Il risveglio perfetto
Apro gli occhi: otto e trentadue del mattino. Dovevo svegliarmi solo un quarto d'ora più tardi, il mio bioritmo deve aver anticipato i tempi. Accidenti a lui.
Sento dei lievi rumori provenire dalla casa. Sonia è già sveglia, speravo tanto di poter avere un risveglio ideale.
Alzarmi al mattino e trovare la casa vuota. Potermi aggirare tranquillamente tra le stanze senza fare troppo caso a cosa lascio al mio passaggio, tanto ho tempo per rimettere tutto a posto prima di uscire. Cammino come una sonnambula e consumo con calma la mia colazione, permettendo alla mia mente di indugiare in sogni e fantasie che non sono scomparsi con il risveglio, senza tentare di istituire un minimo controllo delle espressioni.
Il mattino è sacro. Il risveglio pure.
Tv ad alto volume, voce maschile. Strano, che ha Sonia? Non è da lei.
Pochi minuti dopo al traffico in cucina si aggiunge il rumore della lavatrice che sta andando. Sta facendo una centifruga? Non può fare altro con quel rottame che si è rotto per l'ennesima volta. La voce del padrone di casa.
O cazzo.
Ok, c'è una cosa da dire. Se mi sveglio al mattino e con me c'è anche uno dei coinquilini la mattinata può essere un po' pesante. Se mi sveglio a causa delle donne che puliscono le scale, poco male, ma la mattinata diventa irritante. Se mi sveglio con i rumori dei lavori nel palazzo la mattinata parte davvero male. Ma se mi sveglio con i P. in casa, allora la mattinata è decisamente una totale catastrofe giornaliera.
Si sono portati dietro il tecnico della lavatrice. Alleuja, meglio tardi che mai.
La nostra Margherita (si chiama proprio così, c'è l'ha scritto nell'angolo in alto a sinistra) si è rotta nei recessi di un agosto in cui è stata lasciata in balia dell'inquilino più irresponsabile dell'appartamento. Sonia se ne è accorta a settembre e l'ha comunicato ai P. Io e Silvia lo abbiamo ribadito a ottobre.
7 Novembre, alle otto e mezza del mattino, un tecnico è nella nostra cucina con loro in casa.
Ma porca di quella dannata miseria bastarda! Avete aspettato due mesi, aspettare altre due ore era troppo disturbo?!
Ma quello che mi fa più imbestialire, è che per l'ennesima volta sono entrati in casa nostra, in un orario in cui -per educazione- non si fa visita a casa di qualcuno senza preavvisare, comportandosi come se fossero loro lì ad abitarci e non avessero affittato la casa a nessuno. Non siamo loro parenti! Questo è decisamente irrispettoso! Costava troppo chiamare il giorno prima?
Alle nove e venti decido che posso alzarmi. Il tecnico non c'è più e questo vuol dire che un estraneo in meno mi vedrà in un momento di totale instabilità, intimità e debolezza. Detesto queste cose.
Mi infilo i pantaloni della tuta ed emergo dalla camera proprio davanti al padrone di casa che esclama tutto gioviale:
"Ah! Ma allora c'è qualcuno! Ehi, hai visto? Lei c'era!"
Io mormoro il mio più assonnato e impersonale 'Giorno e mi infilo in bagno, cercando di rendermi se non altro presentabile. Sguardo allo specchio: decisamente troppi brufoli.
Io odio la routine. La sfuggo da quando ho tredici anni e ci sono riuscita solo a diciannove... più o meno.
La routine è qualcosa che, come sopraggiunge, non mi fa dormire la notte. Mi toglie la voglia di alzarmi al mattino e affrontare le mie giornate. Mi annoia terribilmente costringendomi a cercare scappatoie che mi levano tempo a ciò che dovrei fare realmente, cacciandomi ovviamente in pasticci poco piacevoli.
Ma la routine del mattino, è sacra.
Ho un rituale preciso, fatto di gesti automatici che godo a poter fare in tutta la loro tranquillità, senza fretta.
Rompetemi la routine e rischiate seriamente di poter vedere in faccia quel simpaticone della neo-morte prima del tempo.
Decisamente i P. stamattina hanno rischiato.
Lui se ne deve essere accorto però, perchè si è eclissato come ho cominciato a tirare fuori la tazza e il resto necessario alla colazione (con una velocità che proprio non mi è congeniale), per sua fortuna vorrei aggiungere. Ancora meglio, la moglie proprio non l'ho vista: era nella ex-camera dei ragazzi a fare non so cosa. Credo abbiano cambiato un letto (chissà chi ci deve venire visto che si stanno impegnando così tanto... o forse si sono solo accorti che la camera è 'leggermente' indecente per il prezzo che chiedono).
