martedì 30 maggio 2006

Non ho più molto tempo di entrare in rete. Sono così stanca e così pigra (e anche così tanto indaffarata) che questo finesettimana mi sono anche dimenticata di guardare in rete la mail, ed ero a casa con una connessione disponibile 24h su 24.
o.o
Da non credere.Mi sto disintossicando sul serio o mi sono semplicemente annoiata?
Mah...

In effetti sabato era stato un po' troppo indaffarato per volgere pensieri alla rete:
- 9:30 appuntamento al ristorante per fargli le foto, ci si mette un'ora ad arrivare due a tornare (causa code sull'unica strada che va da Locarno a Verbania causate da quel cazzo di semaforo all'ingresso di Verbania! Figurarsai se non erano gli italiani a fare casino...). Ci sono stata un paio d'orette, ho un bel po' di megabyte di immagini da spulciare e scegliere e dei testi di presentazione da scrivere.
- 13:00 dentista, controllo contenzione. Ero a una notte si e una no, sono stata promossa a due no e una si. Sono arrivata a casa giusta alle 12:50, sentivo lo stomaco che si artigliava alla porta d'ingresso quando sono uscita con la lingua che bruciava per il colluttorio e la pressione che andava a ramengo giù per i boschi.
- 14:30 visita dal pipino ^^ il che mi ha evitato di partecipare alla Santa inquisizione floreale voluta da mia madre per far tornare la selva oscura a quello che, ogni essere umano su questa terra, chiama 'giardino'. Sono tornata stanca morta da tre ore di conversazione complete di opinioni (dopo anni e anni!!) e prova guida della jeep. XD Ho guidato la jeep!! Non uno di quelli belli con le marcie che entrano tutte e un bel volante imbottito, ma il Niva, un bestione di un paio di quintali con un gran voltante magro magro, il sedile che non voleva andare avanti, le fantastiche marcie dure ad entrare (la retro ci ho messo un'ora a imparare a metterla), i pedali con un sacco di gioco. Però siamo andati da casa di papà fino ai Croppi, una località che è già zona di villeggiatura montana. Niente vera e propria gippabile, è stata ricoperta dal grattugiato, ma comunque ci passa una macchina sola e son tutti tornanti in salita ù_ù. Sono scesa che sembravo reduce da una sauna (sedili in plastica simil pelle nera... c'era il sole).
- 18:00 vai al supermercato (in uno stato estetico pietoso) per comprare il necessario per il tiramisù alla mamma che ultimamente perde colpi e neuroni.
- 19:00 casa, stravolta.

E si, è stato davvero indaffarato sto finesettimana. La domenica praticamente non l'ho vista perchè sabato sera ho iniziato La verità del ghiccio di D.Brown e ovviamente non potevo permettere che la domenica finisse e il libro no.
Vado, ho un mucchio di cose da disegnare ancora e la scadenza per la presentazione della domanda di laurea si avvicina (13 giugno!!!).
Waaargh!!

venerdì 26 maggio 2006

L'università mi ha mandato il modulo di richiesta della tesi e un riepilogo dei crediti (la famosa schedina della raccolta punti!! Finalmente l'abbiamo XD) che ho cominciato a riempire per curiosità e tranquillità.
E' fatto talmente bene che mi è venuto un infarto nel momento del conteggio dei crediti del laboratorio, perchè mette dentro anche tutti i laboratori pre-trimestri, quando erano ancora da 12 punti (sia del primo che del secondo anno...).
Dopo la confusione ho guardato il punteggio richiesto, 104. Spin: ne hai solo 100, a-ah!

ARGH!
Accendi Nino, ora! Ha lui i conteggi giusti.

Trenta secondi dopo:
cretina, li stai facendo adesso i 4 crediti mancanti.

...

Ok, morale della favola ragazzi: mai fare i conteggio dei bollini quando si è stanchi, debilitati e assonnati.
Ho finito King.
Uscita per L'inferno è uno di quei libri che non leggi né per rallegrarti né per estraniarti. Certo, leggere King per non guardare ciò che succede intorno a noi è un clamoroso errore, dato che mette in scena l'umanità in tutte le sue sfaccettatura estreme, normali e sopratutto reali. Difficile poi rallegrarti quando ti viene mostrato il completo, totale e inarrestabile degrado psichico di un uomo. Un uomo che alla fine... beh, se ve lo dico mi sa che mi uccidete. Leggetelo però, perchè fa parte di quella breve serie di libri che King ha scritto sotto pseudonimo quando era già famoso e già questo dice un mucchio di cose. Sapevo già come finiva perchè è strillato a volume asordante fin dall'inizio, l'unica cosa che si fa mentre si legge il libro è aspettare che questo tizio esploda, letteralmente. E' un finale meno movimentato di quel che ci si aspettava però, o almeno, c'è molta meno scena da parte sua, molto meno esporre le sue ragioni di quel che ci si aspettava. Ma è stato bello lo stesso. No, di più.  E' stato interessante sopratutto sentire la propria ansia crescere mentre le colonne sonore remixate di City Hunter risuonavano nelle orecchie accrescendo il senso di estraneità.
La colonna sonora in contraddizione con l'atmosfera delo show... effetto clamoroso anche quando non è voluto. Chissà come l'hanno scoperta... o.O
Beh l'ho finito, ed è stato più facile del dovuto.
Tutte le ragioni che me l'hanno reso indigesto il mese scorso si sono attenuate fino a rinchiudersi loro stesse in un angolino per la vergogna. Il protagonista ha anche trovato una faccia fissa, il che è spesso la cosa più difficile quando leggi un romanzo senza troppe descrizioni fisiche e si è bombardati di informazioni televisive come me. La faccia gli stava a pennello, sogghignavo ogni tanto.

Tra una depressione e l'altra sono anche riuscita, tra le altre cose, a finire Granny in Paradise (AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRGGGGGGGGGGGHHHHHHHHHH!!!!!!!!!) e rileggere Benni (ma questo mi sa che l'avevate già capito). Tutta quest'attivita mi ha stimolato un pochino le celluline grigie che si sono addirittura trovate un hobby che non ho mai praticato seriamente se non nei temi in classe: la scrittura.
Scusate specifico: la scrittura manuale.
Da quando ho undici anni scrivo al pc. Quasi esclusivamente al pc. Infatti sono molto veloce e se passo abbastanza tempo solo su Nino non ho quasi mai bisogno di guardare la tastiera. Solo che Nino pesa e le dispensa di laboratorio anche. Inoltre pare che sia troppo sgamo accendere il pc per mettersi a scrivere durante lezione. Quindi mi sono adattata.
Sul quaderno che ho comprato appositamente sulla tesi ora si affollano i quadrati di dieci per dieci da riempire coi fatidici cento numeri, scarabocchi, appunti vari sull'Edipo, la prima versione de Il Giornalino, un raccontino di una pagina che è un ibrido con una filastrocca (un po' triste...) e una nuova storiella nelle cui attuali otto facciate la protagonista ha solo dato una sbirciata dalla finestra, è uscita di casa e arrivata in Campo Santa Margherita (abitando davanti alle Terese ovviamente). Otto facciate di ovvie seghe mentali abbastanza divertenti.
Ho scoperto che mi diverto parecchio a fare finta di prendere appunti  durante la lezione mentre invece sono nel mio personalissimo mondo immaginario. A labo però non vale la pena, dato che tutti e trenta gli iscritti si limitano a guardare l'uomo che ci dovrebbe fare lezione senza intaccare il foglio bianco davanti a se. Sarebbe sgamo anche li, sopratutto se continuo a sedermi di fronte a lui e B. (ma se non altro produco qualcosa ù_ù).
Domani giornata intensa: foto a Cannero per il ristorante, dentista qui in paese, papà giù a Domo (se mi risponde...) mentre mia madre dirige l'allegra combriccola per rimettere in sesto la selva qui sotto che comunemente viene chiamata giardino.
Uff... ma quando arriva il 21 giugno?



