venerdì 16 dicembre 2005

Paura

Antegenerale.
Finiamo alle sette e un quarto, il pubblico deve entrare fra un'ora esatta. C'è tempo per le solite note di regia, per ulteriori prove ocn l'audio, per rifare quelle tre dannate memorie delle luci che, proprio, non vogliono venire giuste. E' semibuio, è illuminato solo il palco con le luci dell'ultima scena, che sono piuttosto forti. Io sto malissimo, è dal giorno prima che mi sento le febbre addosso e il raffreddore forte e la gola intasata di catarro certo non aiutano. mi metto una fila sopra la regia, L. e A. giochettano con luci e commenti, S. va in bagno. Io sono lì in mezzo a un limbi indefinito mentre il prof. lancia frecciate e suggerimenti. Ha appena finito di istruire sui ringraziamenti ma non sembra molto soddisfatto di come sia andata l'antegenerale. S. schizza fuori dalla tenda dietro alla quale c'è il corridoio con il bagno, prende qualcosa in borsa e rientra subito in dentro. Ilpensiero più stupido che poteva venirmi in mente 'Mestruazioni', poi mi ricordo che S. è incinta. 'Ah, sarà altro?' Trenta secondi dopo riappare dalla tenda, sbircia giù verso il palco, ha in mano il cellulare, trema e piange. Mi fiondo da lei. Non so con chi sta parlando, capisco solo che è un bene che ci sia il prof. lì e che lei deve correre al pronto soccorso. Io schizzo giù di sotto ad avvertire il prof. Ci metto qualche secondo a dirglierlo, non voglio che il panico dilaghi in mezzo a trenta e più ragazzi in costume e già sovraeccitati per i cavoli loro.
'C'è un problema con S., sta male deve andare al pronto soccorso.'
'Dov'è?'
Non faccio in tempo a risalire i primi due gradini della scalinata che la vedo fiondarsi giù dall'altra parte, con la giacca e la borsa, il telefono ancora in mano, al buio. Corro da lei in ingresso e per fortuna qualcuno ha il buon senso di gridarmi di chiamare il 119.
'Pronto, sono al Teatro del parco, c'è una donna in cinta con un emorragia',
'Signora dov'è?' ecchecavolo, non prendete appunti?
'Al teatro del parco Bissuola'
'Di quanti mesi è incinta?' 'S.?'
'14'
'Deve sdraiarsi' Silvia è accoccolata tra le braccia del prof, su una sedia, non telefona più ma piange terrorizzata.
'Come ci arriviamo fin lì?' ecchecazz... è Mestre porca miseria! Non NY! Dove diavolo è A.? 'S. devi sdraiarti! Un attimo per favore... A.!!!!'
Esco dalla tenda dell'ingresso travolgendo almeno tre persone. Mai odiato i guardoni come in quel momento. M. va da lei, grazie al cielo. Faccio quella gradinata con una velocità sbalorditiva per una che deve avere almeno 37 e mezzo di febbre, e chiedo ad A. da dove devo far entrare l'ambulanza. 'Che ambulanza?' ragazzo, sei carino, ma ti credevo più sveglio, ormai l'han capito anche i mattoni.
'Via Rielta e poi via Torino' Do il mio numero e torno subito da S. L'hanno fatta sdraiare su materassino, qualcuno deve andare fuori. Piglio giacca e sciarpa, peccato che io non sappia dove sia via Torino. Fortuna che A. esce subito. L'ambulanza compare subito nello scenario uditivo, ma non in quello visivo. Dico a uno di tenersi i cani perchè sta per arrivare un'ambulanza. 'Ma qui?' Certo. 'Ma proprio al parco?', ma cosa vuol dire qui?
Arriva, logicamente dalla via principale e non da quella. Fortuna che A. fa atletica e li prende prima di me.
La prima cosa che capiamo è che non può andare da sola. Lei non vuole nessuno, ovvio pensa allo spettacolo, è comunque sicuro che il prof non può andare, e nemmeno M. che ha un costume piuttosto complicato da indossare. Ecchisseneimporta. Schizzò di nuovo su verso la mia borsa, prendo chiavi e portafoglio e torno giù 'Cerco di essere di nuovo qui entro un'ora' non credo che il prof. avesse sul serio capito che io ero l'unica persona oltre a S. a saper usare il mixer luci, è riuscito solo a dirmi grazie. Scendo la passerella con lei, mi siedo in ambulanza. Partiamo. Il paramedico comincia a farle le domande di rito segnando tutto diligentemente su una cartella, io mi allungo più che posso verso un suo braccio e glie lo accarezzo. Non smetto fino a quando non siamo in ospedale. Non ho mai pregato, ma quella sera ho pregato quel bambino di resistere e di non andarsene. Ogni tanto cerco di guardare l'espressione dell'uomo, ma mi evita. Non lo biasimo, quanti amici di feriti si è visto davanti sconvolti e in cerca di rassicurazioni?
