebbe molto parlare appena mia madre mi ricarica il cellulare (che, tra parentesi, è tre settimane che glie lo chiedo!!!). In teoria potrei benissimo andare e tornare in giornata, dato che ci sono due fantastici interegionali alle sette e quindici del mattino da Mi e alle diciassette e quindici da Ve. Fantastici no?
Riuscissi anche a comuncare col mondo via voce invece che solo via rete sarebbe magnifico, madre permettendo.
E ora via, si scrive il trattamento per Edipo >.<
Ok, ora lavoro. Giuro che lavoro...

Mannaggia.
Il mondo xè una keba de matti e i più sani stanno a San Servolo.

Ludovico Manin (ultimo doge veneziano), Testamento


Anche dalle mie parti si dice una cosa simile: il vero manicomio non è dove chiudono i matti, ma tutto quello che c'è fuori.









You Have a Phlegmatic Temperament
Mild mannered and laid back, you take life at a slow pace.
You are very consistent - both in emotions and actions.
You tend to absorb set backs easily. You are cool and collected.

It is difficult to offend you. You can remain composed and unemotional.
You are a great friend and lover. You don't demand much of others.
While you are quiet, you have a subtle wit that your friends know well.

At your worst, you are lazy and unwilling to work at anything.
You often get stuck in a rut, without aspirations or dreams.
You can get too dependent on others, setting yourself up for abandonment.

What Temperment Are You?

Ok, chi lo dice ai tizi del test che hanno toppato in pieno i primi due paragrafi?
Il divertimento maggiore di mia mamma (e di chiunque mi conosce) è sempre stato provocarmi, perchè pare sia terribilmente facile. La calma non è esattamente nei miei parametri di comportamento, infatti corro qualsiasi cosa io faccia. Dannazione, ho ingranato la quinta prima della prima da piccolina! Fino ai tre anni io non ho mai camminato, ho solo corso. Poi la maestra ha cominciato a promettermi castighi... -.-
Sono l'incostanza fatta a persona (XD) infatti se devo fare qualcosa faccio in modo che si sia qualcuno che mi costringa a farlo, se no non lo faccio.

Lo spirito sottile che è?

Però sono molto brava a tenermi dentro il nervoso ed essere una perfetta maschera di gelida indifferenza XD finchè non si tratta di questioni di cuore, quelle non le ho mai imparate a reprimere... sarà la scaristà d'esperienza. -.-
Ok, lo ammetto, l'ultima è azzeccata in pieno. Una su tre. Devono migliorare, si si. ù_ù


O magari tu puoi rifare il test con qualcuno che ti traduce tutto parola per parola =)
Sempre in mezzo ai coglioni tu, eh?

>Miao!<




Questo gatto è bellissimo ^^

mercoledì 5 luglio 2006

Finito. Finito tutto, o quasi, ma la sensazione è quella. Finito.
Finito lo spettacolo, ancora tutto radunato nel cortile dell'università. Finito il laboratorio, i compagni ora sparsi per l'Italia e Venezia. Li vedrò ancora? E chi lo sa.
Finita l'università, eccetto ancora due lezioni di un corso teorico e una tesina da consegnargli.
Finiti i giochi.

I giochi.

Una delle prime cose che Fontana mi ha insegnato al corso di Fondamenti della pratica del teatro è la traduzione di recitare nel resto del mondo. Straordinarimanete, per loro è gioco.
"Play" in inglese.
"Jouer" in francese.
Lo spettacolo è un gioco.
Chi sta sul palco in definitiva gioca, ed è vero, perchè quando stiamo in mezzo al prato da bambini e ci diciamo tra di noi: 'Ok, adesso facciamo finta che io sono il cowboy solitario e tu il pistolero cattivo e tu fai lo sceriffo', non è la stessa cosa di chi lo fa con il copione in mano?
Facciamo finta che...

