Quando proprio la regola del rispetto proprio non se la meritano
C'era una volta una tettoia.
Questa tettoia ci venne imprestata fin dal primo giorno che ci trasferimmo nell'orrida e adombrata Varzo. I suoi proprietari avevano già un garage, adiacente alla tettoia e non gli serviva.
Il Mario e la Bruna erano molto gentili e quando morirono Anna l'ereditiera, che era brava e gentile quanto loro, ce la lasciò in prestito.
Anna ha due figli, uno con un'Ape e uno con una macchina. L'Ape viene tranquillamente parcheggiata sotto al garage, che tanto la curva è grande e l'Ape piccola. La macchina in cima alla salita, davanti al garage degli altri vicini e al sentiero che porta alle nostre case. Ai vicini la macchina non ha mai dato fastidio.
Stavamo tranquilli e nessuno si lamentava.
Caro vecchio arteriosclerotico che non abiti nemmeno lì, non saluti mai mia madre e hai deciso di dare sfogo alle tue placche acide, grazie per essertela presa con Igor. La sua macchina non dava fastidio a nessuno, né a noi che passavamo dal sentiero, né ai vicini che riuscivano comunque a uscire dal garage. Ma a te, in quelle due volte l'anno che passi di lì con la cariola sì, e tanto hai rotto tanto hai fatto, che ora Igor lì, la macchina, non ce la può più parcheggiare. Come quel ragazzino che parcheggia la vespa in strada per lo stesso motivo.
Ora Igor è sotto la nostra tettoia e mia mamma deve parcheggiare sotto casa. Sotto casa significa arrivare fino alla tettoia e poi scendere fino alla curva, tutti i giorni. Oppure, scendere dal prato, attraverso il cancelletto arrugginito e sgangherato, in discesa e con l'erba alta in mezzo al fango, rischiando di spaccarsi l'osso del collo.
E ogni volta che piove o nevicano dieci centimetri, spalare la neve o metterla in mezzo alla strada, perché lì noi ci potevamo parcheggiare solo la jeep e inserendo le quattro ruote motrici che la Matiz non ha, rischiando ovviamente che uno dei deficienti che così proficuamente continuate a procreare, entri in curva spianato inculandoci la macchina mentre stiamo parcheggiando.
Mia madre ha 52 anni.
Ora dobbiamo spendere soldi, costruirci un parcheggio, livellarlo, metterci ghiaia, in un periodo che i soldi e il tempo non abbondano per niente.
Quando i tre bypass cederanno, avrò a malapena tristezza per Simona, che ti chiama nonno anche se non lo sei e ricordando com'era Simona da bambina, devo dire che quel nonno non te lo meriti proprio.
Vecchio stronzo.
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