Ho potuto finire la mia colazione, lavarmi i piatti e infilarmi in bagno a farmi la sospirata doccia prima che lui tornasse dalla soffitta.
Prima però è emersa anche Silvia dalla camera, con una faccia che rifletteva i miei stessi sentimenti.
Purtroppo, quando sono uscita dal bagno completamente vestita e lavata (con tanto di lenti a contatto) lui era di nuovo fra i piedi. Mi sono asciugata i capelli ho fatto la borsa fin troppo velocemente, con un'energia che tradiva il desiderio di essere il più lontano possibile da lì nel più breve tempo possibile.
Treccia, giacca, borsa, Nino, ciao Silvia, buona fortuna e via!!!
Dieci e venti ero in strada davanti alla fermata del bus.
In teoria, le 'e venti', sarebbero l'orario giusto per essere a scuola entro l'ora andando con un passo medio, senza correre.
Io non sono mai in orario.
Sguardo al porta cd, Ligabue non c'è. Dannazione.
Arriva l'autobus. Non c'è un posto a sedere neanche a pagarlo.
Niente Liga e niente posto a sedere, due ragazzi si impossessano del posto sulla porta.
Non è giornata.
Ah... il ricordo delle mattinate indolenti, lente e tranquille. Un buffetto al gatto e un'occhiataccia storta al Re dell'acquario erano il massimo del contatto sociale. Non lavare la tazza perchè tanto c'è la lavastoviglie. Chiedersi come avrei passato la giornata.
Io, Nino, la mia treccia anticrespo e i miei brufoli siamo in facoltà alle undici meno cinque, un record da segnare sul calendario perchè credo sia la prima volta che arrivo in orario a scuola quest'anno.
Era ora visto che la scuola è iniziata il tre ottobre.
Crogiolarsi nella tuta e nelle calze di spugna spesse mentre assaporo lentamente i biscotti nel latte al cacao. Lasciare che l'acqua cancelli lentamente le tracce della notta appena trascorsa. Vestirsi senza fretta, assicurandosi che tutti i vestiti siano al loro posto.
Voglio il mio risveglio perfetto! ç_ç
Apro gli occhi: otto e trentadue del mattino. Dovevo svegliarmi solo un quarto d'ora più tardi, il mio bioritmo deve aver anticipato i tempi. Accidenti a lui.
Sento dei lievi rumori provenire dalla casa. Sonia è già sveglia, speravo tanto di poter avere un risveglio ideale.
Alzarmi al mattino e trovare la casa vuota. Potermi aggirare tranquillamente tra le stanze senza fare troppo caso a cosa lascio al mio passaggio, tanto ho tempo per rimettere tutto a posto prima di uscire. Cammino come una sonnambula e consumo con calma la mia colazione, permettendo alla mia mente di indugiare in sogni e fantasie che non sono scomparsi con il risveglio, senza tentare di istituire un minimo controllo delle espressioni.
Il mattino è sacro. Il risveglio pure.
Tv ad alto volume, voce maschile. Strano, che ha Sonia? Non è da lei.
Pochi minuti dopo al traffico in cucina si aggiunge il rumore della lavatrice che sta andando. Sta facendo una centifruga? Non può fare altro con quel rottame che si è rotto per l'ennesima volta. La voce del padrone di casa.
O cazzo.
Ok, c'è una cosa da dire. Se mi sveglio al mattino e con me c'è anche uno dei coinquilini la mattinata può essere un po' pesante. Se mi sveglio a causa delle donne che puliscono le scale, poco male, ma la mattinata diventa irritante. Se mi sveglio con i rumori dei lavori nel palazzo la mattinata parte davvero male. Ma se mi sveglio con i P. in casa, allora la mattinata è decisamente una totale catastrofe giornaliera.
Si sono portati dietro il tecnico della lavatrice. Alleuja, meglio tardi che mai.
La nostra Margherita (si chiama proprio così, c'è l'ha scritto nell'angolo in alto a sinistra) si è rotta nei recessi di un agosto in cui è stata lasciata in balia dell'inquilino più irresponsabile dell'appartamento. Sonia se ne è accorta a settembre e l'ha comunicato ai P. Io e Silvia lo abbiamo ribadito a ottobre.
7 Novembre, alle otto e mezza del mattino, un tecnico è nella nostra cucina con loro in casa.
Ma porca di quella dannata miseria bastarda! Avete aspettato due mesi, aspettare altre due ore era troppo disturbo?!
Ma quello che mi fa più imbestialire, è che per l'ennesima volta sono entrati in casa nostra, in un orario in cui -per educazione- non si fa visita a casa di qualcuno senza preavvisare, comportandosi come se fossero loro lì ad abitarci e non avessero affittato la casa a nessuno. Non siamo loro parenti! Questo è decisamente irrispettoso! Costava troppo chiamare il giorno prima?
