sabato 8 novembre 2008

Ricordo il semolino.
Ricordo la semola nel pacchetto, la sensazione di masticarla ancora cruda, era farina: come la polenta, ma più buona e dolce.
Ricordo che mi piaceva come lo cucinava mamma. Morbido, cremoso, e c'era sempre il cartone del latte in tavola, per chi lo voleva raffreddare o modificare la consistenza.
Mi piaceva.
Mi piaceva perché c'era il latte. Mi è sempre piaciuto tutto quello in cui c'era il latte: il risolatte, le scaloppine al latte... il cioccolato al latte invece no.
Oggi l'ho cercato. Il piccolo pacchettino fatto come quello della pastina era introvabile. Era stato relegato a puro alimento per bambini, nella bella scatola Plasmon azzurra, alla modica cifra di tre euro e novanta.
Mi piaceva il semolino, mi ricordava tempi ignari, calmi, accoglienti.
Papà seduto davanti a me e mia sorella ancora di fianco a lui, perché era piccola e ancora ci stavano in due. Ricordo le sue smorfie, perché non le piaceva. Non le piaceva nemmeno il risolatte. Io invece ero contenta. E mamma sedeva a capotavola e si mangiava tutti insieme. Non si iniziava senza papà. Lei chiamava poco dopo che lo aveva versato nei piatti, per dargli il tempo di raffreddarsi un po'. Non si guardava la tv, si era solo  noi, nella casa nuova, grande, bianca e fredda. Di quella piccola, calda e felice ho pochi ricordi.
E avevo davvero voglia di un semolino, per sentirmi di nuovo a casa e felice.

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