martedì 31 gennaio 2006

Oggi ho davvero postato troppo, per lo più stronzate e non ho concluso niente. Mi sto annoiando e ovviamente in un periodo in cui ho abbastanza da fare da non dovermi sul serio annoiare.
Non ho voglia di tornare a casa però, in tutto quell'ordine... mi fa ribrezzo. Ha voglia a dire mia madre 'Era ora!'
Mi rileggerò Fante (e si Stormy, l'ho finito, indovina quanto tempo ci ho messo?), sottolinerò i passaggi che mi sono piaciuti di più e mi hanno fatto dire 'Cazzo!' proprio come quando ascoltavo i 78bit con Chiara si spara. E se il sonno tarderà rileggerò anche Benni, che ho finito pure lui. Farò proprio tutto, tranne aprire il manuale di Live e fare il mio dovere.
No, non ho proprio voglia di fare il mio dovere, farò forse altri esercizi di stile non dati dal maestro (proprio come a conservatorio), ma il  mio dovere proprio no. I ricordi di ieri stanno riemergendo troppo velocemente, non riesco ad arginarli, hanno voglia di uscire ed essere affrontati una volta per tutte, in particolare uno.
Forse lo farò e forse no.
Sono tre giorni che vado in giro senza il lettore acceso, la musica mi sembra sempre troppo stonata da me, non riesco proprio a trovare abbastanza canzoni che si intonino con me.
E ovviamente c'è l'Ossessione, ma è un discorso a parte e non ho voglia di parlarne, anche perchè non posso. Mi sembra di essere tornata sedicenne...

(Bene, non era un tuo traguardo regredire gradualmente fino a tornare a uno stato infantile?)
Si, ma se saltiamo l'adolescenza sono più contenta.
(Santa pazienza...)
Rare perle di saggezza heresiane

"La botta di culo degli altri coincide con la botta di sfiga tua"



Mia originale, ad A. è piaciuta, potrebbe fare da corollario a Murphy tanto è disfattista.
Il Capodanno porta consiglio ù_ù
Murphologia

Seconda legge di Chisholm
Quando tutto va bene, qualcosa andra' male.


-.-
Ah mi sembrava...
Quanto vorrei avere il coraggio di prendere la mia vita e viverla fino in fondo, accettandone tutti i rischi, i pericoli e le possibili perdite.
Ma ci sono nata così codarda? Mah...


C.S.I. stia zitto prego...
Esercizio di stile 1


La luce entra con violenza dalla piccola finestra esposta a est, illuminando tutto con la sua luce calda e avvolgente. Sei davanti allo specchio e ti guardi negli occhi: sono occhi castani, limpidi, molto chiari, paradossalmente non sembrano portare i segni della notte insonne, l'ennesima. Ti guardi ma non sai che cosa chiederti: ironia della sorte, la tua coscienza è sempre molto brava a parlarti nella tua testa, ma non è in grado di guardati in faccia. Stai lì in silenzio e ignori deliberatamente il poco tempo che hai a disposizione per lavarti e vestirti prima di andare a lezione, non ti importa, hai passato un'altra notte insonne e il tuo Stomaco non accenna ad avere i movimenti caratteristici del primo mattino, quelli in cui dovrebbe lamentare del cibo.

Apri l'acqua con il solito colpetto a pugno, lì il rubinetto non è morbido come a casa e hai imparato a dosare la forza in modo che si apra al flusso che vuoi tu, senza litigarci mezz'ora con il metodo classico e da brava bambina. Ti sei legata i capelli stretti prima e ti inumidisci e insaponi la faccia con cura. Sfreghi forte sperando che il sapone esfoliante si porti via anche tutti i pensieri oltre che a cellule morte nella notte. Quali pensieri? Stamattina non c'erano pensieri, io non li ho visti. Sciaqui con altrettanto vigore, chiudi l'acqua con un colpo e ti asciughi la faccia nell'asciugamano sfregando forte. Quando ti riguardi allo specchio sei rossa e i segni della mancanza di sonno sono visibili, o è solo la tensione che ha ricominciato ad accumularsi intorno ai tuoi occhi?
Ti fissi di nuovo nelle iridi chiare, non sei mai sicura del colore. Non hai mai dato particolare attenzione ai tuoi occhi, troppo arrabbiata con loro perchè non erano rimasti verdi come alla nascita, li osservavi con attenzione solo quando ti dicevano che avevano cambiato colore; poi una sera un ragazzo ti disse che se ti guardava negli occhi si perdeva. Non l'hai più visto né sentito da quella sera, ma ci rimanesti al punto che ora controlli per capire dove diavolo si andava a perdere. Non li conosci ancora bene i tuoi occhi, anche adesso non li stai guardando veramente, sei oltre da qualche parte, forse ti sei persa anche tu.
In cucina ti aspetta la tua razione giornaliera di latte, cacao e biscotti, o almeno quella che dovrebbe essere la tua razione giornaliera. Negli ultimi tre giorni ti sei nutrita quasi solo di quello, quando esasperata per il comportamento del tuo Stomaco lo nutrivi con quello che avresti mangiato al mattino, perchè i biscotti si liquefanno quasi nel latte ed più facile farli passare dalla dogana. Peccato che il giorno prima tu abbia dovuto rinunciare alla biblioteca e correre a casa perchè stavi per avere un collasso, così hai imparato che non si vive di soli latte e biscotti e sei riuscita a introdurre un piatto di pasta, uova e wusterl con Dragon Ball che ti anestetizzava il cervello. Lo Stomaco ha ringraziato, la pressione anche.
Stamattina, ancora latte e biscotti. Li mangi senza troppo entusiasmo, ma li devi mangiare e lo sai e non puoi prendere come scusa il fatto che sei predisposta psicologicamente all'anoressia. Ingurgiti pezzi mollicci dal buon sapore rimembrando pensieri vecchi di un giorno, da quando dopo aver afferrato la pressione per i capelli e averla riportata a un livello accettabile sei andata in biblioteca e hai cominciato a vedere come se la cavava il resto del mondo. Hai visto che va avanti, male, bene, tra alti e bassi, scatti e accelerate, discese e salite, sei solo tu che non vai avanti. Non è stato un bel pensiero e la tua coscienza bastarda poteva anche evitarselo.
Finisci il latte e lavi la tazza. La sera prima hai lavato tutti i piatti, ma proprio tutti, anche quelli non tuoi, poi hai ripulito il lavello e il ripiano accanto. Hai anche lavato la sciarpa, il berretto e i maglioni di lana neri. Tutto in ordine, come sabato sera: hai messo in ordine la camera, armadi compresi. Da quella sera la tieni in ordine in modo che, chi ti conosce, definirebbe maniacale tanto non è da te. Non è da te al punto che ti sei permessa persino il lusso di rifletterci sopra, perchè proprio non è da te. Rimetterla in ordine nel momento in cui il non riuscire più a camminare per la stanza e il non trovare più le cose al volo ti snerva al punto che vorresti buttare tutto all'aria e calpestarlo, questo è da te. Non è da te mettere in ordine e mantenerlo. Perchè? Forse perchè speri che anche la tua vita finalmente prenda una piega più razionale e i tuoi pensieri si diano una regolata, in particolare un neurone, che ora, proprio ora, urla imbestialito per il modo con cui hai ignorato i suoi ordini e hai mangiato tutto. Lo ignori, i bambini capricciosi non devono avere troppe attenzioni.
Vai in camera e rimani leggermente stordita, sarai anche tu a mettere in ordine tutte le sere ma proprio non ci sei abituata. Non è proprio da te. Afferri l'asciugamano grande e vai a farti la doccia, forse l'acqua si porterà via anche quella scomoda consapevolezza di te, del tuo corpo e della realtà. Sei troppo lucida quel giorno e non ti piace: nemmeno a quello sei abituata.
La doccia è scomoda, come sempre, la fai in ginocchio perchè non c'è l'aggancio in alto, ma di fare il bagno non se ne parla, non lo fai più da quando avevi sette anni. Ormai hai imparato a ignorare il dolore alle ginocchia e la presa proprio sopra la vasca, dove attacchi la presa dello scaldabagno e che ti terrorizzava tanto i primi giorni, che la coprivi con un asciugamano. Quando hai finito e ti asciughi però ti rendi conto che non ha funzionato gran che, pulita sei pulita, ma solo fuori. Torni in camera e ti asciughi i capelli stando attacata alla scrivania sotto cui c'è la ciabatte delle prese, come se attorno a te ci fosse ancora il miasma di valige, vestiti e libri e quello fosse l'unico quadrato caplestabile.Tutto quello spazio di sconvolge, c'è sempre stato?
Apri l'armadio e cerchi di scegliere i vestiti. Il giorno prima ti hanno regalato tre maglie, ci sei rimasta bene e male, perchè ogni volta che ti fanno dei regali così disinteressati e senza una ragione precisa tu non sai mai come reagire. Normale per una cresciuta con il detto 'Nessuno ti regalerà mai niente', fortuna che c'è sempre stata la mamma a bilanciare i detti di papà.
Rinunci ai propositi dei giorni precendenti e ti vesti nel solito modo degli ultimi tredici anni, eliminando la tua sessualità. Ti da fastidio, ovvio, per puro miracolo ci stai andando d'accordo e il mortificarla così non ti aggrada più di tanto, ma sei pigra e svogliata e quello è un giorno da vestiti larghi, scuri e possibilmente legati a caldi ricordi. Al diavolo la femminilità.
Esci di casa e l'aria fredda è una benedizione, perchè sveglia quella parte della mente che viaggia liberamente tra i mondi della tua fantasia e spinge quella che si è svegliata prima di te nell'oblio, ma solo per poco. Respiri l'aria fredda e cerchi di far andare d'accordo il tuo equilibri termico con quello del mondo esterno.
Il mondo, ti sta un po' sulle scatole in quel periodo, non è vero? Ti piace sempre meno e lo capisci sempre meno, più lo studi e cerchi di viverlo più ti sfugge dalle dita e se ne va per i fatti suoi, si fa beffe ti te e ti spinge a desiderare ciò che non puoi avere. Per ogni traguardo raggiunto insomma, ti da una meta irraggiungibile, giusto per non farti mai sentire realizzato del tutto.
Purtroppo però è l'unico mondo esistente, sei costretta a starci dentro e per un bizzarro caso del destino lo ami anche con tutta te stessa, solo che non riesci ad andarci molto d'accordo. Mentre il bus passa davanti a un pezzo di mondo di cui ti sei appropriata di prepotenza ti torna in mente l'introduzione a Chiedi alla polvere che hai letto la sera prima, ricordando che chi ha talento narrativo è una persona incapace di abbandonarsi del tutto alla vita del momento, perchè c'è una parta analitica dentro di se che annota tutto e lo cataloga in capitoli e paragrafi; persone così, dice Baricco, che dovrebbe sapere il fatto suo, sono fondalmentalmente incapaci di vivere.
Dunque tu saresti effettivamente una persona incapace di vivere, lo dimostra il fatto che spesso ti senti molto distaccata dalla realtà, quasi a osservarla attraverso l'occhio di una telecamera. Però cè il classico però: ci sono infatti momenti in cui tu vivi intensamente attimo per attimo, momenti in cui questa parte analitica scompare e tutte le tue personalità si fondono fino a formare una persona sola, te. Quei momenti sono speciali e archiviati tra i ricordi più preziosi della tua esistenza e ti rifiuti di metterli per iscritto attimo per attimo perchè sono troppo belli e troppo tuoi. Ieri prima di leggere quell'introduzione hai avuto la conferma dei tuoi timori e ora stai facendo due più due e non sei affatto contenta. Non sei contenta di fare due più due e non sei contenta del risultato, che purtroppo sembra essere proprio quattro.
Non riesci ad accettarlo ma le prove sono lì, evidenti, neanche te le avesse procurate la scientifica di C.S.I.
Ripercorri la tua vita velocemente, scorrendole con lo sguardo sul tavolo bianco e illuminato dai neon che mettono in luce tutto, impietosamente, mentre i detective del dettaglio ti stanno attorno in guanti di lattice e camice bianco.

