Sono stanca... delle illusioni. Le mie.
Sono come un Buono gratuito che non spendi. Te lo tieni lì davanti, immaginando con che cosa lo baratterai, ma prima o poi la voglia di stringere tra le mani qualcosa di più concreto di un pezzo di carta si fa irrefrenabile.
Il terrore che il Buono scada è simile alla sensazione di panico che ho provato davvero poche volte nella mia vita. Infatti, è cambiato ben poco da allora. Forse solo la città.
E' passato un anno e dieci giorni da quando mi sono tagliata i capelli l'ultima volta. Anche quella volta avevo bisogno di un cambio, di un'inversione di rotta. Non ce la feci. I capelli furono l'unico vero grande atto. Un po' misero non vi pare?
Ma ora sono stanca.
Voglio il lavoro che sogno.
Voglio la vita che desidero dall'età di undici anni.
Voglio l'uomo che desidero.
Non mi importa gran che in realtà di quanto tempo ci vorrà per impararlo, di quanta strada dovrò fare per avere ciò che voglio, o la distanza che mi separa da lui. Quello che mi importa davvero è ricominciare a camminare. Perchè ora sono ferma, immobile, da giorni ormai e le gambe mi dolgono per questa inattività.
Non posso più dividere la mia vita esclusivamente con un schermo, perchè voglio aria fresca in faccia, autobus da prendere e persone con cui interagire. Voglio serate e pomeriggi in compagnia, risate e conversazioni di ogni genere. Voglio anche calore e le mani di qualcuno che mi tengano. O magari anche solo una voce.
Non sono davvero sicura che tornare a Milano sia la cosa giusta da fare. Non sono sicura che vedere il volto inespressivo di mia madre che cela il dolore per la mia insofferenza verso Casa sia davvero ciò che voglio. Non sono nemmeno sicura che sia Casa il problema. Ma che questo posto mi è sempre stato stretto o distante non è mai stato un segreto: credo di averlo urlato in ogni modo possibile da sempre.
Il mondo ho cominciato a vederlo, ora.
A volte mi piace a volte no, ma non lo baratterò mai con un buco come questo.
E se mi rifiuto anche solo lontanamente di provare ad avere rapporti intimi con qualcuno di qui, è perchè non voglio più avere nulla che mi leghi troppo a queste valli bellissime.
Ho scelto le mie vie, ho scelto il mio tipo di vita, ho scelto anche una persona.
Ora le devo prendere.
Sono questi i momenti in cui vorrei che ci fosse qualcuno che mi indichi la strada giusta.
Sono i momenti in cui vorrei tornare indietro nel tempo per aggiustare l'ingranaggio rotto della mia famiglia.
Sono i momenti in cui vorrei poter scendere in città, salire all'ultimo piano dell'ultimo palazzo delle case popolari e suonare alla porta dei miei nonni:
"Ciao nonno, come stai? Posso stare un po' qui?"
"Ciao Chiara! Vieni, entra. Certo che puoi restare."
"Ciao nonna, come stai oggi?"
"Bene, come al solito."
"Al solito, magoni paranoie e vittimismo."
"Siediti, mi son avanzate un po' di castagne bollite."
"Ah ma mi stavate aspettando"
"Più che alro lo speravamo."
"Lo sapete vero, che non ho mai smesso di pensare a voi?"
"Lo sappiamo, lo sappiamo. Ma è ora che tu cominci a pensare un po' più spesso ad altro, non credi?"
"Si nonno, lo credo."
"Mangia le castagne finchè sono calde."
"Buone. Come sempre."
"Perchè sono nei tuoi ricordi, nel tuo passato. Quello non cambia, non può cambiare,"
"No, no davvero."
"Che hai intenzione di fare invece per il tuo futuro? Te lo vuoi conquistare?"
"Si."
"E allora che aspetti?"
"Il coraggio."
"Il coraggio non è difficile da reperire, fa parte dell'inconscienza e non è una gran dote. E' la perserveranza che scarseggia. Trova quella e vedrai come cambierà tutto."
"Mi mancate."
"Lo sappiamo. Ma è tempo che tu ci lasci là dove siamo e vada avanti. Noi non torneremo indietro, non farlo tu."
"Va bene."
"Addio tesoro. Ti vogliamo bene ."
"Anch'io vi voglio bene."
