martedì 31 gennaio 2006

Esercizio di stile 1


La luce entra con violenza dalla piccola finestra esposta a est, illuminando tutto con la sua luce calda e avvolgente. Sei davanti allo specchio e ti guardi negli occhi: sono occhi castani, limpidi, molto chiari, paradossalmente non sembrano portare i segni della notte insonne, l'ennesima. Ti guardi ma non sai che cosa chiederti: ironia della sorte, la tua coscienza è sempre molto brava a parlarti nella tua testa, ma non è in grado di guardati in faccia. Stai lì in silenzio e ignori deliberatamente il poco tempo che hai a disposizione per lavarti e vestirti prima di andare a lezione, non ti importa, hai passato un'altra notte insonne e il tuo Stomaco non accenna ad avere i movimenti caratteristici del primo mattino, quelli in cui dovrebbe lamentare del cibo.

Apri l'acqua con il solito colpetto a pugno, lì il rubinetto non è morbido come a casa e hai imparato a dosare la forza in modo che si apra al flusso che vuoi tu, senza litigarci mezz'ora con il metodo classico e da brava bambina. Ti sei legata i capelli stretti prima e ti inumidisci e insaponi la faccia con cura. Sfreghi forte sperando che il sapone esfoliante si porti via anche tutti i pensieri oltre che a cellule morte nella notte. Quali pensieri? Stamattina non c'erano pensieri, io non li ho visti. Sciaqui con altrettanto vigore, chiudi l'acqua con un colpo e ti asciughi la faccia nell'asciugamano sfregando forte. Quando ti riguardi allo specchio sei rossa e i segni della mancanza di sonno sono visibili, o è solo la tensione che ha ricominciato ad accumularsi intorno ai tuoi occhi?
Ti fissi di nuovo nelle iridi chiare, non sei mai sicura del colore. Non hai mai dato particolare attenzione ai tuoi occhi, troppo arrabbiata con loro perchè non erano rimasti verdi come alla nascita, li osservavi con attenzione solo quando ti dicevano che avevano cambiato colore; poi una sera un ragazzo ti disse che se ti guardava negli occhi si perdeva. Non l'hai più visto né sentito da quella sera, ma ci rimanesti al punto che ora controlli per capire dove diavolo si andava a perdere. Non li conosci ancora bene i tuoi occhi, anche adesso non li stai guardando veramente, sei oltre da qualche parte, forse ti sei persa anche tu.
In cucina ti aspetta la tua razione giornaliera di latte, cacao e biscotti, o almeno quella che dovrebbe essere la tua razione giornaliera. Negli ultimi tre giorni ti sei nutrita quasi solo di quello, quando esasperata per il comportamento del tuo Stomaco lo nutrivi con quello che avresti mangiato al mattino, perchè i biscotti si liquefanno quasi nel latte ed più facile farli passare dalla dogana. Peccato che il giorno prima tu abbia dovuto rinunciare alla biblioteca e correre a casa perchè stavi per avere un collasso, così hai imparato che non si vive di soli latte e biscotti e sei riuscita a introdurre un piatto di pasta, uova e wusterl con Dragon Ball che ti anestetizzava il cervello. Lo Stomaco ha ringraziato, la pressione anche.
Stamattina, ancora latte e biscotti. Li mangi senza troppo entusiasmo, ma li devi mangiare e lo sai e non puoi prendere come scusa il fatto che sei predisposta psicologicamente all'anoressia. Ingurgiti pezzi mollicci dal buon sapore rimembrando pensieri vecchi di un giorno, da quando dopo aver afferrato la pressione per i capelli e averla riportata a un livello accettabile sei andata in biblioteca e hai cominciato a vedere come se la cavava il resto del mondo. Hai visto che va avanti, male, bene, tra alti e bassi, scatti e accelerate, discese e salite, sei solo tu che non vai avanti. Non è stato un bel pensiero e la tua coscienza bastarda poteva anche evitarselo.
Finisci il latte e lavi la tazza. La sera prima hai lavato tutti i piatti, ma proprio tutti, anche quelli non tuoi, poi hai ripulito il lavello e il ripiano accanto. Hai anche lavato la sciarpa, il berretto e i maglioni di lana neri. Tutto in ordine, come sabato sera: hai messo in ordine la camera, armadi compresi. Da quella sera la tieni in ordine in modo che, chi ti conosce, definirebbe maniacale tanto non è da te. Non è da te al punto che ti sei permessa persino il lusso di rifletterci sopra, perchè proprio non è da te. Rimetterla in ordine nel momento in cui il non riuscire più a camminare per la stanza e il non trovare più le cose al volo ti snerva al punto che vorresti buttare tutto all'aria e calpestarlo, questo è da te. Non è da te mettere in ordine e mantenerlo. Perchè? Forse perchè speri che anche la tua vita finalmente prenda una piega più razionale e i tuoi pensieri si diano una regolata, in particolare un neurone, che ora, proprio ora, urla imbestialito per il modo con cui hai ignorato i suoi ordini e hai mangiato tutto. Lo ignori, i bambini capricciosi non devono avere troppe attenzioni.
