Film
Leggo il blog di Stormy e mi rendo conto che le sensazioni che lui ha provato, le sto capendo molto bene, il magone allo stomaco è molto familiare. Un flash back molto meno traumatico di quel che ti fanno vedere nei film mi riporta a un po' ci cicatrici un po' sbiadite e mi dice: 'Che c'è di strano? Eccoti qui le tue esperienze', e via con la proiezione.
Leggo il blog di Stormy e mi rendo conto che le sensazioni che lui ha provato, le sto capendo molto bene, il magone allo stomaco è molto familiare. Un flash back molto meno traumatico di quel che ti fanno vedere nei film mi riporta a un po' ci cicatrici un po' sbiadite e mi dice: 'Che c'è di strano? Eccoti qui le tue esperienze', e via con la proiezione.
A tredici anni ho frequentato il mio ultimo corso di sci. Mio padre mi aveva appena comprato gli sci nuovi e siccome si prevedeva una crescita di almeno dieci centimentri per gli anni a venire, me li prese più lunghi di me, un po' troppo più lunghi di me. Il controllo di quegli sci mi riusciva particolarmente difficile quando dovevo curvare, al punto che, invece di strisciarli, io sollevavo quello interno e trascinavo l'altro (lo faccio ancora adesso). Un giorno durante il corso prendiamo la deviazione della deviazione del muro, una gippabile insomma, che io detestavo perchè era stretta e con una pendenza discreta per una ragazzina che ha il genitore con la mania della sciolina. Facciamo duecento metri tranquilli, più o meno, con io che porcono dentro me con l'innocenza che avevo ancora a tredici anni, la metà delle mestemmie che so ora all'epoca non le sapevo. Siccome non succede niente di grave, mi rilasso quel tanto che basta da respirare decentemente, giusto per non far urlare i polmoni e i fianchi. Curva esterna, interna, esterna, interna... punto di nuovo verso l'esterno a sinistra, con abbastanza sicurezza perchè vedo che si sono ammucchiati un po' di centimetri di neve in più che potrebbero farmi da parapetto e darmi la misura della curva. Vado e curvo sul ciglio, troppo sul ciglio. Ruoto le caviglie e le gambe, trascino gli sci, la neve mi blocca e vado giù.
Cado all'indietro di testa a caduta libera, perfettamente perpendicolare al ciglio della strada e ho gli occhi aperti. Lo tengo aperti mentre alla neve e ai rami degli alberi si mischiano immagini velocissime, come una pellicola mandata avanti veloce, ma chiarissime e vedo tutta la mia famiglia: A. e i suoi capelli biondi spiccano particolarmente in quell'accozzaglia di immagini. Sono sicura di aver visto anche i miei nonni. Non ho pensato "Ora muio" o "Li raggiungerò", semplicemente non pensavo, ero spettatrice inerme della mia vita e del mio destino che in quel momento pareva particolarmente definito e finito.
Sarà durato due, tre secondi al massimo, forse anche solo uno. Perdo lo sci sinistro nella neve e quello destro si impiglia dell'incrocio dei rami bassi e sottili di due alberi che ho imbroccato senza cozzarci contro. Mi fermo di colpo, dondolante e sospesa sul declivio, sentendo la schiena che sfiora le neve.
Sono sicura che il cuore si è fermato prima agli spettatori che mi stavano dietro e in seguito al mio maestro di sci quando non mi ha più visto dietro di se o ha visto, quando si è affacciato, com'ero messa.
Non so come faccio, so che riesco a districarmi da sola da quell'impiccio (e se sapete che cosa vuol dire muoversi con una tuta intera da sci il doppio di voi e uno sci impigliato e lungo trenta centimetri più di voi allora avete capito tutto), mi dimeno e riesco a far staccare lo sci, mi alzo e mi volto indietro per il solito masochistico e stupido istinto di curiosità 'vediamo un po' dove potevo finire': dal punto dove sono vedo che il tronco di un albero spesso mezzo metro a neanche uno da me, c'è l'ho proprio di fronte. Freddo e pulsazioni sul polso destro che scopro scoperto e graffiato mi richiamano alla realtà velocemente: i rami mi avranno anche salvato la capoccia ma hanno voluto comunque assaggiare il mio sangue, poco male. In pochi istanti ho elevato loro e lo sci destro al rango di eroi. Recupero gli sci e il guanto sinistro che, a quanto pare, era in lista per la gita 'accessori sciistici di sinistra durante la caduta della proprietaria'.
