L'ansa
Ci sono momenti in cui mi sedimento. Completamente.
Sono un ciotolo che si stacca dalla montagna, viene trascinato verso valle dalla forza degli elementi - e molto clasicamente - dal rigagnolo che dovrebbe diventare un fiume. Solo che ogni tanto appare un'ansa e, da bravo ciottolo quale sono, mi ci incastro.
Ora sono in un'ansa.
Non si sta male nell'ansa, è tranquillo, non bisogna fare niente. Niente scontri con i ciottoli più grandi, niente salti verginosi, niente vorticelli biricchini, niente dover stare attento che se no finisco fuori dal fiume!
C'è un solo effetto collaterale: quando l'attenzione per tutto l'esterno cala - la definizione esatta è: annulla - ci si concentra su di se, tanto e non fa bene.
Si passa il tempo a fare tutte quelle cose che i vortici del rigagnolo ci avevano impedito di fare, come i nostri hobby preferiti, praticabili dal comodo buco nella sabbia che ora ha persino la nostra forma. Ma dopo tutte le cascate, i mulinelli, i cozzamenti, i rotolamenti... gli hobby sono noiosi. Le gare con gli altri ciottoli erano sì irritanti, stupide e dolorose, ma non ci si annoiava. Ci manca il suono che fa il nostro strato esterno quando cozza contro altri massi e ci regala una scalfittura in più.
Così, quando la fase riposo finisce inizia la fase apatia, dalla quale è difficile uscirne.
Brutta bestia l'apatia. Si passa la giornata a scrutare l'ansa intorno a se e capire in quale punto si può avere la vista migliore del rigagnolo. E si torna a vecchi pensieri.
Vecchio è un aggettivo molto esplicito. Se è vecchio è passato, se è passato vuol dire che non te lo sei voluto trascinare dietro e se non te lo sei voluto portare dietro come Marley con la sua catena... ci sarà un motivo, o no?
No. La tua mente, annoiata fino alla nausea da tutto ciò che è costretta a fare improvvisamente senza riscontro pratico nel mondo reale, decide di attingere ai vecchi bauli polverosi. Perchè andare a cercare i vecchi giocattoli è la soluzione migliore se gli attuali ti hanno stufato, e quelli nuovi non sono ancora arrivati.
Ma dopo un po' che ci giochi ti rendi conto che come ciottolo sedimentario non ti piaci più, vorresti rotolare ancora, cozzare e fare salti, turbinare nelle correnti dispettose e magari farti anche male, che è meglio che farsi venire solo le occhiaie.
Peccato che siamo nella fase apatia.
Il problema di chi è abituato a lasciarsi trasportare dalla corrente che ha scelto, è che quando la spinta si esaurisce non ha molta voglia di portarsi avanti da solo, vuole un'altra corrente. Ma l'autogestione è così faticosa... soprattutto quando l'ansa non è abbastanza vicina alla corrente che ti faceva sentire un pochetto più ciottolo.
E trovare quella spinta, quel colpo di culo che ti fa alzare dalla sabbia in cui sei mollemente e comodamente adagiato, potrebbe essere un'impresa. Però è il caso di trovarle le energie per quella spinta. Perchè nel momento stesso in cui ci si rende conto che i tanto belli e cari giocattoli di una volta con cui giocavi per ore, ora ti stufano... bhe, rimane solo la schizofrenia.
E l'amico immaginario.
Ma non sarà un po' troppo strano anche per me, che un ciottolo si faccia un ciottolo immaginario come amico?
Speriamo per lo meno che sia del sesso opposto.
la mia piccina... come stai? ci becchiamo su msn? io lo lascio connesso ma poi non ci son mai.
RispondiEliminaciao donna.
silver.
ciao stella *_*
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