Vai in camera e rimani leggermente stordita, sarai anche tu a mettere in ordine tutte le sere ma proprio non ci sei abituata. Non è proprio da te. Afferri l'asciugamano grande e vai a farti la doccia, forse l'acqua si porterà via anche quella scomoda consapevolezza di te, del tuo corpo e della realtà. Sei troppo lucida quel giorno e non ti piace: nemmeno a quello sei abituata.
La doccia è scomoda, come sempre, la fai in ginocchio perchè non c'è l'aggancio in alto, ma di fare il bagno non se ne parla, non lo fai più da quando avevi sette anni. Ormai hai imparato a ignorare il dolore alle ginocchia e la presa proprio sopra la vasca, dove attacchi la presa dello scaldabagno e che ti terrorizzava tanto i primi giorni, che la coprivi con un asciugamano. Quando hai finito e ti asciughi però ti rendi conto che non ha funzionato gran che, pulita sei pulita, ma solo fuori. Torni in camera e ti asciughi i capelli stando attacata alla scrivania sotto cui c'è la ciabatte delle prese, come se attorno a te ci fosse ancora il miasma di valige, vestiti e libri e quello fosse l'unico quadrato caplestabile.Tutto quello spazio di sconvolge, c'è sempre stato?
Apri l'armadio e cerchi di scegliere i vestiti. Il giorno prima ti hanno regalato tre maglie, ci sei rimasta bene e male, perchè ogni volta che ti fanno dei regali così disinteressati e senza una ragione precisa tu non sai mai come reagire. Normale per una cresciuta con il detto 'Nessuno ti regalerà mai niente', fortuna che c'è sempre stata la mamma a bilanciare i detti di papà.
Rinunci ai propositi dei giorni precendenti e ti vesti nel solito modo degli ultimi tredici anni, eliminando la tua sessualità. Ti da fastidio, ovvio, per puro miracolo ci stai andando d'accordo e il mortificarla così non ti aggrada più di tanto, ma sei pigra e svogliata e quello è un giorno da vestiti larghi, scuri e possibilmente legati a caldi ricordi. Al diavolo la femminilità.
Esci di casa e l'aria fredda è una benedizione, perchè sveglia quella parte della mente che viaggia liberamente tra i mondi della tua fantasia e spinge quella che si è svegliata prima di te nell'oblio, ma solo per poco. Respiri l'aria fredda e cerchi di far andare d'accordo il tuo equilibri termico con quello del mondo esterno.
Il mondo, ti sta un po' sulle scatole in quel periodo, non è vero? Ti piace sempre meno e lo capisci sempre meno, più lo studi e cerchi di viverlo più ti sfugge dalle dita e se ne va per i fatti suoi, si fa beffe ti te e ti spinge a desiderare ciò che non puoi avere. Per ogni traguardo raggiunto insomma, ti da una meta irraggiungibile, giusto per non farti mai sentire realizzato del tutto.
Purtroppo però è l'unico mondo esistente, sei costretta a starci dentro e per un bizzarro caso del destino lo ami anche con tutta te stessa, solo che non riesci ad andarci molto d'accordo. Mentre il bus passa davanti a un pezzo di mondo di cui ti sei appropriata di prepotenza ti torna in mente l'introduzione a Chiedi alla polvere che hai letto la sera prima, ricordando che chi ha talento narrativo è una persona incapace di abbandonarsi del tutto alla vita del momento, perchè c'è una parta analitica dentro di se che annota tutto e lo cataloga in capitoli e paragrafi; persone così, dice Baricco, che dovrebbe sapere il fatto suo, sono fondalmentalmente incapaci di vivere.
Dunque tu saresti effettivamente una persona incapace di vivere, lo dimostra il fatto che spesso ti senti molto distaccata dalla realtà, quasi a osservarla attraverso l'occhio di una telecamera. Però cè il classico però: ci sono infatti momenti in cui tu vivi intensamente attimo per attimo, momenti in cui questa parte analitica scompare e tutte le tue personalità si fondono fino a formare una persona sola, te. Quei momenti sono speciali e archiviati tra i ricordi più preziosi della tua esistenza e ti rifiuti di metterli per iscritto attimo per attimo perchè sono troppo belli e troppo tuoi. Ieri prima di leggere quell'introduzione hai avuto la conferma dei tuoi timori e ora stai facendo due più due e non sei affatto contenta. Non sei contenta di fare due più due e non sei contenta del risultato, che purtroppo sembra essere proprio quattro.
Non riesci ad accettarlo ma le prove sono lì, evidenti, neanche te le avesse procurate la scientifica di C.S.I.
Ripercorri la tua vita velocemente, scorrendole con lo sguardo sul tavolo bianco e illuminato dai neon che mettono in luce tutto, impietosamente, mentre i detective del dettaglio ti stanno attorno in guanti di lattice e camice bianco.

