venerdì 27 gennaio 2006






A tredici anni vidi Schindler's List, due ore di pellicola in bianco e nero che sono ancora impressei vividamente nella mia memoria che mi tornano in mente, sovrapponendosi alle nuove acquisite, ogni volta che sento parlare di Olocausto.
A sedici, vidi su Focus le fotografie scattate all'ingresso degli 'alleati' in un campo appena liberato e mai pubblicate fino a quel momento: c'erano primi piani di capanni, forni e resti umani.
A diciotto, scoprii l'esistenza di Mouse, un libro fumetto opera del figlio di un sopravvissuto ai campi di sterminio ed emigrato in america, in cui narra tutto ciò che lui e la moglie avevano visto, vissuto e sopportato in quegli anni; a diciannove lo trovai e lo comprai.
A venti, frequentai il corso di storia contemporanea e lessi il libro di Traverso, La violenza Nazista il cui ultimo paragrafo diceva una cosa spaventosa e terribilmente vera allo stesso tempo: l'olocausto fu solo il culmine di un processo iniziato più di cent'anni prima in tutt'Europa e non è affatto detto che quel processo non possa ripetersi.

Non ho una gran cultura in materia, ma quel che so basta a farmi rabbrividire ogni volta che penso a quel che è successo e può riaccadere e nessuno potrà mai convicermi del contario, la violenza umana l'ho vista prima ancora di studiarla, so che può tranquillamente riaccadere.
E' un bene quindi che esista il Giorno della Memoria, se non altro almeno una volta l'anno tutti siamo costretti a rivolgere anche un minimo pensiero a ciò che fu e a chi fece da capro espiatorio per un'interà società oppressa da se stessa e da valori in contrasto tra di loro e ricordarci che non fu solo un atto di follia, ma qualcosa da andare a ricercare nella nostra cultura, tra i libri di storia, i documenti burocratici, le fotografie e le memorie di chi vide e visse davvero.

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