lunedì 14 novembre 2005

Io sono...

... nei tragitti da scuola a piazzale Roma con M. o L. o Mv., sono nelle cene non programmate con pizza su una panchina in una calle di Venezia con M., sono nelle cose in cui mi coinvolge imperiosamente con una forza di persuasione simile a quella di mia cugina, sono nei racconti che lei ed E. mi fanno su come va la loro vita, su come la vivono, sui problemi che devono affrontare.
Sono nei pettegolezzi, nelle scenette recitate con voce stupida che facciamo per strada, impersonando ruoli diversi a seconda dell'umore, sono nelle prese in giro di noi stesse e degli altri, nelle frasi stupide, nelle risate spensierate.
Sono negli abbracci che A. mi elargisce con una generosità spontanea e allegra.
Sono nei momenti in cui mi rendo conto di quanto voglio bene a persone che non avrei mai immaginato di conoscere e di dargli addirittura del tu, come Stormy e Doc.
Sono nei momenti in cui ho slanci di affetto verso persone che vedo tre volte in un mese, ma che so che potrebbe essere davvero bello poter frequentare di più. Sono negli slanci di affetto fisici che a volte riesco ad elargire ai miei amici. Sono nell'aria fresca delle sere d'autunno, nella nebbia fitta e umida, nelle luci di Marghera, nelle arringhe contro i padroni di casa che faccio con S.
Sono nei sorrisi raggianti di G.
Sono nelle telefonate che Anna ha finalmente cominciato a farmi quando ha voglia di sfogarsi, sono nella complicità che io e mia cugina a volte riusciamo a recuperare, sono negli sfoghi e nei discorsi infiniti (e ripetitivi) di mia madre, sono nello sguardo di mio padre, quando ci vediamo e vedo chiaramente tutto l'affetto che ha per me.
Sono tra le grinfie delle mie gatte, quando decidono che hanno voglia di me e non cambieranno idea.
Sono nelle prese di posizione, quando decido che una persona ha smesso di essere in un'orbita vicino alle mie grazie, perchè ha offeso una mia amica. Sono nelle notti veneziane, quando mi buttano fuori dalla biblioteca che, in effetti, sarebbe anche ora di andare a dormire.
Sono nelle notti brave, quando salgo in autobus barcollante sotto lo sguardo preoccupato e lucido quanto il mio di E. e M., sono nel bicchiere sempre pieno, perchè quella sera ho(hanno) deciso che mi devo ubriacare.
Sono nei libri che leggo e nelle storie che scrivo.

Che ciò che devo fare non mi entusiasmi più di tanto, non importa. Finché riuscirò a passare quei trenta minuti, un'ora al giorno in cui riesco a capire dove sono, andrà tutto bene.
Finchè avrò un contatto con tutte queste persone con cui ho continuato a crescere e che continuano a darmi ogni giorno la loro dimensione e la mia, andrà tutto bene.
Finché verrò coinvolta in esperimenti pazzi e in fronti contro qualcuno o ingaggiata come aiutante qualsiasi, andrà tutto bene.
Perchè finché succederà vorrà dire che per qualcuno esisto, che non è vero che non sto facendo nulla, e anche se si tratta di soli dieci minuti per andare fino all'autobus, vale la pena aspettare tutto il giorno per poterli vivere con qualcuno.
Finché qualcuno sarà felice di vedermi e di parlarmi, io ci sarò.

Finchè qualcuno avrà anche solo bisogno della mia presenza a fianco, io non smetterò di alzarmi al mattino. Forse continuerò a lamentarmi, ma se smettessi, non sarei più io.
Qui non c'è solo quello che devo fare, qui c'è molto di più.

See your space cowboy...

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