"Il risultato è corretto, due più due fa prorio quattro signorina Heresiae. Lei è capacissima di amare, ma purtroppo ama le persone sbagliate, quelle che non può avere, perchè quelle persone la fanno stare troppo bene e per il suo talento non va bene, proprio non va bene. Questa è la soluzione del caso. D'altro canto, se anche lei riuscisse per una volta a innamorarsi ed essere ricambiata sono sicura che scapperebbe a gambe levate da quella situazione, perchè quella felicità improvvisa e duratura le risulterebbe incomprensibile."

"E no, chiariamoci, io non sono quel pazzo squilibrato di Baudelaire: se mi innamoro e riesco pure ad essere ricambiata io me lo tengo stretto! Lo so che sono scema, ma non fino a quel punto! Avrò pure il sangue di un novarese misantropo ed egocentrico in corpo, ma è solo per metà, ricordatevelo bene."

"Ma signorina, la mela non cade lontano dall'albero e due più due fa quattro. Il risultato è esatto."

"Oh per favore, due più due farà anche quattro ma l'equazione non è completa, qui non si tengono conto delle variabili."

"Variabili?"

"Ma certo, innanzitutto perchè proprio il melo? Perchè non il prugno, la vite o un pino. La varietà delle piante vegetali è davvero ampia, il melo non è l'unica scelta possibile e ci sono medoti di riproduzione diversi per ognuno di loro."

"Si ma..."

"E poi c'è da calcolare le varibili metereologiche, locali e faunistiche. Per esempio: se il giorno in cui cade il frutto c'è un temporale? Potrebbe cadere lontano, prendere una china e rotolare fino a valle; poi uno scoiattolo in cerca di cibo potrebbe raccoglierlo e portarselo alla tana in riva a un fiume, solo che potrebbe sfuggirgli perchè un falchetto l'ha individuato dall'alto e per fuggire lo perde. Quindi il frutto potrebbe cadere nel fiume e navigare fino ad arrivare a un lago o al mare; magari poi viene pescato assieme a del pesce e viene buttato tra i rifiuti. I rifiuti arrivano in discarica, un uccello potrebbe individuarlo e portarselo via in volo, poi però potrebbe sopraggiungerne un altro che lo vuole anche lui, quindi litigano e il frutto cade chissà dove! Insomma signori. Se per metà il frutto è figlio dell'albero e quindi non dovrebbe cadere lontano dallo stesso, per l'altra metà è in balia di variabili esterne del tutto indipendenti e incontrollabili dall'albero! Due più due fa quattro, ma se devo sommare anche x, y e z il risultato cambia. In conclusione signori, la vostra indagine è incompleta."

"..."

Heresiae     1
C.S.I.          0

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