                                                              (Guardatechefigoguardatechefigoguardatechefigo!!!)





                                                                           



E' uscito X-Men III *_*
                                                                                                 








Mercoledì sette andrà in onda la nuova serie di Una mamma per amica.







Quentin Tarantino ha diretto l'ultimo episodio di C.S.I.!!! (L'ultimo... sigh... ç_ç)


E... per ultimo.......




..............................




 la chicca............










Valentino non va alla Formula 1!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
YEEEEEEEEEEEEEAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!




E a parte la riapertura del processo Telecinco contro Berlusconi e il mondo del calcio che finalmente ha quel che si merita non c'è altro. Pare che il mondo stia riprendendo a girare per il verso giusto (escludendo la fine misera di Lost, la fine prossima di CSI, la probabile fine di StarTrek Voyager, la tesi, il laboratorio che fa schifo, il freddo ossolano -si, sono a casa- l'astinenza da gelato, l'approssimarsi del colore rosso sul mio conto, la pazzia constatata cronica...).
E ma sei incontenabile!!
Ma no, a giugno esce cappuccetto rosso e la crisi depressiva è arginata prima di Valencia =)
A ecco.

lunedì 22 maggio 2006

Il Giornalino

Il topo guizzò via urtando un barattolo.
Il ragazzo si voltò impaurito verso il rumore irrigidendo i muscoli già immobili. Il suo cuore ci mise almeno cinque minuti a smettere di battergli tra le orecchie. Quando si accorse di essere in apnea, riprese a respirare. Gli fece quasi male. Smise di guardare i topi e fissò le proprie ginocchia coperte dai jeans lisi.
Era accovacciato in quel vicolo da un’ora. Aveva corso a perdifiato per tutto il centro e gli era sembrato un miracolo che lo avessero oltrepassato senza vederlo. Si era accucciato dietro a un cassonetto aspettando che passassero, per poi sgusciare fuori e tentare di tornare a casa. Come si era abbassato aveva sentito uno scalpiccio frettoloso. Guardando tra le ruote del cassonetto aveva riconosciuto un paio di scarpe che apparvero e scomparvero in due ampie falcate, seguite da altre quattro.
“Le sue  scarpe nuove.”
Era la lezione di educazione fisica. Lui quel giorno aveva indossato le scarpe da tennis che suo padre gli aveva comprato quel sabato. Era orgoglioso di quelle scarpe. Le aveva scelte personalmente tra le tante, rosse, con la stella bianca in mezzo al cerchio sul fianco, modello all’americana. A lezione finita era tornato negli spogliatoi e aveva visto Tom che si metteva le sue scarpe. Il suo cuore aveva raggiunto immediatamente livelli tachicardici mentre timidamente gli chiedeva che cosa stesse facendo. Era anche prontamente sprofondato al livello dello stomaco quando lui, con tutta la tranquillità di chi sta esponendo un concetto ovvio, gli aveva risposto: “Mi metto le mie scarpe nuove”.
Aveva cercato di protestare, ma al suo debole “Ma sono mie” si era guadagnato prontamente un’occhiataccia e gli sghignazzi del resto della classe.
Senza nemmeno avere il tempo di rendersene conto, si era ritrovato appeso al muro, a dieci centimetri da terra, con il pugno massiccio di Tom che lo sosteneva dal bavero della maglietta.
“Queste scarpe sono mie. Non è vero?”
“T-ti prego. Sono un regalo di mio padre.”
“Ah si? E pensi di meritartelo? Cosa pensi che ne farebbe tuo padre che gli svelassi il tuo piccolo segreto?”
Si era messo a piangere.
“Sono mie, è chiaro?”
“Si.”
Lo aveva mormorato piano, a mezza voce. Tom l’aveva lasciato andare, ridendo con gli altri della bravata. Lui era andato verso il suo zaino e aveva cominciato a rivestirsi in silenzio, cercando di soffocare i singhiozzi. Era tornato a casa con le scarpe da palestra.
Li aveva seminati in prossimità dell’incrocio, grazie a un campanello di chiocce. Si era nascosto giusto in tempo. Anche dopo essersi assicurato che non sarebbero tornati indietro però, era rimasto lì, immobile, come svuotato, incapace perciò di muoversi. Un robot con le pile scariche.
“Il mio  segreto.”
Da quando ne aveva uno si era ritrovato come segnato da una maledizione. I romanzi di spie e congiurati della sua biblioteca erano stati nascosti subito dietro a quelli di Sandokan. Non erano belli i segreti, facevano solo male. Al solo pensiero di che cosa sarebbe successo se i suoi ne fossero venuti a conoscenza, un grosso mattone scivolava sul suo stomaco e gli toglieva l’appetito. Era sicuro che sarebbe stato peggio di quando portava a casa voti troppo bassi per poter essere considerati dei risultati. Era per questo che quel giorno, spaventato all’idea di non riuscire a superare il compito in classe, aveva nascosto sotto al banco il foglio su cui aveva annotato diligentemente tutte le formule geometriche studiate quel quadrimestre. Quando aveva finito di rispondere a tutte le domande che sapeva, si era reso conto che glie ne mancavano ancora più di metà che non ricordava assolutamente. Si era detto che avrebbe copiato l’indispensabile per una sufficienza piena, che male avrebbe fatto? Il cuore gli batteva forte ogni volta che si guardava intorno per vedere se l’insegnante stava osservando i suoi movimenti e gli riempiva le orecchie ogni volta che scivolava piano in basso e sbirciava le risposte. Quando era tornato su alla terza volta, aveva incrociato due occhi poco più avanti. Tom lo aveva osservato brevemente ed era tornato verso il suo compito. Non aveva più avuto il coraggio di continuare a copiare. Ebbe il magone per il resto dell’ora e anche per il resto delle lezioni. Tom non si avvicinò a lui nemmeno dopo che erano usciti da scuola. Era tornato a casa pensando che Tom fosse il migliore amico che avrebbe potuto incontrare per il resto della sua vita.
Il giorno dopo lo aveva incrociato all’ingresso.
“Sai, dovrei denunciarti, hai fatto una cosa molto sbagliata.”
Aveva annuito in risposta sentendosi la gola molto, molto secca ma Tom aveva alzato le spalle.
“Ma non lo farò. In fondo siamo amici, ma ricordati che ora sei in debito con me.”
Sollevato e felice, aveva annuito con un gran sorriso. Da quel giorno aveva fatto a Tom ogni genere di favore ogni volta che ne capitava l’occasione: gli regalava le cartucce delle stilografiche quando le finiva, le matite, i pastelli, i fogli protocollo quando lui li dimenticava, la sua merenda quando lui non l’aveva e gli passava i compiti al mattino quando non li faceva. Poi erano cominciate le richieste.
Si aprì la giacca e tirò fuori l’oggetto che da quel momento sarebbe stato considerato il motivo della ribellione: un fumetto, una copertina dipinta a colori sgargianti e lucidi protetta da una busta trasparente; il prezzo spiccava nitido nell’ombra dalla sua etichetta bianca: per un ragazzino di undici anni era davvero uno sproposito, un investimento importante. Aveva risparmiato per settimane per riuscire a comprarlo, mettendo via tutti i resti degli abbonamenti degli autobus e dei pasti, evitando di comprare le caramelle, le gomme e anche i gelati. Li aveva anche nascosti. Aveva fatto un buco nella copertina imbottita del diario e aveva appiccicato un pezzo di scotch biadesivo, per non farli cadere o sbattere. Quando riappiccicava la fodera non si vedeva niente. Tom non li aveva mai trovati. Alla fine era potuto entrare nel negozio e portar via dal suo posto d’onore in vetrina il giornalino.
