11 Settembre
Oggi è l'11 Settembre.
Esattamente cinque anni fa io, come atre migliaia di persone, ero davanti alla televisione a guardare in diretta il crollo delle Twin Towers. E' stato solo per caso che ero lì, se non fosse stato che dovevo cominciare a impachettare tutta la mia roba per tornare a scuola non avrei mai acceso la televisione per tenermi compagnia, sarei venuta a conoscenza della notizia la sera quando i miei avrebbero guardato il tg. Forse lo avrei saputo addirittura giorni dopo. Però ero lì davanti alla tv. Le ho viste crollare tutte due. Ho visto il fumo, le fiamme, la polvere... ho visto i crolli.
Io non sono insensibile, quel giorno anche a me si sono rizzati i peli sulle braccia e ho pianto, pensando a quanta gente non ce l'aveva fatta. Era il World Trade Center, mattinata, praticamente era intasato di gente.
Come tutti mi sono indignata, arrabbiata, intristita e quant'altro si può umanamente pensare e provare in occasione del genere, ma alla fine ho anche pensato: "Prima o poi però doveva succedere". Si certo, quanto tempo ci avrebbero messo le nuove generazione di fondamentalisti islamici a trovare un sistema per copiare le decine di film che Hollywood, molto gentilmente, aveva prodotto cercando di esorcizzare proprio quelle paure che loro volevano invece provocare? Beh non molto a quanto pare.
Quindi il cinismo non mi ha abbandonato nemmeno in quel momento, anzi, si è acceso come un faro nella notte illuminando una nuova facciata marcia dell'umanità, e non sto parlando dell'omicidio indiscriminato del terrorismo.
Sto parlando di come quelle persone sono morte altre due, tre quattro volte. Ogni volta che il Presidente degli Stati Uniti andava in televisione a dire che avrebbero reso giustizia alle vittime, che sarebbero andati a cercare i responsabili, che avrebbero fatto una guerra preventiva, quelle persone morivano di nuovo. Ogni volta che i media ricamavano sopra al dolore dei parenti, che mandavano in onda le loro ultime parole quante... anche dieci volte, continuamente, costantemente, senza mai fermarsi, loro morivano di nuovo.
Ricordo un servizio, durato poco, una manifestazione dei parenti delle vittime che sfilavano con striscioni contro la guerra in Afghanistan: "Non fatelo per noi". Quello non l'hanno mandato in onda spesso.
Eppoi ricordo le polemiche, un video sulla facciata del pentagono dove avrebbe dovuto schiantarsi il terzo aereo, stranamente senza pezzi di aereo, come se invece di un aereo di linea avessero usato uno da turirmo e un buco piccolo, davvero piccolo. Ricordo i complottisti che gridavano in massa che non era possibile che i servizi segreti non lo sapesso, ricordo l'America che si affannava a rincorrere un tizio troppo più bravo di loro a correre per i monti e i giornali italiani che non potevano fare a meno di ricordarcelo sempre: "Bin-Laden è vicino! L'abbiamo quasi preso!". Certo... come no.
Dopo l'11 Settembre 2001 ci sono stati altri attentati. Ci sono stati altri morti. Ci sono state altre tragedie. Ognuna di queste ha fatto tante e forse più vittime del WTC, ma non sono come il WTC. Non mi sembra che l'attentato di Madrid sia ancora ricordato con toni così melodrammatici, non mi sembra che si parli ancora dell'onda anomala abbattutasi in Asia e di tutte le loro vittime, non mi sembra che si stia ancora parlando di quanto male stia gestendo l'America il disastro di New Orleans, non mi sembra che si parli ancora dell'Attentato in India di due mesi fa. E ce ne sarebbero ancora altri...
Perchè non lo si fa?
Io rispetto le vittime dell'11 Settembre e il dolore dei familiari, rispetto che sia stata la prima volta che una ferita del genere. Ma c'è stato anche l'11 Marzo e l'11 Luglio. Ci sono stati gli uragani e ci sono state le guerre. Ci sono persone che ancora non hanno una casa e altre che non ci torneranno mai più, questo anche perchè c'è qualcuno che ancora si rifiuta di sottoscrivere il protocollo di Kyoto. Nessuno questo lo ricorda spesso. O non lo vuole ricordare.