"Tutto bene?" chiede il mio maestro. Quand'ero distesa l'ho visto affacciarsi e cominciare a levarsi gli sci, sta scendendo per aiutarmi, sono a quasi dieci metri dalla strada. Non ha la voce molto preoccupata, ma non ci faccio caso, il mio cuore batte furiosamente e allo stomaco sta succedendo qualcosa di sgradevole. Lo scoprirò solo in seguito che sono predisposta a sfogare le mie paturnie proprio su quell'organo. Salgo su, con la faccia tosta di chi in realtà sta benone e non è rimasto minimamente sconvolto dall'esperienza; mi tremano le gambe e ho voglia di tornare a casa con la velocità di missile ma non esiste che io faccia vedere a quei mocciosi che sono sotto shock. Mi ricompongo come posso, il maestro mi ha aiutata a salire, mi rimetto gli sci e partiamo, gli altri con qualcosa di cui parlare ai genitori quella sera e io con una fobia in più.
Mi ricordo di aver commentato male l'obbligo del casco sulle piste per i ragazzini, ora mi rendo conto di aver dato una mano a far approvare quell'obbligo e ne sono contenta.
All'epoca non ero abituata a guardare le reazioni della gente, rifuggivo ai loro sguardi e mi chiudevo in me stessa, ma non sicura che se avessi guardato meglio Felice avrei notato una gradazione parecchio più chiara sulla sua abbronzatura da pista che lo delineava chiaramente come maestro.
Io entro la serata mi sono resa conto che qualcuno là in alto deve esistere per forza - qualunque sia il suo nome, la sua dottrine a il suo sesso, cosa che dimenticherò presto negli anni a venire - e mi deve volere bene e che per nessun altro motivo avrei rifatto quella strada. Il maestro mi ha risparmiato l'umiliazione del rifiuto, non l'abbiamo più fatta. In seguito mi sono guardata spesso le sottili cicatrici sul braccio, ormai quasi scomparse, e di rabbrividire e di rendermi conto che avevo sul serio visto pezzi della mia vita passarmi davanti, o meglio, persone della mia vita, anche perchè non c'era molto da vedere del resto. Ora non ricordo quasi più chi e cosa ho visto, mi rimane solo un gran magone nel cuore e il sacro terrore delle alte velocità in pista, che affronto ogni volta che calzo gli sci, perchè amo troppo sfrecciare in discesa libera sulla distese innevate, sentire il vento sul viso e il cuore che batte a mille al limite della resistenza; piuttosto che smettere rischio l'infarto!
E' stata sicuramente la volta in cui ho rischiato di farmi male sul serio e dai cui sono uscita praticamente illesa.
La prima volta avevo otto anni e caddi dalla cancellata degli zii che stavo scavalcando per raggiungere mio padre: avevano il cancello elettrico e c'era stato un black-out. Purtroppo avevo la gonna e non ero pratica di arrampicate con quel genere di vestiti, si inpigliò e io caddi da più di due metri d'altezza a testa in giù (era destino, o di testa o niente) a dieci centimetri da un grosso vado in marmo del diametro di mezzo metro. Misi avanti le mani (perchè io ero anche una cascatrice provetta) e mi ritrovai diesta a terra con il polso gonfio e dolorante, ma la testa illesa. Le seconda quasi l'anno dopo, corsa sfrenata in bicicletta - quando le velocità non mi provocavano alcun disturbo - e frenata improvvisa (con il freno sbagliato) quando scambio l'ombra di un lampione per un dosso riasfaltato. Capriola in avanti (sempre di testa), finita distesa sull'asfalto con un ginocchio e una mano sanguinanti a cui basto il disinfettante.
Fobie guadagnate:
- soffro di vertigini;
- non riesco più ad avere il controllo necessario della bici affinchè io raggiunga la velocità massima in discesa, freno molto prima;
- idem come sopra per gli sci.
Ma non crediate che io non abbia attentato di nuovo a me stessa, la vostra Heresiae ha continuato ad arrampicarsi su alberi altissimi nonostante e a frequentare un certo tratto di strada a U in Valenza con la bicicletta, facendolo nel modo idiota dei ragazzini: senza freni; quando avevo ancora della compagnia frequentavo i fuori pista ripidi e ghiacciati ridendo come una disgraziata a catarsi avvenuta e un saltavo allegramente gli ostacoli senza prendere troppo le misure (anche dopo che la rotula destra rischiò di staccarsi piantandosi sui tubi scoperti di una panchina e io feci l'ennesima capriola in avanti atterrando sul cemento della colonia). Senza contare di quel che feci in seguito alla scoperta dei mezzi motorizzati, ma me la cavai con l'infarto degli altri (e la catarsi mia... si, all'epoca non avevo hobby decenti).