Arriviamo.
Scendiamo, cambio barella, c'è del sangue sul lenzuolo della prima. Lo copro, non voglio che lo veda.
Aspettiamo almeno dieci minuti buoni nel corridoio del pronto soccorso che, a detta di S., sembra di stare nel terzo mondo. Mi da istruzioni se chiama suo marito, io cerco di rassicurarla ma le parola mi muoiono in bocca. Finalmente ci portano in corsia e io capisco finalmente di cose le farebbe piacere parlare.
'Da quanto siete sposati?'
'Un anno' sorride, molto dolce.
'Wow è poco ma... che bello!'
Ci piazzano in un corridoio proprio tra ginecologia e ostretricia, proprio in mezzo a bambini, parenti e amici di partorienti. Fantastico. Dobbiamo aspettare il dottore, io devo aspettare che arrivi suo marito. Mi chiamano dicendomi che stanno venendo a prendermi, come arriva il marito io devo schizzare giù, che c'è il prof che è andato in panico e si è reso conto della mia importanza. Al diavolo lo spettacolo.
'Beh ma dimmi, se arriva come lo riconosco?'
Le piace parlare di lui e io la incoraggio, le chiedo come si sono conosciuti, da quanto stavano insieme. E' una bella storia, non si sbilancia, è ancora sotto shock. Ogni tanto piange, ogni tanto si ricorda delle memorie non fatte dello spettacolo. Cavolo S., almeno adesso non pensare a quello schifo di messa in scena!
Passa un quarto d'ora. Ecchecavolo! Qui è pieno di gente e ancora peggio di bambini! Voglio andare a cercare qualcuno ma non voglio lasciarla sola. Ha mal di pancia.
Mi ci manda lei. Trovo le infermiere. Signorina il medico è occupato. Torno indietro, ma deve pèroprio stare lì? L'ambulatorio è vuoto, ce la metto dentro? Torno salle infermiere e glie lo chiedo, la portano in una corsia vuota e tranquilla. Finalmente.
Intanto il marito di S., P. è riuscito a perdersi per Mestre e io gli sto dando indicazioni. Mia cugina mi manda un mex mezzo disperato perchè sta cercando disperatamente lavoro. Che, hai lasciato casa? Mah...
S. riprende a piangere, stavolta più forte e io proprio non ho più niente di confortante da dirle, il 'Tranquilla andrà tutto bene' mi sembra tanto fuori luogo, perciò l'abbraccio.
L. e M. sono giù che parcheggiano. S. non le vuole su. Il marito di S. è sulla buona strada finalmente.
'Vai H., c'è lo spettacolo, le luci da fare...'
'S. smettila di pensare allo spettacolo, pensa solo a te, solo a te. Allo spettacolo pensiamo noi, tranquilla. E poi non esiste che io ti lasci sola prima dell'arrivo di P., assolutamente no.'
Il cell di P. ha appena smesso di ricevere. E' sicuramente nel parcheggio. Suona il citofono, è il marito della signora.
Arriva, è proprio un bell'uomo, ha una faccia che ispira tenerezza e fiducia, S. poteva stare solo con uno come lui.  E' preoccupato a morte e si vede. Io devo correre, anche perchè le infermiere mi caccerebbero a calci se tentassi di rimanere. Vado. Adnrà tutto bene S., tranquilla. Andrà bene. Ciao.
Schizzò giù per le scale, amaregiata, triste, spaventata, incazzata a morte con quella struttura orribile e mal funzionante. La mia testa ha fatto due più due. Emorragia+mal di pancia+mezz'ora e oltre di attesa= non lo considerano un caso urgente, o non lo considerano un caso da curare, quindi è troppo tardi. Sono così arrabbiata che senza accorgermene sfogo la mia rabbia su M. ed L., povere, sono preoccupate quanto me.
Ora pensiamo a limitare l'ipocrisia della nostra stupenda classe. Le persona a cui dire qualcosa sono molto poche, per le altre, io non so niente, sono uscita appena è arrivato il marito il medico ancora non c'era.
Arriviamo, parcheggiamo. Io scendo e faccio a razzo il viale del parco, M. e L. sono già in cstume, di certo non possono correre.
Arrivo di corsa, evito molto velocemente le domande: non lo so, non lo so, non lo so.
Corro al mixer e faccio quello che devo fare.
Non è facile che due impanicati e ansiosi riescano a combinar qualcosa di decente, ma ce la facciamo.
Entra il pubblico. Buio, si comincia. Grazie al cielo il prof rimane dietro di me per sggerirmi bene gli ingressi e anche L. e I. mi aiutano.

