Vita intinerante
Di nuovo, l'auto carica fino all'estremo, gli scatoloni imballati, le valigie che straripano, i sacchetti e gli oggetti volanti che 'non sai proprio come hai fatto a lasciarli fuori'. I saluti, gli abbracci, le promesse, gli accordi... 'Mi raccomando! Fatti sentire!' 'Anche tu!'
Un trasloco, un altro.
Periodicamente tutta la mia vita finisce stipata nel retro di una macchina per essere ri/portata a casa. Casa. Casa che da una settimana a questa parte è tornata ad essere Casa con la C maiuscola. Non la 'casa ancora per poco' o 'la vecchia casa'. No.
La mia vita è finita di nuovo nel retro di una macchina per essere riportata di nuovo in questa vecchia e fredda casa. E' la terza volta per essere precisi.
La prima volta, dopo che la signora M si era quasi portata via papà in cima a un monte e mamma aveva trovato un appartamento in affitto in città per essere più vicino all'ospedale. Due viaggi, andata e ritorno, con la panda azzurra che macinava i chilometri senza lamentarsi, mai fedele alla famiglia come il più fondamentalista dei mafiosi.
La seconda volta da Valenza, quando cinque anni di esistenza travagliata e scoscesa sono stati caricati su una palio bianca e portati via dalle colline del Po', per tornare ai freddi monti ossolani.
Venezia. La terza volta. Una camera svuotata in tutta fretta stamattina, con il catarro e il muco che tentavano di nuovo di prendere possesso di quei territori che la tachipirina e il miele, avevano riconquistato quella notte in nome del Comitato di Salute Corporale. I vestiti? Non ci sono valigie, nei sacchetti. Il plastico? Imbottito di giornali. La tv e il video. Le coperte e le lenzuola. I libri e i fumetti. La radio e i cd. La catena di Marley e la lanterna di Scrooge. Le dispense e gli appunti.
Quando spazio occupa una vita? E una personalità?
Cinque ore di viaggio per riportare la pecorella all'ovile. Sono quattordici anni che vedo quest'ovile, probabilmente festeggeremo anche il quindicesimo. Ora sono in cerca di un nuovo ovile, ci sarà un altro trasloco?
E tutto è partito dal fatidico abbandono del vecchio ovile per questo. Chissà, se ne avessimo cercato un'altro forse ci sarebbero stati meno traslochi, la mia vita non avrebbe tutta questa voglia di finire ciclicamente nel retro di una macchina e non sarebbe 'freddo' il primo aggettivo che mi verrebbe in mente per descrivere ciò che mi circonda ora. E forse la devo smettere di ricordare il primo trasloco e accettare tranquillamente il fatto che da qualche parte ho sangue zingaro in vena. Da parte di padre sicuro, ma non è un bel complimento per gli zingari.
Ho tolto le coperte dal letto e la bottiglia di bagnoschiuma dalla vasca. Ho spazzato via la polvere dal pavimento e imbustato il cuscino. I fiori secchi... sono in viaggio per continuare il ciclo della vita.
Tre anni fa conobbi delle ragazze. Le conobbi praticamente il primo giorno di scuola e ci sono molto affezionata, anche se non le vedo o sento spesso. Una di loro mi invitò al suo matrimonio quel dicembre. Era il 22 Dicembre 2003 e lei si sposava dopo soli tre mesi di conoscenza. Quel giorno, davanti a una piccola chiesa veneziana con pochi amici di famiglia loro, il bouchè volò drittò dalle sue mani alle mie e per tre anni è sempre rimasto sul mio comodino a vegliare i mie sogni, in compagnia dei miei ricordi più cari. Ora anche lui è un ricordo... di tre anni passati a inseguire sogni che ho scoperto possono avverarsi.
La camera era così vuota che sembrava più grande. Non c'ero più io, era tornata allo stato originale. Pochi segni a denotare il mio passaggio, la chiazza di sciroppo sul parquè e i segni che, non so come, e confezioni di plastica colorate lasciavano sulla lacca del mobile.
Per ultimi ho staccato i fogli dal chiodo davanti alla scrivania, di quelli non ho buttato niente.
I biglietti del cinema e le riviste che lo chaffeur del cinema sotto casa mi dava a piene mani. Erano gratis, ma sembrava sul serio che te le regalasse.
La poltrona studio, su cui ho superato gli esami più rognosi. C'era sul serio la voglia di portarsela via... c'era davvero.
Tre anni di vita che improvvisamente spariscono stipati del retro di una piccola automobile fuori produzione. Un puntino bianco lanciato a tutta velocità in mezzo ad altri puntini colorati. Vite lanciate a velocità folle.
Serve davvero l'intero retro di una macchina per trasportare una vita?