"Il risultato è corretto, due più due fa prorio quattro signorina Heresiae. Lei è capacissima di amare, ma purtroppo ama le persone sbagliate, quelle che non può avere, perchè quelle persone la fanno stare troppo bene e per il suo talento non va bene, proprio non va bene. Questa è la soluzione del caso. D'altro canto, se anche lei riuscisse per una volta a innamorarsi ed essere ricambiata sono sicura che scapperebbe a gambe levate da quella situazione, perchè quella felicità improvvisa e duratura le risulterebbe incomprensibile."

"E no, chiariamoci, io non sono quel pazzo squilibrato di Baudelaire: se mi innamoro e riesco pure ad essere ricambiata io me lo tengo stretto! Lo so che sono scema, ma non fino a quel punto! Avrò pure il sangue di un novarese misantropo ed egocentrico in corpo, ma è solo per metà, ricordatevelo bene."

"Ma signorina, la mela non cade lontano dall'albero e due più due fa quattro. Il risultato è esatto."

"Oh per favore, due più due farà anche quattro ma l'equazione non è completa, qui non si tengono conto delle variabili."

"Variabili?"

"Ma certo, innanzitutto perchè proprio il melo? Perchè non il prugno, la vite o un pino. La varietà delle piante vegetali è davvero ampia, il melo non è l'unica scelta possibile e ci sono medoti di riproduzione diversi per ognuno di loro."

"Si ma..."

"E poi c'è da calcolare le varibili metereologiche, locali e faunistiche. Per esempio: se il giorno in cui cade il frutto c'è un temporale? Potrebbe cadere lontano, prendere una china e rotolare fino a valle; poi uno scoiattolo in cerca di cibo potrebbe raccoglierlo e portarselo alla tana in riva a un fiume, solo che potrebbe sfuggirgli perchè un falchetto l'ha individuato dall'alto e per fuggire lo perde. Quindi il frutto potrebbe cadere nel fiume e navigare fino ad arrivare a un lago o al mare; magari poi viene pescato assieme a del pesce e viene buttato tra i rifiuti. I rifiuti arrivano in discarica, un uccello potrebbe individuarlo e portarselo via in volo, poi però potrebbe sopraggiungerne un altro che lo vuole anche lui, quindi litigano e il frutto cade chissà dove! Insomma signori. Se per metà il frutto è figlio dell'albero e quindi non dovrebbe cadere lontano dallo stesso, per l'altra metà è in balia di variabili esterne del tutto indipendenti e incontrollabili dall'albero! Due più due fa quattro, ma se devo sommare anche x, y e z il risultato cambia. In conclusione signori, la vostra indagine è incompleta."

"..."

Heresiae     1
C.S.I.          0

venerdì 27 gennaio 2006

Questa storia ha avuto una gestazione un po' complicata: sono inciampata in lei in ben due momenti, una al mattino e una alla sera e in due giorni differenti anche se vicini. Più che una storia a dire il vero erano due incipit, che si sono riuniti quando ho letto le parole di una persona e ho deciso di scrivere, anche se adesso non ricordo bene il perchè.
Non ho idea di come sia venuta e non sono sicura di essere riuscita a scrivere qualcosa di decente, ma se Lunedì non la vedrete scomparire vuol dire che non ho avuto ripensamenti e mi piace così com'è, se invece l'ho riscritta vi avvertirò.

Questa è la storia della Nebbia ed è dedicata a Stormy.


