lunedì 2 gennaio 2006

Funerale

Siamo andati tutti al funerale. C., il Cugino e io eravamo soli sulla stessa panca, in terza fila, sperando che la nostra presenza impedisse alla C. di non sbuffare troppo forte alle richiste implicite di alzarsi e sedersi e di saltare alla gola del frate che passava a ritirare le offerte. Trovo che sia molto irrispettoso chiedere le offerte a un funerale, tanto quanto chiedere al loro Dio di benedire il Papa, i Cardinali, i Vescovi, ecc... siamo lì per commemorare un morto o per ricordare, per l'ennesima volta, chi piange ancora per la separazione tra stato e Chiesa?

Poi siamo andati al cimitero.

Credevo che non avrei mai visto piangere mia cugina.

Non me ne sono accorta subito, ho visto Cugino che abbracciava ulteriormente la C., poi ho visto che il fazzoletto andava più su del necessario e mi sono accorta che piangeva. Ho provato una pena immensa per lei, di quelle che si provano quando si sa perfettamente cosa l'altro sta passando e sai anche che non puoi farci niente.
Abbiamo visto seppellire la nonna Gemma ed è ricominciata la processione delle condolianze. Lei e sua zia erano le uniche due visibilmente affrante, mio cugino aveva gli occhi lucidi ma non si è sbilanciato, mia zia... beh, lei è la donna forte, ma forse aveva fatto i conti con il lutto molto prima di tutti loro. A un certo punto nemmeno Cugino c'è l'ha più fatta e si è allontanato. Da me non ha voluto consolazione.
E' stato terribile, vedevo le persone soffrire e non potevo farci niente, mi sentivo intrappolata in me stessa, mezza estranea a un dolore a cui non sapevo di appartenere o meno, che non sapevo di avere o meno.
Cos'è peggio? Non sapere se si sta soffrendo o non sapere come portare consolazione a un dolore del genere?
Quando è tutto finito e io sono tornata alla macchina ad aspettare mia madre.

Credevo che non avrei pianto.

Sono crollata, inaspettatamente. Sono scoppiata in un pianto che era fin troppo simile a quello di dieci anni prima. Ho pianto a lungo, in disparte, da sola, come mi hanno insegnato bene a fare le minacce di mio padre.
Il peggio era che ero lucida: non riuscivo ad abbandonarmi al dolore, a lasciarlo sgorgare in pace. La mia mente lo analizzava, voleva vedere le lacrime, sentire il mio respiro sincopato, scoprire da quale angolo del cuore mi stava venendo tutto ciò. Perchè nemmeno in queste circostanze ti spegni dannato!

Non riuscirò  mai a fare i conti con tutto ciò.
Non so nemmeno se è davvero possibile fare conti con tutto ciò.

Oggi ho visto seppellire l'ultima persona che potevo ancora chiamare con l'appellativo di 'nonna'.
Non voglio più veder seppellire nessuno.

1 commento:

  1. Queste cose sono atroci.

    Il dolore che ti viene su e' incontrollabile...lo devi lasciare uscire.


    Ti abbraccio forte fortissimo.

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