Io non recito, non su un palco almeno, però voglio lavorare molto vicino a chi lo fa e lo sto facendo. Lavorando come fonico ho capito una cosa: in realtà chiunque sia invischiato negli ingranaggi di questa immensa macchina gioca. Forse non chi sta in ufficio a redigere contratti o al telefono a cercare gli spazi per permetterci di giocare, ma tutti gli altri si. Potete vedere i macchinisti e scenografi come i bambini che giocano con i lego o costruiscono le capanne sugli alberi, stando ben attenti a non farsi male e a far si che non se ne facciano quando poi ci salgono su. I luciai e i fonici come gli adolescenti che installano i loro impianti in camera per farsi la loro discoteca personale, i direttori tecnici come i leader del gruppo che distrubuiscono ruoli e parti. Certo, sono ruoli più ufficiali e, in effetti, più seri di quelli di chi sale sul palco. Lì non è un fare finta che... ma un ok, ora si fa che. E ne vedo di tecnici che arrivano con la camicia sotto al pullover e il computer in mano a fare calcoli, ma li vedo anche scherzare come dei ragazzini tra un tiraggio dei cavi e lo spostamento di un flycase (che se ha le ruote e si è in un palazzetto dello sport è anche meglio, mai provato questo tipo di skateboard? ^^).
Se vai con lo zoppo impari a zoppicare, se rimani in mezzo a chi gioca non cresci mai.
Non ho voglia di crescere, ma ho tanta voglia di fare.
Ieri abbiamo messo in scena uno spettacolo che avevamo finito di completare dieci minuti prima dell'ingresso del pubblico, impiccati di cose ancora da fare e da organizzare, tra improvvisazioni varie perchè mancavano le indicazioni registiche e le dimenticanze d'ordinanza. E mi piace. Mi piace da morire.
Mi piace l'eccitazione che scorre prima, il nervoso da reprimere, il correre senza sosta perchè manca sempre qualcosa ed è sempre nel posto più distante in cui lo puoi trovare. L'osservare le prove, il commentare e prendere in giro, il pasticciare e lo svicolare tra un impegno e un altro. Il delegare, il cristare, l'assunzione di responsabilita, il fare, il costruire, il pensare, il calcolare, l'organizzare, il creare. Ma sopratutto mi piace l'improvvisa concentrazione che mi prende appena il sipario si alza e lo sguardo della gente mentre osserva quello che abbiamo creato apposta per loro.

Perchè lo facciamo? Per noi o per voi?
E chi lo sa, ma giocare ci piace da matti, e sia che ci sia da imparare battute che devono venire fuori come pensieri improvvisi nostri, sia che ci sia da trafficare tra accrocchi e cellulari, questo è il gioco più maledettamente serio del mondo, ed è anche il più bello.
Finchè non lo provi non lo sai.

Però... c'è un però. E' vero che è un gioco, ma è anche vero che finchè sei in una struttura scolastica l'unica cosa che rischi è una bocciatura. Ora c'è il mondo vero e dovremo improvvisarci tutti Macchiavelli per riuscire a sopravvivere, perchè il gioco più bello del mondo è anche il gioco più selettivo e crudele del mondo. Sopravvive il più forte, il più intelligente, il più astuto e, figurarsi, il più leccaculo. Io non ho nessuna di queste doti nella misura in cui servirebbero, però ho molto culo. Si pare che io ce l'abbia (in senso figurato eh?) e sono quasi entrata in una delle frange del gioco.
Da oggi si sputa sangue e si suda dolore, da oggi si dormirà ancora meno e la salute si stabilirà definitivamente da un'altra parte. Il metabolismo capirà che le prove generali sono finite e bisogna rendere attive le modifiche. L'abitudine a dormire ovunque e in qualsiasi condizione si presenterà alla porta con tanto di referenze. La sopportazione dovrà viaggiare nel portafoglio e nella borsa apparirà un'agenda che si rinnoverà ogni anno. Un programma di promemoria si installerà su Nino e funzionerà ogni giorno come l'avviso della posta in arrivo. La rubrica si popolerà di numeri di aziende e sconosciuti a cui bisognerà dare tanto del tu quanto del lei.
Da oggi sarà vietato incazzarsi.
Ecco, questo è già più difficile.

Mi toccherà fare come Rossi quando lo buttano giù dalla moto: presentare al massimo un richiamo ufficiale e prendere a pugni il muro del camper facendo finta che sia la faccia del cretino che non sa guidare. O come Buffon, che si rialza comunque sorridendo (almeno) quando per l'ennesima volta deve buttarsi tra gli avversari per prendere un pallone che per l'ennesima volta è stato fatto passare, perchè pare che tutti gli italiani in campo siano allergici alla difesa a uomo. O come Berlusconi, che da perfetto animale da spettacolo ha una smorfia orribile all'ombra e un sorriso smagliante costato caro sotto la luce dei riflettori.

E lo dovrò fare a Milano, perchè è li che mi è stato offerto un posto in prova. Andrò in una città caotica a respirare il triplo dello smog che c'è qui perchè, che ci crediate o no, in realtà Marghera non butta fuori più fumo di Milano. Niente più acqua, callette, calli e campi; niente più rii, ponti e sottoporteghi. Addio al Guardiano, alla Città di luce, alla luna rossa enorme e bassa, ai cantieri, alle navi da crociera che passano a cento metri da S.Marco. Alle improvvise esplosioni di verde e colore oltre dei muri che pensavi case, al mistero, alla magia, al vento sempre presente. Addio alla folla-marea, calma e invasiva come solo lei sa essere, addio all'autista del Treviso-Venezia, sempre allegra e persino canterina che saluta tutti quelli che salgono. Addio ai negozietti assurdi posizionati nei posti ritenuti normali e i negozietti normali che appaiono nei posti più assurdi. Addio all'eccitazione del giorno e al deserto languido della notte. addio alle distanze che paiono chilometriche sulla carta e poi sono solo trecento metri.

Ma un giorno tornerò, non so tra quanto ma tornerò.
Vado a godermi gli ultimi istanti di Venezia. Per la prima volta non ho nessuna voglia di camminare veloce. Proprio nessuna.


 



martedì 4 luglio 2006