Certo, se cominciassimo a commemorare tutte le tragedie umane, forse il mondo si fermerebbe... e non è questo che io chiedo al mondo. Io al mondo chiedo rispetto e lo chiedo per tutti.
Lo chiedo ai governi, ai media e anche i complottisti. Chiedo a tutti di riflettere bene su cosa divulgate e sui motivi che vi spingono a farlo.
Chiedo ai governi di smetterla di costrursi paraventi di morale e dire le cose come stanno, di smetterla di dire che volete la pace e quindi fate la guerra: non vi accorgete proprio della contraddizione?
Chiedo ai giornalisti di essere più giornalisti e meno pettegoli malevoli, che il pettegolezzo è sano solo quando è per ridere, a pranzo, per dimenticarsene giusto la mezz'ora dopo e non per fare audience e dare al fumo la consistenza dell'arrosto: la vita privata dovrebbe sempre rimanere tale, sopratutto nella morte e nel dolore.
Chiedo ai complottisti di rassegnarsi, perchè se siamo davvero tutti sotto una grande complotto non ci potrete fare mai niente, e ululare inferociti dell'esistenza di complotti di cui non ci sono prove tangibili, non fa che uccidere una volta in più le persone che davvero, in quei giorni hanno perso tutto.
a tutit loro chiedo rispetto per tutti, non solo ai morti che fanno più da paravento, hanno più audience o più possibilità di complotto.
Rispetto, tutto qui.
Sno sicura che loro, per primi lo vorrebbero ed è quello che si meritano.
Alle vittime dell'Undici Settembre Duemilauno, ai loro parenti e amici, nella speranza che un giorno il mondo smetta di speculare sul loro dolore e guardi alle loro tragedie con rispetto, riconoscendo gli sbagli umani che l'hanno provocato e imparando ad evitarli.
Oggi è l'11 Settembre.
Esattamente cinque anni fa io, come atre migliaia di persone, ero davanti alla televisione a guardare in diretta il crollo delle Twin Towers. E' stato solo per caso che ero lì, se non fosse stato che dovevo cominciare a impachettare tutta la mia roba per tornare a scuola non avrei mai acceso la televisione per tenermi compagnia, sarei venuta a conoscenza della notizia la sera quando i miei avrebbero guardato il tg. Forse lo avrei saputo addirittura giorni dopo. Però ero lì davanti alla tv. Le ho viste crollare tutte due. Ho visto il fumo, le fiamme, la polvere... ho visto i crolli.
Io non sono insensibile, quel giorno anche a me si sono rizzati i peli sulle braccia e ho pianto, pensando a quanta gente non ce l'aveva fatta. Era il World Trade Center, mattinata, praticamente era intasato di gente.
Come tutti mi sono indignata, arrabbiata, intristita e quant'altro si può umanamente pensare e provare in occasione del genere, ma alla fine ho anche pensato: "Prima o poi però doveva succedere". Si certo, quanto tempo ci avrebbero messo le nuove generazione di fondamentalisti islamici a trovare un sistema per copiare le decine di film che Hollywood, molto gentilmente, aveva prodotto cercando di esorcizzare proprio quelle paure che loro volevano invece provocare? Beh non molto a quanto pare.
Quindi il cinismo non mi ha abbandonato nemmeno in quel momento, anzi, si è acceso come un faro nella notte illuminando una nuova facciata marcia dell'umanità, e non sto parlando dell'omicidio indiscriminato del terrorismo.
Sto parlando di come quelle persone sono morte altre due, tre quattro volte. Ogni volta che il Presidente degli Stati Uniti andava in televisione a dire che avrebbero reso giustizia alle vittime, che sarebbero andati a cercare i responsabili, che avrebbero fatto una guerra preventiva, quelle persone morivano di nuovo. Ogni volta che i media ricamavano sopra al dolore dei parenti, che mandavano in onda le loro ultime parole quante... anche dieci volte, continuamente, costantemente, senza mai fermarsi, loro morivano di nuovo.
