martedì 29 maggio 2007

Due Sergio, un Monte e quattro Bayles

Quando ho fatto il numero del Pasquè per chiedere se stavano ancora cercando una cameriera, io sapevo già cosa sarebbe successo dopo un'eventuale assunzione.
Mi sarei ritrovata davanti a tutto il mio passato.
Parlo di quei tre famigerati anni in cui la mia individualità è stata rivoltata come un calzino un paio di volte per poi uscirne stravolta e afflitta. Nulla di che, da queste parti sono dei professionisti per cose del genere, è all'ordine del giorno più o meno, come in tutte le comunità montanare.

Prima, c'è stato l'interrogatorio.
Chi sei, chi non sei, ma davvero sei di qui, chi sono i tuoi, no, non li conosco, Ah si! conosco tuo padre, tua madre... no, non lo so, Alvazzi... Ah! si, sono di qui, dove abiti, ma da quanto, ma davvero, non ti ho mai vista...
Poi l'incontro con un po' di persone che conoscevo e che, cara grazia, la maggior parte non mi conoscono più, o fanno finta.
Prima ho rivisto Tami, che conosco da quando gattono perchè lei e la sua famiglia venivano in vancanza al mio stesso alpeggio. L'unica persona con cui ho sempre fatto a botte spesso e volentieri senza aver mai paura delle conseguenze a lungo e breve termine. Ci siamo divertite. Peccato che lei si è rovinata con le sue mani.
Poi F., un cretino di un anno in meno di me, sicuro come l'oro uno di quegli idioti che mi sputava addosso e mi insultava. Non si ricorda di me, ovviamente.
Poi S., a una cena di famiglia, con lui c'era la fidanzata. Non ha dato segno di riconoscermi e meglio così. La maturità gli ha fatto bene, è diventato decisamente un bel ragazzo. Sono contenta per lui. Su cinque maschi solo lui e un altro erano gli unici con cui potevo stare senza aver paura di conseguenze fisiche e psicologiche. Ci ho giocato spesso da bambina.
Poi M., cugina di E., che essendo più piccola di me non ha battuto ciglio quando mi ha ordinato le pizze, non mi vede da quando ha otto anni.
Poi la mia maestra di matematica. Io non mi ricordavo di lei, mia mamma si. Non mi ricordavo di lei per un motivo ben preciso: è stata l'unica che non mi ha mai fatto piangere. L'insegnate d'italiano invece si, me la ricordo anche fin troppo bene, da terzo giorno di scuola in cui ha ignorato bellamente le mie lacrime appena entrata in classe a quando mi ha detto che anche se stavo male non poteva mandarmi a casa, che ne aveva mandati già via troppi. Avevo la febbre. La maestra di storia me la ricordavo per un paio di confische del mio videogioco e perchè la lezione di religione ero con lei: io ero esonerata.
Lei non mi ha riconosciuto, o forse ha fatto finta, perchè io le ho fatto il nome della maestra d'italiano e ha detto che no, non lavorava con lei e quindi non l'avevo avuta. Forse non ha voluto farsi riconoscere perchè  mia mamma un giorno è andata là, e le ha minacciate di ritorsioni professionali se non la piantavano di mandarmi a casa con l'autostima sotto le scarpe. Però è stata gentile, aveva un'espressione gentile e lei e il marito mi han pure lasciato la mancia. Essendo l'unica delle tre maestre che non ho mai odiato, ora come ora mi dispiace solo di non averla riconosciuta.
Eppoi...

Eppoi finisce che entro nel giro. Ormai sono di casa al ristorante, con me ridono e scherzano, anche quel cretino di F., che mi fa il un leggero filo. Giusto il filo da una botta e via, ma per me può anche ammazzarsi di seghe se non c'ha voglia di andare dalla morosa.
Così, in serate come questa che sostituisco l'Anto che è in ferie e la Fra non c'è perchè è con il bimbo, sto con i cinque alcolizzati abituali del bar, il Dami mi offre da bere e poi io, lui e F. andiamo al bar della stazione a farci un giro. Che diventano due. Il terzo lo offro io. Il quarto il Dami. Il quinto l'F.
Murphy!
Io che offro da bere a un varzese.
Ma non mi piace bere sempre a spese degli altri, anche se è un varzese.

E così, sera dopo sera, rivedo il mio passato e in un certo senso un po' di faccio pace.
E c'è sempre quella nota nostalgica in più.
Lavoro in un posto dove ho passato tre anni della mia infanzia assieme a una persona che ha sofferto quanto me in questo paese. I suoi genitori mi offrivano il pranzo nella cucina dove ora porto le comande. Guardavo i cartoni con lei dove ora c'è una stanza da letto. Giocavo con lei dove ora c'è la stireria e, settimana prossima, servirò ai tavoli nel terrazzo che una volta era il nostro parco giochi.
E' strano.
Molto strano.
E io sono mezza ubriaca.

Due Sergio, un Monte e cinque Bayles.
Io sono varzese, per parte di nonna materna, bisnonno materno, una bita e una casa di proprietà della mia famiglia.
Mio nonno materno era alcolizzato.
Fortuna che sono schizzinosa.
In cantina ho trovato un valigetta piena di cambiali e documenti notarili tutti dei miei antenati varzesi.
Non posso più dire di non essere di Varzo.
Ho trovato una persona che si ricorda di mio prozio, di mia nonna e persino di mio zio materno, che io non vedo da quando ho due anni.
Ecco, questo forse è lo shock più grande.
Sono di Varzo.

Ecchecazzo!!

2 commenti:

  1. Che bello trovare in giro difensori dei matti....e a pensare che credevo di essere l'unico...Duca

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  2. Sei matto?

    Perchè se non lo sei non sei autorizzato a scrivere qui u_u


    Se invece lo sei, benvenuto! ^o^

    Accomodati! Preferisci qualcosa da bere? Non fare complimenti eh? XD

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