sabato 31 dicembre 2005

31 Dicembre

Sono appena andata trovare mia cugina. Come prevedevo aveva indossato la faccia che usa per mascherare tutto, ma per chi sa dove guardare lo vedeva che non era proprio a posto e io la conosco da vent'anni.

La casa era un continuo via vai di gente, C. ha indirizzato tutti sopra e io li ho seguiti, credevo ci fosse la zia, invece c'era la bara aperta. Sono rimasta inchiodata sulla porta e ho fatto dietro front; ho già un'immagine di questo tipo in memoria con cui non ho ancora fatto i conti, non voglio averne un'altra. Mi riavvicino alla C., deve uscire per andare al lavoro, ha una borsa e gli stivali da portare; 'C'ha H., dammi una mano', certo, in casa non si può parlare.
E' un vizio di famiglia, loro in particolare, perchè anche la famiglia della zia è così: mai far vedere troppo quel che pensi o provi, se riesci a non farlo vedere del tutto, meglio. Si aprono solo con chi si fidano e solo a voce, mai troppo espressivamente. Più di una votla mi sono stupita di vedere che di me si fida: strano lo sodalizio che abbiamo instaurato a dodici anni, è tra i più solidi che io abbia e non ho ancora capito come è iniziato.
Mi parla mentre andiamo alla sua macchina, mi dice che ieri era proprio uno strazio, che ieri è dovuta andare al lavoro per forza e che non portano via la nonna fino a lunedì, giorno del funerale. Lei deve per forza passare dalla camera degli zii per andare in soffitta a dormire, la vede ogni volta che si sveglia.
Io non so mai fino a che punto mi posso spingere con i contatti fisici con lei, però azzardo un braccio intorno alla sua vita e non si scosta, dura poco e forse fa più bene a me che a lei, ma io non so mai cosa dire in queste circostanze, per lo più ascolto.
La nonna Gemma è la nonna con cui è cresciuta la C., con lei ha avuto lo stesso rapporto che io ho avuto coi miei nonni paterni, quelli che avevamo in comune; sono morti entrambi tra i nostri 11-12 anni, io ero stravolta, lo sono stata per un bel po' e per qualche tempo l'ho detestata per la sua freddezza, poi mia madre mi ha fatto notare che lei era molto più affezionata a sua nonna materna che non a loro. Vero, l'ho constatato più volte, C. adorava sua nonna, non credo siano in tanti i nipoti che portano l'intera compagnia di amici a casa dei nonni.
Per lei però dev'essere stato anche peggio: nell'ultimo anno l'ha avuta in casa, l'ha vista consumarsi piano piano, se ne è presa cura assieme a sua madre... negli ultimi due giorni delirava.
Mi ha detto che ha sempre detestato le feste natalizie, ora non le sopporterà più. Le ho detto che il sistema per superarle lo troveremo - d'altronde non sarà così difficile chiudersi in baita o in cantina di qualcuno con abbastanza schifezze antinatalizie e gridare buon Ferragosto no?! Devo ricordarmene il prossimo anno...
La zia aveva la stessa faccia, quelle due litigano sempre ma sono più simili di quanto ammetteranno mai. Allo zio ovviamente non glie ne importava più di tanto, quand'erano appena sposati la salutava così la nonna Gemma: 'Beh, quand'è che muori che ci lasci la casa?', perfettamente ricambiato da quel che ne so.
Oggi la C. aiutera il Cugino in cucina (è cuoco), poi servirà ai tavoli e all'una sarà al disco bar fino alle sei. Vorrei fare qualcosa, starle vicino, ma come faccio?
Prima poi dovrà sfogarsi e non so come farà, per fortuna ha un amico fidato qui.

Non sono esattamente le vacanze che mi aspettavo, sono state migliori quelle di quando i miei si erano appena separati, anche se ogni tre per due incontravamo per strada qualcuno che diceva: 'Che peccato! Eravate una così bella famiglia!', e io e mia sorella avevamo improvvisamente istinti omicidi da trattenere.
Stasera c'è la festa a casa di un amico di nostra madre con altri amici nostri, me ne è passata completamente la voglia.
Ora ho capito perchè le disgrazie non vengono mai da sole: ti lasciano un po' di tempo in cui ti tranquillizzi, abbassi la guardia e pensi che tutto stia andando, se non bene, discretamente, che sei riuscita a costruire un diga decente; poi qualcosa fa crack e tutto ricomincia a precipitare di nuovo, una frana di fango che corre giù per il fianco della montagna, travolgendo tutto ciò che ha costruito, lasciando in piedi ben poco di quel che ti sei lasciata alle spalle, convinta di trovarli ancora lì al tuo ritorno. Piazza pulita in un'istante, è molto più spettacolare che farlo poco alla volta e anche più efficace.
Non sono sicura che abbia smesso di franare.

Ieri sera ho fatto il classico riepilogo di fine anno, che ovviamente contiene sopratutto il vittimismo per gli anni vissuti qui che non l'anno in se, infatti ho dormito malissimo; oggi però proprio non ho voglia di riepilogare e fare nuovi propositi, non serve a niente e ce li si dimentica già al due Gennaio.
Sono proprio stufa, il primo che l'anno prossimo mi chiede come passerò le vacanze natalizie risponderò: il 25 aspettando il caro Babbo tra il chiaro e lo scuro e festeggiando la sua dipartita il 31. Se non altro sfogo la cattiveria repressa.
Il Grinch aveva tutta la mia simpatia.

Beh, Buon Anno a chi è allegro, si diverta anche per tutti quelli che non possono o non ne hanno molta voglia.
Spero che mamma abbia messo abbastanza cioccolato nel dolce...

mercoledì 28 dicembre 2005

Lo immaginavo...

Mia cugina va a convivere con il suo ragazzo.

Questa si che è una notizia! E bravo il Cugino!

martedì 27 dicembre 2005

Noia

Avevo chiesto riposo... ma qui si esagera.
Mia cugina ha trovato lavoro in un disco bar, il che vuol dire che lavora fino alle quattro del mattino quasi ogni sera, il che vuol dire... che sarà difficile che io esca.
Sono tre giorni che non faccio altro che stare sul divano col gatto accanto a guardare la tv o a leggere, oppure davanti al pc. Mangio molto poco ovviamente, non muovendomi non ne sento la necessità. La mente intanto vaga libera come un fringuello a primavera (quasi...).
Ecco quest'ultima cosa mi riesce difficile da ieri in poi. L'ho collegato al libro di Clancy che ho ripescato tra gli scaffali, mai finito di leggere (spesso è noioserrimo); in un capitolo sottopongono una donna all'isolamento completo dal mondo esterno: esperienze acustiche, visive, tattili, odorifere, saporifere. Non sentiva nulla, nemmeno il suono della sua voce e vedeva solo un grigio neutro. Ovviamente è impazzita entro dodici ore, cominciando ad avere delle allucinazioni e, quando il KGB ha cominciato a parlarle, lei ha creduto che fosse la voce di Dio/coscienza (non si è capito) e ha confessato il suo tradimento.
Il punto è: quando la mente si trova privata di stimoli se li crea, cioè ha le allucinazioni.
E quando si trova in uno stato in cui gli stimoli sono sempre gli stessi? Ovvero, tutto ciò che vede è la casa e gli altri quattro esseri (due sono felini) che la abitano, la tv (che l'annoia abbastanza) e internet. Niente contatto con il mondo esterno, e questo all'improvviso dopo tre mesi assolutamente frenetici passati al contatto giornaliero con almeno sessanta persone, condizioni atmosferiche di qualsiasi tipo, emozioni intense, centinaia di esperienze sensoriali che cambiavano ogni cento metri.
Ve lo dico io: si annoia e si cade in uno stato di catatonia nel quale non si riesce più ad abbandonarsi alle proprie fantasticherie (mancanza di stimoli) né a trovare l'entusiasmo/energia/voglia/convinzione di fare altro.

