Cicogna in arrivo
Da un po’ di tempo sul piccolo schermo si vedono sempre più storie di ragazzine madri.
Ieri sera c’era l’ennesima storia in Grey’s Anatomy. Una quattordicenne aveva partorito in un bagno della sua scuola aiutata dalle sue amiche e poi si era sbarazzata del neonato in un cassonetto. I medici avevano bisogno di sapere chi era la madre per analizzare i suoi anticorpi e salvargli la vita.
Era una storia secondaria, non la principale, ma effettivamente faceva riflettere.
Tutti i telefilm medici, sono usciti praticamente solo quelli ultimamente, hanno dato i loro contributo: ER, House MD, Scrubs e lo farà anche Saved. Io non lo guardo ma fidatevi, lo farà anche lui. Naturalmente lo hanno fatto anche tutti i telefilm polizieschi.
Avevano tutti le stesse caratteristiche: la ragazzina era giovane, era sola e negava la sua gravidanza o aveva abbandonato il neonato. Naturalmente se c’erano i genitori negavano convinti che potesse essere lei la rea del crimine di abbandono.
Ora, negli anni settanta l’America cominciò a sfornare una mitragliata di film atti a mostrare ai ragazzi quanto potesse essere bello diventare improvvisamente dei genitori giovanissimi. O prendere e l’AIDS. La campagna terroristica funzionò alla grande, il numero di genitori adolescenti calò visibilmente e le industrie di preservativi pagarono le vacanze a molti dipendenti quell’anno.
Quei film però mostravano sempre il ragazzo e la ragazza alle prese con il futuro ruolo di genitore o la malattia.
La tendenza è cambiata.
Ora la ragazza è sempre sola. Il partner, sparito. Il che la dice lunga sulla moralità dei ragazzi.
Sei rimasta incinta? Cavoli tuoi. Così una povera stupida che ha accettato di fare sesso non protetto perché al suo partner non piaceva usare il cappuccio, si ritrova fregata. E in una società come l’America, bigotta e pudica fino all’inverosimile -ci assomiglia-, effettivamente la gravidanza segreta è davvero l’unica soluzione come fanno vedere quei telefilm.
Come al solito la colpa è della ragazzina.
Ma non c’era stata la rivoluzione sessuale qualche decennio fa?
Non era proprio questo il mio argomento di discussione principale.
Quello che mi interessa analizzare è il comportamento genitoriale.
Conoscendo esclusivamente il ruolo di figlia, non credo di poter giudicare bene l’altra faccia della medaglia, ma ho studiato un pochetto di medicina e so le trasformazioni in cui va incontro una donna in gravidanza.
Si gonfia. Si gonfia tantissimo. Puoi essere uno scricciolo finché vuoi ma ti gonfi. E se ti sottoponi a privazioni terribili per evitarlo il fisico ne risente al punto che ti sembreresti anoressica. Comunque cambi.
Dei genitori, per quanto assenti, per quanto distratti, un minimo avrebbero dovuto vedere che la loro figlioletta stava male. (Togliamo il fatto che Grey’s, pur essendo un telefilm medico, è stato anche terribilmente in accurato. Nessuna ragazzina uscirebbe così bene da un parto di fortuna, non così fresca e rosea e soprattutto non riuscirebbe a rientrare in classe come se niente fosse. Ma passiamo oltre). Insomma, se mia madre, conoscendo come sono mi avesse vista gonfiarmi come una botte o la forma dell’ulna che spuntava dal braccio… mi avrebbe portata di corsa dal pediatra (Si, l’ho tenuto fino a sedici anni).
Togliamo il fatto che i nostri genitori non sanno nulla in realtà della nostra vita sentimentale/sessuale e che ci vedono come essere angelici privi di peccati. Parlo di noi ragazze. Difficilmente gli diremmo qualcosa perché sappiamo che ci impedirebbero di uscire fino alla menopausa. Però il nostro stato di salute non sempre può venire mascherato da un buon fondotinta. Da figlia mi rifiuto di credere di poter passare nove mesi incinta nella stessa casa, con le nausee, i dolori, i cambiamenti di umore repentini e violenti, l’appetito ingigantito, il cambiamento di taglia e tutto il resto, il tutto tranquillamente ricondotto dai genitori alla semplice crescita e gli ormoni sballati.
