martedì 6 settembre 2005

Ricordi smarriti

Gli ordini del grande capo dicevano di riordinare e il povero soldato semplice ha obbedito, ovviamente. Si fa di tutto per preservare quel minimo di pace in casa propria, anche sottostare agli ordini, anche se magari l'unica cosa che vorrebbe fare è stare a letto, perchè la pressione fa un po' troppo su e giù. Il soldato sale sul proprio letto, un po' stanco, dopo aver tirato via le lenzuola e averle mandate a raggiungere quelle del proprio commilitone sul pavimento, si arrampica sulla scaletta e va verso il suo obiettivo principale: i tre scaffali bianchi proprio a fianco del letto. I due più indietro li lascia perdere a priori, i fumetti e i libri stanno ancora in piedi e apparentemente sembrano puliti, quindi va bene così, ma quelli no, sono pieni di polvere, cartacce e terra arrivata chissà da dove. Tira via tutto, cartacce, soprammobili, il telecomando (il compagno commilitone proprio non la capisce, che quella non è la sua branda cinematografica), cd, delle bambole, la vecchia sveglia. Pulisce tutto alacremente, con scottex e il primo prodotto a spruzzo che ha trovato in bagno di sotto, pulisce con cura, perchè quegli scaffali devono ospitare parte della peziosa collezione di fumetti e tanti, tanti ricordi.

Si parte dall'alto e quindi si recuperano tutti i peluche che ormai hanno una bella tintarella pomeridiana e li si mette in posa assieme alle compagne bambole. Per primo il Re, Bimbopiccolo un bambolotto con un solo ciuffo di capelli biondi ritto in testa e l'immortale tutina di lana rosa, che probabilmente una volta era la sua, e lo mette in un angolo, sopra l'ormai ex-cuscino del suo unico compagno di letto da 17 anni a questa parte, che  ha raggiunto la maggiore età già tre anni fa. Lo raggiungono una bambola di stoffa e sabbia, con la testa di porcellana e un completo salopetta e berretto rosa, quasi da lavoratore, comprata chissà dove assieme a un'altra più raffinata, ma per il generale; Ciopi, gatto dalla forma procionesca, che ormai si è rassegnato a essere una gatta e crede che siano quelle che si muovono ad avere un problema genetico: i gatti hanno la coda a striscie bianche e nere, non lo sapete? Il cagnolino senza occhi, il cui nome è perso nelle nebbie della memoria, ma che come età risale a quella del Re; Fochina, piccola foca proveniente dl polo assieme alle liquirizie e a al cartone animato della foca Siber; Dindin, la bambola di pezza con tanti capelli rosa di lana ritti in testa, che ha cambiato definitivamente dimora alla morte dei nonni, che la tenevano sul cassettone nella vecchia stanza piena di odori intensi e freschi, in attesa che il soldatino arrivasse a giocare con lei; Pimpi, l'originale, non quello di Winnie the Pooh, in realtà il personaggio è stato ispirato da lui, ma non hanno mai visto l'ombra di un contratto o di diritti. La bambola di pezza, quella fatta dalla nonna, quella materna; è una bambola umile e orgogliosa di come è stata fatta, lo dice sempre lei che di bambole così non se ne fanno più, e ha perfettamente ragione.

Il terzo scaffale è uno scaffale vecchio, dove la più giovane è la bambola vestita di rosa, tutti gli altri hanno quasi vent'anni e si lamentano che non possono avere anche loro la patente e che arriveranno all'età della pensione senza essersi presi mai neanche una sbronza. Il soldato sorride e passa al secondo scaffale e lo riempie dei fumetti di cui si è innamorato nell'ultimo anno e che non riescono a starci negli scaffali al piano di sotto. Due belle colonne composte di albi posti orizzontalmente, tutti in ordine numerato e con la scritta leggibile, a parte due albi messi verticalmente a  un'estremità. Lascia un piccolo spazio per la bottiglietta dell'acqua e dei cd sparsi di cui proprio non ha voglia di occupasi al momento e passa al primo scaffale, quello più in basso, quello che ci ha messo almeno due anni prima di imparare a non sbatterci più contro la testa o il gomito, quello dove ci sono i ricordi più dettagliati.

Per prima la vecchia sveglia quadrata, arrivata proprio con il trasloco in quella casa, tutta in plastica rossa, con il quadrante che raffigura un giardino e, al posto della lancetta dei secondi, un joker che rotea attorno a una sbarra. Quella era la sveglia speciale, era la sveglia con l'anti-commilitone, perchè le pile erano nascoste e non le si poteva levare facilmente. La poverina è stata mandata in pensione quasi subito, perchè tichettava: imperdonabile per una sveglia appartenente a un soòldato dall'udito fine. Poi un pierrot, con solo la faccia triste porcellana e il resto del corpo fatto solo di stoffa, senza l'imbottitura, portato via chissà quando alla preziosa collezione di bambole del generale; è accompagnato da una vezzosa bambolina di porcellana snodata e da un minicopanetto con il coperchio staccato, su cui troneggia un gattino birbante; i quattro insieme stanno proprio bene. Poi si sistema la candela di cera profumata bianca e azzurra, a forma di boccioli di rosa, quella comprata uguale per il compleanno della cugina, solo che la sua era rossa e bianca. Poi c'è il gruppo composto dalla pecorella in porcellana e lana comprata in Olanda, presa uguale per il commilitone, un gufetto tondo dagli occhi gialli in terracotta, che ha ancora con se la sua scatolina d'imballaggio, un dono del commilitone; una mucca attaccata al suo cestello del latte e una lanternina in vetro e metallo, che funziona davvero, con tanto di stoppino, un miniposrtagioie con due collanine in argento, tutti provenienti da un mercatino dell'usato, sempre a opera del comilitone. Infine, il gruppo che sta sempre all'estremità, il più presioso, le macchinine. Il soldato, lucida un furgone con il cassone, nero, è sicurmente la macchinina più bella, poi c'è la macchinina che, se caricata e mandata a sbattere contro il muro, si capotta, poi una macchinina a molla, pescata dagli ovetti kinder, quando ancora facevano belle sorprese. Sono tre macchinine. Solo tre.