I più svegli e furbi di voi diranno: Cavoli! Ma non è mai contenta!
E io direi: Cavoli!... Avete ragione.

Uff... forse ho bisogno di farmi un giro in bici... c'è la neve e non lo faccio più da tre anni e abito in un posto dove preferiei di gran lunga evitare qualsiasi contatto visivo/ciarliero/ipocrita con gli indigeni del posto, ma qui impazzisco!
No, forse prenderò la macchina e... e? Si vedrà... andrò a Domo credo (dannazione al giorno in cui papà volle a tutti i costi venire ad abitare in un posto che persino Muprhy detesta!)
Ma perchè questo tipo di cose capitano in inverno? Non in estate, mi raccomando, quando uscire di casa non comporta camuffarsi da omino Mischelin... E' dura muoversi con il tripo del proprio volume intorno. (Più che altro ti passa la voglia di vestirti... -.-)

Stamattina (oggi pomeriggio) mi ero così contenta di vedere la neve... dannato divano! Dannata pigrizia! >.<
(Qui urge un piano d'emergenza)

Delirio finito... forse... mi sa che continuerà stanotte... -.-

domenica 25 dicembre 2005

Ecco come curare la depressione natalizia:

- cercatevi le immagini stupide sul natale per farvi qualche risata;
- cercate le musiche più belle sul natale (non quelle tradizionali! quelle deprimono...);
- strafogatevi di tiramisùùùùùùùùùùùùù!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
O di qualsiasi altra cosa vi siate procurati/fatti fare/fregati/scroccati ^^
- pigliate la famosa appassionate fesseria qualsiasi e leggetela macchiandola allegramente di cacao.

^^


Natale  \'o'/  4


 



 

Natale.............. 3!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Uahahahahaha!!!





Natale... 2



How to tell you've been really bad
Natale

Preso da un topic di Onepiece sul sito di manga.it


Io sottoscritto (d`ora in avanti "l`Augurante") chiedo al mio interlocutore (d`ora in avanti "l`Augurato") di accettare senz`alcun obbligo, implicito o esplicito, i voti più sinceri dell`Augurante (d`ora in avanti "gli Auguri") affinché l`Augurato possa trascorrere nel migliore dei modi (ove nella frase "migliore dei modi" si sottintende da parte dell`Augurante e si presuppone da parte dell`Augurato un atteggiamento che tenga conto delle problematiche di carattere sociale, ecologico e psicologico, che non sia causa di tensione e/o competizione, né comporti o favorisca alcun tipo di assuefazione o di discriminazione, sia sessista, sia di diverso carattere) per la festività coincidente al Solstizio d`Inverno convenzionalmente nota come "Natale", ma che può essere chiamata e celebrata dall`Augurato secondo le sue tradizioni religiose e/o laiche, premesso il debito rispetto nei confronti delle tradizioni religiose e/o laiche di persone di qualunque razza, credo o sesso diverse dall`Augurato, ivi comprese coloro che non praticano alcuna tradizione religiosa e/o laica.
Qualsiasi riferimento a qualunque divinità, figura mitologica,
personaggio tradizionale, reale o leggendario, vivo o morto che sia; a simboli (ove sono compresi tra l`altro - ma non limitativamente - canti e rappresentazioni artistiche, letterarie e sceniche) religiosi, mitologici o della tradizione che possa essere ravvisato direttamente o indirettamente nei presenti Auguri non implica da parte dell`Augurante alcun sostegno nei confronti della figura o del simbolo in questione.
L`Augurante chiede inoltre all`Augurato di accettare gli auguri per un felice (ove l`aggettivo "felice" viene definito tra l`altro - ma non limitatamente - come "gratificante dal punto di vista personale, sentimentale e finanziario e privo di complicazioni di carattere medico, dirette o indirette") anno 2006.
L`Augurante sottolinea che la datazione "2006" è qui considerata come
convenzionale, così com`è considerata convenzionale la data del 1° Gennaio come inizio dell`anno, e dichiara il suo assoluto rispetto per altri tipi di datazione legati alle differenti culture religiose e/o laiche di cui l`Augurante riconosce il prezioso contributo allo sviluppo dell`attuale società multietnica.
Augurante e Augurato convengono inoltre su quanto segue:
- Gli Auguri valgono a decorrere dalla data del presente accordo al 31 Dicembre 2006, dopodiché dovranno essere esplicitamente rinnovati da parte dell`Augurante.
- Gli Auguri non implicano alcuna garanzia che i voti di "felicità" espressi dall`Augurante trovino un effettivo riscontro nella realtà dell`Augurato,
il quale non potrà attribuire all`Augurante alcuna responsabilità civile e/o penale e/o morale per la loro mancata attuazione.
- Gli Auguri sono trasferibili a terzi purché il testo originale non subisca modifiche o alterazioni. La libera diffusione del testo non implica tuttavia
il pubblico dominio del testo stesso, i cui diritti appartengono in ogni caso al detentore del copyright.
- L`Augurante declina ogni responsabilità derivata dall`utilizzo degli Auguri al di fuori dai limiti prescritti; in particolare, l`Augurante declina ogni
responsabilità per eventuali danni fisici o morali all`Augurato e/o a persone e/o sistemi informatici a lui collegati derivati dall`invio degli Auguri
mediante E-Mail o qualunque altro metodo di trasmissione, elettronico o di diverso genere, attualmente in uso, in fase di sperimentazione o non ancora inventato.
Ciò stabilito
Buon Natale e Buon 2005


Heresiae

sabato 24 dicembre 2005

Vigilia

Io sono sempre quella dell'Ultimo minuto. Faccio sempre tutto all'ultimo minuto: preparami per uscire, alzarmi dal letto, andare agli esami, trovare i libri da studiare, guardare gli orari dei treni e fare i regali di Natale.

Stamattina decido che rimanere a letto è troppo invitante in confronto al freddo e al gelo che troverei girando per fare i regali, quindi...
Mi alzo a mezzogiorno, doccia di un'ora e mezza (o.o in genere è 20-25 minuti ^^''), pranzo, giro in rete, oh! sono le tre meno un quarto, prepariamoci.
Scendo con mia sorella al seguito, che deve andare a vedere il moroso (ç_ç), io devo prima passare da A. perchè devo accompagnarla al cimitero (5 minuti... visita flash!! XD) e poi al supermercato.
Bene finito (le quattro e mezza...?!?!), dirigiamoci al mio parcheggio preferito, l'unico in tutta la città situato in centro dopo, con tre livelli e gratuito purchè tu non ci stia più di due ore.
Ho davanti una macchina (male...), va sopra (bene!), vediamo se il mio livello di parcheggio preferito (sotterraneo ^^) mi ha riservato un posto.......... si! Wow! L'ultimo ^^
Prima cosa, passare dalla cartolibreria che mi hanno finalmente venduto dei miei vecchi libri delle superiori (chi ha mai provato l'incredibile esperienza di entrare in un negozio... e uscirne con più soldi in tasca invece che meno?!!!!!! Impagabile...) e ora, i regali.

Panico.