Un barattolo andò a cozzare contro un altro. I topi erano molto frenetici, dovevano aver trovato un pasto ghiotto e se lo stavano contendendo. L’ora di cena era sicuramente passata da un pezzo e sicuramente i suoi erano in pensiero, si sarebbero arrabbiati. Strano, non gli importava.
Guardò di nuovo il fumetto che non aveva ancora scartato. La faccia seria del protagonista lo scrutava arcigno. Quando era uscito dal negozio eccitato per il suo acquisto e aveva visto Tom e la sua banda appoggiati al muro di fronte; gli era sembrato di essere caduto in un pozzo d’acqua gelida. Gli era bastato vedere lo sguardo dei ragazzi fissi su quel che aveva in mano per capire.
Era scappato. Senza riflettere, senza pensare. Lo aveva semplicemente fatto.
Aveva corso. Tanto. Il fiatone era arrivato subito. Non era mai stato bravo in ginnastica.
Era già sera quando era entrato al negozio e la gente affollava le strade, intasandole. Era stato facile per lui, piccolo com’era, sgusciare agilmente tra la folla e distanziarli un po’.
Ora era lì, nel vicolo. Da quanto non lo sapeva, come non sapeva quanta strada aveva fatto. Era successo tutto così in fretta che non era nemmeno sicuro che il tempo avesse seguito le sue normali regole. Forse qualche entità paranormale lo aveva aiutato. Si, doveva essere così. Doveva esserci un Superman da qualche parte, in quella Metropolis un po’ sbiadita.
Si alzò. Uscì dal vicolo.
Le strade erano meno affollate e il cielo era nero nero. Poco distante da lui c’era la fermata del bus. La raggiunse.
Fino all’anno prima, ovunque dovesse andare, lo poteva fare in bici o a piedi. Lì poteva essere pericoloso, soprattutto la sera: troppe macchine, troppi motorini, troppi ladri. Dopo che avevano rubato la bici di Simone della terza effe, quello che si vantava della sua catena grossa come il suo polso, non l’aveva mai lasciata fuori per più di dieci minuti. Non gli era dispiaciuto per lui, era stato minacciato con quella catena.
Quello era il suo secondo trasloco. Non gli era piaciuto così come non gli era piaciuto il primo. Gli mancavano i nonni, gli mancavano gli amici.
L’autobus arrivò. Salì. Si sedette.
Si muoveva come un automa. Si sentiva un automa.
Negli ultimi due mesi aveva tenuto nascosti i lividi e la scomparsa degli oggetti. Non si era lamentato, non aveva chiesto aiuto. Non aveva pianto. Un vero uomo, si diceva fiero. Debole e solo, pensava. Quella vocina interiore era sempre un po’ traditrice.
Non aveva pianto. Chissà, forse almeno di quello suo padre sarebbe stato fiero.
Scese alla fermata giusta e si trovò proprio davanti al portone del suo palazzo. La massiccia porta in legno era stata lasciata socchiusa, tra poco sarebbe stata chiusa.
Forse c’era la polizia, forse sua madre era svenuta e suo padre andava avanti e indietro per le stanze disperato, attendendo la richiesta di riscatto.
Entrò senza aprire ulteriormente il portone. Sgusciò all’interno dell’atrio buio come un gatto. Si sentì un gatto. Li imitava sempre quando si alzava la notte per andare a mangiare o in bagno. Non voleva che i suoi lo sapessero, loro dormivano sempre, ogni notte. Era diventato bravo. Nemmeno il loro gatto ora apriva più gli occhi quando abbassava con cautela la maniglia della cucina, per non farla cigolare. Anche prima, nel vicolo, era diventato un gatto. Era un gatto. Si, lui era un gatto, una creatura mutante. Se l’avessero cacciato di casa avrebbe potuto andare a vivere per le strade. Si sarebbe fatto il suo territorio e sarebbe diventato il gatto più temuto del quartiere, anzi no, dell’intera città.
Pigiò il pulsante di chiamata dell’ascensore e il ronzio della cabina che scendeva riempì l’androne.
Ogni gatto che voleva vivere sotto la sua protezione avrebbe dovuto portargli un topo ogni settimana, no, ogni giorno. Sarebbe diventato un gatto molto ricco.
La cabina si appoggiò dolcemente alla sua sede e le porte di aprirono con un fruscio. Entrò e pigiò il bottone del suo piano; le porte si richiusero con lo stesso rumore leggero. Lo sbalzo gli fece il solletico alla stomaco. No, quella era fame.
Forse erano arrabbiati e la polizia che lo aspettava per portarlo via. Lo avrebbero rinchiuso in prigione. Si sarebbe fatto tatuare il suo soprannome sul braccio e avrebbe cominciato a fumare. Avrebbe stretto rapporti con tutti e in breve sarebbe diventato il beniamino del suo braccio e una volta uscito sarebbe diventato un criminale feroce, avrebbe avuto la sua banda e finalmente si sarebbe vendicato di tutti i torti subiti. Perfino la banda di Tom avrebbe tremato di fronte a lui. Li avrebbe fatti appendere agli alberi del cortile della scuola con le brache calate e tutti li avrebbero visti e presi in giro. Sarebbero diventati loro, allora, gli zimbelli della scuola.
Le porte si aprirono. Uscì. Raggiunse la porta di casa con quattro passi precisi. Il cuore riprese a battergli furiosamente tra le orecchie. Odiava quando succedeva.
Forse lo avrebbero picchiato. Forse gli avrebbero tolto i fumetti e lo avrebbero mandato a letto senza cena. Sarebbero andati dai professori a lamentarsi e sarebbe stato preso di mira da tutta la scuola fino alla fine dell’anno.
“E allora?”
La sua mano si bloccò a mezz’aria verso la maniglia. E allora?
Quella domanda fluttuava dolce e innocua nella sua testa. Se ne stava lì, sospesa in aria e chiedeva e aspettava.
“Sarebbe poi così grave?”
“No.” si sorprese “Non sarebbe così grave.”
Abbassò la maniglia e spinse.
Il peso che aveva sullo stomaco si alleggerì di colpo alla rivelazione di quella scoperta. Non sarebbe così grave.
Un gusto dolciastro gli salì dalla gola fino alla base della lingua, il sapore di qualcosa che avrebbe potuto scoprire prima. Aprì del tutto la porta.
Avrebbe detto tutto ai suoi genitori.
Entrò e la richiuse dietro di se. La luce dell’anticamera era spenta, quella della cucina no.
Domani l’avrebbe detto anche al professore di matematica.
C’era odore di spezzatino e di patate al sugo. Buono. Non gli piaceva ma era buono. Aveva fame.
Tom avrebbe dovuto ridargli le scarpe.
Una testa bionda sbucò dalla porta della cucina.
“Ah, sei arrivato finalmente. Cominciavo a preoccuparmi, sai?”
Voci dalla sala, doveva esserci suo padre che guardava la televisione.
“Si, scusa mamma.”
Faceva caldo. Si sbottonò la giacca e subito si sentì meglio.
“Vai a lavarti le mani che è pronto. Papà non è contento.”
Annuì. Si levò completamente la giacca e la appese all’appendiabiti in legno. Appoggiò il fumetto sulla cassapanca e sorrise.
Ce l’aveva fatta.
Suo padre si affacciò dalla sala.
Ora, doveva farsi una promessa.
“Ah sei qui eh?”
Un giorno, sarebbe stato libero.
“Hai visto che ore sono? Hai fatto preoccupare la mamma. Che hai da dire, eh?”
Se ne sarebbe andato.
Guardò suo padre. Era in piedi davanti a lui, in camicia e pantaloni del completo. Avevano ancora la piega di quando erano usciti dall’armadio. Suo padre aveva sempre i vestiti in ordine, anche a casa. Aveva un giornale in mano. Gli sorrise.
“Scusa papà.”
Suo padre lo guardò e sospirò brevemente.
Aveva proprio voglia di spezzatino e patate al sugo. Si, ne aveva proprio voglia.
Ancora appunti

Non capisco perchè la metà delle cose che appaiono sui siti che navigo appare su Mozilla e non su Opera e l'altra metà appare su Opera e non su Mozilla. Mi sono rassegnata a usarli sempre in coppia.