Sono come un Buono gratuito che non spendi. Te lo tieni lì davanti, immaginando con che cosa lo baratterai, ma prima o poi la voglia di stringere tra le mani qualcosa di più concreto di un pezzo di carta si fa irrefrenabile.
Il terrore che il Buono scada è simile alla sensazione di panico che ho provato davvero poche volte nella mia vita. Infatti, è cambiato ben poco da allora. Forse solo la città.
E' passato un anno e dieci giorni da quando mi sono tagliata i capelli l'ultima volta. Anche quella volta avevo bisogno di un cambio, di un'inversione di rotta. Non ce la feci. I capelli furono l'unico vero grande atto. Un po' misero non vi pare?
Ma ora sono stanca.
Voglio il lavoro che sogno.
Voglio la vita che desidero dall'età di undici anni.
Voglio l'uomo che desidero.
Non mi importa gran che in realtà di quanto tempo ci vorrà per impararlo, di quanta strada dovrò fare per avere ciò che voglio, o la distanza che mi separa da lui. Quello che mi importa davvero è ricominciare a camminare. Perchè ora sono ferma, immobile, da giorni ormai e le gambe mi dolgono per questa inattività.
Non posso più dividere la mia vita esclusivamente con un schermo, perchè voglio aria fresca in faccia, autobus da prendere e persone con cui interagire. Voglio serate e pomeriggi in compagnia, risate e conversazioni di ogni genere. Voglio anche calore e le mani di qualcuno che mi tengano. O magari anche solo una voce.
Non sono davvero sicura che tornare a Milano sia la cosa giusta da fare. Non sono sicura che vedere il volto inespressivo di mia madre che cela il dolore per la mia insofferenza verso Casa sia davvero ciò che voglio. Non sono nemmeno sicura che sia Casa il problema. Ma che questo posto mi è sempre stato stretto o distante non è mai stato un segreto: credo di averlo urlato in ogni modo possibile da sempre.
Il mondo ho cominciato a vederlo, ora.
A volte mi piace a volte no, ma non lo baratterò mai con un buco come questo.
E se mi rifiuto anche solo lontanamente di provare ad avere rapporti intimi con qualcuno di qui, è perchè non voglio più avere nulla che mi leghi troppo a queste valli bellissime.
Ho scelto le mie vie, ho scelto il mio tipo di vita, ho scelto anche una persona.
Ora le devo prendere.
Sono questi i momenti in cui vorrei che ci fosse qualcuno che mi indichi la strada giusta.
Sono i momenti in cui vorrei tornare indietro nel tempo per aggiustare l'ingranaggio rotto della mia famiglia.
Sono i momenti in cui vorrei poter scendere in città, salire all'ultimo piano dell'ultimo palazzo delle case popolari e suonare alla porta dei miei nonni:
"Ciao nonno, come stai? Posso stare un po' qui?"
"Ciao Chiara! Vieni, entra. Certo che puoi restare."
"Ciao nonna, come stai oggi?"
"Bene, come al solito."
"Al solito, magoni paranoie e vittimismo."
"Siediti, mi son avanzate un po' di castagne bollite."
"Ah ma mi stavate aspettando"
"Più che alro lo speravamo."
"Lo sapete vero, che non ho mai smesso di pensare a voi?"
"Lo sappiamo, lo sappiamo. Ma è ora che tu cominci a pensare un po' più spesso ad altro, non credi?"
"Si nonno, lo credo."
"Mangia le castagne finchè sono calde."
"Buone. Come sempre."
"Perchè sono nei tuoi ricordi, nel tuo passato. Quello non cambia, non può cambiare,"
"No, no davvero."
"Che hai intenzione di fare invece per il tuo futuro? Te lo vuoi conquistare?"
"Si."
"E allora che aspetti?"
"Il coraggio."
"Il coraggio non è difficile da reperire, fa parte dell'inconscienza e non è una gran dote. E' la perserveranza che scarseggia. Trova quella e vedrai come cambierà tutto."
"Mi mancate."
"Lo sappiamo. Ma è tempo che tu ci lasci là dove siamo e vada avanti. Noi non torneremo indietro, non farlo tu."
"Va bene."
"Addio tesoro. Ti vogliamo bene ."
"Anch'io vi voglio bene."
Sei sulla strada giusta, non c'è nulla che non va.
RispondiEliminaProvoca la tua vita, provocala!
Le abilitá per gestirla non ti mancano e l'unica cosa che non dipende da te è il tempo.
Non permettere che ti rompa troppo i coglioni!
=)
RispondiElimina