Io ci sono nata a Domo e vi posso assicurare che, da 21 anni a questa parte, è cambiato ben poco. Cioè, so esattamente in quali posti posso andare per trovare dei regali. E so anche tutti i pro e i contro della scelta di un negozio particolare. Mia sorella non è un problema, il suo regalo è work in progress dal suo compleanno, però è stato ritardato causa motivi tecnici legati alla natura troppo fragile di parte del regalo (^^''), perciò devo solo comprare l'occorrente per finirlo. L'occorrente per finirlo è reperibile da tal Bolamperti, trovasi sulla strada principale per entrare in Domo, direttamente, senza parcheggio né altro. Sempre pieno, con macchine parcheggiate in seconda fila costantemente, i vigili ci hanno rinunciato a presidiare quella zona, lì non esistono regole stradali. Meglio andarci per ultimo.
E ora?

Venezia è fantastica, oltre a essere un mondo a parte, è piena di quei negozietti che sono mondi a parte nel loro mondo a parte, pieni di cose strane che qui non si immaginano nemmeno, perciò basterebbe entrare lì, prendere 4 cavolate qualsiasi e risulteranno i regali più orginali dell'intero Natale. Ma il farli a Venezia aveva un leggero impedimento... (chiamato, mancanza di pecunia) quindi mi devo accontentare dell'affollata, poco orginale e scarsamente fornita, Domo.
Libreria? E chi li conosce i loro gusti? Bella conoscneza che hai della tua famiglia...
Upim! Nada, da quando l'hanno ristrutturata ha ancora meno cose (oltre a fare schifo... -.-).
Iper? Che scherziamo? Mica è l'Auchan o il Carrefour (vorrei sapere perchè qui aprono centri commerciali a raffica senza sapere in realtà come sono fatti!)
E ora?

Lampadina: l'Albatros!
Ovvero, il mercato equosolidale. Non sapete che azz... regalare? Lì andate sul sicuro, peccato che vi svenate anche un po'. Sono riuscita a fare il regalo a mio padre (non mi hano incartato il panettoncino assieme alla canoa-taxi!!! >.< grrrrr Mi hanno derubata ç_ç), a mia cugina (XD la più difficile!) e la parte natalizia per mia sorella. Bene, e la mamma?

Panico due.
Chiamata alla sorellina:
E mo'? Libro? Si, e cosa, la biografia del Che?

Beh, non male.... Ma vuoi una mano per sceglierlo magari?
Beh, non è che m'offendo se vieni.
Ok, ci troviamo lì.

Viene col moroso, io ero già entrata ma ero ucita subito impanicata (e con la fame che saliva... mai provato ad andare in panico per dei regali natalizi con la fame addosso? No? Meglio così), io intanto ho trovato tre libri di Luis Sepulveda, e il mio cervellino in uno sprazzo di -ormai- rara lucidità mi ricorda che a mia madre piace. Cavoli, è vero!
Li faccio vedere ad A. e decidiamo per uno (erano tutti e tre raccolte di racconti brevi), andiamo alla cassa e io leggo l'introduzione mettendomi in coda: Questi racconti li ha scritti dopo aver visitato il campo di concentramento di... Anna! Questo comincia con un campo di concentramento! Vai a prendere l'altro! (beh, non mi sembrava esattamente una gran bella idea... a Natale poi, la festa della depressione per eccellenza...). Ok. E intanto pure il suo moroso ha fatto il regalo a sua madre.
Cavoli, non ci credo ho praticamente finito!
Zio Murphy però decide che è ora di darmi il regalo di Natale, preanticipatomi mentre uscivo dalla Upim, quando all'incrocio poco sotto la banda musicale suonava vestita tutta da Babbo Natale. Ora me li ritrovo in piazza Mercato, cioè proprio davanti al negozio... e pure sul palco che suonano Jingle Bells... Esco, berretto calato, oh! mi starà scadendo il parchimetro! Scappo, ci vediamo dopo. (Vigliacca...)

Ora non giudicatemi male, io adoro la banda, ma meno la vedo meglio sto. Non sono ancora preparata per un incontro faccia a faccia del quale importerà solo a me, quindi meglio defilarsi senza farsi vedere perchè:
1_se mi vedono e non li saluto mi prendono per maleducata;
2_se li vedo e li saluto, creerò imbarazzo da entrambe le parti, perchè a loro non glie ne frega niente e a me me ne frega troppo.

Viaaaaaaaaaaaaaaaaaa... Bolamberti aspetta!
Mia mamma: B. ha tutto... se riesci a entrarci.
Entrarci? Il problema è parcheggiare. La doppia fila comincia 200 metri prima e finisce 200 metri dopo. Fantastico.
Faccio il giro tre volte, alla terza decido di infilarmi in quello che sembra il parcheggio privato dei condomini... si, peccato che dopo la seconda macchina c'è la discesa. Oh-oh.
Marcia indietro, possibilmente senza tamponare nessuno (all'incontrario...  ^^') e... Ehi! Ma quello è un parcheggio!
Cioè, era la ringhiera di una casa senza nessuna macchina davanti.
Mio!!!!!!!!!
Entro, trovo il cartone ondulato. Mezzo (solo? ^^') casino perchè non sapevo se c'era la risma di carta a casa e avevo finito i soldi. SosRicarica mentre tentavo anche di chiedere alla commessa quello che volevo ^^'
Esco, scopro che a casa la carta c'è. Bene. E il nastro? Torno da Bolamberti. Compro il nastro e la colla. (Le sei ^^)
E ora, chiamiamo papà.


-FlashBack-
Papà mi chiama prima di uscire, per vedere se riusciamo a incontrarci e farci gli auguri. Ha il tono cauto, deve aver capito...

Ca un mese fa, Fabio mi telefona. Strano, mi sa che io e lui siamo in qualche modo sintonizzati, o stiamo male assieme o sentiamo quando l'altro sta male. Ad ogni modo io avevo appena finito di parlare con mio padre, e di piangere. L'argomento della telefonata era la richiesta di tutti i documenti per fare la riduzione tasse: dichiarazione redditi, situazione economica e patrimoniale, ecc... Mio padre è paranoico, con la segretezza sopratutto (ma per cosa poi...) ed esordisce che lui quei documenti non li fa vedere nemmeno al Papa, di dire che lo pagavano in contanti e non aveva conti in Banca, no meglio!, che era fallito l'anno prima... il tutto alzando costantemente la voce e incazzandosi, con me. E io cosa potevo dire? Ma mi servono... se sei fallito devo dimostrarlo, papà, calmati...
'Eh, ci pensiamo un po' su...'
'Ok...'
-Click-

Fabio
'Ti sento un po' giù, è successo qualcosa?'
'Ho appena finito di parlare con mio padre'
'E ti fa sempre questo effetto?'
'Quasi sempre.'
Io e lui ci consoliamo a vicenda, quando uno dei due chiama non è sempre per lavoro, pare che in quanto a disavventure ci siamo proprio trovati. E' bello avere qualcuno con cui discutere di certi argomenti, senza dover sembrare forte a tutti i costi o non sapendo come esordire. Si, so che ci sono molte persone che potrei chiamare, ma non so, con lui è diverso, mi rassicura il solo sentirlo.
Ad ogni modo, io e mio padre era la prima volta che ci sentivamo da allora. Il mio ultimo contatto con lui è stato un sms in cui lo informavo che servivano solo i documenti della mamma. Avrei voluto aggiungere: puoi smettere di pensarci su.

