lunedì 31 agosto 2009

E fu così...

... che fin dalla sera prima cominciò a raccogliere il coraggio. E per tutta la notte pure.
Al mattino, si sveglio energica, energicamente litigò con la bicletta, pedalò con energia in mezzo al traffico riconoscendo segni benigni.
Al lavoro, attese con pazienza, assecondò il cuore in gola, ripetè più di una volta il mantra: "Non vacillare! Non vacillare!".
E all'ora giusta espresse le sue richieste, in maniera più sintetica e confusa di come le aveva pensate, ma alla fine si ebbe un risultato.

Dieci giorni e ti dirò.


E' certo che, una mezza tacca del genere nella mia famiglia, se riconosciuta, sarebbe stata subito diseredata.
In fondo ho solo chiesto di non essere più un servo della gleba, o no?

domenica 30 agosto 2009

Perchè quando mia mamma perde le cose significa che hanno messo le zampe hanno camminato da sole, ma se le perdo io significa che sono disordinata? èé

venerdì 28 agosto 2009

Lungi da me lamentarmi dall'avere già finito con un giorno abbondante di anticipo (dannazione a me che più ci lavoro e più divento veloce...), ma qualcuno mi spiega, cortesemente, come faccio a levarmi sto dannato senso di colpa per i cazzeggiamenti via internet che sono proprio inutili visto che non mi pagano e quindi dovrei essere in pieno diritto di farmeli?

Cioè, ecchechispiolo. Basta Coscienza di merda!
Ociò che muori!

Ma il libro in assoluto più bello che ho letto in queste vacanze, non era inglese e non era italiano. Alla facciaccia del vecchio storicissimo continente, il nuovo mondo ha stravinto... di nuovo: Vedi di non morire di Josh Bazell.

Da un tizio con due lauree e una specialistica (tutte serissime poi), proprio non te lo aspetti che scriva una cosa del genere. Sono tipo quattro ore della vita di un tizio, un medico, più o meno. Ed è giovane, cosa che si tende a dimenticare spesso mentre lo si legge, ed è tipo dottor House, se House non fosse zoppo, ultra quarantenne, famoso e e piuttosto amebico dal punto di vista delle arti marziali.

Bazell ti infarcisce una storia tutta flashback (che è una cosa che mi fa impazzire da quando da adolescente ho scovato quel fantastico romanzo purtroppo scritto alla classica melensa maniera di un Harmony ma che ha una storia fantastica che si chiama Smeraldi e no l'autrice non me la ricordo) e aneddoti e nel momento in cui gli concedi il minimo beneficio del dubbio... è fatta. T'ha preso, non gli scappi più.

In quelle quattro ore ovviamente non gli rimani attaccato al culo per tutto l'ospedale solo per aneddoti e flashback, lo fai per vedere se alla fine sopravvive, cosa non molto scontata visto lo sviluppo del romanzo. Ecco, Vedi di non morire, è un classico esempio di come vorrei scrivere io. Tra l'altro è in prima persona e dialogare con sto tizio è un'overdose di endorfine, giuro.

Le conseguenze sono state che mentre leggevo questo libro, il Baro rischiava di essere azzannato sul serio nella sua quotidiana ricerca del pericolo (che consiste ovviamente nel disturbarmi apposta mentre leggo). Così, invece di sdraiarmi sulla spiaggia a tentare di rendere il mio scarso davanzale scuro come la schiena, leggevo dimentica di tutto, anche del fatto che ero a Mari Erni, ovvero la spiaggia immediatamente adiacente a Is Arutas verso nord, che è fatta di quarzini. Era l'una e noi non avevamo l'ombrellone.
Risultato: insolazione! E tosta pure. Per poco non andavo kaputt.

E ora, se il Baro non si sbriga a mandarmi le foto fatte col cellulare perchè nessuno di noi aveva una macchinetta fotografica nemmeno di quelle più scarse, vi toccheranno le recensioni dei fumetti.
E potrebbero essere cacchi amari.

giovedì 27 agosto 2009

Blues in bikini

L'altro libro che ho letto (perchè ovviamente Hornby è stato divorato in fretta nonostante cinque ore fossero dedicate al nuoto, dieci alle nanne, due almeno - ma a volte anche tre - ai viaggi tra spiaggia e spiaggia e il resto era docce, pappatoie, lotta alle formiche e semplicemente tempo passato a convincersi che non era più ora di fare le nanne), è Sardinia Blues. Il Baro si è fissato cogli autori sardi, che lui della Sardegna è già drogato da anni.
Bellino, ma la mia droga sarda mi sa che rimane Bianca Pitzorno.