Quello sugli sci fu l'unico in cui ebbi quel tipo di immagini e col senno(?) dei ventuno, non ho ancora capito perchè o forse si. Nei primi due mi sono resa conto nell'istante immediato stava succedendo, di aver fatto la cazzata dell'anno. Nel terzo invece è stata la neve traditrice, che io pensavo ancora di salvezza e che invece mi ha bloccato lo sci impedendogli di scivolare in avanti e facendomi sbilanciare di conseguenza (e lo so perchè mi sembrava che il tempo si fosse fermato mentre scivolavo all'indietro): lì non era colpa mia. Forse è per questo che vediamo le immagini, quando non capiamo perchè sta succendendo quello che stiamo vivendo e siamo sicuri che non è giusto, ci aggrappiamo a qualsiasi cosa pur di non pensare che sta succedendo, o forse siamo coscienti che la pellaccia ci sta sfuggendo dalle mani e guardiamo le vecchie foto per avere qualcosa di bello a cui pensare mentre ci prensentiamo al cosidetto creatore. Quando invece sappiamo che è colpa nostra, amen, siamo i soliti cazzoni e guardiamo tutto con spirito analitico ricordancelo abbastanza bene, perchè possiamo imparare dai nostri errori e farci venire il batticuore gni volta che ci riproviamo, oppure per l'ultimo spirito ironico, morire si, ma ridendo.
Non so se sia giusto o meno, mica sono una psicologa, però mi sa che per me è abbastanza azzeccato. Però non ho nessuna intenzione di confutare la mia teoria, perchè ho l'impressione che per sopravvivere io abbia fatto fuori una buona parte delle mie scorte di culo annuali e sono ancora in debito, perciò se proprio volete provateci voi (quante vite hanno i gatti? Nove? Allora dunque, uno, due tre... azz, quota sei! o.o non attraverserò mai più il corso in piedo traffico! -------------------------------> naso che si allunga)
Non ho mai raccontato a nessuno la vicenda per intero degli sci, o meglio, non ho mai raccontato a nessuno la parte del film. Per una qualche stupida ragione ho sempre pensato che fosse una cosa troppo personale per dirla a voce a qualcuno o forse il meccanismo del d.House era già presente in me molto prima che Hugh Laurie comparisse sul mio teleschermo con quella sua bella faccia da schiaffi. Quello che mi salta all’occhio in questo omento è che ho la pericolosa tendenza a fare cazzate quando sono depressa, per fortuna mia madre mi ha dotata id un buon apparato ragionativo e responsabile, perciò in queste vacanze ho guidato piano, c’era ghiaccio in strada. (Quasi quasi riesumo l'idea del parapendio... è un po' che non ho una catarsi degna di questo nome, se poi riesco ad atterrare con tutte le ossa sane un giorno forse riuscirò a salire su un graticcio o un ballatoio senza attaccarmi al muro stile ventosa... chissà...)
E il pensiero di una persona a me cara con un arto inutilizzato che si trascina per casa imbottito di antidolorifici e con un agenda piena ma quasi inutilizzabile mi fa venire i brividi. Ogni volta che a me è successo qualcosa avevo con me il cellulare o ero circondata di persone, un intero corso di sci, mezza colonia estiva, mio padre... non so cosa avrei fatto o pensato se mi fossi ritrovata da sola, ma la lucidità mentale alla MacGyver che lui ha dimostrato mi lascia scioccata, per non parlare della lucidità con cui ha messo a posto casa prima di andarsene ( E statte fermo!!!!!!!! Incosciente!). Ecco qua, esorcizzo l’infarto del mese scorso ricordando vecchie cicatrici di guerra...
Forse mia mamma ha ragione quando mi accusa dei suoi capelli bianchi...
E anche per oggi ho fatto la mia psicoanalisi giornaliera... mo si torna al lavoro!
Bhe' vedo che anche tu hai delle belle cicatrici cariche di storia;)
RispondiEliminaPer fortuna sono tutti racconti adesso e tu sei qui a farli...come per Stormy...