La sua fortuna è che gli voglio troppo bene.
-Fine FlashBack-

Ci dovevamo trovare dopo che avevo finito le commissioni, peccato che il cellulare non squilli. Spento.
Grande.
Dovrò mica trovarci significati reconditi in questo, vero?
Chiamo mia sorella: vi va se vi offro una cioccolata?
Decido che mio padre ha giusto il tempo che noi ci impieghiamo a berla e uscire dal bar per chiamarmi, dopo di che vado a casa e si attacca. Chiama giusto poco prima di alzarci. Telepatia? =)
A. non vuole venire, beh, ma tanto hai la scusa del moroso, tranquilla...
Gelo.
Lui non lo sa!!
Cosa?! E che aspettavate a dirmelo? Se mi scappava involontariamente, in un eccesso di allegria e poca cautezza che succedeva?
Meglio non saperlo.
Vabeh, dirò che è in giro con le amiche a festeggiare.

Ultimamente ci vediamo al bar sotto casa sua, un ambiente neutrale, privo di equivoci, imbarazzanti silenzi e con amici suoi che sicuramente hanno capito che con noi, ormai deve andarci coi piedi di piombo.
Gli racconto un po' dello spettacolo, della scuola, di altre speranze per il futuro; in mezzo alla conversazione riusciamo a cadere 'casualmente' anche sull'argomento 'ricevute che deve dare alla mamma da tre mes'i e sulla 'mia borsa di studio che ancora non mi ha versato'. Cauti, entrambi, fintamente tranquilli. Discorsi privi di appigli a qualcosa che può sfociare su terreno ostile.
Le conversazioni con mio padre, tutte improntate sul quieto vivere e lezioni di vita che so a memoria.
Sembra deluso che A. non ci sia, contento del regalo, io ricevo un mucchio di soldi, l'equivalente di quello che ha speso regalando la giacca ad A.
Sembra sorpreso quando gli dico che ci si può tranquillamente sentire per le vacanze, che tanto sono lì fino all'otto.

Bene, torniamo a casa.
In macchina chiedo conferma ad A., papà non ha dato il consenso per lo scambio interculturale. Aveva optato per cinquanta giorni in Giappone invece di sei mesi in Norvegia, papà non ha firmato e ormai il termine è scaduto. Non ha dato spiegazioni, non ha risposto al telefono. A. è andata da lui solo per ricevere il regalo quest'anno, dice che per lei papà ormai è una banca.
Triste, già... ma che altro si può fare con un padre che alla separazione ha detto a nostra madre: 'Tienitele. Io non voglio più entrarci in queste questioni.' ?

Vabeh...

Sono arrivata a casa e per risollevarmi ho chiamato gli amici a Valenza. Cribbio quanto mi mancano.
Ennò mannaggia, quest'anno devo andare a trovarli!!!
E ovviamente Delilah =)
Oggi ha portato il moroso a casa... eeeehehehehe... quanti capelli bianchi signora A.?

Riesco a trovare anche mia cugina (miracle!) dopo una settimana e passa che non la sentivo: e te credo, ha perso il cellulare!
Lavora, ha trovato lavoro in un discobar, stasera lavora fino alle quattro, domani fino alle sei (del mattino eh..). Povera! Chissà se domani riesco a portarle il regalo.



Beh, ecco un excursus sul mio Natale, che in genere comincia la vigilia (quando mi decido a comprare i regali) e finisce quando vado a dormire il giorno dopo. Potrebbe durare anche di meno se fosse per me, ma non vivo sola...
Per la cronaca, io lo odio, si perdono tempo, soldi e neuroni a cercare cose che manifestino il nostro interesse, rispetto o affetto per qualcuno, la psiche va a farsi benedire causa elementi parentali, e cominci a fare i conti dell'anno appena trascorso. Bene ,l'ultimo punto è decisamente il peggiore. Potrei dire, ma si! Quest'anno chi se ne frega! Non mi guardo indietro.
Inutile, il tuo inconscio lo fa già da solo, e si è trovato fantasticherie che non stanno nemmeno in quello spazio che non è né in cielo né in Terra per distrarsi dal giro di boa imminente. E sopratutto, è inevitabile il paragone con il passato. Magari non lo richiami alla memoria, ma è lì, il sapore dei Natali passati fa a botte con quello presente, è diverso, l'atmosfera è diversa e vorresti aiutare il gatto a fare a pezzi quel Presepe sotto alla tv, che poi non siamo nemmeno credenti. E se mia madre non cambia subito stazione radio giuro che ucciderò qualcuno.
Però non importa, non sono in una fredda baita a chiedermi che cavolo ci faccio lì invece che al calduccio a casa mia e non ci sono urla e scontri da evitare o sopportare. Non ci sono fughe da architettare né sensi di colpa per chi si abbandona. Può andare bene anche così.
Forse questo Natale riuscirò a rasserenarmi un po', chi sà, le premesse stavolta ci sono (e anche tante appassionanti fesserie da leggere!!!).

Buon Natale a tutti, sia che lo odiate o che lo amate, sia che ci crediate sia che lo ignorate, sia che stiate facendo un cenone felice sia che state pensando a come uccidere il parente davanti a voi, sia che lavoriate sia che siate da soli davanti alla tv.
Buon Natale...

... e chiudete mocciosi, gatti e cani a chiave se volete una mattinata di sonno come si deve!!! ^_-

giovedì 22 dicembre 2005

Ho appena letto il blog di Tink.
Si informano amici e parenti vari di tentare di farmi venire un infarto almeno dopo il 13 Gennaio, quando mi sarò ripresa da quelli che mi avete già fatto venire. Per quest'anno sono decisamente a posto grazie.

mercoledì 21 dicembre 2005

Umanità


Oggi sono andata alla segreterie studenti per consegnare la mia domanda di riduzione tasse. Dopo essere stata dirottata dalla segreteria studenti della mia facoltà a quella dell'università in Campo della Lana (giusto dall'altra parte di Dorsoduro...), sono arrivata in un ambiente in puro stile iuav: vetro, alluminio, sedie in perfetto stile sala d'attesa (ma con stile), piastrelle in marmo, scale a vista, porte a vetri (la cui unica aperta ovviamente non era segnata) e una macchinetta molto poco visibile (sembrava più uno dei tanti cartelli in braille che stanno alla sede centrale) su cui avrei dovuto prendere il numero per attendere il mio turno per lo 'Sportello segreteria studenti' (come alla posta!!) 
Un bel tabellone con i numeri luminosi in rosso che emetteva un suono da 'chiusura delle paratie di una nave che si sente nei film' o 'allarme di autodistruzione -sempre dei film', era proprio sopra la porta che conduceva al corridoio della segreteria; sulla stessa (sempre in vetro) un foglio scritto in evidenziatore verde, in un pessimo stampatello, ammoniva severamente che bisognava consegnare il bigliettino e una volta passato il numero il turno era perso (in mezzo a tante indicazioni scritte al pc... ma dai...). La sala d'attesa era il cortile interno di un palazzo veneziano (ovviamente a Ve nessuno costruisce edifici nuovi ^^), riverniciato di un bel rosa antico. Quattro sportelli Spin (delle macchine alte poco meno di una persona, con tastiera a filo col piano, monitor incassato in un cubo di legno e per mouse una pallina) erano ai lati della porta, ovviamente spenti. Il tutto non ha più di qualche mese di vita (c'erano degli operai al lavoro sull'impianto elettrico...)
E poi ci si chiede perchè l'università sia finita in rosso e ci abbia raddoppiato le tasse.