Il volume della voce di un essere umano è indirettamente proporzionale alla sua età mentale. Provare per credere, salite su un autobus.

Il Papa non è daccordo sui Pacs (e figurarsi) e ne sta dicendo di cotte e di crude alla Spagna sul matrimonio omossessuale e alla fecondazione assistita. Cito: "
La Chiesa - ha detto ieri Benedetto XVI - proclama senza riserve il diritto primordiale alla vita, dal suo concepimento alla sua fine naturale, il diritto a nascere, a formare e a vivere in una famiglia, senza che questa si veda soppiantata o offuscata da altre forme o istituzioni diverse".
Offuscata e soppiantata? o.O Ma chi ha detto che la vogliono eliminare la famiglia tradizionale?
Qualcuno cambile le batterie al Papa, pleeese (possibilmente anche la scheda madre).

Quando pensi di avere tutto sotto controllo ti rendi poi conto che è l'esatto contrario. Mi ero imposta di consegnare tutti i riferimenti per la tesi entro la prima settimana di giugno, ma ho cominciato solo oggi a fare le ricerche sulle possibili fonti di ispirazione per i personaggi. 'duma ben...

Sono in rosso. Se compro ancora qualcosa non posso più andare a Valencia e non sono sicura di riuscire a finire il sito per il ristorante e ricevere il pagamento entro il 21 di giugno. E io che ci tenevo tanto a quelle scarpe che ho visto in saldo davanti a casa mia... Ma o quelle o i vestiti e io ho scoperto dei pantaloni che mi piacciono troppo per non prendermene un altro paio neri da usare in giro e sul lavoro. Ma mi sa che piaceranno un po' troppo anche a Doc.

Sarà banale, ma lo shopping è ancora il rimedio migliore per la depressione. Coordinato da un pranzo a pizza e chiacchiere la guarigione è quasi completamente assicurata e Invito a cena con delitto è l'apoteosi delle celluline grigie.

Più una cosa sembra gratuita e aperta a tutti e più fa schifo. In biblioteca a Mestre ci sono solo 4 postazioni internet, che vanno a prenotazione, senza l'ausilio di un lettore qualsiasi (non hanno case) e con solo Mozilla che legge UN solo font ed è lento come la fame, per non parlare della tastiere senza accenti e i caratteri tutti spostati. Mai più.

Non so più che numero di piede porto. Ho tre paia di tennis numero quarante risalenti alle superiori, accoppiate a un bel paio di anfibi dello stesso numero risalenti alle medie. Ora sono all'universita, possiedo un paio di ciabatte da mare numero trentasei e scorsa settimana ho comprato un paio di tennis senza laccio numero trentotto. Non che non mi dispiaccia aveva un numero che non è esattamente all'anticenerentola, ma tre settimane fa abbisognavo di un trentanove per un modello di scarpa di cui c'era solo il quaranta e il trentotto e nessuno dei due mi andava.
La vita è già dura senza che cambino le taglie da un giorno all'altro... qualcuno glie lo spieghi per favore.

Fa caldo, c'è il sole (a volte), ci si può scoprire ed è ora di andare al mare a fare la cura di sale e sole alla mia povera pelle. Se la smettesse di far finta di far sereno sarebbe bello.

Gli unici eventi degni di nota che sono avvenuti negli ultimi dieci anni in Ossola sono successi questo finesettimana, e io dov'ero? A Venezia ovviamente. Ovviamente, non mi è dispiaciuto nemmeno un po'. Ho evitato l'apoteosi dell'esplosione rosa sui muri delle case (che vedrò comunque fino a Natale perchè nessuno leverà nulla) e la totale idiozia nevrotica dei miei compaesani. Svaccamento totale sul divano per tutto il giorno suonava decisamente meglio. Si, è suonato decisamente meglio.

Tenere indosso l'assorbente interno 24h su 24 può portare a diversi disturbi psicologici, come ad esempio dimenticarsi di essere sotto ciclo. Questo può portare a errate valutazioni delle proprie energie psicofisiche e quindi in situazioni spiacevoli, quale ritrovarsi con un calo improvviso di pressione su un autobus che sta cercando di vincere il record del numero di passeggeri colti da conati di vomito durante il tragitto. Poco simpatico.

Ho bisogno di un hobby decisamente più movimentato della scrittura. Ho bisogno di muovermi. Ho bisogno di un gatto. Ho bisogno di un fidanzato o almeno qualcuno che ne faccia le funzioni fisiche. Qualcosa di non troppo impegnativo, leggero. Ho bisogno di una svolta. Si, è proprio ora di cambiare.
Ok, dov'è che le compro?

StaserafinisceLostStaserafinisceLostStaserafinisceLostStaserafinisceLostStaserafinisceLost!!!!!!!!!!!!!!!
ç_ç

Sono le sei e mezza. Dovevo andarmene mezz'ora fa. Ho fame. Trasmissioni finite. Andate giustamente deliranti.
Per restare coerente con me stessa dovrei scrivere un bel post sulla serata/giornata di giovedì/venerdì, che è stato un bel toure de force considerato il fatto che ho preso alle tre e una quarto il treno per Parma e a Venezia ci sono tornata alle otto del mattino. Dovrei farmi venire dei commenti decenti per il Giulio Cesare di Stark (guarda a caso mio professore di laboratorio... eh già! Se no mica la facevo tutta sta fatica!) e La Casa d'Argilla di Lisa Natoli (che avrei dovuto fare io e poi nisba... tardi). Dovrei dire anche qualcosa su F. o magari chiamare un paio d'amiche, raccontare la serata e vedere se riesco a venirne a capo o faccio prima a dimenticarmelo fino a luglio.

Ho deciso che del GC mi astengo, della Cd'A anche, o almeno fino a novembre e di F. la seconda che ho detto.
Oggi mi limiterò (o.O dove?) a urlare un lamento lugubre e funereo in ricordo di quello che sarebbe stato il perfetto, fantastico, mitico, inimitabile, superlativo ritorno dello spirito del Dottore.


Era stata una gara perfetta.
Ok, ne ha falciato uno in un modo poco, ma davvero poco carino, ma si è messo in mezzo! E poi Pedrosa poteva andarci più leggero pure lui ù_ù
Va bene, va bene, Gibernau ed Edwards si sono fatti un po' di metri sulla sabbia, ma capita! Era pure sempre la prima curva. (Terza) Mica le ho fatte io le regole, per i cronisti era la prima...
E poi li ha passati tutti.
Era partito settimo, settimo! Terza fila.
*_* Al terzo giro conduceva già la gara a una manciata di decimi da Pedrosa che non lo voleva mollare.

Ho pensato, 'Ok, ora se lo tiene attaccato ancora un po' e quando il bimbo è esausto parte e non lo vede più fino al prossimo GP'.
E invece no! A ogni giro quadagnava uno, due, tre decimi e lo lasciava sempre più indietro, sempre più indietro. Al ventesimo giro Pedrosa lo aveva lasciato a tre secondi e mezzo e Melandri e Capirossi a sei!
Al ventiduesimo giro, la moto si è fermata.
Brooouuuommmm-broooumm-broum-brum-br... ...
Non ha fatto il botto, non ha sobbalzato, non ha scodato, non ha fatto fumo nero. Si è-solo-fermata. Stop! Moto 46 tempo scaduto. Infila un'altro gettone se vuoi continuare la corsa.
Rossi si è accostato al ciglio della strada e dopo qualche secondo si è accucciato sulla moto, poi è uscito dal cordolo ed è rimasto fisso lì per un bel pezzo prima che lo venissero a prendere.
Dopo ventidue giri di entusiasmo mi sono sentita un tutt'uno con la poltrona e pure della stessa materia.
Immobile. Lui e la moto.
Sono dovuta passare a fare il tifo per Melandri e Capirossi che hanno rimesso al suo posto il bimbo per tentare di non piangere ç_ç
Sigh!