Epperò.
Le conseguenze ci sono comunque state.

Chi è nato, cresciuto e vissuto in città, la noia la intende in maniera un po' diversa da chi, come me e Soriga, arriva da un mortorio. Un mortorio doppio, perchè a differenza di Soriga, non ci sono nemmeno quei tre mesi all'anno in cui il resto del mondo si degna a venire a fare una capatina e a portare un po' introiti, vita e fastidio.
No. Da noi la noia è mortale. Nel senso alcolico e stupefacene del termine.
Da me poi il fastidio lo procurano abbondantemente gli stessi autoctoni, in maniera così proficua ed efficiente che mi sorprende che l'Ossola non sia ancora implosa. In quei tre mesi all'anno comunque, noi siamo quelli che si spostano.

Sebbene il mare sia un po' diverso dalla montagna, la rottura di cazzo è la stessa. E anche la bigotteria, idiozia, pettegoleria. La differenza, è che da quelle parti se ne vanno in un po' di più e senza molti piagnistei.

La conseguenza di Sardinia Blues è stato che ovunque andassi in Sardegna poi provassi a immaginarmela d'inverno.
Da suicidio.
Quindi ho smesso immediatamente di invidiare gli isolani e ho ringraziato ancora la mia me stessa tredicenne per essersene andata di casa così presto. Se i protagonisti del libro sono veri anche solo la metà, ho ragione di credere che dalle mie parti ce ne siano molti di più messi peggio di quel che mi immagino.
E io immagino splatter.

mercoledì 26 agosto 2009

La routine è routine

E io la odio.
Mi sono letta Shakspeare scriveva per soldi in vacanza (che la prima volta che ho letto il titolo ho pensato "Bella scoperta!", poi mi sono resa conto che il 90% delle persone ha un'idea un po' distorta degli artisti passati...), perchè un'ora dopo che sono partita mi sono accorta di aver dimenticato tutti i miei Harry Potter in inglese a casa e ho dovuto ripiegare sui libri del Baro, che per fortuna ha buon gusto.
Per Hornby, pensavo peggio. Io ho il libro precedente a Shakspeare, abbandonato alla seconda pagina perchè credevo fosse ben altro, ma mi sa che lo ripiglio.
Due sono le conseguenze che ha avuto sul mio povero cervello bacato:

- devo assolutamente rileggere e riprendere a leggere, i libri per ragazzi. Sono meravigliosi, come ho fatto a smettere? E devo rileggermi Bianca Pitzorno, che tra l'altro è sarda e io lo sospettavo per una frase alla fine di Diana, Cupido e il Commendatore e non l'ho mai verificato! Devo rileggermi Strega come me e tutti i Junior Mondadori che ho in soffitta, devo riprendere la raccolta del Battello a vapore, devo andare al reparto ragazzi della Feltrinelli e fare man bassa e devo decisamente mettermi in testa che sono i libri migliori da scrivere. Ecco.

- voglio fare la vita da scrittore. Cioè, vivi in casa, lavori massimo cinque ore al giorno e vai in vacanza da uno a cinque mesi l'anno. La quintessenza del fancazzsismo. E io la voglio. Voglio essere Hornby... però allegra. Che poi negli articoli era allegro, chissà perchè poi nei libri avevi sta ironia malinconica... ma è una domanda idiota, Hornby è inglese. In Inghilterra la pioggia ti penetra nel cervello e ti rende un anfibio malinconico e triste dandoti l'illusione di essere un comico da cabaret. Non accorgersi che nessuno ride a quello che loro chiamano "divertente" fa parte della mutazione. L'unica cosa di cui avrei paura è la noia... purtroppo comincio a temere che un lavoro divertenete non esista, il che rende la definizione "Mondo di merda" azzeccatissima.

Ma la cosa peggiore del rientro al lavoro non è la routine, è la gente che ti dice che non sei poi così abbronzata. E tu ti chiedi perchè Torino, dopo averti fatto morire di caldo per tutte le notti prima della partenza, ora non ti può concedere abbastanza afa da giustificare una canottierina e far vedere a tutti sti stronsi la schiena bronzatissima dallo snorkling.