Nebbia

Nebbia. Si sente ancor prima di vederla. L’aria è umida, vaporosa e granulare, satura i polmoni fino in fondo e li purifica, riempie il cielo e nasconde il mondo alla vista; non li vedo gli ultimi piani dei palazzi, sono indefiniti, nascosti da questa coltre opaca che non scende del tutto fino alla strada.
Tutto è più scuro del solito, ma gli alberi non gocciano a tradimento nei colli dei passanti e i corridoi di volo non sembrano piccoli canali navigabili, sembra piuttosto che il mondo intero sia stato immerso in una tinozza d’acqua e poi vigorosamente strizzato, per essere lasciato ad asciugare all’ombra di un portico.
Su una piccola piattaforma sopraelevata alcune persone attendono il dragobus che li porterà alla Cittadella, sono imbacuccati e intirizziti, pare quasi che fossero presenti quando il mondo è stato immerso nella tinozza e non sembrano felici dell’esperienza; mi aggiungo a loro e scruto la strada indefinita, i cui rumori nascosti la fanno apparire vagamente minacciosa.
Il drago arriva sbuffante e coperto di umidità, le sue scaglie vivide sono lucide e scivolose, i vapori del suo respiro si perdono e si confondono nell’aria invernale. Si ferma con un gran sospiro e permette ai viaggiatori di scendere e salire, poi riparte con un ringhio, si insinua con abilità nel corridoio affollato e prende velocità. I palazzi scivolano via veloci dalla visuale, guizzano come se oltre all’acqua fossero stati intrisi anche di sapone; si raggiunge il corridoio di volo a doppia corsia e il drago sbuffa soddisfatto nel poter raggiungere la velocità di crociera.
Si avverte qualcosa nell’aria, le barricate non visibili nella nebbia che sembra creare un tunnel ai limiti del corridoio e i paesaggio si fa via via più irreale man mano che ci avviciniamo ai confini del villaggio dei Giganti. Il dragobus si muove come al solito, di scatto e sgraziato come se si trascinasse a fatica nell’aria, non come se questa fosse il suo elemento naturale; è una normale giornata di pendolarismo, i viaggiatori sono tutti assembrati nello stretto vano grigio e alcuni ciacolano sommessi o allegri, tutto nella norma, se si esclude la luce che ha cominciato a filtrare nella nebbia.
Ci si accorge di essere arrivati davanti al villaggio dalla luce che questo emana: la nebbia che lo avvolge è così fitta e luminosa che acceca e stordisce, impedisce di mantenere fisso lo sguardo su di essa. D’un tratto mi appare tutto chiaro, l’Assemblea si è riunita.
L’Assemblea è la riunione straordinaria indetta dai Giganti silenziosi, aperta a tutti, anche dai più giovani agli anziani troppo anziani. I giganti sono tutti svegli e attivi, parlano fra di loro freneticamente avvolgendo tutto ciò che li circonda in una cortina fumosa e pura. La luce che li avvolge rende il tutto più etereo, così dichiaratamente sacro che il drago smette di vibrare nervoso e si acquieta ma non rallenta, anzi accelera delicatamente perché è ben consapevole che la zona diventa molto pericolosa con tutti i Giganti svegli e immersi in un dibattito, sanno essere molto suscettibili se vogliono.
Passiamo velocemente il Muro Verde, eretto dalla tribù ominide locale che crede che quella zona sia esclusivamente loro e nemmeno gli sguardi degli estranei possono godere della vista, ma la loro è stata una fatica sprecata, perché i burocrati della Cittadella gli hanno impedito di sconfinare dal loro territorio, che non arriva del tutto fino alla costa e si sono dovuti fermare prima. Il Muro finisce e forte spicca l’assenza del Guardiano, immerso nella nuvola di conversazioni che lui non osa penetrare con la sua luce, timoroso di interferire con i discorsi e creare disguidi.
I Giganti si intravedono appena, le loro sagome indistinte passano via veloci al di là dei finestrini carichi di umidità del dragobus: ci stiamo sta portando via pezzi di discorso e nessuno se ne è accorto.
Chissà cosa dicono, chissà di che parlano. Forse delle nuove leggi promulgate o da abolire, forse dei successori per il consiglio degli anziani o i nuovi adepti, dei candidati presentati e di quelli che non sono idonei. No, no e no. Loro sono i Giganti silenziosi, non si occupano di cose così obsolete. È più facile che parlino del silenzio che avvolge da troppo tempo alcuni loro fratelli lontani, delle stelle sempre meno visibili nella notte, di quelle morte e di quelle che non hanno esaurito la loro luce, della Luna sempre più lontana e dei sogni delle persone, sempre di meno!, si lamentano, sempre di meno. Oppure dei loro sogni, delle loro riflessioni, delle storie che sono passate di lì e non hanno trovato autore che le possa accogliere, dell’acqua sempre più nera e ostile, delle luci sempre più deboli che non sempre riescono a far apparire la Città di Luce.
Sono tanti i loro discorsi fumosi, riempiono l’aria, la sacralizzano, la rendono fuori dal tempo e dallo spazio, fuori dal mondo degli uomini, fuori dalla storia e allo stesso tempo, interferente con ognuna di esse.
Le loro ombre chiare scivolano via dietro gli alberi argentati, dietro agli ormeggi reali, dietro se stessi, sulla riva immobile e priva di anima umana. L’acqua è uno specchio argentato, immobile, quasi Tempo stessa fosse intervenuta per fermarla, perché il suo sciabordio non interferisca nell’Assemblea. Niente deve disturbare la concentrazione dei Giganti silenziosi, questa è la legge.
Il villaggio sparisce, ma i discorsi si propagano fino alla Cittadella degli uomini, troppo indaffarati nei loro pensieri per dar peso a discorsi così leggeri eppure sospesi proprio sopra le loro teste. Il mondo degli uomini è sempre lo stesso, anche se immerso in un secchio è strizzato. Gli uomini vanno e vengono, si accalcano negli angoli stretti, slalomeggiano i loro simili, inveiscono e conversano, chiedono e rispondono, implorano e forse, a volte, pregano.
Chissà, forse i Giganti parlano proprio di questo, delle preghiere degli uomini; ne saranno arrivate abbastanza? Ce ne vogliono di più? Quante preghiere dobbiamo chiedere all’umano medio? Bisogna sicuramente apporre dei criteri diversi per le fasce stabilite e magari cambiare anche le fasce. Ma no, no, no! Questi sono discorsi da uomini. Loro parlano sicuramente della natura delle preghiere degli uomini, da dove gli vengono, come le fanno, perché le fanno, perché non le fanno più.
Il drago arriva nella sua piazzola di sosta e si lascia andare in uno sbuffo soddisfatto, ma sempre teso: è riuscito passare indenne la zona dei Giganti, ma deve farne molti altri di passaggi quel giorno. Saluto il drago dalle scaglie fosforescenti che, sbuffante, sta già caricando altri passeggeri che prudentemente di tengono alla larga dalla sua coda rovente. Mi addentro nel ventre della Cittadella per raggiungere l’Organo che mi inghiottirà e masticherà fino a sera, fino a quando non avrò completato il mio compito versando a un munifico Distributore di idee e nozioni il tributo necessario. Verso ciò che devo cercando di nascondere la mancanza di metà di quanto pattuito e il trucco del baro funziona, mi riesce particolarmente bene quando voglio; il Distributore è soddisfatto, io pure. Esco da quell’Organo sempre frenetico e pieno di scariche d’ansia e rientro nelle arterie della Cittadella, ora anche lei è completamente immersa nel bianco candore dei discorsi fumosi. Eccola la Cittadella con la nebbia, soffusa, nebulosa e buia, con sfere di luce galleggianti, i contorni indefiniti in varie colorazioni di scuri e caldi, e tanto argento… quell’argento che ammanta il tutto, sospesa appena sulle superficie acquee dei canali e un po’ distante dai selciati delle arterie asciutte, perché gli animi degli uomini sono troppo corrotti per poter essere toccati da tutta quella purezza e lei ne è naturalmente respinta.
L’aria sembra essere improvvisamente satura di se stessa, riempie i polmoni e li apre come un balsamo benefico e allo stesso tempo tossico, perché è pesante, c’è troppa aria, troppo da respirare, troppo da comprendere. Le vecchie pietre secolari sono lucide di passi e di nebbia, nuovi lampioni in stile centenario tentano vana resistenza a quel candore spesso ma mai opprimente, le onde non sciabordano, le correnti sono immobili, i gatti sono acquattati negli angoli, gli uccelli sui comignoli, le persone stesse parlano piano e vanno via veloci, come se il loro inconscio li avvertisse della sacralità che li sta toccando, anche se non la riconoscono.
Il buio è sempre meno buio con la nebbia, è sempre leggermente chiaro e c’è sempre qualcosa che si può scorgere  al suo interno. Nella nebbia, con il buio, le conversazioni dei Giganti appaiono più chiare, più solide, più evidenti, forse più umane. No, loro sono i Giganti silenziosi, possono apparire umani, ma non lo sono, anche se nei loro discorsi forse sono più umani degli umani stessi.
I draghi sbuffano nervosi al loro attracco, risentono parecchio di tutti quei discorsi sospesi che impediscono la visibilità e impongono il silenzio, ma è l’Assemblea dei Giganti, quindi sbuffano e basta. Passando davanti al loro villaggio stavolta, non si vedono nemmeno le sagome: il discorso è talmente esteso che il drago deve rallentare perché è entrato in un crocchio di frasi che ha sfondato il muro; gli Ominidi non saranno contenti.
Il Guardiano è invisibile e sicuramente irrequieto: pur rispettando la sacralità dell’evento è pur sempre un Guardiano, un guerriero e quei discorsi gli impediscono di proteggere i Giganti e il Tempio, di vedere i nemici.