Lo spettacolo finisce.
Totale: tre ingressi sbagliati miei, tante risate per le trovate registiche e molti applausi.
Un successo. Mando un mex a S., l'adrenalina non ha mai fatto in tempo a entrare in circolo, troppa preoccupazione. Non ero per niente ansiosa. Sono solo preoccupata.

Mex di S.
'ciao sn contenta k almeno lo spett è andato bene.io son qui ricoverata...k dire!devo stare immobile a lettoe non alzarmi mai x niente!ti bacio e ti ringrazio per essermi stata vicina.un bacio ciao'
Avrei voluto urlare dalla felicità.

Dopo, dopo il panico e il sollievo, si parla, e capisco che in realtà il suo problema è piuttosto comune, parziale distacco della placenta. Dovrà passare i prossimi cinque mesi a letto. Però sta bene e potrà avere il bambino. Speriamo...

C. viene ad abbracciarmi stretta, da giù qualcuno mi urla ringraziamenti a profusione. Da qui fino alla fermata del bus e fino a casa è tutto un complimentarsi e baci e abbracci. Non credo di essere mai stata tenuta così tanto in considerazione, solo in quel momento avevo capito sul serio che, senza di me, lo spettacolo non si faceva. Dovrei essere felice lo so, un po' lo sono, ma l'unica cosa a cui penso è che avrei preferito rimanere in un agolino, inutile e con S. e il suo bambino in regia, entrambi sani, piuttosto che diventare una pedina essenziale di questo spettacolo.E' inutile, non riesco a rallegrarmi per ciò che ho fatto, ma solo per lo scampato pericolo. S. avrà il bambino, è l'unica cosa che conta per me.



Mai avuta una prima così... spero di non averla mai più.
Chissà se oggi riesco a ad andare a trovarla...
Stanotte l'ho fatta in bianco per finire il diario di inglese per oggi, ho fatto giusto in tempo a finire per farmi la doccia, alle otto.
Ora vado a dormire. Forse stasera viene anche Doc a vedere lo spettacolo. Chissà... ora sono proprio stanca.

E S. continua a rimanermi davanti agli occhi.
E io non ho mai avuto così tanta paura in vita mia.

3 commenti:

  1. Complimenti per come scrivi.

    E per il titolo del blog.

    Mi hai riportato la mente a quella canzoncina che cantavo sempre all'asilo.

    Grazie.

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  2. Terribbile quello che hai vissuto...e io ti capisco, non ipocritamente, pèerchè a mia mama successe la stessa cosa quando era incinta di mio fratello... per quanto concerne il tuo successo, non ti sminuire e goditelo tutto! Perchè tu vali e te lo meriti!

    un abbraccio

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  3. Mamma mia!!!

    Sono contenta che non abbia perso il bambino e spero che tutto vada bene nei prossimi mesi...

    Tu sei stata brava, bravissima...


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