Stamattina la gatta è entrata di prepotenza in camera come ai vecchi tempi (porta spalancata, sgnagulii di compiacimento). Ha cominciato ad azzuffarsi con tutte le cianfrusagli che tro tovava, manco fosse fatta di begonia. Saccheti, penne e vestiti cadevano come mosche.
A un certo punto, un urlo lacerante si fa strada nelle nebbie del mattino.
Che era successo?! Giulio il gatto dei vicini era riuscito a penetrare fin lì? La congrega dei sacchetti stava guidando una ribellione contro il crudele felino? Un pila di libri le era caduta addosso? Una colica fulminante?
No.
Facendosi le unghie in fondo al letto, era scivolata sul parquet, rimanendo appesa col culo a mezzo metro dalle zampe e non riusciva più a rialzarsi.
In due ci siamo messe per liberarla.
E pensare che una volta, con uno sguardo, avrebbe messo in fuga persino un leone.
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