Ma i nemici non si vedranno Guardiano, stai tranquillo, i Giganti silenziosi incutono ancora abbastanza timore e rispetto da impedire a chicchessia di interrompere l’Assemblea. Preoccupati di altri nemici, quelli che non vi vedono ma sono in grado di abbattervi, quelli che non vi sentono, ma possono zittirvi, quelli che non sanno che esistete ma hanno diritto di vita e di morte su di voi. Ma per ora puoi dormire tranquillo Guardiano, puoi riposarti e godere del silenzio dei discorsi dei Giganti perchè la Nebbia vi protegge. Per stanotte nessuno vi farà del male.





A tredici anni vidi Schindler's List, due ore di pellicola in bianco e nero che sono ancora impressei vividamente nella mia memoria che mi tornano in mente, sovrapponendosi alle nuove acquisite, ogni volta che sento parlare di Olocausto.
A sedici, vidi su Focus le fotografie scattate all'ingresso degli 'alleati' in un campo appena liberato e mai pubblicate fino a quel momento: c'erano primi piani di capanni, forni e resti umani.
A diciotto, scoprii l'esistenza di Mouse, un libro fumetto opera del figlio di un sopravvissuto ai campi di sterminio ed emigrato in america, in cui narra tutto ciò che lui e la moglie avevano visto, vissuto e sopportato in quegli anni; a diciannove lo trovai e lo comprai.
A venti, frequentai il corso di storia contemporanea e lessi il libro di Traverso, La violenza Nazista il cui ultimo paragrafo diceva una cosa spaventosa e terribilmente vera allo stesso tempo: l'olocausto fu solo il culmine di un processo iniziato più di cent'anni prima in tutt'Europa e non è affatto detto che quel processo non possa ripetersi.

Non ho una gran cultura in materia, ma quel che so basta a farmi rabbrividire ogni volta che penso a quel che è successo e può riaccadere e nessuno potrà mai convicermi del contario, la violenza umana l'ho vista prima ancora di studiarla, so che può tranquillamente riaccadere.
E' un bene quindi che esista il Giorno della Memoria, se non altro almeno una volta l'anno tutti siamo costretti a rivolgere anche un minimo pensiero a ciò che fu e a chi fece da capro espiatorio per un'interà società oppressa da se stessa e da valori in contrasto tra di loro e ricordarci che non fu solo un atto di follia, ma qualcosa da andare a ricercare nella nostra cultura, tra i libri di storia, i documenti burocratici, le fotografie e le memorie di chi vide e visse davvero.
Shopping heresiano

Giornata di shopping non programmata, in realtà sarei dovuta rimanermene a casa a poltrire, mettere in ordine la camera e fare un paio di backup del pc per poter installare il programma di mixaggio che, per Marzo, devo aver imparato a menadito. All'una e mezza però mi manda un mex M., che mi chiede se ci vediamo a p.le Roma per andare al centro commerciale, ooookay!  Doccia alla veloce e via!
Intanto però chiama mia madre, che mi aggiorna sulla situazione climatica ossolana, trenta centimetri di neve a Varzo, mezzo metro in continua crescita a Domo... -.- cioè, capiamoci, Domo è ca duecento metri più sotto di Varzo ed è in una piana... scuole chiuse o.o (avevo sei anni l'ultima volta che Domo vide mezzo metro di neve...)
Informo mia madre dei miei propositi di femminilizzazione e per la seconda volta (recoooooooooord!) in un settimana la lascio senza parole (cioè devo ripeterle tre volte che ho davanti a me una gonna e che ho intenzione di mettermela), poi ovviamente mi viene data la colpa dell'inizio della neo-glaciazione ^^
Quando esco di casa mi arriva un messaggio di mia madre:

'L'ho detto ad A. e mi ha chiesto se sei innamorata, che certe notizie le si deve dare con calma perchè se no si rischiano gli attacchi di cuore, ciao'

-.-
Mapporc...
Piccola peste! Perchè non si annulla la mente imbottendosi di tv e giornaletti come tutte le sue coetanee?
(Perchè è intelligente?)

Eh... Anche troppo.

Arrivo al centro commerciale e ci facciamo tutti i negozi di vestiti al pianterreno e quelli al piano superiore, il negozio di scarpe e persino il reparto vestiario del supermercato.
Niente.
O sono grandi, o sono orribili o sono cari. -.-
Marta trova una maglietta e fa scorta di detersivi per la Domus.

Oh! Al diavolo.

Vado in libreria e chiedo alla commessa dove tengono i libri di John Fante.
Le ore migliori sono quelle passate in compagnia di persone che riescono a farti stare bene, quando il tempo smette di fiatarti sul collo e il mondo sembra girare al tuo stesso ritmo.
E finalmente ridi.

giovedì 26 gennaio 2006

Frrrreddo

Doc è malato, però se non la pianta con queste insinuazioni e piagnistei vado giù solo per fargli un buco in testa e vedere se c'è rimasto ancora qualcosa o l'influenza si sta mangiando il resto - ovviamente farei il tifo per l'influenza.

Sono finalmente riuscita ad andare nel gabbiotto di vetro per consegnare i fogli per la richiesta crediti, spero che entro giugno siano a posto o gli ingabbiati se la vedranno male - quindi non tutte le influenze vengono per nuocere... se vengono agli altri ^^.
Ora vedo se la storia della nebbia ha intenzione di uscire fuori o se dovrò procrastinare davanti al pc in attesa che D. finisca lezione, fa un freddo becco e non posso vestirmi come vorrei (ieri sono riuscite a convincermi a prendere una gonna nera poco sopra il ginocchio, carina, S.mi ha anche regalato un bel maglione bianco da metterci sopra, ma io non ho gli stivali e ieri al mercato avevano finito gli scaldamuscoli... col cavolo che me la metto adesso! Persino la laguna è ghiacciata! E Doc si lamenta che è al calduccio, nel letto, tutto solo... ma si può avere questo tipo di sindrome a 47 anni? -Si, se si è giocato una convinvenza quattro mesi fa...- a già... -.-  ma quando si sta assenti alla distribuzione dei cervelli c'è poco da fare, quello rimediato al mercato nero fa cilecca ogni tanto... )

Chissà se lo devo ringraziare per avermi fatto passare una fobia scomoda rimediata a 17 anni... no, aspetta, se glie lo dico le insinuazioni diventano serie...
No, non è il caso, anche se è per questo suo merito non riconosciuto che mi si è levato il paraocchi... Ma non si poteva aspettare ancora un pochetto? Ci tenevo così tanto a passare un mesetto tranquilla senza capovolgimenti di viscere... auf... non son mai contenta
(Non vale anticiparmi)
Certo che vale, contro di te vale tutto.
(o.O)

lunedì 23 gennaio 2006

Cure

Sto cercando di 'curarmi' con la lettura. Dopo la delusione x la pessima traduzione di HP6, mi sono buttata su
Luna di primavera, che era un anno che volevo leggere e poi scopro che mio nonno, una marea di tempo fa, ne regalò una copia a ciascun  membro della famiglia, la mia compresa. Non male, anzi molto bello, però è davvero triste, quindi compenso con Terra! di Benni ^^

Sono passata dall'Auchan oggi e, eliminando l'idea dello shopping perchè non ero proprio in vena, passo dal reparto libri e vedo che è il periodo delle riedizioni Feltrinelli di Benni XD
Indecisione massima tra tre libri e poi prendo quello, tanto passerò a prendere anche gli altri prima della fine del trimestre...