Attesa.
32...
33...
34...
Dai che ci siamo...
35! Evvai, tocca a me!

Come tutta la burocrazia, niente è mai facile, sopratutto se si ha a che fare con impiegate delle segreterie studenti. Però forse quel clima e il numeretto giovano alle impiegate, infatti, con molta calma (ma non troppa) e professionalità, l'impiegata prima si accerta che possano accettare la mia riduzione tasse fatta da un Caaf non convenzionato e quindi arriva un'impiegata istruita  - a quanto pare - proprio per questo, che assicura di si, ma becca subito la magagna: non mi hanno fatto gli ultimi calcoli che servono all'università e che i Caaf non convenzionati, con cui però l'uni aveva parlato, nonostante la promessa non fanno mai. Ma niente paura, se vado a un Caaf convenzionato con quello che ho già, quest'ultimo calcolo me lo fanno loro. Uao! Mi chiedono anche se voglio il numero per prendere subito l'appuntamento!

Però non è solo l'insolita gentilezza delle segretarie (insolita sia che ci siano duemila persone che si devo immatricolare, sia quattro gatti come oggi) a lasciarmi piacevolmente sopresa, è una frase cha ha detto la seconda impiegata quando ha visto il mio stato di famiglia e il verbale del tribunale sulla separazione dei miei: 'Oh! Che triste.'
Non ha detto altro, è subito passata a esaminare il certificato seguente, ma mi ha fatto effetto.
In genere la gente tende a tenersi per se queste considerazioni o a non farle affatto, le ignora e le prende come dati di fatto normali, da bravi impiegati burocrati. Probabilmente se ne è già dimenticata, ma in quei tre secondi non era più l'effiiciente e impersonale impiegata della segreteria studenti, era un essere umano che si commuoveva per qualcuno che non aveva mai visto prima, ed è stato bello.
Nessuno me l'aveva ancora detto.
E' stato molto bello.
Grazie.


 


 

lunedì 19 dicembre 2005

Out control

Ho perso il controllo.

Quel controllo che volontariamente mi sono imposta per sopprimere e tenere a bada la parte peggiore di me. Quella parte marcia e malata, quel tumore maligno, l'organo in cancrena, che è parte integrante della mia personalità e che tento di 'addomesticare' da quando ho scoperto di possederla.
Da quanto tempo? A metà tra il troppo presto e il troppo tardi. Troppo presto per certe situazioni, troppo tardi per alcune persone.

Il risultato è stato orribile: ho deluso e abbandonato un'amica importante, probabilmente offeso uno, ho perso due esami e mi sono lasciata andare in frasi e comportamenti assolutamente ipocriti e inutili, di cui aspetto le conseguenze.
Provo un profondo disgusto e disprezzo per me stessa. La voce bastarda della mia coscienza si affaccia dalla bocca dello stomaco e non fa che ripetarmi 'Hai visto? Non sei migliore di nessuno di loro! Ipocrita!'


E' una scoperta che fa male, io io odio l'ipocrisia, non l'accetto e la combatto da sempre, e me la ritrovo radicata in gola.
Non so cosa mi sia successo quella sera, ma se è questo tipo di stress a ridurmi così, ho bisogno di rivedere i miei programmi di rieducazione e di ricominciare da capo.




Stasera proverò a scrivere qualcosa di bello... è tanto tempo che non scrivo...