Alle nove e venti decido che posso alzarmi. Il tecnico non c'è più e questo vuol dire che un estraneo in meno mi vedrà in un momento di totale instabilità, intimità e debolezza. Detesto queste cose.
Mi infilo i pantaloni della tuta ed emergo dalla camera proprio davanti al padrone di casa che esclama tutto gioviale:
"Ah! Ma allora c'è qualcuno! Ehi, hai visto? Lei c'era!"
Io mormoro il mio più assonnato e impersonale 'Giorno e mi infilo in bagno, cercando di rendermi se non altro presentabile. Sguardo allo specchio: decisamente troppi brufoli.
Io odio la routine. La sfuggo da quando ho tredici anni e ci sono riuscita solo a diciannove... più o meno.
La routine è qualcosa che, come sopraggiunge, non mi fa dormire la notte. Mi toglie la voglia di alzarmi al mattino e affrontare le mie giornate. Mi annoia terribilmente costringendomi a cercare scappatoie che mi levano tempo a ciò che dovrei fare realmente, cacciandomi ovviamente in pasticci poco piacevoli.
Ma la routine del mattino, è sacra.
Ho un rituale preciso, fatto di gesti automatici che godo a poter fare in tutta la loro tranquillità, senza fretta.
Rompetemi la routine e rischiate seriamente di poter vedere in faccia quel simpaticone della neo-morte prima del tempo.
Decisamente i P. stamattina hanno rischiato.
Lui se ne deve essere accorto però, perchè si è eclissato come ho cominciato a tirare fuori la tazza e il resto necessario alla colazione (con una velocità che proprio non mi è congeniale), per sua fortuna vorrei aggiungere. Ancora meglio, la moglie proprio non l'ho vista: era nella ex-camera dei ragazzi a fare non so cosa. Credo abbiano cambiato un letto (chissà chi ci deve venire visto che si stanno impegnando così tanto... o forse si sono solo accorti che la camera è 'leggermente' indecente per il prezzo che chiedono).
Ho potuto finire la mia colazione, lavarmi i piatti e infilarmi in bagno a farmi la sospirata doccia prima che lui tornasse dalla soffitta.
Prima però è emersa anche Silvia dalla camera, con una faccia che rifletteva i miei stessi sentimenti.
Purtroppo, quando sono uscita dal bagno completamente vestita e lavata (con tanto di lenti a contatto) lui era di nuovo fra i piedi. Mi sono asciugata i capelli ho fatto la borsa fin troppo velocemente, con un'energia che tradiva il desiderio di essere il più lontano possibile da lì nel più breve tempo possibile.
Treccia, giacca, borsa, Nino, ciao Silvia, buona fortuna e via!!!
Dieci e venti ero in strada davanti alla fermata del bus.
In teoria, le 'e venti', sarebbero l'orario giusto per essere a scuola entro l'ora andando con un passo medio, senza correre.
Io non sono mai in orario.
Sguardo al porta cd, Ligabue non c'è. Dannazione.
Arriva l'autobus. Non c'è un posto a sedere neanche a pagarlo.
Niente Liga e niente posto a sedere, due ragazzi si impossessano del posto sulla porta.
Non è giornata.
Ah... il ricordo delle mattinate indolenti, lente e tranquille. Un buffetto al gatto e un'occhiataccia storta al Re dell'acquario erano il massimo del contatto sociale. Non lavare la tazza perchè tanto c'è la lavastoviglie. Chiedersi come avrei passato la giornata.
Io, Nino, la mia treccia anticrespo e i miei brufoli siamo in facoltà alle undici meno cinque, un record da segnare sul calendario perchè credo sia la prima volta che arrivo in orario a scuola quest'anno.
Era ora visto che la scuola è iniziata il tre ottobre.
Crogiolarsi nella tuta e nelle calze di spugna spesse mentre assaporo lentamente i biscotti nel latte al cacao. Lasciare che l'acqua cancelli lentamente le tracce della notta appena trascorsa. Vestirsi senza fretta, assicurandosi che tutti i vestiti siano al loro posto.
Voglio il mio risveglio perfetto! ç_ç
mi spiace per il tuo risveglio imperfetto...purtroppo gli scocciatori sono ovunque, spesse volte accanto a noi sono i padroni della nostra casa in affitto :)
RispondiEliminaAbbiamo ideato un piano sai ^^
RispondiEliminaSilvia molto intelligentemente mi ha fatto notare che anche noi siamo dotati della mitica catenella accanto alla porta. I giorni in cui non deve entrare nessuno, la si può tranquillamente agganciare.
Non vedo l'ora di vedere la loro faccia quando capiranno che le intrusioni non sono più tollerate XD