Purtroppo la cura sortisce effetto solo fintanto che leggo e mi sto abituando all'idea che di cure non esistono. Com'è che diceva Kaori in CH? Che non esistono cure per questo tipo di male, non è vero? Però io non sono una diciottenne vissuta in una teca di vetro per tutta la mia vita, ormai dovrei essere vaccinata >.<
Smentisco il post di prima, a questo male ci sono già passata e sopravvissuta e anche se mi rimane il groppo in gola questo è pur sempre un periodo molto tranquillo, allegro e pieno di soddisfazioni e non ho voglia di rimuginare su qualcosa che non avrò e, sopratutto, non ho il coraggio di prendermi. La cura al male precendete è passata da quando la sua casa non è più stata davanti alla mia finestre, ben visibile e beffarda, stavolta sarà più ardua... meno male che Doc mi coinvolge in qualsiasi cosa che gli capiti sotto tiro...

Doc : 'Allora, cosa fai ad aprile?'
H: 'Ehm... Gli esami forse?'
Doc: 'Gli esami?'
H: 'Si e sai, magari dovresti farli anche tu.'
Doc: 'Ummh... si, forse hai ragione.'

Stasera mi ha chiamato per un nuovo progetto a To di pochi giorni, per la fiera del libro: una lettura no-stop di docidici ora con lettori vari. C'è anche Benni (parola magica...) ed è ad aprile e quindi forse un buco lo trovo, forse... Però Mercole non andrò a fare il sopraluogo... ^^

Doc: 'Ma non puoi lasciarmia Torino tutto solo!'
H: 'Piantala con sta storia del 'tutto solo', conosci mezza To!'
Doc: 'Ahahah, è vero... però tu sai che per evitare di chiamare chi sai tu devo presentarmi con qualcuno di adeguato, insomma, almeno ad aprile  vieni.'
H: 'Ok, verò di esserci.'
Doc: 'Brava'

Ma io sono una balia o un'assistente? O.o


Mi stava per scappare la battuta su Voldermort, ma lui non legge HP e sarebbe stata sprecata ^^
Ah... che pazienza che ci vuole con sti òmini... -.-

domenica 22 gennaio 2006

^-^

Cè l'ho fattaaaaaaaaa!
Per la gioia di appassionati e fedeli lettori (o.O dove li vedi?), sono riuscita a finire un'abbondante razione delle lasagne della mamma ( 'ç' ), quindi non sarà colpa mia se gli U2 si sciolgono (eh... cosa non si fa quando si trovano gli incentivi giusti...).

Come avete notato la mia 'amata'  parte interiore H2 si è fatta risentire attivamente, non so quanto ce la dovremo sorbire, immagino fino a quando non riprenderò a scrivere (ho il frustino pronto). ^^'
La 'gentile' personalità mi ha anche fatto 'notare' che ho dimenticato di dirvi il primo miracolo del week-end, ma vuole annunciarvelo lei:

(Ebbene signore e signori, per la prima volta da quando questa testaccia dura ha appreso l'uso corretto della parola orale, Venerdì sera verso le dieci è risucita a far rimanere sua madre interdetta e senza parole!! In poche parole, l'ha stesa!!!!)

-silenzio, grilli che friniscono-

>.<
(>.<)

Forse non hanno ben inteso cosa vuol dire.
(Mi sa di no)
Aiuterebbe dire che la signora è una di quelle che con due parole stende un tizio alto due metri e largo uno, pur nel suo un metro e cinquanta ritoccato?
(Forse.)
E che ha la sgradevole ab'tudine di riuscire a dare stoccate verbali che affondano nel centro della piaga con precisione millimetrica e che sembra dotata di vista a infrarossi e macchina per la lettura del pensiero incorporata.
(Anche.)
Beh, l'ho detto, e ora applaudite accidenti a voi, è stata un'impreso degna di Ercole.

-silenzio, non friniscono nemmeno i grilli-

No, no, H2 fermati, no! Molla quella mazza!!!!!!!
Restyling

Ieri sera, accettando il fatto che le parole ultimamente mi sfuggono un po' troppo facilmente per riuscire a scrivere quello che voglio a chi voglio, che la storia della Nebbia rimarrà in naftalina per un po', e che la Salani non è più la mia casa editrice preferita, ho tentato di dare una rifrescata al mio template, così, per svago. Ne sono uscite bestemmie e la scoperta che, chissà per quale bizzarro e arcano motivo, il copy-paste da Splinder al blocco note non aveva tenuto la stringa dove c'era l'orologio. Le bestemmie sono dovute che nella stringa da prelevare delll'orologino che ho scelto io manca il tag finale </iframe>, di conseguenza dopo quella stringa il broswer si fermava e non metteva più nient'altro se non l'orologio. Mi sono sentita un'idiota immensa proprio come la prima volta quando me ne sono resa conto (anche perchè ci ha perso mezz'ora.. -.- ora ho capito perchè agli esami teorici di info ha preso quei voti ignobili). Però ho trovato il calendarietto allegato che credo eliminerò, troppo ingombrante.

Fallito il restyling del blog ho deciso che rimuginarci sopra non serviva niente, così mi sono dedicata al restyling principale, il mio. E' da Torino che Doc è riuscito a farmi venire i dubbi sul mio apparire in pubblico e vi assicuro che ci ho pensato ogni volta che mi mettevo davanti all'armadio e allo specchio: per ora è saltata fuori solo una treccia al posto del buffo codino che mi faccio sempre e non mi basta. Comincio il mio (lento)rientro nel mondo della femminilità il cui accesso ho sepolto chissà dove tra gli otto e i tredici anni e di cui ho scordato l'ubicazione dai quattrordici in su.
(Bisogna sempre fara una mappa di ciò che si seppellisce, accidenti Heresiae! Leggi leggi ma poi alla fine non impari niente!)
=(
Quindi Julia, stufetta accessa e la forte convinzione che chiunque pensi ai prodotti per permetterci di non assomigliare troppo a un primate è un misogino bello convinto, i vapori che quel dannato sapone emanava li poteva usare gli States in Iraq. Per fortuna è rimasto anche qualcos'altro (privo di emazioni tossiche) nell'armadietto che testimonia come in passato io ci abbia già provato, senza troppo entusiasmo però visto che ci sono solo rimasugli, ma me lo faccio bastare, così alla fine riesco a guardarmi nello specchio abbastanza contenta di me (secondo miracolo del week-end! o.o). Per i capelli sarà ardua ma non ci sono mai andata d'accordo... con loro temo che dovrò arrendermi in partenza.