Di nuovo, l'auto carica fino all'estremo, gli scatoloni imballati, le valigie che straripano, i sacchetti e gli oggetti volanti che 'non sai proprio come hai fatto a lasciarli fuori'. I saluti, gli abbracci, le promesse, gli accordi... 'Mi raccomando! Fatti sentire!' 'Anche tu!'
Un trasloco, un altro.
Periodicamente tutta la mia vita finisce stipata nel retro di una macchina per essere ri/portata a casa. Casa. Casa che da una settimana a questa parte è tornata ad essere Casa con la C maiuscola. Non la 'casa ancora per poco' o 'la vecchia casa'. No.
La mia vita è finita di nuovo nel retro di una macchina per essere riportata di nuovo in questa vecchia e fredda casa. E' la terza volta per essere precisi.
La prima volta, dopo che la signora M si era quasi portata via papà in cima a un monte e mamma aveva trovato un appartamento in affitto in città per essere più vicino all'ospedale. Due viaggi, andata e ritorno, con la panda azzurra che macinava i chilometri senza lamentarsi, mai fedele alla famiglia come il più fondamentalista dei mafiosi.
La seconda volta da Valenza, quando cinque anni di esistenza travagliata e scoscesa sono stati caricati su una palio bianca e portati via dalle colline del Po', per tornare ai freddi monti ossolani.
Venezia. La terza volta. Una camera svuotata in tutta fretta stamattina, con il catarro e il muco che tentavano di nuovo di prendere possesso di quei territori che la tachipirina e il miele, avevano riconquistato quella notte in nome del Comitato di Salute Corporale. I vestiti? Non ci sono valigie, nei sacchetti. Il plastico? Imbottito di giornali. La tv e il video. Le coperte e le lenzuola. I libri e i fumetti. La radio e i cd. La catena di Marley e la lanterna di Scrooge. Le dispense e gli appunti.
Quando spazio occupa una vita? E una personalità?
Cinque ore di viaggio per riportare la pecorella all'ovile. Sono quattordici anni che vedo quest'ovile, probabilmente festeggeremo anche il quindicesimo. Ora sono in cerca di un nuovo ovile, ci sarà un altro trasloco?
E tutto è partito dal fatidico abbandono del vecchio ovile per questo. Chissà, se ne avessimo cercato un'altro forse ci sarebbero stati meno traslochi, la mia vita non avrebbe tutta questa voglia di finire ciclicamente nel retro di una macchina e non sarebbe 'freddo' il primo aggettivo che mi verrebbe in mente per descrivere ciò che mi circonda ora. E forse la devo smettere di ricordare il primo trasloco e accettare tranquillamente il fatto che da qualche parte ho sangue zingaro in vena. Da parte di padre sicuro, ma non è un bel complimento per gli zingari.
Ho tolto le coperte dal letto e la bottiglia di bagnoschiuma dalla vasca. Ho spazzato via la polvere dal pavimento e imbustato il cuscino. I fiori secchi... sono in viaggio per continuare il ciclo della vita.
Tre anni fa conobbi delle ragazze. Le conobbi praticamente il primo giorno di scuola e ci sono molto affezionata, anche se non le vedo o sento spesso. Una di loro mi invitò al suo matrimonio quel dicembre. Era il 22 Dicembre 2003 e lei si sposava dopo soli tre mesi di conoscenza. Quel giorno, davanti a una piccola chiesa veneziana con pochi amici di famiglia loro, il bouchè volò drittò dalle sue mani alle mie e per tre anni è sempre rimasto sul mio comodino a vegliare i mie sogni, in compagnia dei miei ricordi più cari. Ora anche lui è un ricordo... di tre anni passati a inseguire sogni che ho scoperto possono avverarsi.
La camera era così vuota che sembrava più grande. Non c'ero più io, era tornata allo stato originale. Pochi segni a denotare il mio passaggio, la chiazza di sciroppo sul parquè e i segni che, non so come, e confezioni di plastica colorate lasciavano sulla lacca del mobile.
Per ultimi ho staccato i fogli dal chiodo davanti alla scrivania, di quelli non ho buttato niente.
I biglietti del cinema e le riviste che lo chaffeur del cinema sotto casa mi dava a piene mani. Erano gratis, ma sembrava sul serio che te le regalasse.
La poltrona studio, su cui ho superato gli esami più rognosi. C'era sul serio la voglia di portarsela via... c'era davvero.
Tre anni di vita che improvvisamente spariscono stipati del retro di una piccola automobile fuori produzione. Un puntino bianco lanciato a tutta velocità in mezzo ad altri puntini colorati. Vite lanciate a velocità folle.
Serve davvero l'intero retro di una macchina per trasportare una vita?
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