Ebbene...
Uni: capitolo ultimo
Come qualcuno sa, ha saputo o saprà, mi sono laureata.
Oh oh oh... ebbene si signore e signori. Tra pianti, lamenti, scontenti e scotimenti, ce l'ho fatta. L'avventura più fastidiosa, faticosa, laboriosa e magosa che io abbia mai vissuto. Giuro.
Bene, si parte da... da. Da un paio di settimane fa o poco più. Precisamente dalla settimana in cui trovai casa. Quella settimana in effetti cominciai la rincorsa per tesi. Naturalmente, nonostante io avessi avuto sei (E ripeto SEI) mesi di tempo per farmela con calma, con tutte le dovute seghe mentali del caso, io ho tirato dritta tutta l'ultima settimana di consegna.
Venerdi: in bianco (Come già sapete-.-).
Sabato, quasi in bianco. Domenica, completamente in Bianco. Per dirla tutta, Domenica mi sono alzata alle undici e sono andata a dormire... credo alle undici di sera del giorno dopo. Essì! Perchè Lunedì, dopo una roccambolesca avventura, sono riuscita ad arrivare a Venezia con due libriccini (78 pagine -.-''') azzurri rilegati in metallo (Baro! Li hai rilegati lì!)
Ok, come mi fanno notare dalla regia, non sto espondendo la storia come si conviene, quindi torniano rapidamente indietro fino all'alba di Lunedì mattina. L'alba di Lunedì mattina è stata preceduta da una giornata in cui abstract e tesi sono stati finiti e una nottata in cui è stato scritto il trattamento. Dopo quella fatica immane (in cui sono state stampate le belle copie della tesi con tanto di immaginine di spiegazione), è apparsa finalmente l'alba della consegna. Quindi ci si veste, ci si lava, ci si fa lo zaino, si controlla di avere con se tutti gli stampati e quando si va alla borsa per prendere anche il portafoglio ecco il fatidico dubbio: ma io l'ho tolto il Bancomat dalla giacca leggera?
Quale credete sia stata la risposta?
No ovviamente!
Sono state tentate varie soluzioni:
- la prima, classica, ovvia: chiama mamma e dille che deve passare dalla banca a ritirare un po' di soldi da mettere sul Postapay;
Bocciata: mamma voleva arrivare al lavoro in orario.
- la seconda, ingegnosa: vado alla filiale della mia banca qua a Milano e prelevo ciò che mi serve;
Fallita: sapevate che non potete prelevare dal vostro conto nemmeno da una vostra filiale senza assegni? Io no.
- la terza, umiliante: chiama il capo e fatti prestare dei soldi.
Approvata e riuscita.
Siccome avevo perso ogni treno perdibile per arrivare in tempo prima della chiusura della segreteria, vado prima a finire di stampare il trattamento, eppoi a prendere il treno, che per una svista mia però non c'è. Per abitudine avevo digitato Domodossola invece che Venezia... e risulava un treno super veloce che mi avrebbe portato là in un'ora e mezza. (Ahahahahahahahahaha!!!!! @D)
Ebbene, il treno non c'era, ho smobilitato quindi tre persone per andare a dire a Segretaria, di non osare muoversi da lì fino a quando non fossi arrivata.
Undici e cinque, partenza.
Quattordici e venti, Venezia in vista finalmente.
Quattordici e trenta (Ma come ha fatto credo che non losappia nemmeno lei...) arrivo in copisteria: occhioni dolci al CapoCopistaio che me li ha rilegati subito. Nel frattempo abbraccioni con Ranocchia che veleggiava per l'Uni con un'aria da supermatrona elevata all'ennesima potenza manco si fosse trasformata nelle nemesi di WonderWoman.
Due e cinquanta, consegna di quei due tomi azzurri su in segreteria.
Uni: capitolo ultimo
Come qualcuno sa, ha saputo o saprà, mi sono laureata.
Oh oh oh... ebbene si signore e signori. Tra pianti, lamenti, scontenti e scotimenti, ce l'ho fatta. L'avventura più fastidiosa, faticosa, laboriosa e magosa che io abbia mai vissuto. Giuro.
Bene, si parte da... da. Da un paio di settimane fa o poco più. Precisamente dalla settimana in cui trovai casa. Quella settimana in effetti cominciai la rincorsa per tesi. Naturalmente, nonostante io avessi avuto sei (E ripeto SEI) mesi di tempo per farmela con calma, con tutte le dovute seghe mentali del caso, io ho tirato dritta tutta l'ultima settimana di consegna.
