martedì 8 novembre 2005

post preso dal blog di Stormy:


Submission
Archiviato in: Giornalino, Lampi il 7 Novembre 2005 da Stormy



Theo Van Gogh era un regista.

Il 2 novembre 2004 è stato ucciso da un estremista islamico a causa dell’ultimo film che aveva realizzato: “Submission”.

Il film era stato sceneggiato da Ayaan Hirsi Ali che - dopo l’omicidio di Theo - è intervenuta più volte e in tutta Europa, perché il film venisse distribuito e visto.

Tuttavia Gijs van Vesterlaken, produttore di Submission, ha deciso di ritirare l’opera a tempo indeterminato a causa delle minacce di morte che gli sono giunte e che sono state ritenute credibili dai servizi di sicurezza. Il cortometraggio, dopo essere stato trasmesso solo in piccola parte dalla televisione olandese, è diventato “pericoloso” per chiunque vi si avvicini.

Il tema affrontato da Van Gogh, quello della mancanza di libertà, della sottomissione della donna nella famiglia islamica, ha provocato l’istinto omicida del fondamentalista di origine marocchina che gli ha dato la morte in modo rituale: buttato giù dalla bicicletta, sparato in faccia, la gola squarciata e una lettera infilzata nel ventre che annunciava la fatwa contro la sua sceneggiatrice, la somala infibulata e oggi parlamentare Ayaan Hirsi Ali.

Da allora nessuno ha più visto l’opera, né sui canali televisi che l’avevano annunciata, né tanto meno al Festival di Rotterdam, da sempre attento ai problemi della libertà. Per non parlare del “correttissimo” Festival di Cannes. Era arrivata la notizia di una eventuale proiezione al Festival di Locarno, ma il direttore della rassegna Irene Bignardi ha spiegato al Corriere della Sera che mai è stata fatta richiesta della pellicola proprio per la dichiarata e concreta impossibilità di proiezione per motivi di ordine pubblico.

Tutto questo, probabilmente, lo sapevate già… Le righe che avete appena letto sono un copiaeincolla da articoli vecchiarelli assai.
Ognuno la pensa come gli pare. Almeno alcuni…
Quasi tutti, la pensano come possono…

Io penso che abbia dell’incredibile morire assassinati da un pezzo di merda per undici minuti di pellicola.

Penso che tutti i corretti e impegnati stronzi intellettuali che infestano di banalità ogni media, pronti a venire nelle mutande per il primo canzonettista predicatore o a starnazzare isterici per la mancanza di libertà e rispetto e dialogo e vaffanculo, se ogni tanto dimostrassero un minimo - non diciamo di coraggio - ma di semplice schiena dritta, sarebbe quasi un miracolo. Di quelli da far impallidire qualsiasi madonna piagnistea. Ma figuriamoci… Non si cava sangue dalle rape…

Penso che se c’è una speranza perché tutta questa merda cominci a venir lavata via, forse è nelle donne.
Nelle donne come Ayaan Hirsi Ali, che hanno molta meno paura delle conduttrici e direttrici di festival.
E molto meno potere.

Infine penso che non sia accettabile che un film non possa più essere visto, considerato e - manco a dirlo - criticato.

Ecco perché, appena l’ho trovato in giro per la rete, ho deciso di pubblicarlo.

Guardatelo, sono solo undici minuti…
L’inquadratura è piccola e ulteriormente rovinata dalla non brillante [ma opportuna] sottotitolatura in italiano.

E’ un film bruttino. In un paio di passaggi persino banale.
Non so se le cose che descrive sono vere o frutto di fantasia e sceneggiatura.

Certo non vale una pallottola in faccia, una gola tagliata, una pancia aperta e la promessa dello stesso trattamento a sceneggiatrice e produttore.


SUBMISSION
26 Mb ca, formato WMV


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