Che io stavo in acqua cinque ore al giorno, non a fare la sogliola fritta in spiaggia. Besughi.

lunedì 24 agosto 2009

Back

Che ora, subito, non c'ho voglia di scrivere delle vacanze.
Che sono appena scesa dalla macchina e ho la pelle che si sta chiedendo perchè è sveglia già da diverse ore e non è sotto il sole cocente della Sardegna, ad abbronzarsi e bagnarsi di sale e le gambe c'han voglia di nuotare e gli occhi di occhiali da sole e cieli sereni e acque cristalline.
Che sto pericolosamente vicina al modo di scrivere di Nick e questo significa che sono proprio ancora in vacanza con la testa.
Beh, tanto al lavoro di torno mercoledì.
E voi per le foto vi tocca aspettare almeno domani.
O dopo.
O quando smetterò di fare finta di essere al mare e deciderò che è ora di tornare a essere torinese.

Aiò.

lunedì 10 agosto 2009

Country Story in family

MammaH: Hai una fattoria?
H: Sì.
MammaH: Hai una gallina! E anche il pulcino!
H: Belli vero? Mangiano come dei porci e devo pure renderli felici.
MammaH: Ma perchè quella fa avanti e indietro così? E' ubriaca? [l'avatar ndH]
H: Sono io, la sto muovendo, vedi?
MammaH: Ma perchè fa avanti e indietro?
H: Ok, la faccio stare ferma, va bene così?
MammaH: E ora che fa, guarda la gallina?
H: Preferisci che guardi le carote crescere?
MammaH: Ma ha la gonna.
H: Sì.
MammaH: Ma non si va in giardino con la gonna, si inciampa.
H: ...
MammaH: E nemmeno coi capelli sciolti, glie li devi legare.
H: ...
MammaH: Non si va in giardino così, sai? Poi ci si fa male.
H: Santo protettore dei Nerd... dammi la forza!

Che poi, c'è ancora chi si chiede come ho fatto a venire fuori bacata.

mercoledì 5 agosto 2009

Voglio morire.
Così finalmente potrò dormire.

Che da morta non sentirò la doccia che mi sgoccia nella vasca.
I bruciori di stomaco.
La posizione scomoda.
Il caldo.
Il freddo.
La sete.
La pipì.
La luce (ok, questa la vedo).

Però non morta per sempre. Giusto il tempo di levarmi le occhiaie croniche, almeno uno strato!

Possiamo cominciare con tre giorni, da quando torno a casa. Che ci troverò una famiglia di francesi al completo, e quindi dormirò sul divano letto con mia madre... con il gatto... una persiana dirimpetto al lampione...

Uccidetemi.
E poi lunedì, resuscitatemi.

martedì 4 agosto 2009

H: Morino, ma noi in vacanza staremo sempre sempre in spiaggia?
iB: Perchè?
H: Beh
iB: No, non ti porti il pc.

Impressionante come quest'uomo mi conosca oO

lunedì 3 agosto 2009

Una se sta tranquilla, ad oziare su Wikipedia, perchè al lavoro non le danno da lavorare, e improvvisamente la colpisce sto fulmine.

Che poi, ho fatto mente locale, e sto mese sono sei anni, sei esatti, che io conosco John Doe.
Che ero in quella stazione, in mezzo all'afa e alla stanchezza, dopo aver corso tutto il giorno a vedere appartamenti, e tra i fumetti c'era quello lì, quello strano, con quella bella copertina ambigua, il numero 3.

E dopo sei anni, davvero, non ci meritiamo di vederci morire così un amico.
Davvero.
Chi ce l'ha data la convizione di dover avere per forza un guru?
Un mito.
Un modello.
Qualcuno da imitare, raggiungere, prendere ad esempio?

Ci arriva dalla religione?
E' un'incapacità umana vivere senza un'obiettivo?

No perchè non so come fossero le cose, quando era normale che si chiedeva ai ragazzini chi era il loro modello di vita (si chiedeva?) e quelli rispondevano con sicurezza, ma oggi come oggi è un sacco difficile trovarseli.
Cioè, da ragazzo è facile, ma da ragazzo il paraocchi hai appena cominciato a levartelo, e solo a giorni alterni che il sole brucia.
Poi cresci e ti crolla il mito.

Brarabam!

E poi?
E poi con il cinismo disincantato tipico di si ha fatto frontale a 120 all'ora con la realtà, ci si rinuncia fino a quando non ci si casca di nuovo.
E di nuovo.
E di nuovo.

E poi un giorno finalmente capisci che nessuno è perfetto e che se trovi qualcuno con anche solo la metà di idee in condivisione con te e ha il fegato di portarle pure avanti, è un culo immane, così impari ad ignorare l'altra metà.
E poi ti chiedi: chiccazzo me l'ha fatto fare di andarmi a cercare un mito?

Mah.