Venerdi: in bianco (Come già sapete-.-).
Sabato, quasi in bianco. Domenica, completamente in Bianco. Per dirla tutta, Domenica mi sono alzata alle undici e sono andata a dormire... credo alle undici di sera del giorno dopo. Essì! Perchè Lunedì, dopo una roccambolesca avventura, sono riuscita ad arrivare a Venezia con due libriccini (78 pagine -.-''') azzurri rilegati in metallo (Baro! Li hai rilegati lì!)
Ok, come mi fanno notare dalla regia, non sto espondendo la storia come si conviene, quindi torniano rapidamente indietro fino all'alba di Lunedì mattina. L'alba di Lunedì mattina è stata preceduta da una giornata in cui abstract e tesi sono stati finiti e una nottata in cui è stato scritto il trattamento. Dopo quella fatica immane (in cui sono state stampate le belle copie della tesi con tanto di immaginine di spiegazione), è apparsa finalmente l'alba della consegna. Quindi ci si veste, ci si lava, ci si fa lo zaino, si controlla di avere con se tutti gli stampati e quando si va alla borsa per prendere anche il portafoglio ecco il fatidico dubbio: ma io l'ho tolto il Bancomat dalla giacca leggera?
Quale credete sia stata la risposta?
No ovviamente!
Sono state tentate varie soluzioni:
- la prima, classica, ovvia: chiama mamma e dille che deve passare dalla banca a ritirare un po' di soldi da mettere sul Postapay;
Bocciata: mamma voleva arrivare al lavoro in orario.
- la seconda, ingegnosa: vado alla filiale della mia banca qua a Milano e prelevo ciò che mi serve;
Fallita: sapevate che non potete prelevare dal vostro conto nemmeno da una vostra filiale senza assegni? Io no.
- la terza, umiliante: chiama il capo e fatti prestare dei soldi.
Approvata e riuscita.
Siccome avevo perso ogni treno perdibile per arrivare in tempo prima della chiusura della segreteria, vado prima a finire di stampare il trattamento, eppoi a prendere il treno, che per una svista mia però non c'è. Per abitudine avevo digitato Domodossola invece che Venezia... e risulava un treno super veloce che mi avrebbe portato là in un'ora e mezza. (Ahahahahahahahahaha!!!!! @D)
Ebbene, il treno non c'era, ho smobilitato quindi tre persone per andare a dire a Segretaria, di non osare muoversi da lì fino a quando non fossi arrivata.
Undici e cinque, partenza.
Quattordici e venti, Venezia in vista finalmente.
Quattordici e trenta (Ma come ha fatto credo che non losappia nemmeno lei...) arrivo in copisteria: occhioni dolci al CapoCopistaio che me li ha rilegati subito. Nel frattempo abbraccioni con Ranocchia che veleggiava per l'Uni con un'aria da supermatrona elevata all'ennesima potenza manco si fosse trasformata nelle nemesi di WonderWoman.
Due e cinquanta, consegna di quei due tomi azzurri su in segreteria.
Missione: Compiuta.
Ebbene sì.
Naturalmente non è finita qui.
La fantastica avventura laureanda si estende fino a quel weekend, quando ho pensato che se non mi fossi organizzata la mia festa di laurea me ne sarei pentita amaramente per il resto della mia esistenza. (Melodrammatica... -.-)
Questa organizzazione è stata... un delirio.
Togliendo la quantità di persone che ho letteralmente dimenticato di chiamare (Poverina, il suo cervello ragiona ancora coi bassi numeri di amici, si sconvolge se le ricordo quante persone conosce ora in realtà!), il tutto è stato organizzato in due giorni: il bar è stato chiamato e trovato sabato (E come sempre si ringrazia SuperRanocchia!) che per qualche miracolo divino ha accettato di non pretendere l'acconto, la pensione il giorno dopo. Martedì io ero ancora lì che pensavo: ma chi non ho chiamato? Ma chi potrebbe venire? Ma chi...? Ma...?
Giusto per darvi un'indicazione, le persone rimaste fuori sono giusto tra le più importanti della mia vita... (-.-''''')
Perciò, dopo SanSicario mi organizzerò per raggiungerle per lo meno, dato che non gli ho chiesto se volevano raggiungermi loro. (Scusa, scappo, mi sono ricordata che il tuo meccanismo di memoria non è ancora stato aggiustato).