Dovrei uccidere Doc solo per essere riuscito a farmi saltar fuori di nuovo tutti i problemi legati alla mia fisicità e all'accettazione della stessa, però ha ragione lui quando dice: 'Finchè uno non sta bene con il proprio corpo non sta bene con se stesso e nemmeno con gli altri e non può creare un legame intimo con una persona.'
Direi che ha ragione (quindi sopravviverà al trimestre... forse), e siccome la catena di montaggio di mia madre ha avuto se non altro l'intelligenza di tenere il modello di mia nonna paterna in risarcimento di tutte le magagne che lo accompagnano, è forse giunto il momento di farci quattro chiacchiere allo specchio e decidere quali sono le esigenze di ognuno. In primis ho intenzione di sconfiggere questo dannato digiuno forzato, se scopro qual'è il neurone che mi chiude lo stomaco dopo che questo lamenta cibo da ore giuro che lo espello a seduta stante. Dovessi vomitare le lasagne che ora stanno in forno mangerò tutto quello che ho nel piatto! Parola di scout.
(Tu non sei uno scout.)
Non importa.
(Tu odi gli scout!)
... uff che pignola.
(Giuralo sugli U2 piuttosto.)
ehmmm... o.o
(Forza... non è così difficile. Meglio, giuralo su Bono.)
>.< Argh! -.- E va bene! Lo giuro su Bono e sugli U2!

(Ragazzi, se quest'anno si sciolgono sapete il perchè.)
Aspetta che ti prendo, aspetta... >.<




P.S. Ho scoperto di essere tornata sui 45 kg e ho festeggiato per circa un quarto d'ora, se alla fine del trimestre ho raggiunto il peso che avevo il primo mese di uni voglio un premio, chiaro?!?!
(Un calcio nel sedere basta?)
-.-

giovedì 19 gennaio 2006

Lo Stomaco

E' impressionate la quantità di stress che si accumula in un unico punto del corpo, un punto delicato che assicura il tuo buon funzionamento nella vita e nella giornata.
E' impressionante anche come in certe situazioni, nonostante senti allentare notevolmente la tensione in quasi tutto il corpo in quel punto, solo in quel punto, ti rimane qualcosa di teso, latente, un groppo indefinito che non sa né di indigestione, né di fame, né di malattia. Lo si riconosce a pelle: è il  Malessere; quel malessere che parte dal profondo e non è, com'è convinzione comune, il cuore ma proprio lo Stomaco. Lo Stomaco è il profondo di noi stessi, riflette il nostro umore e le nostre emozioni, si chiude o si apre a seconda della nostra condizione psicologica, si contrae e fa strane capriole in situazioni ed eventi inaspettati o previsti. Lui è il boss. Da lui partono tutte quelle sensazioni di nausea e spossatezza che ti tormentano per tutto il giorno, fino a quando non ce la fai più e ti arrendi, ti siedi ti appoggi allo schienale della sedia riprendendo a respirare normalemente, si fotta lo stomaco, si fotta quel libro assurdo, si fotta questo esame.
Poi esci e senti il respiro regolare e il cervello più rilassato per la consapevolezza di avere davanti a te un mesetto tranquillo, ma le menbra tremano ancora leggermente e non è la sindrome post esame, è il calo vertiginoso di zuccheri e carboidrati che ha cominciato a farsi sentire nel momento in cui hai messo piede al terzo piano. Lo Stomaco è ancora lì, teso e contratto, raggomitolato in un nodo come un gatto acciambellato in mezzo a un cespuglio intricato e ti guarda malevolo, perchè non dovresti permetterti di rilassarti, lui non lo è, ed è lui che detta legge.
Lui sa, bastardo analista preveggente, che prima o poi tornerà quel dolore interno delle ossa, la pulsazione che parte dall'anulare destro, la scarica di corrente a basso voltaggio continua che partirà dalla tua mano, attraverserà il braccio, il torace, le articolazioni, farà un paio di giri nello stomaco, invaderà il basso ventre e arriverà giù in fondo alla gamba destra, per farti cedere leggermente. Ti sentirai male, avrai voglia di piangere e quel dolore che ti ha invaso il corpo continuerà fino ad arrivare al tuo cervello, fino a richiamare come una presentazione impazzita tutte le immagini che tenti disperatamente di seppellire nel fondo della tua psiche. Sa che non resisterai e il giorno stabilito la sentirai la scossa traditrice, ricominciare da quel punto particolare della mano nel momento stesso in cui lo vedrai e vorrai morire. Tu ti sarai già messa la tua solita faccia per ogni circonstanza, quella che non dovrebbe far trasparire nulla e dovrebbe far credere che tutto sommato stai bene, che è un momento in cui non ti puoi lamentare e parlerai del più e del meno come al solito. L'hai costruita con tanta fatica quella faccia, non ti potrà tradire.
Si rilasserà, giusto per farti capire che come al solito ha ragione lui, che dovresti fidarti di quel che lui ti fa sentire. Quando sarai sola poi, con i tuoi pensieri confusi e arrabattati, si contrarrà di nuovo, prepotente e arrabbiato, lo farà fino a quando non ti farà sul serio venir voglia di cacciarti due dita in gola e vomitare, il pranzo, la cena, la merenda, la bile... qualsiasi cosa ci sia, lui vorrà esplellerla e con quello tutto ciò che prova e di cui si vuole liberare. E' così che funziona, se sta male lui devi star male anche tu. Questa è la regola: è lui che detta legge.
I sentimenti non stanno nel cuore, organo indifferente e obbediente ai soli comandi del cervello, ma nello Stomaco.

Zio Murphy è più puntuale di un treno giapponese, ha scelto proprio il momento giusto, quello in cui stavo ridendo contenta di quel che mi aspettava nei giorni seguenti, un momento normale e tranquillo della mia vita poi... una frase, un discorso particolare e quello che non volevo salta fuori con prepotenza rendendomi molto prossima all'anoressia.
Sadico bastardo con la mentalità perversa di un religioso represso.


E se non fosse un'ossessione ma la semplice presa di coscienza di un qualcosa che nascondo fin dal primo giorno?
Ci sarebbe da piangere.
Ho finito gli esami del primo trimestre...

o.o

XXXXXXXXXXD
Lo stomaco ha raggiunto livelli di contrazione storici a causa dello stress piscologico, emozionale e nervoso.
Ho lasciato a casa la tavoletta di cioccolato, per i motivi sopra citati oggi a pranzo non ho buttato giù niente e ora i succhi gastrici rosicano le pareti del mio povero organo preposto alla digestione, che pur di impedirlo si riempie d'aria peggiorando la situazione.
La concentrazione è pari a quella del mio gatto quando è steso a pancia all'aria sul divano.

E c'è un tizio che se ne va in giro per lo Iuav con addosso la faccia della mia Ossessione, pur non essendo la mia Ossessione.
Qui la cosa si sta facendo pesante.

mercoledì 18 gennaio 2006

Ossessione

Ho un'ossessione che mi frulla nella testa. E' una fantasia malata che occupa i miei neuroni e mi impedisce la concentrazione. Inizia di prepotenza coinvolgendomi nel mondo parallelo che crea, mettendo in campo persone e luoghi, veri e inventati, conosciuti e immaginati. E' una fantasia che ritorna in loop, a volte rivive pezzi che le sono riusciti particolarmente bene, a volte decide di rifare tutto da capo, ma il soggetto è sempre lo stesso: cambia la scenografia, i costumi, il direttore di fotografia, ma gli attori e il regista sono sempre gli stessi.
La perversione di un regista in delirio.
Continua incessantemente, non gli basta ancora, vuole essere mandata avanti, riviversi, rivoluzionarsi, trovare nuove varianti, cambiare quello che non le piace o vedere se c'è qualcosa che le piace di più.
E così rimango con lo sguardo fisso nel vuoto per ore, seduta sulla mia poltroncina studio mentre un film irreale e virtuale mi passa davanti agli occhi dandomi sensazioni più forti di un film vero. E il tempo corre via veloce...

Le odio queste ossessioni, impediscono la scritura, lo studio, la vita stessa. Il mese scorso ho rimuginato una fantasia finchè non si è esaurita, stanca del suo continuo riversi, poi finalmente è arrivato il vuoto e ho scritto una storia.
Era una fantasia più virtuale, non coinvolgeva direttamente persone che conoscevo, adesso invece è in atto un'ossessione vera e propria, di quelle che ti chiudono lo stomaco e ti fanno alzare al mattino con la testa leggera e la sensazione di non aver dormito affatto, che ti fanno venire la fame nervosa e il languore che parte dalle ossa. Il brutto di quest'ossessione è che so che non ha un fondamento se non la solitudine, e se solo provassi a verificare un'eventuale veridicità andrei a sbattere contro un muro di cemento armato, rovinando un rapporto che non voglio assolutamente perdere.