Questo mi ha fatto pensare a un articolo apparso sulla Stampa il sette Agosto. Stupidamente non l’ho ritagliato come ho fatto con molti altri ma l’ho ritrovato. E’ qui.
Per me all’inizio è stato scioccante.
Il primo messaggio che ho recepito è che passare tempo coi propri figli è inutile. Completamente inutile e anche deleterio.
Davvero?
Quindi chi gli insegna l’educazione? Come camminare per strada. Come cucinarsi un piatto di pasta senza procurarsi ustioni di secondo grado. A fare il bucato. Ad andare in bicletta. Sui pattini. A nuotare. A guidare. A disegnare.
Ho cominciato con i paragoni.
Tutte le certezze con cui ho cominciato ad affrontare il mondo arrivavano a ciò che la mia famiglia mi aveva insegnato, in bene e in male. Col tempo le ho modificate perché le giudico sbagliate, ma è con quelle che sono partita. Solide basi erano e oggigiorno in parte glie ne sono grata. Mi hanno insegnato molto e lo hanno fatto passando molto tempo con me, per lo meno da bambina.
È il motivo fondamentale su cui si basano le differenze tra me e mia sorella e sono macroscopiche.
Da piccola i miei genitori si sono equamente divisi il tempo con me, lasciandomi anche il mio spazio.
Non mi hanno abbandonata davanti alla tv e a un videogioco. Non mi hanno fatto regali su regali perché non mi annoiassi da sola. Non hanno mai glissato quando gli chiedevo se volevano giocare con me. Perché io me lo ricordo che glie lo chiedevo e loro dicevano di si. Ricordo anche che mia sorella chiedeva più a me che a loro, anche perché erano cominciati ad arrivare i primi no.
Alla fine sono giunta alla conclusione.
Ora, questo potrebbe essere l’ennesimo tentativo di giustificarsi, ma anche un altro specchio dei tempi. Perché ora come ora,è vero che i figli potrebbero preferire rimanere da soli che giocare col papà o la mamma
I genitori passano sempre più tempo al lavoro per mantenere i figli e i figli da soli.
Da figlia e sorella, vi posso garantire che quando ci si è abituati a essere soli, l’intrusione dei genitori nei nostri spazi è irritante. Molto. Questo perché il trauma dell’abbandono è ormai in gran parte superato e preferiamo continuare così. I tira e molla sono fastidiosi, o ci sei o non ci sei. Se non ci vuoi essere, non esserci per niente, o almeno aspetta che sia io a chiamarti. È davvero così che funziona, fidatevi. Non sono Freud ma mi conosco.
L’articolo va visto da diverse prospettive e ci sono suggerimenti che vanno colti proprio da quelle persone che non riescono a passare regolarmente del tempo coi propri figli e li forzano appena trovano cinque minuti liberi. Quello si che è deleterio.
Questo studio si abbina perfettamente a ciò che i media ci stanno propinando: ragazzi soli, che vivono da soli, si autogestiscono e siccome non hanno solide basi failiari e abbastanza fiducia nei propri genitori per confidarsi, fanno tutto da soli o con gli amici e sbagliano. Perché non sanno a chi rivolgersi. Perché quello che i genitori sono riusciti a inculcargli è semplicemente: non portarci guai, rendici fieri. Perché l’ideologia comune ci dice ancora che se non ci si può fidare della propria famiglia, non ci si può fidare di nessuno, men che meno dell’assistenza pubblica.
È uno specchi dei tempi macabro e preoccupante.
I ragazzini cercano conforto fuori dalle mura domestiche e finisce che arrivano nuovi bambini o si riempiono gli istituti di correzione. E non è solo colpa loro.
E i telefilm ci mostrano così ragazzini killer e ragazze madri.
E i Simpson fanno na parodia di una famiglia cattolica.
“Pensavo che se vi avessi detto di essere incinta vi avrei deluso molto, per questo volevo sposarmi.”
“Ma tesoro, io non sono delusa, io sono felice. Sai, anch’io aspetto un bambino!”
“Davvero?”
“Si! Potremo dire ai vicini che sono tutti e due nostri. Nessuno saprà niente.”
“Che idea fantastica papà!”
Amen.
Cavoli...bellissimo post.
RispondiEliminaMi sono piaciute soprattutto le riflessioni nella parte finale,sulla solitudine dei ragazzi.
Ai
Grasie ^^
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