Ma è arrivato il momento Clù!!
La Laurea.
E fu così che il cerchio si chiuse.
La Laurea comincia Mercoledì mattina, quando dopo una fantastica notte di sette ore su un materasso decisamente più comodo di quello che ho a casetta nuova (E la visione integrale di Blade Runner) mi alzo, mi vesto, rifaccio la valigia, pago la pensione e parto.
Viaaaaaa! Alla volta di una Fine! ('o' )
Quando sentii per la prima volta la teoria circolare del tempo non sapevo se crederci o meno, ma quel giorno mi svegliai nello stesso posto in cui la mia avventura universitaria iniziò; da lì partii per affrontare l'esame di ammissione allo IUAV e da lì sono partita per dirgli addio. The circle is perfect!
Si ok, la gestione era diversa e l'età media dei proprietari non si aggira più sui sessanta per gamba, ma la pensione era la stessa u_u (Proprio non ce la facevi a rimanere seria, neh?)
Venezia era immersa in quella leggera foschia che io ho imparato ad amare e riconoscere come la sua voce stessa. Il Guardiano era sveglio e attivo per salutarmi, proprio come il giorno di consegna. Il Villaggio era sempre lì, immobile e silenzioso.
Prima persona che ho incontrato: Ranocchia ovviamente. Secondo voi mi sono portata la valigia dietro fino all'Uni? (Ma state scherzando? o.o)
Indovinate che cosa mi sono portata dietro alla mia laurea?
Borsello (Quella sottospecie di tasca con attaccato un filo da mettere a tracolla...) con dentro portafoglio e lacrime artificiali. Tasca: cellulare, fazzoletto, e un foglietto con su scritte le date della mia filmografia e i nomi citati nella brevissssi(missssimissssi)ma ricerchina storica. Naturalmente prima ancora di aver svoltato per il carcere avevo già deciso che non ne avrei citato nemmeno uno. (E vorrei vedere u_u)
Per detta della stessa Ranocchia: "La laureanda più leggera che io abbia mai visto!"
Che onore ^\\\^
Una volta arrivata, credevo che avrei aspettato almeno fino alle undici prima che V. entrasse in aula e ancora non erano le dieci.
Ah!
Entro nel chiostro e individuo Vì, scoprendo che erano già al terzo, ovvero alla fine della prima tornata. Dopo la proclamazione Vì sarebbe entrata eppoi...
-.-
Mamma ovviamente è riuscita a finire al Cotonificio, fortuna che E. era lì e dopo avermi portato il conforto della Pasticche del Re Sole (E non fate gli spiritosi...) è andata a prenderle. Sono poi arrivate da sole... cinque minuti prima che io entrassi. (Ovviamente)
Bene. Entro.
Sono carica. Pronta a sparare pallini di piombo pesanti. Ho cartucce a volontà e una voglia matta di dirgli il fatto loro per una volta. Di dipingere un bel bersaglio virtuale su quei bei culi arroganti ed evitare accuratamente un one-shot. Di vedere la loro lingua velenosa alzare bandiera bianca e arrendersi. Li volevo sconfitti.
Ebbene sì signori, mi stavo divertendo.
Da matti proprio.
Lì ho tutti lì davanti: Mr. Cinema al centro. Alla sua destra (Ah!! I riferimenti che potrebbero uscirci!) il Re Fasullo, presunto scenografo e la Brutta Controfigura della Strega di Biancaneve (Che io conosco solo per gli inciuci di Doc...). Alla sua sinistra la Signora Teatro (Conoscenza per vista), e la cara, dolce, fantastica, Kohlmy!
I tre aspiranti cavalieri dell'Apocalisse ancora in lista di attesa solo per ricevere il primo cornino, mi squadrano e poi cercano la mia tesi.
XD
Già solo il titolo li sconcerta. I due esseri umani a fianco rimangono impassibili e in attesa.
E io comincio.
E bla.. .bla.... bla... blabla.... blablablabla..... blaaablblablablablablabbbb.....
Dopo un inizio incespicoso (Pensavate mica che me lo fossi preparato?) sono partita a razzo come non ho mai fatto in tre anni di patente. Le parole mi uscivano veloci. Mi appariva in testa prima ancora che il cavaliere di turno avesse finito di formulare la domanda. Li interrompevo.
Ohibò! Ma ero davvero io quella?
Fine della condiscendenza, del stare ad ascoltare fingendo interesse, dell'annuire felice della delucidazione: giù la maschera, ora ve la vedete con ME.