Lui si è visto solo due ore dopo (vale a dire che ha fatto in tempo a finire Pleasentville e la testa del Giro d'Italia a passare davanti al cancello di casa mia) e non sapeva che dire se non: 'Se non altro ho ritrovato il feeling con la moto'.
Eh si... ridere per non piangere, almeno davanti alle telecamere.

Elias, la routa in Giappone e ora la moto!

E moh?
Che glie deve venì ora? Il colpo della strega?

Ok, chi l'ha maledetto? Su forza, non avere timore, non ti faccio niente, voglio solo parlarti. Non non è una mazza da baseball in alluminio questa che vedi, è il mio portachiavi. Vieni che ti faccio vedere io come si spezzano le maledizioni!!

Forza Vale!!! Al prossimo li stanghi!!!

Vero?





E tanti auguri ad Arthurino XD a cui si deve la metà della mia psiche contorta avendo letto tutto Sherlock in un mese a dodici anni (e quando dico tutto dico tutto!)

(Ebbene si, l'ho presa da Google. Quando il signor motore di ricerca si degnerà di adeguarsi ai canoni estetici del mio blog non ci sarà più bisogno di modifiche ù_ù
Presuntuosa...)

Accoppomachia

In principio era la mano
E la mano prese la clava e la pietra e il laccio
E con la clava Ercole fece dieci fatiche e centoventi film
   E la clava e la pietra generarono l’ascia il  martello di Thor il tomahawk e solo più tardi il baseball
   E la pietra e la clava generarono la fionda con cui, in accordo col fato ma contro il pronostico, Davide uccise Golia
   E la pietra e il laccio generarono l’arco con cui Ulisse inventò il delitto d’onore
   E dalla lancia non si sa quis fui horrendus primis, fu inventata la prima spada e contro di essa sorse il primo scudo antico che subito fu fregato da un museo americano
   E la spada divenne Excalibur l’invincibile e Durlindana e Notung ma anche lo scudo divenne fatato e invulnerabile e così si era di nuovo punto e a capo
   E dalla spada venne la catapulta il mangano l’ariete il trabucco, la balestra, il piede di porco
   e dallo scudo l’armatura il ponte levatoio il muro merlato, la cassaforte
   e la spada e l’armatura salirono sul cavallo con grande gioia di quest’ultimo per un ammontare di nove quintali
   e la staffa generò la tenzone e il torneo perché non ne avevano abbastanza di menarsi in guerra
   E Galileo inventò la parabola studiando i fagiani impallinati e Savonarola inventò la miccia guardando bruciare il cordone del suo saio.
   E così nacque un piccolo pezzo di ferro che a guisa di folgore sparato poteva trapassare e trasformare nove quintali di ottima cavalleria in nove quintali di rottami da demolitore
   e la miccia generò la pietra focaia
   e furono il cannone il mortaio lo zippo la spingarda la colubrina il trombone la svelta pistola il preciso fucile il revolver e la carabina
   e il signor Colt e il signor Wincester fondarono un paese di cui sentiremo ancora molto parlare in questa storia
   e il possente cannone ebbe molti figli uno dei quali prese la patente e nacque così il carro armato che grande successo riscosse in un altro paese anche lui molto importante in questa storia
   e il cannone, andò in mare e fu la nave corsara e l’invincibile Armada e il cacciatorpediniere bello come un’arma nuda e la Potiemkin e la Nimitz e il Nabilia
   e il cannone e fece carriera, andò in aria e volò su Stuka, Mig e Tomcat e vide un bel po’ di mondo
   e la colt ebbe come sorelle Mauser Beretta e Luger e fratelli Smith e Wesson e Walter e la RG 22 per sparare ai presidenti da un metro
   e Winchester ebbe fratelli Burnside Spences Martini Peabody e sorelle Kalashnikov e Remington e Anshutz e mitra e mitragliere e mitragliatrici e fucili a telemetro per sparare ai presidenti da un chilometro
   E il massiccio carro armato generò il rude bazooka che generò il possente carro armato supercorazzato sotto cui intrepido il bersagliere si tuffò
   e la gloriosa corazzata generò l’agile siluro e il snello sottomarino che generò la nave cacciatorpediniere sotto cui intrepido l’uomo rana si tuffò
   e l’aereo generò il minaccioso cannone antiaereo che generò il fulmineo caccia che generò il vigile radar che generò l’aereo con l’intrepido giapponese kamikaze che si tuffò
   e l’America tirò la dissuasiva bomba atomica sulla caserma dei kamikaze a Hiroshima uccidendo anche alcuni passanti
   e ciò fece molto passare di moda la baionetta e il karatè
   e la Grande Berta ormai bacucca generò la V2 che generò il missile Onest John l’onesto
   che fu ucciso in regolare duello dal missile Sandal SS 4 l’invincibile
   che fu impiccato da Pershing il conquistatore
   che fu decapitato con la scimitarra da Skean SS 5 il cosacco
   Che fu fritto a morte con un getto d’olio bollente da Poseidon il navigatore
   che fu colpito e affondato da Scud A il guercio
   che fu accecato con la lupara da Pluton il fedele
   che fu avvelenato con una polpetta da SSBS 2 il gambalunga
   che fu messo al rogo da Frog 37 il religioso
   che fu pugnalato nella cattedrale da Sergeant il senzadio
   che morì di indigestione avendo sfidato a una mangiata di uova sode Titan l’ingordo
   che morì di fame poiché tutto il suo raccolto di grano fu avvelenato chimicamente da Scaleboard il cibernetico
   che fu ucciso da un satellite guidato da una scimmia Rhesus addestrata da Minuteman I l’invisibile
   che fu giustiziato poiché voleva confessare una strage, da Minuteman II l’infallibile
   che fu suicidato da Minuteman III l’oscuro
   che fu ucciso contagiato da un attacco batteriologico di febbre dengue ed encefalite equina da Sasin il diabolico
   che fu ucciso in un duello di spade laser da Savane XII il saggio
   che fu ucciso con la tortura dell’acqua da Lance ERW il buono
   che fu accoppato sulla sedia da barbiere da Polaris A 3 il marsigliese
   Che fu mangiato da Cruise il cannibale
   Che fu vinto e ridotto in schiavitù dalla potente e giusta regina N
   Sotto il cui fungo e sotto il cui regno finalmente ebbe inizio un lunghissimo periodo di pace, di silenzio e di gelo

sabato 20 maggio 2006

Oggi Heresiae non c’è.

C’è Benni, Hevia, Ligabue, Fabi, King, Faletti, Bonelli, Bartoli e Recchioni. Hojo, Fante, Abba e Cramberries e Guccini. C’è Shakspeare, Don Chisciotte, Cyrano ed Edipo. C’è Sole, Vento, foglie mosse, traffico, autobus, biblioteche, parchi e gente.
Lei si muove in mezzo a storie e note e rumori, paesaggi, palazzi, strade e marciapiedi. Si muove, ascolta, ma è in un suo mondo. A occhi aperti, a occhi chiusi, se lo rigira nel palato perché di sentirne il gusto non ne ha mai abbastanza. Si muove, cammina, cede il passo, tiene aperte le porte, sorride. Però lei non c’è.
Al suo posto c’è un animaletto spaventato e trasognato, stupito di trovarsi lì dov’è e si guarda intorno di continuo. Un animaletto vestito di una vecchia maglietta indistruttibile e un paio di pantaloni che gli par di non avere indosso, riccio come non è mai stato e le mani che sanno di un profumo che non sa dove ha tirato su. Parla piano alla gente e si muove lentamente e con cautela; entra timoroso e di soppiatto nell’ascensore perché non sa ancora chi si troverà davanti quando si guarderà allo specchio, se si riconoscerà o spaventerà.

Costruzioni, decostruzioni, demolizioni, edificazioni; seminamenti, dissodamenti, innaffiamenti, straripamenti. Esplosioni, implosioni, sfilacciamenti, arrotolamenti, rivoluzioni, riappacificazioni, urlanti, sussurranti, vaneggianti, razionalizzanti.

