mercoledì 18 gennaio 2006



Misterioso

Thelonius Monk, pianista di colore che non faceva cantare il piano, lo faceva parlare, con quei sui accordi che sembrano quasi disarticolati, i cambi improvvisi di stile e tempi, senza schemi, senza stilemi preconfezionati che non possono essere inseriti nelle codisette classificazioni che piacciono tanto agli storici.
Smise di suonare Monk, si chiuse volontariamente in un silenzio che lo faceva soffrire, un silenzio che diceva tante cose, più di quante non potesse dirle con le sue note indisciplinate e vive e le diceva all'America, alle persone che vivevano nella strada sotto di lui, a quelle che lo insultavano per strada, al senatore McCarthy. Un silenzio che non spiegò mai, un silenzio misterioso.

Erano gli anni del Jazz e del Blues, gli anni che rivoluzionarono per sempre la musica nel mondo, anni di sognatori incalliti simili a guerrieri che si rialzavano e continuavano a camminare, anche dopo che li avevano abbattuti, anche dopo che li avevano pestati a sangue. Erano gli anni del jazz e del blues, erano gli anni di Billie Holiday. Lady sings the blues...

Solo un'ora, per un'ora sola sono stata nelle atmosfere fumose dei piccoli locali affollati di fumo e persone, tutte riunite intorno a un saxofono, un pianoforte, una piccola orchestra, che facevano piangere e sognare. Benni e Petrin mi hanno trasportata in questo mondo in penombra dove le stelle più luminose spesso avevano il colore della notte e bruciavano più forte di tutte le altre.

Pianoforte bianco e nero, nero e bianco. Strana bestia, cuore, culla, tomba... Pronto a cantare, suonare, ingoiarti...

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