Phull... BANG!
Cinque, dieci, venti... non so quanto siamo andati avanti sinceramente. Persi il conto del tempo, persi il conto di ciò che stavo dicendo, dicevo e basta.
Il divertimento massimo.
E mentre i tre cavalieri del regno inesistente si affannavo a strapparmi via la verità dell'idea prima, del motivo, dell'ideazione, del perchè, del fine... Le care donne fecero una sola domanda a testa verso la fine, meritandosi la mia gratidudine assoluta ed eterna.
Eppoi finì.
Mi congedarono con una naturalezza e leggerezza che quasi mi stordì. Ma la bolla morbida e dolce che mi avvolgeva carica della sua elettricità non si dissolse, sbocciò invece in un'ulteriore energia che andò a sfogarsi sul mio umore rendendomi euforica.
La proclamazione si fece attendere... e molto. alla fine ebbimo tutte e tre i nostri sospirati voti, con un po' di amarezza per Vì, che decisamente meritava di più.
102/110
Questo è ciò che vale il mio Edipo. 1 punto =)
Beh signori, potevano anche togliermeli quei punti, sapete?
Un piccolo inchino davanti alla corte suprema e fuori! A godersi i cori degli altri e assaporare il significato della parola dottore.
Eppoi?
Eppoi... i regali!
Tanti regali. Non ne vedevo così tanti dalle medie.
E la sensazione! Così viva! Così felice! Così leggera!
E nò, non dipendeva certo dalla gonna che indossavo.
(E qui commentate! Vi prego!)
Al bar eravamo decisamente di più dei miei ultimi tre compleanni. Considerando che un anno oltre a me c'erano solo altre due persone non vi illudo sul numero, siamo arrivati a nove ma solo perchè, per qualche strano caso, una disdisse e due si aggiunsero. Come? Mah... Misteri dello Stomaco umano.
^^
E tra mia sorella iniziata alla Sacra Via degli Spritz, i ricordi universitari, l'allegria e l'ironia (Quella sempre.) il tempo passò veloce, fino al momento in cui i miei ospiti si dispersero tra altre feste di laurea, lezioni e lavoro. Rimasta sola con la famiglia rividi la mia vecchia casa, stravolta, cambiata, abitata da altri e sull'onda della mia nuova energia per la prima volta la misi del 'di dietro' ai miei padroni di casa, dando a loro il dovuto e non il preteso.
Così chiusi i conti...
I giochi finirono alla stazione di Mestre. Su un treno che mi portò via dalla città che ancora amo più di tutte e amerò per sempre.
Tre anni scivolati via leggeri e pesanti, altalenanti ed alienanti, sorprendenti e noiosi, affollati e vivi.
Vivi.
Tre anni di vita intensa e pura. I migliori da quando ho scoperto di avere una testa mia.
E avrò odiato quei libri, i listelli di quella camera, la pioggia orizzontale, la folla pigiata nelle calli strette, il ponte bloccato e padroni di casa, ma ho amato ogni singola pietrra, ogni singolo mattone, ogni nuvola, ogni riflesso d'acqua, ogni persona vissuta intensamente.
Se oggi mi chiedeste che immagine ha la felicità per me, vi indicherei le calde sere di inizio estate, in una calle non troppo affollata, fuori da un bar con un bichiere davanti e gli amici intorno. Tutti quegli amici che ora mi mancano e vorrei vedere invece tutti i giorni, tutte le sere. Il piacere di un paio d'ore a parlare tranquilli, dibattendo, guardando un film, gustandosi una piazza con qualcuno, difficilmente potrà essere sostituito da qualunque cosa questo nuovo posto mi darà. Là mi sono riscoperta sognatrice, gregaria, festaiola, nerd, romantica, fragile, ostinata, esagerata, superstiziosa, contradditoria.
E adesso?
E adesso....
UNI
The end
Come anche dire: chiudi la porta, che fa corrente con l'altra...
The end
Come anche dire: chiudi la porta, che fa corrente con l'altra...
E aggiungo che è un commento professionale, non di simpatia.
RispondiEliminaIn fondo, un pochetto di teatro ci capivo...
Lasciali perdere.
RispondiEliminaLoro restan dentro, tu 6 fuori!
E comunque il tuo Edipo per me era da 30 e continua ad esserlo.
XD
RispondiEliminaEcco, questo dicesi: complimento. Coi fiocchi.
Ma grassie ^^