No, sono poche.

Passano pochi secondi, il tempo di realizzare... e finire nel panico.

Dove sono le altre?

Dov'è il cellualre della polizia e la sua jeep? E sopratutto, la macchinina rossa, quella con la vernice scheggiata e il numero bianco sul cofano, che cambiava colore in freezer la cui gemella era sparita? Dove sono?

Forse sotto al letto.

No, non sono lì. Nei cassetti del commilitone? Lo sai che il generale tende a cacciare nel primo posto che trova le cose che sono per terra.

No, non ci sono.

Ehi! Commilitone! Chi è entrato in questa camera? Ci può essere entrato qualcuno che può averle prese?

Ma che dico, sono passati da un pezzo i tempi in cui i bambini entravano qua dentro e curiosavano in tutte le mie cose e raramente ora, il mio commilitone porta gente a casa.

Purtroppo l'attacco di panico non migliora, e peggiora quando passa in rassegna i cd, anche lì ne mancano.

In più, la memoria gli dice che manca altro, ed è una piccola mucca, la copia in piccolo di quella grande vicino alla pecora, che però era di plastica e proveniva dall'ultimo campeggio per ragazzi che aveva fatto.

A sera, all'arrivo del generale, parte del mistero dei cd si dipana, anche se purtroppo all'appello ne manca ancora uno, ma non quello dei giocattoli: è assolutamente escluso che leili abbi aotccati o portati in caserma. Se la deve ricordare proprio bene la sfuriata dei fumetti.

Alla sera, lo spazio vuoto sulla scaffale sopra il letto non fa dormire il soldato. Rivede con gli occhi della mente i giocattoli persi, rivede il periodo in cui li aveva presi in mano per la prima volta. Ricorda quando suo padre era arrivato con due macchinine, una gialla e una rossa, uguali, tranne che per un numero sul cofano e lui che ti diceva che erano speciali e poi le mettav in freezer. Pochi minuti e vedevi la magia, la rossa era viola e la gialla era arancio. Non ti stancavi mai di vederla cambiare colore, tua madre ci aveva rinunciato a dirti che i giocattoli non stanno in freezer.

E il vecchio cellulare? Quante volte aveva fermato il camion carico di macchine per una multa o per contrabbando? Assieme alla vecchia macchina ribaltabile dello sceriffo, che faceva inevitabilmente una brutta fine durante l'inseguimento.

E la mucca? Insignificante oggetto di plastica, si era caricato di ricordi quando la ragazza che stava vicino al tuo letto te l'aveva regalata. Erano stati quindici giorni strani, carichi di affetto e di scoperte nuove, su di te e sul mondo. Tutto in una minuscola mucca di plastica uscita dagli ovetti.



Ti senti smarrito soldato e senti di aver smarrito qualcosa di molto prezioso. Sai che quei ricordi sono in te, fissi e saldi, ma sai anche che non riuscirai più a guardare quello scaffale senza avvertire il dolore della perdita. Per te era importante, vedere le prime macchinine che avevi posseduto, assieme alle ultime arrivate. L'ultima è stata quella macchinina piccola di plastica, che ormai non ne fanno più, col meccanismo che se gli dai una bella spinta ronza e va avanti per un pezzo avelocità costante. Ti sembrava Herbie dipinto di azzurro. Era una pasqua, una delle ultime tranquille. Il furgone non l'hai mai giocato sul serio, l'hai messo sullo scaffale, bello, nero e lucido accanto alle altre, ti piaceva guardalo.

Anche se erano solo oggetti, pezzi di metallo vecchi e scrostrati, ti piaceva prenderli in mano ogni tanto, sentire sulla pelle il calore di quegli anni felici, sentirne il peso e la consistenza, riassaporare odori e suoni lontani, far correre ancora una volta le piccole ruote di plastica, rievocando vecchi giochi d'infanzia, riallinearle e immaginarti inseguimenti tra le macchinine della polizia e le altre, come alla tv, che tu avevi visto molto più tardi di quei giochi: la fantasia l'aveva preceduta.

Hai ancora speranza di ritrovarle, forse in una della scatole piene di cianfrusaglie del commilitone, finite in soffitta qualche mese fa, forse in qualche cassetto, chissà... chissà dove sono.

Eppure non puoi fare a meno di chiederti, se ora sono in mano ad altre persone e se loro sentono il peso di tutti quei ricordi quando le prendono in mano. Chissà se si stanno ancora pavoneggiando tra di loro o fanno ancora gare di velocità.



Ho smarrito dei ricordi, chissà se riesco a ritrovarli.

1 commento:

  1. Hai smarrito oggetti, i ricordi non li perderai mai:)

    Mi hai fatto ricordare anche a me tante di quelle cose...anche io ne ho perse tantissime...e mi mancano...


    Un abbraccio:)


    Tink

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