Se in bagno avessi una piccola macchina per il lavaggio del cervello laverei via con acqua e sapone tutti questi pensieri malati, così, per riuscire di nuovo a guardare in faccia l'oggetto delle mie ossessioni senza far trasparire i pensieri che ho avuto su di lui.
Qualcuno ha installato una rete senza fili non protetta...
Sono connessa da casa mia e non ho la più pallida idea di chi mi stia fornendo l'accesso a internet.
Chiunque tu sia, continua così!!




(Heresiae ha un esame domani e non solo non ha ancora letto tutto il libro, ma non sembra avere molta intenzione di finirlo. Qualcuno la sgridi per favore.)


Misterioso

Thelonius Monk, pianista di colore che non faceva cantare il piano, lo faceva parlare, con quei sui accordi che sembrano quasi disarticolati, i cambi improvvisi di stile e tempi, senza schemi, senza stilemi preconfezionati che non possono essere inseriti nelle codisette classificazioni che piacciono tanto agli storici.
Smise di suonare Monk, si chiuse volontariamente in un silenzio che lo faceva soffrire, un silenzio che diceva tante cose, più di quante non potesse dirle con le sue note indisciplinate e vive e le diceva all'America, alle persone che vivevano nella strada sotto di lui, a quelle che lo insultavano per strada, al senatore McCarthy. Un silenzio che non spiegò mai, un silenzio misterioso.

Erano gli anni del Jazz e del Blues, gli anni che rivoluzionarono per sempre la musica nel mondo, anni di sognatori incalliti simili a guerrieri che si rialzavano e continuavano a camminare, anche dopo che li avevano abbattuti, anche dopo che li avevano pestati a sangue. Erano gli anni del jazz e del blues, erano gli anni di Billie Holiday. Lady sings the blues...

Solo un'ora, per un'ora sola sono stata nelle atmosfere fumose dei piccoli locali affollati di fumo e persone, tutte riunite intorno a un saxofono, un pianoforte, una piccola orchestra, che facevano piangere e sognare. Benni e Petrin mi hanno trasportata in questo mondo in penombra dove le stelle più luminose spesso avevano il colore della notte e bruciavano più forte di tutte le altre.

Pianoforte bianco e nero, nero e bianco. Strana bestia, cuore, culla, tomba... Pronto a cantare, suonare, ingoiarti...

lunedì 16 gennaio 2006

Indovinate chi ha tutti i crediti a posto senza dover fare corsi teorici in più?
Indovinate chi può evitare il laboratorio questo trimestre iterando un corso teorico?
Indovinate chi va a Parma a seguire l'allestimento di uno spettacolo a Marzo?

Ragazzi, oggi è una giornata fantastica!
Fossero tutte così andrei costantemente in giro con un sorriso a ventotto denti.
Mi sembra di essere di nuovo al primo anno da quanto sono contenta.

martedì 10 gennaio 2006

Accidenti alla Iuav e alle sue connessioni del cavolo!
Ho scomodato tutti i santi che conosco per riuscire a postare il post di prima!!

I lavori di manutenzione fateli quando la gente non si deve collegare! E magari avvisate prima!

Film

Leggo il blog di Stormy e mi rendo conto che le sensazioni che lui ha provato, le sto capendo molto bene, il magone allo stomaco è molto familiare. Un flash back molto meno traumatico di quel che ti fanno vedere nei film mi riporta a un po' ci cicatrici un po' sbiadite e mi dice: 'Che c'è di strano? Eccoti qui le tue esperienze', e via con la proiezione.





A tredici anni ho frequentato il mio ultimo corso di sci. Mio padre mi aveva appena comprato gli sci nuovi e siccome si prevedeva una crescita di almeno dieci centimentri per gli anni a venire, me li prese più lunghi di me, un po' troppo più lunghi di me. Il controllo di quegli sci mi riusciva particolarmente difficile quando dovevo curvare, al punto che, invece di strisciarli, io sollevavo quello interno e trascinavo l'altro (lo faccio ancora adesso). Un giorno durante il corso prendiamo la deviazione della deviazione del muro, una gippabile insomma, che io detestavo perchè era stretta e con una pendenza discreta per una ragazzina che ha il genitore con la mania della sciolina. Facciamo duecento metri tranquilli, più o meno, con io che porcono dentro me con l'innocenza che avevo ancora a tredici anni, la metà delle mestemmie che so ora all'epoca non le sapevo. Siccome non succede niente di grave, mi rilasso quel tanto che basta da respirare decentemente, giusto per non far urlare i polmoni e i fianchi. Curva esterna, interna, esterna, interna... punto di nuovo verso l'esterno a sinistra, con abbastanza sicurezza perchè vedo che si sono ammucchiati un po' di centimetri di neve in più che potrebbero farmi da parapetto e darmi la misura della curva. Vado e curvo sul ciglio, troppo sul ciglio. Ruoto le caviglie e le gambe, trascino gli sci, la neve mi blocca e vado giù.
Cado all'indietro di testa a caduta libera, perfettamente perpendicolare al ciglio della strada e ho gli occhi aperti. Lo tengo aperti mentre alla neve e ai rami degli alberi si mischiano immagini velocissime, come una pellicola mandata avanti veloce, ma chiarissime e vedo tutta la mia famiglia: A. e i suoi capelli biondi spiccano particolarmente in quell'accozzaglia di immagini. Sono sicura di aver visto anche i miei nonni. Non  ho pensato "Ora muio" o "Li raggiungerò", semplicemente non pensavo, ero spettatrice inerme della mia vita e del mio destino che in quel momento pareva particolarmente definito e finito.
Sarà durato due, tre secondi al massimo, forse anche solo uno. Perdo lo sci sinistro nella neve e quello destro si impiglia dell'incrocio dei rami bassi e sottili di due alberi che ho imbroccato senza cozzarci contro. Mi fermo di colpo, dondolante e sospesa sul declivio, sentendo la schiena che sfiora le neve.
Sono sicura che il cuore si è fermato prima agli spettatori che mi stavano dietro e in seguito al mio maestro di sci quando non mi ha più visto dietro di se o ha visto, quando si è affacciato, com'ero messa.
Non so come faccio, so che riesco a districarmi da sola da quell'impiccio (e se sapete che cosa vuol dire muoversi con una tuta intera da sci il doppio di voi e uno sci impigliato e lungo trenta centimetri più di voi allora avete capito tutto), mi dimeno e riesco a far staccare lo sci, mi alzo e mi volto indietro per il solito masochistico e stupido istinto di curiosità 'vediamo un po' dove potevo finire': dal punto dove sono vedo che il tronco di un albero spesso mezzo metro a neanche uno da me, c'è l'ho proprio di fronte. Freddo e pulsazioni sul polso destro che scopro scoperto e graffiato mi richiamano alla realtà velocemente: i rami mi avranno anche salvato la capoccia ma hanno voluto comunque assaggiare il mio sangue, poco male. In pochi istanti ho elevato loro e lo sci destro al rango di eroi. Recupero gli sci e il guanto sinistro che, a quanto pare, era in lista per la gita 'accessori sciistici di sinistra durante la caduta della proprietaria'.
"Tutto bene?" chiede il mio maestro. Quand'ero distesa l'ho visto affacciarsi e cominciare a levarsi gli sci, sta scendendo per aiutarmi, sono a quasi dieci metri dalla strada. Non ha la voce molto preoccupata, ma non ci faccio caso, il mio cuore batte furiosamente e allo stomaco sta succedendo qualcosa di sgradevole. Lo scoprirò solo in seguito che sono predisposta a sfogare le mie paturnie proprio su quell'organo. Salgo su, con la faccia tosta di chi in realtà sta benone e non è rimasto minimamente sconvolto dall'esperienza; mi tremano le gambe e ho voglia di tornare a casa con la velocità di missile ma non esiste che io faccia vedere a quei mocciosi che sono sotto shock. Mi ricompongo come posso, il maestro mi ha aiutata a salire, mi rimetto gli sci e partiamo, gli altri con qualcosa di cui parlare ai genitori quella sera e io con una fobia in più.
Mi ricordo di aver commentato male l'obbligo del casco sulle piste per i ragazzini, ora mi rendo conto di aver dato una mano a  far approvare quell'obbligo e ne sono contenta.
All'epoca non ero abituata a guardare le reazioni della gente, rifuggivo ai loro sguardi e mi chiudevo in me stessa, ma non sicura che se avessi guardato meglio Felice avrei notato una gradazione parecchio più chiara sulla sua abbronzatura da pista che lo delineava chiaramente come maestro.
Io entro la serata mi sono resa conto che qualcuno là in alto deve esistere per forza - qualunque sia il suo nome, la sua dottrine a il suo sesso, cosa che dimenticherò presto negli anni a venire - e mi deve volere bene e che per nessun altro motivo avrei rifatto quella strada. Il maestro mi ha risparmiato l'umiliazione del rifiuto, non l'abbiamo più fatta. In seguito mi sono guardata spesso le sottili cicatrici sul braccio, ormai quasi scomparse, e di rabbrividire e di rendermi conto che avevo sul serio visto pezzi della mia vita passarmi davanti, o meglio, persone della mia vita, anche perchè non c'era molto da vedere del resto. Ora non ricordo quasi più chi e cosa ho visto, mi rimane solo un gran magone nel cuore e il sacro terrore delle alte velocità in pista, che affronto ogni volta che calzo gli sci, perchè amo troppo sfrecciare in discesa libera sulla distese innevate, sentire il vento sul viso e il cuore che batte a mille al limite della resistenza; piuttosto che smettere rischio l'infarto!