Oggi Heresiae non c’è.
C’è un ‘Lavori in corso’ che malamente copre un ‘Torno domani, se mi va’ messo ieri pomeriggio.
Heresiae è in vacanza. Forse non c’è mai stata.

Chi guida questo treno?
Nessuno.
E allora?
Tocca a te. Io ho messo giù il Re non vedi? Pesca una carta.

martedì 16 maggio 2006

Sabato avevo chiesto tramite sms a mia sorella di guardare a se e a che ora c'era la prima gara del Moto GP.
L'ho praticamente linciata per telefono quando dalla cucina ho sentito la voce di Valentino alla tv e ho scoperto che, il motivo per il quale non mi aveva risposto, non era imputabile al fatto che il Moto GP forse non c'era.
Io non potevo saperlo, il nostro telecomando ha smesso di funzionare da un mese e durante la settimana mi ero dimenticata di guardare in rete.
Ma forse è stato meglio così.
Così non ho visto Valentino uscire di scena al quinto giro e Melandri e Capirossi finire alla settima e ottava posizione.
Mai una notizia decente quando ti serve.
Dannazione.

Il prossimo è a Le Mans il 21... dannazione io devo andare a casa quel finesettimana!
L'unico proposito per l'anno nuovo va a farsi fottere per direttissima. T-T
Sigh!
Insomnia

Solo King poteva dargli un'utilità...

Stanotte non ho dormito. Per niente.
A letto alle undici dopo un veloce latte e biscotti per non rovinarsi lo stomaco con l'aspirina, la sera prima ero quasi impazzita di dolore al braccio per via dell'acido lattico e non volevo che succedesse di nuovo. Sveglia alle otto. S. deve essere entrata un'ora dopo, l'ho sentita e mi sono svegliata. Non mi sono più riaddormentata. Fino alle sei è stato un continuo alzarsi per andare in bagno e bere latte per calmare lo stomaco che non sembrava molto contento del trattamento antidolorifico alla buona. La testa ronzava come Nino quando apro sia Media Player che i miei videogame. Pensavo e fantasticavo e non erano belle fantasie, era fantasie brutte, malate, vittimistiche, assurde. Fantasie di quelle che non dovresti fare se tieni alla tua salute mentale e al tuo sonno.
Qual'è il motivo?
E chi cavolo lo sa più.
Giuro, non lo so più.

Ieri lo identificavo in questo dannato laboratorio e nei testi che ci hanno dato da leggere.
Compito: trovare il filo rosso che li collega tutti quanti.
Problema n°1: due sono in inglese e la giuria ha già votato all'unanimità che 'se li possono scordare'. Problema n°2: gli altri tre, parlano di: problemi familiari, pedofilia, problemi sociali, paranoie varie, problemi sentimentali, violenza fisica e psicologica, masochismo e gelosie.
Lear e Saved di Edward Bond
Festen di Kureishi
Giuro, piuttosto mi facevo altri tre corsi teorici e due laboratori con l'esimio professore di Scenografia.
A livello razionale so che sono dei bei testi. Ben scritti, ben articolati, personaggi ben fatti, trama da urlo, sconvolgente, di quelle che costringono le persone a guardare in faccia alla realtà e a prendere atto che il mondo va così, che lo vogliono vedere o no quindi giù le maschere del perbenismo. Le migliori insomma (quasi).
Ma che cazzo. Certo che lo so che va così, da quando non sapevo nemmeno cos'era il sesso.
E' un codice non scritto che però è applicato meglio della costituzione di uno stato. Nemmeno il codice mafioso può vantare applicatori così solerti (infatti è da lui che ha preso spunto).
E sapete una cosa? Non avevo proprio nessuna voglia che qualcuno me lo risbattesse in faccia proprio adesso.
Io sono vittimista, per natura e talento. E sono codarda, in pieno. Ce li ho scritti nel DNA a chiare lettere, precise, subito prima della certificazione di paranoica. Mica male vero? Vittimismo e codardia vanno a braccetto come sorelle siamesi, infatti fare il vittimista non è affrontare una situazione, ma cullarcisi in modo da poter avere una scusa buona ai propri comportamenti. Sto cercando di smetterla di diffondere fatti miei come misura offensiva, ma non sembra funzionare molto visto che sto scrivendo.
Non molto tempo fa mia madre mi ha detto di smetterla di fare la vittimista, che tanto la sa la storia della mia vita ma è ora di andare avanti. A-ah. Ok.
Stronza. Non ne abbiamo mai parlato e non vuole farlo nemmeno adesso che ho sufficiente lucidità mentale per ragionaci sopra e lei era uno dei fattori in causa. Come diavolo si fa a superare qualcosa se non posso affrontarlo con chi ne è diretto responsabile?
No giusto, regole della famiglia: quando le cose accadono non se ne si parla, quando sono passate nemmeno, perchè tanto sono passate e a che serve dirle ora? Si dicono solo le cose ci fanno comodo dire perchè si ha voglia di diffamare/staccarsi/far male a qualcuno, ma se si tratta di prendersi delle responsabilità si molla il colpo e tanti saluti.
Io e A. detestiamo queste cose, ma sono scritte nel nostro sangue, volenti o dolenti. In tre anni avremmo parlato tre volte di tutto quel che è successo negli anni prima. Un record nella nostra famiglia, ma non sufficiente. E checchè ne dicano parlarne con gli estranei è inutile, sopratutto se hai la brutta abitudine di farti amici che dopo un po' puoi scrutare solo dallo schermo di un pc. Non aiuta. No.

C'è un dialogo in Saved, o meglio, un litigio, uno dei tanti. Harry e Mary (i genitori settantenni di Pam) non si parlano da anni, la sera in cui lo fanno per poco non si ammazzano. Stronzate. Litigano sparando stronzate. Cavolate tali che sembra un litigio tra bambini.
- E' la mia teiera. -
- E' un regalo di nozze. Per tutti è due. -
- Da parte di mia madre. -
E chi li prende sul serio due così? Dove poi la moglie spacca la teiera in testa al marito e poi strilla come un'aquila 'Ha rotto il mio regalo di nozze! E' stato lui!'.
Si certo. Ma la curiosità mi porta a chiedere: avete mai visto un litigio degenerato in violenza partire da qualcosa di serio? No davvero. Non si parte mai da una cosa seria. Mai. E sono solo quelli che alla fine portano una donna a scagliare una teiera d'acqua bollente in testa al marito e lui a prendere in mano il coltello.
Che cazzo ci trovate da ridere?
Pam ha ragione a rimanere allibita sulla porta e a farsi venire una crisi isterica in coronamento della meravigliosa giornata. E non rimane allibita perchè li vede parlare come pensano molti, ma perchè sa che potrebbero anche ammazzarsi a vicenda da un momento all'altro. Quando io e mia sorello andavamo a cena, unico momento della giornata dove poteva esserci uno scambio verbale di qualsiasi genere tra i nostri genitori, la tensione si tagliava con il coltello: "Ti prego fa che non si parlino".
Se Pam fosse rientrata dieci minuti dopo avrebbe trovato il cadavere della madre con un coltello conficcato sotto lo sterno, quello con cui poi Harry invece apostrofa la moglie e l'inquilino come se avesse in mano una matita.
Tutta da ridere.
La prima volta che i miei litigarono e per poco non si misero le mani addosso successo poco dopo che mio padre era tornato a casa dall'ospedale dov'era stato ricoverato per emorragia cerebrale. Dovevamo andare a sciare, avremmo fatto colazione al bar. Mia madre non voleva assolutamente che io facessi colazione al bar.
Motivo serissimo.
Ehi, se mi impegno magari rido.
Magari lo faccio anche in Lear a vedere tutti che complottano contro tutti ma comunque sono d'accordo a giocare uniti contro uno solo.
No questa ve la risparmio, lo sfogo vittisma è già abbastanza per stasera.
Festen non mette di certo di buon umore. Al discorso di Cristian la pelle d'oca si è impossessata del mio braccio e non l'ha più mollato. Sono due settimane che mi copro e continuo ad avere freddo. I motivi non mi implicano direttamente ma certo il mio post di prima vi fa pensare quanto l'argomento mi stia a cuore.