venerdì 16 dicembre 2005

Paura

Antegenerale.
Finiamo alle sette e un quarto, il pubblico deve entrare fra un'ora esatta. C'è tempo per le solite note di regia, per ulteriori prove ocn l'audio, per rifare quelle tre dannate memorie delle luci che, proprio, non vogliono venire giuste. E' semibuio, è illuminato solo il palco con le luci dell'ultima scena, che sono piuttosto forti. Io sto malissimo, è dal giorno prima che mi sento le febbre addosso e il raffreddore forte e la gola intasata di catarro certo non aiutano. mi metto una fila sopra la regia, L. e A. giochettano con luci e commenti, S. va in bagno. Io sono lì in mezzo a un limbi indefinito mentre il prof. lancia frecciate e suggerimenti. Ha appena finito di istruire sui ringraziamenti ma non sembra molto soddisfatto di come sia andata l'antegenerale. S. schizza fuori dalla tenda dietro alla quale c'è il corridoio con il bagno, prende qualcosa in borsa e rientra subito in dentro. Ilpensiero più stupido che poteva venirmi in mente 'Mestruazioni', poi mi ricordo che S. è incinta. 'Ah, sarà altro?' Trenta secondi dopo riappare dalla tenda, sbircia giù verso il palco, ha in mano il cellulare, trema e piange. Mi fiondo da lei. Non so con chi sta parlando, capisco solo che è un bene che ci sia il prof. lì e che lei deve correre al pronto soccorso. Io schizzo giù di sotto ad avvertire il prof. Ci metto qualche secondo a dirglierlo, non voglio che il panico dilaghi in mezzo a trenta e più ragazzi in costume e già sovraeccitati per i cavoli loro.
'C'è un problema con S., sta male deve andare al pronto soccorso.'
'Dov'è?'
Non faccio in tempo a risalire i primi due gradini della scalinata che la vedo fiondarsi giù dall'altra parte, con la giacca e la borsa, il telefono ancora in mano, al buio. Corro da lei in ingresso e per fortuna qualcuno ha il buon senso di gridarmi di chiamare il 119.
'Pronto, sono al Teatro del parco, c'è una donna in cinta con un emorragia',
'Signora dov'è?' ecchecavolo, non prendete appunti?
'Al teatro del parco Bissuola'
'Di quanti mesi è incinta?' 'S.?'
'14'
'Deve sdraiarsi' Silvia è accoccolata tra le braccia del prof, su una sedia, non telefona più ma piange terrorizzata.
'Come ci arriviamo fin lì?' ecchecazz... è Mestre porca miseria! Non NY! Dove diavolo è A.? 'S. devi sdraiarti! Un attimo per favore... A.!!!!'
Esco dalla tenda dell'ingresso travolgendo almeno tre persone. Mai odiato i guardoni come in quel momento. M. va da lei, grazie al cielo. Faccio quella gradinata con una velocità sbalorditiva per una che deve avere almeno 37 e mezzo di febbre, e chiedo ad A. da dove devo far entrare l'ambulanza. 'Che ambulanza?' ragazzo, sei carino, ma ti credevo più sveglio, ormai l'han capito anche i mattoni.
'Via Rielta e poi via Torino' Do il mio numero e torno subito da S. L'hanno fatta sdraiare su materassino, qualcuno deve andare fuori. Piglio giacca e sciarpa, peccato che io non sappia dove sia via Torino. Fortuna che A. esce subito. L'ambulanza compare subito nello scenario uditivo, ma non in quello visivo. Dico a uno di tenersi i cani perchè sta per arrivare un'ambulanza. 'Ma qui?' Certo. 'Ma proprio al parco?', ma cosa vuol dire qui?
Arriva, logicamente dalla via principale e non da quella. Fortuna che A. fa atletica e li prende prima di me.
La prima cosa che capiamo è che non può andare da sola. Lei non vuole nessuno, ovvio pensa allo spettacolo, è comunque sicuro che il prof non può andare, e nemmeno M. che ha un costume piuttosto complicato da indossare. Ecchisseneimporta. Schizzò di nuovo su verso la mia borsa, prendo chiavi e portafoglio e torno giù 'Cerco di essere di nuovo qui entro un'ora' non credo che il prof. avesse sul serio capito che io ero l'unica persona oltre a S. a saper usare il mixer luci, è riuscito solo a dirmi grazie. Scendo la passerella con lei, mi siedo in ambulanza. Partiamo. Il paramedico comincia a farle le domande di rito segnando tutto diligentemente su una cartella, io mi allungo più che posso verso un suo braccio e glie lo accarezzo. Non smetto fino a quando non siamo in ospedale. Non ho mai pregato, ma quella sera ho pregato quel bambino di resistere e di non andarsene. Ogni tanto cerco di guardare l'espressione dell'uomo, ma mi evita. Non lo biasimo, quanti amici di feriti si è visto davanti sconvolti e in cerca di rassicurazioni?
Arriviamo.
Scendiamo, cambio barella, c'è del sangue sul lenzuolo della prima. Lo copro, non voglio che lo veda.
Aspettiamo almeno dieci minuti buoni nel corridoio del pronto soccorso che, a detta di S., sembra di stare nel terzo mondo. Mi da istruzioni se chiama suo marito, io cerco di rassicurarla ma le parola mi muoiono in bocca. Finalmente ci portano in corsia e io capisco finalmente di cose le farebbe piacere parlare.
'Da quanto siete sposati?'
'Un anno' sorride, molto dolce.
'Wow è poco ma... che bello!'
Ci piazzano in un corridoio proprio tra ginecologia e ostretricia, proprio in mezzo a bambini, parenti e amici di partorienti. Fantastico. Dobbiamo aspettare il dottore, io devo aspettare che arrivi suo marito. Mi chiamano dicendomi che stanno venendo a prendermi, come arriva il marito io devo schizzare giù, che c'è il prof che è andato in panico e si è reso conto della mia importanza. Al diavolo lo spettacolo.
'Beh ma dimmi, se arriva come lo riconosco?'
Le piace parlare di lui e io la incoraggio, le chiedo come si sono conosciuti, da quanto stavano insieme. E' una bella storia, non si sbilancia, è ancora sotto shock. Ogni tanto piange, ogni tanto si ricorda delle memorie non fatte dello spettacolo. Cavolo S., almeno adesso non pensare a quello schifo di messa in scena!
Passa un quarto d'ora. Ecchecavolo! Qui è pieno di gente e ancora peggio di bambini! Voglio andare a cercare qualcuno ma non voglio lasciarla sola. Ha mal di pancia.
Mi ci manda lei. Trovo le infermiere. Signorina il medico è occupato. Torno indietro, ma deve pèroprio stare lì? L'ambulatorio è vuoto, ce la metto dentro? Torno salle infermiere e glie lo chiedo, la portano in una corsia vuota e tranquilla. Finalmente.
Intanto il marito di S., P. è riuscito a perdersi per Mestre e io gli sto dando indicazioni. Mia cugina mi manda un mex mezzo disperato perchè sta cercando disperatamente lavoro. Che, hai lasciato casa? Mah...
S. riprende a piangere, stavolta più forte e io proprio non ho più niente di confortante da dirle, il 'Tranquilla andrà tutto bene' mi sembra tanto fuori luogo, perciò l'abbraccio.
L. e M. sono giù che parcheggiano. S. non le vuole su. Il marito di S. è sulla buona strada finalmente.
'Vai H., c'è lo spettacolo, le luci da fare...'
'S. smettila di pensare allo spettacolo, pensa solo a te, solo a te. Allo spettacolo pensiamo noi, tranquilla. E poi non esiste che io ti lasci sola prima dell'arrivo di P., assolutamente no.'
Il cell di P. ha appena smesso di ricevere. E' sicuramente nel parcheggio. Suona il citofono, è il marito della signora.
Arriva, è proprio un bell'uomo, ha una faccia che ispira tenerezza e fiducia, S. poteva stare solo con uno come lui.  E' preoccupato a morte e si vede. Io devo correre, anche perchè le infermiere mi caccerebbero a calci se tentassi di rimanere. Vado. Adnrà tutto bene S., tranquilla. Andrà bene. Ciao.
Schizzò giù per le scale, amaregiata, triste, spaventata, incazzata a morte con quella struttura orribile e mal funzionante. La mia testa ha fatto due più due. Emorragia+mal di pancia+mezz'ora e oltre di attesa= non lo considerano un caso urgente, o non lo considerano un caso da curare, quindi è troppo tardi. Sono così arrabbiata che senza accorgermene sfogo la mia rabbia su M. ed L., povere, sono preoccupate quanto me.
Ora pensiamo a limitare l'ipocrisia della nostra stupenda classe. Le persona a cui dire qualcosa sono molto poche, per le altre, io non so niente, sono uscita appena è arrivato il marito il medico ancora non c'era.
Arriviamo, parcheggiamo. Io scendo e faccio a razzo il viale del parco, M. e L. sono già in cstume, di certo non possono correre.
Arrivo di corsa, evito molto velocemente le domande: non lo so, non lo so, non lo so.
Corro al mixer e faccio quello che devo fare.
Non è facile che due impanicati e ansiosi riescano a combinar qualcosa di decente, ma ce la facciamo.
Entra il pubblico. Buio, si comincia. Grazie al cielo il prof rimane dietro di me per sggerirmi bene gli ingressi e anche L. e I. mi aiutano.

Lo spettacolo finisce.
Totale: tre ingressi sbagliati miei, tante risate per le trovate registiche e molti applausi.
Un successo. Mando un mex a S., l'adrenalina non ha mai fatto in tempo a entrare in circolo, troppa preoccupazione. Non ero per niente ansiosa. Sono solo preoccupata.

Mex di S.
'ciao sn contenta k almeno lo spett è andato bene.io son qui ricoverata...k dire!devo stare immobile a lettoe non alzarmi mai x niente!ti bacio e ti ringrazio per essermi stata vicina.un bacio ciao'
Avrei voluto urlare dalla felicità.

Dopo, dopo il panico e il sollievo, si parla, e capisco che in realtà il suo problema è piuttosto comune, parziale distacco della placenta. Dovrà passare i prossimi cinque mesi a letto. Però sta bene e potrà avere il bambino. Speriamo...

C. viene ad abbracciarmi stretta, da giù qualcuno mi urla ringraziamenti a profusione. Da qui fino alla fermata del bus e fino a casa è tutto un complimentarsi e baci e abbracci. Non credo di essere mai stata tenuta così tanto in considerazione, solo in quel momento avevo capito sul serio che, senza di me, lo spettacolo non si faceva. Dovrei essere felice lo so, un po' lo sono, ma l'unica cosa a cui penso è che avrei preferito rimanere in un agolino, inutile e con S. e il suo bambino in regia, entrambi sani, piuttosto che diventare una pedina essenziale di questo spettacolo.E' inutile, non riesco a rallegrarmi per ciò che ho fatto, ma solo per lo scampato pericolo. S. avrà il bambino, è l'unica cosa che conta per me.



Mai avuta una prima così... spero di non averla mai più.
Chissà se oggi riesco a ad andare a trovarla...
Stanotte l'ho fatta in bianco per finire il diario di inglese per oggi, ho fatto giusto in tempo a finire per farmi la doccia, alle otto.
Ora vado a dormire. Forse stasera viene anche Doc a vedere lo spettacolo. Chissà... ora sono proprio stanca.

