giovedì 29 settembre 2005

Esami

Com'è che un esame universitario riesce a farti cambiare l'opinine che hai di una persona/professore?
Passi due/tre mesi magari pensando che sia una persona competente, o simpatica, o per lo meno gentile e credi che conoscerla sia un buon affare, dopo di che... un giorno, in pochi minuti, entri in un aula e ne esci pensando che chi ti ha esaminato sia uno stronzo totale, un imbecille, un ipocrita, qualcuno che non vuoi rivedere mai più. La delusione è fortissima e totale.

La prima volta che succede, ovviamente, è terribile. Sogni, speranze, opinioni infrante contro un'unica superficie nello stesso momento, e tu hai qualcuno da odiare. La seconda, ti lascia un sapore amaro in bocca, della serie sentirsi stupido ad esserti illuso. E poi?
Poi a mente fredda e lucida, spesso non riesci più a capire come hai fatto a rispettare una persona che ti ha deluso tantissimo, e la lucidità va  afarsi benedire nell'esatto momento in cui ti ripensi a quella persona, a quel giorno, a quei pochi minuti.
Bastano pochi minuti, a rovinare l'impressione favorevole che hai di una persona?
E quella che ne hai dopo, le rende giustizia?

Spesso noi studenti, molto egoisticamente, pensiamo di essere gli unici che stanno male, siamo stanchi e sotto stress il giorno degli esami; non ci passa neanche per l'anticamera del cervello che la persona dietro alla cattedra che ci deve esaminare proprio tutta non c'è quel giorno, anzi, spesso non c'è proprio.
Cosa fa credere allo studente medio che il professore affronti quel giorno come se fosse uno dei tanti, come un diversivo dal solito tran tran quotidiano, qualcosa da poco, da niente?
Perchè studenti di una scuola nata da poco con ben pochi cattedratici di professione, pensano ancora, dopo due anni, che il cosidetto professore sappia sul serio quello che deve fare, come affrontare il tutto e come giudicare? E poi, c'è poco da fare, cattedratici o no sono esseri umani, parziali e con le loro simpatie, inconscie e non. Il riuscire ad ottenere il massimo da un esame, alla fine non è solo presentare un lavoro impeccabile o imparare e capire perfettamente tutto ciò che il professore ci ha dato da leggere, è anche capire chi si ha di fronte quel giorno, elaborare tutte le informazioni apprese durante il corso dal modo di fare di quella persona e riuscire a capire come prenderla, parlargli, mettergliela giù, renderla disponibile nei nostri confronti. Io penso che un esame comporta un pesante lavoro di studio e preparazione, e una diffcile azione diplomatica degna di un ambasciatore ONU.
E se va male, se la persona che avevamo di fronte fino a pochi minuti prima era una di quelle che rispettavamo di più, bisogna uscire da lì appuntandosi mentalmente di dimenticare quella giornata e tenersi solo quelle che hanno contato sul serio.
Non serve se l'avete guardata negli occhi e ci avete visto tutto il male possibile, in quel momento magari non vedeva l'ora di buttarvi fuori e scappare in bagno, oppure aveva raggiunto un grado di nervosismo tale, che alla minima spinta in più vi avrebbe mandato a quel paese in direttissima.
Succede, capita. Tutti prima o poi passiamo per persone orribili, e questo solo perchè chi ci ha giudicato in quel momento ci è capitato davanti quando il minimo contatto sociale indesiderato in più, ci avrebbe fatto esplodere. Così, senza alcun motivo.

Però c'è chi non lo capisce e si ostina a mantenere l'opinione finale che si è fatta durante l'esame.
Quella opinione però, spesso è falsata.
In mezzo ci sono giorni di stress assoluto, fatti di notti in bianco e corse contro il tempo, di libri indecifrabili e litigi sulle tastiere, che si concentrano tutte lì, in quei pochi minuti, seduto su una sedia con una persona davanti, una persona abbastanza stressata e stanca, che forse non vede l'ora di andare a pranzo e far riposare le sue cellule cerebrali. E spesso brontoliamo pure, perchè a un certo punto la vediamo uscire dall'aula annunciando che va a pranzo.
Quanti sguardi truci si vedono addosso in quel momento?
Tenersi un'opinione che ci siamo fatti mentre la nostra capacità di giudizio era alquanto alterata, non serve a niente, solo a precluderci il piacere di poter avere ancora a che fare con quella persona.

Non sto facendo un'arringa in favore di tutti i professori, per carità, in 15 anni di carriera scolastica né ho visti tanti di insegnati, troppi mi sa, e so perfettamente che ci sono quelli che godono nel guardare in faccia uno studente medio, e fargli capire che la sufficienza piena con lui non l'avrà mai, neanche se gli recita la lezione in sumero. E so anche che ci sono quelli che spesso sbagliano a giudicare, perchè anche loro si fanno trascinare dal momento e so che ci sono quelli che proprio non ne sono capaci, così come mi è capitato di vedere insegnanti, che pur volendo dare qualcosa di più, non potevano perchè non erano loro a decidere. E' capitato, ve lo giuro, e ho anche passato un giorno intero a stare male per quel che era successo, per le parole dette e quelle non dette. Non ho ancora rimediato e ci sto ancora male per questo.

Un esame è una cosa complicata, può mandarti al settimo cielo, farti sprofondare sottoterra o lasciarti il senso di sollievo di essertelo lasciato alle spalle. In ogni caso ti lascerà comunque lo strascico di qualcosa, un rafforzamento o una debolezza, sentimenti duri da masticare o dolci da assaporare quando li rivistiti e, sicuramente, opinioni contrastanti con i propri colleghi.
Bisogna solo imparare ad accettare tutto ciò, e ricordarsi ovviamente che zio Murphy è sempre in agguato

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