Sono tutti lì che analizzano i testi, li fanno a pezzi, li smembrano, cercano connessioni e i pezzi mancanti, per trovare il famoso filo rosso. Io che ero già abbastanza impegnata a impedire al mio cervellino di colarmi fuori dalle orecchie per motivi abbastanza superabili ora non riesco a connettere un solo pensiero coerente. So che sono belli, so che molti pezzi sono divertenti, so che ad analizzarmi avrei da divertirmi, cribbio, sono pur sempre una scrittrice, no?
E no.
Tempismo sbagliato ragazzi mi dispiace.
Ho il rifiuto genetico di tutto ciò che è scritto lì sopra. E con il ritorno dei brutti fantasmi sono ricominciati anche i brutti pensieri. Il bello di andare sempre più lontano da casa e che i fantasmi non vengono con te. I fantasmi sono pesanti e abitudinari, ci piacciono i loro luoghi d'origine, dove possono piazzarsi accanto a un luogo o a un'oggetto per farti ciao ciao con la manina appena passi. Non ci piacciono i viaggi. Certo è che non ti dicono di no se gli servi un richiamo del genere un vassoio d'argento.

Ottimo. Venezia si era caricata di fantasmi tutto sommato sopportabili, ora invece li ho in borsa, sommano il loro peso a quello della carta stampata e sghignazzano, perchè mi terranno sveglia anche stanotte.
C'erano già abbastanza grilli molesti a rodermi il cervello senza che ci si mettessero pure loro.
Non so se avevo già fatto un annuncio, ma lo diffondo di nuovo visto che nessuno pare aver colto il messaggio:


Cercasi cervello nuovo, o comunque poco usato, in sostituzione di quello bacato in mio attuale possesso.
Disposta a pagare qualsiasi prezzo in qualsiasi modo. Astenersi perditempo. Grazie.


In attesa osserverò passivamente tutto quel che accade in quel laboratorio. Farò gli occhi da cucciolo al primo gruppo che si incepperà al pensiero 'la prendo non la prendo' cercando di farlo capitolare e andrò avanti per inerzia.
Non so nemmeno se mi sta simpatico il professore. So solo che infila il fucking a ogni frase e che le uniche parole italiane che sa sono: ciao, accendino ed errore. Come dice altro il mio cervello si sconnette. Ehi, va bene che avevo richiesto dei relè, ora si esagera.
Porcamiseria.
Ho bisogno di un corto circuito serio io, altro che ste fesserie.

Andate in pace. Il delirio è finito. Il neurone folle se ne torna nella sua tana.

Il primo che mi dice di crescere gli fulmino l'alimentatore.




Pedofilia

Ho una domanda esistenziale che mi tormenta da ieri sera:
perchè se un uomo qualunque molesta un bambino poco ci manca che lo impicchino con le sue interiora ma, se invece lo fa un prete è già tanto se gli danno un buffetto leggero sulla mano?
No davvero, spiegatemelo, io non lo capisco.
Anche perchè scommetto che se andate da un prete a dirgli che il vostro vicino di casa vi molesta il figlio non vi dice di rivolgersi al genitore, al nonno o a un parente qualunque del tipo; vi viene a dire di andare alla polizia e contattare immediatamente un avvocato e uno psicologo infantile. Ma se è un prete allora la cosa cambia. Dal vicario prima! Qualcuno di un grado superiore a quello del 'peccatore' che lo 'richiama all'ordine'.
Notare: peccatore e richiamare all'ordine.
Non: criminale (perchè sarebbe reato...) e allontanamento (che comunque non implica una punizione).


Ieri sera, tra una pausa pubblicitaria e l'altra di Lost, ho visto un servizio delle Iene, dove una loro inviata si fingeva una madre preoccupata perchè il suo bambino era stata molestato dal parroco locale e non sapeva cosa fare. E loro che rispondono?
- niente polizia
- rivolgersi a un vicario
- niente allontanamento, sarebbe una punizione (o.o), anche i preti possono sbagliare e 'peccare'
- non dire niente al marito (!!!) perchè avrebbe potuto inalberarsi e prender la faccenda come una scusa per vendicarsi (?!?!?!)


Ce ne era anche uno a cui facevano vedere tutte le interviste e lui, molto candidamente, ammetteva che parte dei consigli erano buoni e altri un po' meno, ma comunque niente forze dell'ordine; ci si deve rivolgere a un superiore del prete 'peccatore' che sarebbe stato 'richiamato' e mandato in un qualche posto a riflettere sulle sue 'colpe'. Raccontava di alcuni di loro che, mandati in un convento di clausura, avevano poi deciso di restarci. Insomma, si erano scelti da soli la pena...
Alcuni di loro...
Hanno scelto da soli la loro pena...


1. E gli altri?
2. Pena? In un convento di religiosi protetti dal mondo esterno dove sicuramente hanno vitto ottimo tre volte a giorno, merende incluse e la tv? Dove 'ovviamente' non sono circondati da galeotti che in genere non vedono l'ora di sfogarsi con quello che è considerato il criminale peggiore dai criminali stessi: quello che se la prende coi bambini.
Ottimo, ti sodomizzo il figlio, poi mi pento, me ne vado in convento ed evito di venire brutalmente sodomizzato a mia volta, oltre a evitare uno scandalo alla Santa Sede.


Bene, spero che qualche pro-clericale, clericale legga, perchè ho un paio di cosucce da dire.
Se per caso io avrò un figlio e questo figlio, anche se non sarà battezzato, ogni tanto andrà a giocare coi suoi amichetti all'oratorio (come ha fatto molto volte mia sorella) e capita che scopro che il prete nell'atmosfera gioiosa che circola da quelle parti me l'ha molestato, succederà questo:
prima gli farò male io, ma davvero molto male, poi glie lo farà il padre e poi il resto della famiglia. Dopo di che verrà denunciato. E siccome sono tanto buona e gentile mi assicurerò che il caso venga portato alla tv nazionale la sera stessa. Pretenderò i risarcimenti morali e il processo perchè voglio che quel bastardo conosca sulla sua pelle gli effetti di certi trattamenti. Non gli farò il favore di 'scegliersi da solo la pena' né avrò la discrezione di 'evitare uno scandalo al Vaticano'. Ve lo faccio tremare io il Vaticano. Vi ritroverete a rimpiangere il giorno in cui Dan Brown uscì nelle librerie e tutti presero per oro colato tutto quel che diceva.

Stronzi.

lunedì 15 maggio 2006

Ragazzi quando vi mettete in testa di fare le pulizie di fondo non fate come sta decerebrata, portatevi dietro una radio, che se lasciate la vostra testa vagare tra i fumi dei detersivi poi succede che i vostri neuroni perdono l'ultima stilla di lucidità che gli rimane. Almeno se ballano stanno bonini.
Eh...
"Ho visto cose che voi umani non potete immaginare. Schizzi di cif aggredire furiosamente gli angoli delle cucine, colonie di gatti di polvere assassini volare da un muro all’altro e orde di lerciume mutante resistere strenuamente a agli attacchi di eserciti di detergenti. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come l’acqua sporca nello scarico del water. È tempo di pulire."