E' stata sicuramente la volta in cui ho rischiato di farmi male sul serio e dai cui sono uscita praticamente illesa.
La prima volta avevo otto anni e caddi dalla cancellata degli zii che stavo scavalcando per raggiungere mio padre: avevano il cancello elettrico e c'era stato un black-out. Purtroppo avevo la gonna e non ero pratica di arrampicate con quel genere di vestiti, si inpigliò e io caddi da più di due metri d'altezza a testa in giù (era destino, o di testa o niente) a dieci centimetri da un grosso vado in marmo del diametro di mezzo metro. Misi avanti le mani (perchè io ero anche una cascatrice provetta) e mi ritrovai diesta a terra con il polso gonfio e dolorante, ma la testa illesa. Le seconda quasi l'anno dopo, corsa sfrenata in bicicletta - quando le velocità non mi provocavano alcun disturbo - e frenata improvvisa (con il freno sbagliato) quando scambio l'ombra di un lampione per un dosso riasfaltato. Capriola in avanti (sempre di testa), finita distesa sull'asfalto con un ginocchio e una mano sanguinanti a cui basto il disinfettante.

Fobie guadagnate:
- soffro di vertigini;
- non riesco più ad avere il controllo necessario della bici affinchè io raggiunga la velocità massima in discesa, freno molto prima;
- idem come sopra per gli sci.
Ma non crediate che io non abbia attentato di nuovo a me stessa, la vostra Heresiae ha continuato ad arrampicarsi su alberi altissimi nonostante e a frequentare un certo tratto di strada a U in Valenza con la bicicletta, facendolo nel modo idiota dei ragazzini: senza freni; quando avevo ancora della compagnia frequentavo i fuori pista ripidi e ghiacciati ridendo come una disgraziata a catarsi avvenuta e un saltavo allegramente gli ostacoli senza prendere troppo le misure (anche dopo che la rotula destra rischiò di staccarsi piantandosi sui tubi scoperti di una panchina e io feci l'ennesima capriola in avanti atterrando sul cemento della colonia). Senza contare di quel che feci in seguito alla scoperta dei mezzi motorizzati, ma me la cavai con l'infarto degli altri (e la catarsi mia... si, all'epoca non avevo hobby decenti).

Quello sugli sci fu l'unico in cui ebbi quel tipo di immagini e col senno(?) dei ventuno, non ho ancora capito perchè o forse si. Nei primi due mi sono resa conto nell'istante immediato stava succedendo, di aver fatto la cazzata dell'anno. Nel terzo invece è stata la neve traditrice, che io pensavo ancora di salvezza e che invece mi ha bloccato lo sci impedendogli di scivolare in avanti e facendomi sbilanciare di conseguenza (e lo so perchè mi sembrava che il tempo si fosse fermato mentre scivolavo all'indietro): lì non era colpa mia. Forse è per questo che vediamo le immagini, quando non capiamo perchè sta succendendo quello che stiamo vivendo e siamo sicuri che non è giusto, ci aggrappiamo a qualsiasi cosa pur di non pensare che sta succedendo, o forse siamo coscienti che la pellaccia ci sta sfuggendo dalle mani e guardiamo le vecchie foto per avere qualcosa di bello a cui pensare mentre ci prensentiamo al cosidetto creatore. Quando invece sappiamo che è colpa nostra, amen, siamo i soliti cazzoni e guardiamo tutto con spirito analitico ricordancelo abbastanza bene, perchè possiamo imparare dai nostri errori e farci venire il batticuore gni volta che ci riproviamo, oppure per l'ultimo spirito ironico, morire si, ma ridendo.

Non so se sia giusto o meno, mica sono una psicologa, però mi sa che per me è abbastanza azzeccato. Però non ho nessuna intenzione di confutare la mia teoria, perchè ho l'impressione che per sopravvivere io abbia fatto fuori una buona parte delle mie scorte di culo annuali e sono ancora in debito, perciò se proprio volete provateci voi (quante vite hanno i gatti? Nove? Allora dunque, uno, due tre... azz, quota sei! o.o non attraverserò mai più il corso in piedo traffico! -------------------------------> naso che si allunga)



Non ho mai raccontato a nessuno la vicenda per intero degli sci, o meglio, non ho mai raccontato a nessuno la parte del film. Per una qualche stupida ragione ho sempre pensato che fosse una cosa troppo personale per dirla a voce a qualcuno o forse il meccanismo del d.House era già presente in me molto prima che Hugh Laurie comparisse sul mio teleschermo con quella sua bella faccia da schiaffi. Quello che mi salta all’occhio in questo omento è che ho la pericolosa tendenza a fare cazzate quando sono depressa, per fortuna mia madre mi ha dotata id un buon apparato ragionativo e responsabile, perciò in queste vacanze ho guidato piano, c’era ghiaccio in strada. (Quasi quasi riesumo l'idea del parapendio... è un po' che non ho una catarsi degna di questo nome, se poi riesco ad atterrare con tutte le ossa sane un giorno forse riuscirò a salire su un graticcio o un ballatoio senza attaccarmi al muro stile ventosa... chissà...)

E il pensiero di una persona a me cara con un arto inutilizzato che si trascina per casa imbottito di antidolorifici e con un agenda piena ma quasi inutilizzabile mi fa venire i brividi. Ogni volta che a me è successo qualcosa avevo con me il cellulare o ero circondata di persone, un intero corso di sci, mezza colonia estiva, mio padre... non so cosa avrei fatto o pensato se mi fossi ritrovata da sola, ma la lucidità mentale alla MacGyver che lui ha dimostrato mi lascia scioccata, per non parlare della lucidità con cui ha messo a posto casa prima di andarsene ( E statte fermo!!!!!!!! Incosciente!). Ecco qua, esorcizzo l’infarto del mese scorso ricordando vecchie cicatrici di guerra...



Forse mia mamma ha ragione quando mi accusa dei suoi capelli bianchi...





E anche per oggi ho fatto la mia psicoanalisi giornaliera... mo si torna al lavoro!