Ricordo un servizio, durato poco, una manifestazione dei parenti delle vittime che sfilavano con striscioni contro la guerra in Afghanistan: "Non fatelo per noi". Quello non l'hanno mandato in onda spesso.
Eppoi ricordo le polemiche, un video sulla facciata del pentagono dove avrebbe dovuto schiantarsi il terzo aereo, stranamente senza pezzi di aereo, come se invece di un aereo di linea avessero usato uno da turirmo e un buco piccolo, davvero piccolo. Ricordo i complottisti che gridavano in massa che non era possibile che i servizi segreti non lo sapesso, ricordo l'America che si affannava a rincorrere un tizio troppo più bravo di loro a correre per i monti e i giornali italiani che non potevano fare a meno di ricordarcelo sempre: "Bin-Laden è vicino! L'abbiamo quasi preso!". Certo... come no.
Dopo l'11 Settembre 2001 ci sono stati altri attentati. Ci sono stati altri morti. Ci sono state altre tragedie. Ognuna di queste ha fatto tante e forse più vittime del WTC, ma non sono come il WTC. Non mi sembra che l'attentato di Madrid sia ancora ricordato con toni così melodrammatici, non mi sembra che si parli ancora dell'onda anomala abbattutasi in Asia e di tutte le loro vittime, non mi sembra che si stia ancora parlando di quanto male stia gestendo l'America il disastro di New Orleans, non mi sembra che si parli ancora dell'Attentato in India di due mesi fa. E ce ne sarebbero ancora altri...
Perchè non lo si fa?
Io rispetto le vittime dell'11 Settembre e il dolore dei familiari, rispetto che sia stata la prima volta che una ferita del genere. Ma c'è stato anche l'11 Marzo e l'11 Luglio. Ci sono stati gli uragani e ci sono state le guerre. Ci sono persone che ancora non hanno una casa e altre che non ci torneranno mai più, questo anche perchè c'è qualcuno che ancora si rifiuta di sottoscrivere il protocollo di Kyoto. Nessuno questo lo ricorda spesso. O non lo vuole ricordare.
Certo, se cominciassimo a commemorare tutte le tragedie umane, forse il mondo si fermerebbe... e non è questo che io chiedo al mondo. Io al mondo chiedo rispetto e lo chiedo per tutti.
Lo chiedo ai governi, ai media e anche i complottisti. Chiedo a tutti di riflettere bene su cosa divulgate e sui motivi che vi spingono a farlo.
Chiedo ai governi di smetterla di costrursi paraventi di morale e dire le cose come stanno, di smetterla di dire che volete la pace e quindi fate la guerra: non vi accorgete proprio della contraddizione?
Chiedo ai giornalisti di essere più giornalisti e meno pettegoli malevoli, che il pettegolezzo è sano solo quando è per ridere, a pranzo, per dimenticarsene giusto la mezz'ora dopo e non per fare audience e dare al fumo la consistenza dell'arrosto: la vita privata dovrebbe sempre rimanere tale, sopratutto nella morte e nel dolore.
Chiedo ai complottisti di rassegnarsi, perchè se siamo davvero tutti sotto una grande complotto non ci potrete fare mai niente, e ululare inferociti dell'esistenza di complotti di cui non ci sono prove tangibili, non fa che uccidere una volta in più le persone che davvero, in quei giorni hanno perso tutto.
a tutit loro chiedo rispetto per tutti, non solo ai morti che fanno più da paravento, hanno più audience o più possibilità di complotto.
Rispetto, tutto qui.
Sno sicura che loro, per primi lo vorrebbero ed è quello che si meritano.
Alle vittime dell'Undici Settembre Duemilauno, ai loro parenti e amici, nella speranza che un giorno il mondo smetta di speculare sul loro dolore e guardi alle loro tragedie con rispetto, riconoscendo gli sbagli umani che l'hanno provocato e imparando ad evitarli.
Nessun commento:
Posta un commento