E S. continua a rimanermi davanti agli occhi.
E io non ho mai avuto così tanta paura in vita mia.

domenica 11 dicembre 2005

Grigio e freddo


Oggi la laguna era nera.
Non c'erano gabbiani o anatre sopra le onde dalla spuma scarna e sporca, e il tutto era d'un grigio tale che mi ha messo ansia. E il sole c'era, alto e svogliato
 sopra la città, priva della solita cappa di umidità a causa di un vento impietoso, freddo e potente. Anche il cielo era scolorito.

Giornata strana... poche parole nella testa e nel cuore, il vento sta spazzando via anche i miei pensieri pare, li ha portati verso lidi che non conosco o semplicemente hanno esaurito il loro ciclo vitale. E' tempo di farne nascere di nuovi.
Mi abbeverò di cose sane e stupide, che appassionano e fanno ridere, ma questo solo in seguito. Per stasera, mi accontenterò di avvolgermi nella mia coperta in pile con una tazza di cioccolata calda e mi lascerò trasportare dalle parole di Turner -sperando che non sia troppo noioso- ricordandomi di quando questo lo facevo con il mio gatto acciambellato sui miei piedi.

venerdì 9 dicembre 2005

Neve all'orizzonte


Oggi si vedevano le montagne imbiancate all'orizzonte della laguna. Sembravano un'apparizione irreale e mitica, la neve era leggermene colorata di rosso chiaro che sfumava in bianco e azzurro. Erano nette, nitide, come se fossero sempre state lì, visibili, e non come se l'umidità della laguna le nascondesse ogni giorno. In quel momento ho invidiato il Guardiano, che pur nella sua immobilità in mezzo a quel villaggio di giganti silenziosi e immobili, godeva di una vista tale da quel punto di vista così privilegiato.

martedì 29 novembre 2005

Il delirio....


... è stato saltare le lezioni del mattino (che proprio non avevo voglia) e farmi il modellino 3D della platea del Teatro del Parco in Skechtup per tutto il pomeriggio.
Alla sera L. con una sola frase ha fatto capire com'ero ridotta: "Ma che faccia c'hai?!" eehhh....
E alla seraaaaaaaa........ corso sulla Genesi o.o
Beh... carino XD

Però non ho capito se è un corso teatrale o un corso di rilassamento o tutte e due...

Boh!! XD


Vabbeh, è ancora presto per dire se è brutto o bello, però mi sa che rimarrò da sola, ç_ç perchè M. non vuole più venire, e L. è sulla stessa linea di decisione...
Uffi -.-





Giusto per rimanere in argomento M., la signorina appena citata mi ha detto adesso che è andata a casa in fretta e furia perchè aveva trovato dei noduli... ovvero il risultato che non doveva venire fuori dalle analisi di settimana scorsa e che non mi ha voluto assolutamente dire. E' rimasta 15 giorni in agitazione per questo... A saperlo avrei esteso il mio ruolo di assistente regista a assistente in senso totale...
Certo che come arriviamo all'Uni diventiamo tutti super riservati!! o.o
Vabbeh, festeggio lo scampato pericolo coi dolci che ha portato...

Accidenti a lei e ai colpi che mi fa prendere.

lunedì 28 novembre 2005

Avete voglia di ridere?



Allora andate prima qui....
... e poi leggete sotto....





ma andate prima sul link!!!!!!!!!!!!

Se no vi rovinate la sorpresa XD
















E stasera ho anche il corso teatrale sulla Genesi... oggi è il delirio.

sabato 26 novembre 2005

Vie di fuga

Ho voglia di immergermi in un lago e di lasciarmi andare alla sua corrente. Ho voglia di abbandonarmi alle acque, di lasciare che mi portino via con se, lungo affluenti e corsi principali, laghi, stagni e paludi, fino all'inevitabile fine, alla foce sul mare. Ho voglia di lasciarmi sommergere dalle onde dell'acqua salmastra, di sprofondare fino agli abissi marini, fino a quando la luce solare non si arrende e cede il posto all'oscurità.

Ho voglia di chiudere gli occhi nel silenzio che troverei in una cavità sottomarina, di lasciarmi avvolgere dal nero più nero, fino a quando il tempo non cesserà di esistere, fino a quando il mondo esterno non avrà più significato. I miei timpani scoppierebbero per la pressione, i miei occhi non vedrebbero, la mie mani non toccherebbero altro che acqua, serrerei il mio palato per non sentire il sapore salmastro del mare e il mio naso non capterebbe odori. In assenza stimoli, la mia mente smetterebbe di elaborare le informazioni esterne, cominciando a creare allucinazioni. I miei polmoni inspirerebbero acqua e il mio organismo, privato dell'aria che necessita per vivere, comicerebbe lentamente a morire; il cuore cesserebbe di battere, il sangue di arrivare fino al mio cervello e i miei pensieri, finalmente, si fermeranno.
E io morirei.


Un altro giorno inutile è passato senza che io facessi niente, se non cercare di riempirmi la testa con pensieri non miei, immagini non mie e sogni non miei, cercando di distrarla dal vuoto che mi ha invasa e dall'irritazione crescente per ciò che ho e mi circonda.

Sono stanca del rumore che fanno i miei pensieri triti e ritriti, del ronzio che proviene dalla mia testa quando comincia a non trovare più niente di stimolante in se stessa e in ciò che mi circonda, degli obblighi scolastici, di quelli sociali. Sono stufa della mia immagine nello specchio, sono stufa di non vedere più facce nuove affacciarsi nella mia vita, sono stufa della mancanza di emozioni. Sono stufa della mancanza di sensazioni.

Ora come ora darei qualsiasi cosa perchè il mio cuore abbia un sussulto per qualcuno, perchè un brivido mi passi nella schiena e mi sconvolga viscere, perchè l'adrenalina mi scorra in circolo più veloce del sangue, perchè i miei pensieri e le mie azioni siano perfettamente sincronizzati.
Darei qualsiasi cosa per tornare a dormire.

Potrei prendere la macchina ora e andare fino a Mozzio per le strade che portano a Formazza, guidando fino in cima al paese, fino a quando la strada non cessa di salire non comincia a scendere in un susseguirsi di curve e tornanti e percorrerle tutte senza mai scendere sotto gli ottanta all'ora, con il rischio costante di capottarmi o di non riuscire a fermarmi in tempo alla curva successiva. Potrei andare fino in Vigezzo e poi arrivata Santa Maria tornare indietro, stavolta senza scendere sotto i novanta, che quella strada la conosco meglio ed è più facile.
Potrei prendere il cellulare e vedere se Cuki ci sta a riallacciare l'avventura troncata di netto l'estate scorsa. Oppure potrei chiamare D., vedere se è ancora single e se ci sta lui a un'avventura.
Potrei prendere il primo treno che parte domani, mollare l'università e chiamare Doc e dirgli che lo seguirò in qualsiasi lavoro dovrà fare da qui fino a Natale. Potrei prendere semplicemente un treno e andare a vedere i posti che ho sempre sognato di visitare, sacco a pelo nello zaino e giacca a vento addosso.

Ma così non sarei più io, sarebbe semplicemente un altro modo di morire. Perchè non ho voglia di finire sulla pagina di cronaca nera del Risveglio, con la foto della panda accartocciata contro un muro; perchè andare con Cuki significherebbe uccidere l'ultima stilla di orgoglio rimastami, oltre che vomitare da qui fino al prossimo millennio; perchè D. è già tanto se una volta sapeva che esistevo e perchè sa comportarsi alla stessa maniera di Cuki, e io dovrei girare per questi luoghi con un secondo segreto da non divulgare alla mia famiglia; perchè quest'università rappresenta la mia unica speranza di riuscire a fare qualcosa di veramente speciale nella mia vita e gettarla al vento proprio ora sarebbe più idiota che tentare un suicidio vero e proprio.


