martedì 3 gennaio 2006

Perchè scrivo su un blog?



Persino ieri sera, in uno slancio di confidenza diventato raro tra me e mia cugina, non sono mai andata fino in fondo a certe confidenze familiari, che so perfettamente di poterle dire, ma che non voglio. Perchè? Perchè avrei rovinato definitivamente l'immagine di una persona che se la sta già rovinando bene da se (la verità è scomoda!), perchè comunque vadano le cose non lo posso sfrattare dal pezzo di cuore che lui abita e abiterà per sempre, perchè io rimango sempre la solita e recidiva ragazzina che ha smesso di parlare di se a otto anni. Qui sul blog io non ho faccia, non ho espressioni rivelatrici, ho un nome nuovo, che molti non conoscono, posso utilizzare un mezzo di espressione che non mi pianta a metà di una frase parlata impappinandosi: la parola scritta. E ha anche vari vantaggi: mi sfogo, al mattino dopo non mi alzo al mattino con la vergogna di aver parlato troppo e al pensiero di dover reincontrare il mio confessore, rifletto, e imparo la grammatica (si, perchè su un diario privato non ci fai molto caso a come scrivi...).

Il mio primo blog in realtà l'ho avuto a sedici anni, con il diario scolastico improvvisamente diventato agenda su cui scrivevo quello che mi capitava e sentivo più che i compiti. Posso dire che era un blog, perchè era pubblico, sull'imitazione delle agende delle mie amiche, che mi facevano leggere e si potevano pure commentare. A sedici anni non la leggeva nessuno la mia agenda -tanto era praticamente vuota- a diciassete però si riempì e io mi ritrovai con un diario/blog su cui le mie amiche leggevano i miei pensieri -che non gli avevo detto a voce- e a volte lasciavano una frase carina e comprensiva, e a volte trovavano una pagina oscurata. Sì, perchè io scrivevo diari da sempre e ormai anche quello lo era e c'erano cose che non volevo sapessero, ma che avevo comunque voluto imprimere sulla carta. Lo tenni anche a diciott'anni. In realtà il blog virtuale non è stato un gran passo, c'ero praticamente abituata, però è senz'altro meglio, anche perchè ci sono solo due persone che ho frequentato di persona e che lo leggono, e una sapeva i miei pensieri molto prima che io li scrivessi. Non mi disturba che altri sconosciuti lo leggano, non li conosco, non mi possono far del male, ormai sono virtualmente vaccinata; non mi disturba nemmeno che c'è almeno un'altra persona che ho conosciuto di persona che lo legge, perchè io leggo il suo ed è come se ci stessimo confidando a vicenda pensieri e sensazioni, come io e Doc nell'abside della chiesa di Ivrea mentre lui mi chiedeva cosa ne pensavo della storia fra lui ed F. Solo che noi non lo possiamo fare dal vero e la nostra confidenza arriva proprio da questi blog che non da un'incessante martellamento alla mia psiche da parte sua.

All'epoca H2 non scriveva, era dentro di me, muta al mondo. Non osavo farla vedere e lei non voleva farsi vedere. Istinto di sopravvivenza, non ti esponi per la seconda volta al fuoco nemico se la prima ci sei quasi rimasta secca. Ora ha osato farsi vedere, ogni tanto esce di più allo scoperto con frasi e battute che, quando sono privata di metà della mia personalità, non mi verrebbero mai. Sono contenta che sia tornata a vivere. Peccato che ora non so più chi è la maschera e chi il mascherato.

Il blog ha in se due miei grandi amori e un'utopia: il computer, la scrittura e il poter parlare liberamente di me.

Posso dire che io scrivo sul blog per rimanere me stessa, per avere una valvola di sfogo esterna alla mia vita reale, per poter esternare pensieri scomodi oralmente ma accettabili da chi non vive a stretto contatto con me, per confutare la mia entrata ufficiale nella vita reale, per confermarmi che il mio cuore non batte solo per uno stimolo elettrico partito dal mio cervello.

E come ha detto Stormy, a cui devo l'ispirazione per questo post, per la catarsi e l'analisi di me stessa.
Chissà se c'è un limite allo spazio su Splinder... o.O



E per tanti altri motivi che non so come esprimere o non voglio scoprire... L'onestà è difficile da perseguire e non basta un nome nuovo per riuscire ad esserlo del tutto.

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