Voglio narrarvi la storia di una gloriosa battaglia.
Eravamo io, Capitan Giallo e Cloro. Le coraggiosa spugna di era offerta volontaria per quella che prometteva essere la battaglia più dura e pericolosa di tutta la storia delle pulizie del Quadrante Casa P: domare la ribellione nella Galassia Cucina. Cloro era un aggiunta fortuita: tutti i detersivi si erano ritirati da tempo, il suo arruolamento era una mera prova, non ci aspettavamo molto da lui, ma il Generale che ce l’aveva consigliato tesseva lodi su lodi del suo beniamino.
La battaglia cominciò alle quindici e trenta e zero zero, come da programma. Io e Capitan Giallo decidemmo di attaccare qualcosa di semplice, giusto per riscaldamento: il mio armadietto personale.
Non fu difficile, gli avanzi di pasta e le scatole del cioccolato vuoto si lasciarono sgombrare facilmente, più dura fu convincere le macchie di miele ad abbandonare il campo. Provammo con un fido alleato dei tempi passati, dato per disperso cinque giorni fa e rimpiazzato con un suo sostituto, simile. Fu ritrovato proprio quel giorno sotto l’armadietto del lavello, sotto shock. Non credo sapremmo mai quali orrori deve aver visto, è considerata una delle colonie dissidenti peggiori. Purtroppo il Tenente Spruzzo si rivelò inefficacie contro l’incrostazione zuccherina e Capitan Giallo lamentava poca forza da parte sua: demmo una chance a Cloro e gli affiancammo Grigio, la terribile spugna in metallo. La loro azione combinata si rivelò buona, in poco tempo entrambi i ripiani dell’armadietto odorarono di piscina e le cose vennero riposte in ordine dopo un’accurata spolverata.

Il secondo passo fu procedere con lo sgombero del ripiano degli armadi bassi e alla sua pulizia. Facile, quel ripiano era sempre stato pulito. In seguito furono sgombrati i cumuli di briciole all’interno dei cassetti e uno strato di grigio all’interno dell’armadio delle pentole. Fu emozionante vedere le superfici bianche tornare alla luce dopo anni di oscurità, ci sembrò quasi di sentire il loro ringraziamento tra i fumi dell’attività di Cloro e i graffi di Grigio.
Il ragazzo stava promettendo davvero bene e decidemmo di continuare a utilizzarlo anche per il lavello e lo scola piatti. Roba di routine, grigio e polvere che vennero via alla prima passata, Capitan Giallo era euforico, sopratutto perché era ancora giallo. Tutti conoscono il triste destino della spugne, morire grigie di consunzione, lui invece manteneva il suo bel colore giallo brillante e si affezionava sempre di più al nuovo commilitone. Una volta ripulita l’area facile della galassia dissidente, ci rivolgemmo a quelle un po’ più difficili: il frigorifero e il lampadario.
Da anni fumi, esalazioni di fritto tossico e polvere si accumulava su quei ripiani, sfuggendo ai controlli frettolosi di pulizia. Di nuovo fecimo affidamento sul vecchio Spruzzo, ma era stato cooptato dal coinquilino. Commosso, forse, dalla nostra iniziativa aveva cominciato anch’esso darsi da fare per debellare qualcuna delle colonie di sporco del resto del Quadrante Casa, anche se non con l’impegno che avremmo voluto. Prendemmo quindi il Sergente Spruzzo, e attaccammo su tutti i lati provocando una pioggia blu al centro della Galassia. Mandammo in congedo Grigio, il cui incarico principale non erano di certo le pulizie, e attendemmo il tempo necessario affinché Spruzzo potesse fare il suo dovere; purtroppo dovemmo arrenderci all’evidenza: i vecchi sistemi non erano sufficienti, le mutazioni degli abitanti delle colonie richiedevano metodi più drastici. Cloro chiese di provare e noi, che non avevamo niente da perdere, lo lasciammo fare. Fu una rivelazione. Bastava il suo passaggio a lasciare il tutto bianco e lucido. Era una vera forza della chimica.
Permettemmo a Cloro di attaccare l’intera superficie sia di uno che dell’altro. Le superfici intonarono una marcia trionfale per ringraziarci di averle riportate al loro stato di grazia naturale. Forti della convinzione di potercela fare, io e Capitan Giallo (ancora giallo!) decidemmo che era ora di prendere d’assalto la parte peggiore della galassia: l’angolo cottura.
Da anni stazionava lì una stufa, deposito di grassi, oli, pasta, briciole di ogni sorta, in alleanza con un contatore del gas talmente ammantato di polvere e unto che le colonie locali lo avevano nominato immediatamente ‘capo supremo della resistenza’. Se volevamo avere una chance dovevamo prima battere lui.
Ci rimboccammo le maniche. Con un potente raggio traente spostammo il deposito di grassi evitando gli schizzi di difesa della colonia e attaccammo in massa il contatore e il tubo. Potevamo sentire le urla di dolore sfrigolarci nelle orecchie, mai musica fu più sublime.
Cloro di divise, letteralmente. Dopo aver raggiunto il contatore colava fino al pavimento, dove molti altri dissidenti stazionavano. Ci volle almeno mezzora di ripetuti attacchi da parte di tutti e tre, ma alla fine il contatore era lucido e pulito. Scoprimmo che era di un bel colore verde  militare e il tubo di un bianco crema molto bello a vedersi. Il pavimento gridava la resa. Potevamo sentire le grida di disperazione della nostra prossima meta, il resto del  muro e del pavimento sui quali per anni lo sporco aveva continuato impunemente ad accumularsi. Cloro però era al limite delle forse. Chiamammo quindi in soccorso Candeggina Gel, amica di lunga data che fu felice di dare una mano; ma Cloro non era il solo ad aver bisogno di una pausa: provato dalle battaglie e della vicinanza corrosiva del commilitone, Giallo aveva già perso il suo primo strato e stava per perdere anche il secondo, decisi che era il caso di chiamare un aiuto e cooptai Doppio, una spugna destinata ad incarichi di lavaggio ma che, data l’emergenza, venne dirottata verso la nostra nobile causa. Anche Rosso Catino si offrì volontario, e così armati ci aggiungemmo alla scontro.
Versammo, sfregammo e riversammo, un una doppia azione combinata di Candeggina e Cloro. Doppio fu presto affiancato da Straccio, che aveva appena terminato il suo incarico in bagno ed era disponibile. Qualche tempo dopo, pavimento e muro furono di nuovo lustri e del loro colore originale, anche degli angoli. Presi dallo slancio, pulimmo anche il tubo del gas e il retro della stufa. Ora toccava al retro del frigorifero. Una volta imparato il trucco era facile: anche quel tratto di muro e pavimento si arresero senza opporre troppa resistenza.
Intanto era calata la sera e questo mise in evidenza un problema. L’ultima azione offensiva delle colonie di Sporco fu quella di boicottare il sistema elettrico: l’attacco del lampadario per Lampadina era consunto e la dispensatrice di luce non poteva fare il proprio mestiere. Fummo salvati dal prode Coinquilino che portò una lampada di camera sua inutilizzata. La nostra ultima prova fu spostare gli armadietti e pulire anche tutto quel tratto di pavimento, incrostato e scuro. Infine proponemmo una tregua e rimettemmo tutto a posto per permettere la preparazione della cena.
Stanchi, affamati e intontiti dalle esalazioni di Cloro, tornammo ognuno ai nostri antri: Giallo, coraggiosa spugna ormai consunta (ma ancora gialla) tornò al ripiano del lavello; Straccio, Doppio e Catino, furono ripuliti e rimessi al loro posti, in attesa degli incarichi che più comunemente gli spettavano; Cloro, definitivamente accettato nella squadra, andò a riposare alla Caserma Lavello assieme al Tenente e al Sergente Spruzzo. Io mi presi la libertà di dieci minuti di dialogo con Nino.
Era stata una giornata lunga, lunga e faticosa. Altre battaglie ci attendevano: i condomini di polvere alle sedie, la finestra che reclamava il suo colore originale, il termosifone che dispensava microparticelle mutanti di polvere e non più calore e il tavolo, luogo indispensabile e mai del tutto esplorato.
Ma l’avremmo iniziata un altro giorno, ora era tempo di riposarsi e di godersi i dovuti onori in mezzo a una Galassia dove ora dominava ‘la legge dei fumi al cloro’.