Non temete, non ho intenzione né di uccidermi né di fare follie.

Fare una follia sarebbe prendere la panda e andare sotto casa di Ema per togliermi dubbi che mi assillano fin dai diciassette anni oppure gettarmi tra le braccia di I., anche se per me ormai lui non ha più tutta l'importanza dell'anno scorso.
Uccidermi sarebbe la conferma che il mio cervello ha preso la tangente (oltre che mi sono scolata la bottiglia di limoncello che sta in cantina e mi sono fatta dare qualche cannone da mia cugina).
Il mio autocontrollo mi permette di fare follie solo tramite questa nera finestra sul mondo e di sfogare la mia frustrazione su un mondo virtuale che, dei miei pensieri, alla fine non glie ne frega niente.
Certo sarebbe molto più facile affrontare la vita se il cibo riprendesse ad avere un sapore e il cuscino fosse meno duro, ma tant'è che la vita non cambia così da un giorno all'altro, sopratutto se non facciamo niente per cambiarla.

Un giorno qualcuno mi disse 'Mettiti sempre in condizione di poter cambiare vita', che è l'omonima di Q in The World is noth enough: 'Bisogna sempre avere sempre una via di fuga'.
Te lo ricordi Delilah? Non me la sono mai scordata da quando me l'ha detta, ma pare che io non sia ancora riuscita a imparare la lezione, o per lo meno a metterla in pratica.


Dannazione, dove diavolo è la mia uscita d'emergenza?

giovedì 24 novembre 2005

E' forse colpa di Novembre?

Ogni volta che arriva Novembre pare esserci un calo di energia e di disavventure praticamente ovunque. Senti in continuazione le persone lamentarsi per la stanchezza, il tempo che non basta, la mancanza di energia e di comprensione, la fantasia che scarserggia, la monotonia della vita...
Le 'giornate no' paiono moltiplicarsi come per magia, zio Murphy viene insultato sempre più spesso, gli antodolorifici per il mal di testa conoscono picchi di vendite che non raggiungeranno mai negli altri mesi, si invocano addiruttura le 'giratempo' della Rowling, i mal di gola imperversano (non per niente la gola è il chakra della comunicazionie...) e il lavoro diventa più pesante che a Luglio, quando aneli alle vacanze con dolorosa intensità.
In effeti non riesco proprio a ricordarmelo un Novembre gioioso.

Nella mia costante rimembranza del passato, sicuramente additerei a quello del 2001 come il miglior Novembre della mia vita, ma non ne sono così sicura. In fondo è in quel mese che Ryo mi disse per la prima volta che doveva partire e mi sembra di aver conosciuto Ema solo il mese successivo, ma tant'è...

Tralasciando il mitico anno scolastico 2001/2002 (ma perchè non lo elimini proprio una buona volta?), l'unico Novembre degno di nota è forse quello del primo anno di università: 19 anni festeggiati in disco, più amici a Domo di quanti non ne abbia mai avuti, la scuola che andava da Dio e pure un moroso (lì dovevano essersi scomodati tutti i Santi del calendario e i demoni dell'inferno, mi sa che i miei nonni avevano distribuito un po' di bustarelle in giro...).
Ok, pare che io abbia trovato il mio Novembre ben messo.
Il primo e ultimo.

Ora sembra che sia tornato normale: il tempo scarseggia, poca soddisfazione in quel che si faccio, il freddo che si sente troppo e sopratutto un mal di testa lancinante e constante, come se tutto quello che ho dentro (poco) volesse uscire per andare a vedere il mondo di persona.
Eppure ha due gran belle finestre (modesta...).

Parlando seriamente (... ?), ma perchè Novembre è sempre così cupo?
Ok, i funghi e le castagne non si trovano più, i primi son morti da un pezzo e le seconde stanno marcendo, togliendoci così le gioie culinarie dell'autunno. Le foglie sono tutte cadute e giaciono a terra in un misto di fango e fibra non del tutto decomposta, scivolosa e umidiccia. Il freddo è degno di dicembre inoltrato, ma non c'è la neve ad allietarci e il vento pare volersi divertire a vedere cos'abbiamo sotto ai cappotti, cosìcché le puffette che arrivano ai 40 kg scarsi (se va bene) come me e mia mamma cominciano a ponderare seriamente di andare in giro coi sassi in tasca. Non ci sono ricorrenze gioiose, niente ferragosto, niente aperture delle botti di vino, niente feste mascherate (quelle americane non valgono!), niente doni, niente falò, niente fiori, ecc... Comincia con un giorno bellissimo, quello della visita al cimitero (e questa è proprio una cosa che ti fa dire 'cominsuma ben!').

Basta questo a farci stare male?

Certo, pare che l'unica cosa che abbia novembre, sia di iniziare con un giorno di lacrime e ricordi e di inoltrare ufficialmente l'inverno, ma in fondo è un mese come un altro. (Sarà per questo che gli Scorpioni sono così scontrosi e malinconici?).

Io da brava Novembrina e Scorpioncina (preceduta da una nonna materna e seguita da una sorella - è una tradizione di famiglia ormai) adoro Novembre, ma non posso fare a meno di pensare che è davvero il periodo più nero dell'anno. In tutti gli altri mesi si può trovare energia in altro: nella neve, nel sole, nella pioggia sottile, nel profumo dei fiori, nel vento leggero, nei tramonti caldi, nelle foglie verdi, nelle castagne bollite, nel risotto ai funghi, nelle uova di pasqua, nei fichi... ma in Novembre?
In Novembre tutto muore definitivamente, Novembre prepara all'inverno il territorio su cui stendere la sua coltre bianca, Novembre copre il cielo di nuvole scure e costanti, Novembre fa piangere.

Forse è perchè è a fine anno.
Forse è per questo che la testa ci scoppia quasi a farci impazzire: siamo troppo pieni di tutto e allo stesso tempo di niente e siamo in cerca di distrazioni che non ci sono.
Forse non è Novembre, ma un'epidemia che si diffonde come il raffreddore, uno ti starnutisce vicino e qualche ora dopo tu cominci a sentirti la testa più pesante e il naso tappato.
Forse è che siamo impreparati al freddo e alla fine dell'anno: abbiamo ancora nelle membra la voglia di caldo e negli occhi i colori caldi dell'estare, così quando arriva il freddo, abbiamo ancora tutti addosso il guardaroba leggero e quello pesante è ancora rinchiuso in grosse scatole nell'armadio in alto, e lasciamo che il vento si infili nei vestiti troppo leggeri, perchè ci rifiutiamo di tirare fuori quelli leggeri che non possiamo possiamo credere che sia già arrivato l'inverno.
O forse Novembre è proprio il mese di transizione, quello che ti devi proprio fare per arrivare fino alla promessa di qualcosa di più bello, soffice e magico; è la noia che ti devi proprio sorbire perchè senza un minimo di introduzione anche il capitolo più bello perde di sapore.
Forse perchè tutto è destinato a morire prima di essere sepolto per poi resuscitare, forse è per la naturale avversione che abbiamo per la morte.
Forse è per queste ragioni che stiamo quasi tutti male a Novembre, noi scorpioncini compresi.
Forse siamo tutti metereopatici ed empatici e ci attacchiamo il malumore di volta in volta.

Eppure nessun altro mese ha gli stessi colori tersi, freddi e allo stesso tempo caldi che ho visto nel cielo di Marghera oggi pomeriggio.