"Ho visto cose che voi umani non potete immaginare. Schizzi di cif aggredire furiosamente gli angoli delle cucine, colonie di gatti di polvere assassini volare da un muro all’altro e orde di lerciume mutante resistere strenuamente a agli attacchi di eserciti di detergenti. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come l’acqua sporca nello scarico del water. È tempo di pulire."
Voglio narrarvi la storia di una gloriosa battaglia.
Eravamo io, Capitan Giallo e Cloro. Le coraggiosa spugna di era offerta volontaria per quella che prometteva essere la battaglia più dura e pericolosa di tutta la storia delle pulizie del Quadrante Casa P: domare la ribellione nella Galassia Cucina. Cloro era un aggiunta fortuita: tutti i detersivi si erano ritirati da tempo, il suo arruolamento era una mera prova, non ci aspettavamo molto da lui, ma il Generale che ce l’aveva consigliato tesseva lodi su lodi del suo beniamino.
La battaglia cominciò alle quindici e trenta e zero zero, come da programma. Io e Capitan Giallo decidemmo di attaccare qualcosa di semplice, giusto per riscaldamento: il mio armadietto personale.
Non fu difficile, gli avanzi di pasta e le scatole del cioccolato vuoto si lasciarono sgombrare facilmente, più dura fu convincere le macchie di miele ad abbandonare il campo. Provammo con un fido alleato dei tempi passati, dato per disperso cinque giorni fa e rimpiazzato con un suo sostituto, simile. Fu ritrovato proprio quel giorno sotto l’armadietto del lavello, sotto shock. Non credo sapremmo mai quali orrori deve aver visto, è considerata una delle colonie dissidenti peggiori. Purtroppo il Tenente Spruzzo si rivelò inefficacie contro l’incrostazione zuccherina e Capitan Giallo lamentava poca forza da parte sua: demmo una chance a Cloro e gli affiancammo Grigio, la terribile spugna in metallo. La loro azione combinata si rivelò buona, in poco tempo entrambi i ripiani dell’armadietto odorarono di piscina e le cose vennero riposte in ordine dopo un’accurata spolverata.
Il secondo passo fu procedere con lo sgombero del ripiano degli armadi bassi e alla sua pulizia. Facile, quel ripiano era sempre stato pulito. In seguito furono sgombrati i cumuli di briciole all’interno dei cassetti e uno strato di grigio all’interno dell’armadio delle pentole. Fu emozionante vedere le superfici bianche tornare alla luce dopo anni di oscurità, ci sembrò quasi di sentire il loro ringraziamento tra i fumi dell’attività di Cloro e i graffi di Grigio.
Il ragazzo stava promettendo davvero bene e decidemmo di continuare a utilizzarlo anche per il lavello e lo scola piatti. Roba di routine, grigio e polvere che vennero via alla prima passata, Capitan Giallo era euforico, sopratutto perché era ancora giallo. Tutti conoscono il triste destino della spugne, morire grigie di consunzione, lui invece manteneva il suo bel colore giallo brillante e si affezionava sempre di più al nuovo commilitone. Una volta ripulita l’area facile della galassia dissidente, ci rivolgemmo a quelle un po’ più difficili: il frigorifero e il lampadario.
Da anni fumi, esalazioni di fritto tossico e polvere si accumulava su quei ripiani, sfuggendo ai controlli frettolosi di pulizia. Di nuovo fecimo affidamento sul vecchio Spruzzo, ma era stato cooptato dal coinquilino. Commosso, forse, dalla nostra iniziativa aveva cominciato anch’esso darsi da fare per debellare qualcuna delle colonie di sporco del resto del Quadrante Casa, anche se non con l’impegno che avremmo voluto. Prendemmo quindi il Sergente Spruzzo, e attaccammo su tutti i lati provocando una pioggia blu al centro della Galassia. Mandammo in congedo Grigio, il cui incarico principale non erano di certo le pulizie, e attendemmo il tempo necessario affinché Spruzzo potesse fare il suo dovere; purtroppo dovemmo arrenderci all’evidenza: i vecchi sistemi non erano sufficienti, le mutazioni degli abitanti delle colonie richiedevano metodi più drastici. Cloro chiese di provare e noi, che non avevamo niente da perdere, lo lasciammo fare. Fu una rivelazione. Bastava il suo passaggio a lasciare il tutto bianco e lucido. Era una vera forza della chimica.
Permettemmo a Cloro di attaccare l’intera superficie sia di uno che dell’altro. Le superfici intonarono una marcia trionfale per ringraziarci di averle riportate al loro stato di grazia naturale. Forti della convinzione di potercela fare, io e Capitan Giallo (ancora giallo!) decidemmo che era ora di prendere d’assalto la parte peggiore della galassia: l’angolo cottura.
Da anni stazionava lì una stufa, deposito di grassi, oli, pasta, briciole di ogni sorta, in alleanza con un contatore del gas talmente ammantato di polvere e unto che le colonie locali lo avevano nominato immediatamente ‘capo supremo della resistenza’. Se volevamo avere una chance dovevamo prima battere lui.
Ci rimboccammo le maniche. Con un potente raggio traente spostammo il deposito di grassi evitando gli schizzi di difesa della colonia e attaccammo in massa il contatore e il tubo. Potevamo sentire le urla di dolore sfrigolarci nelle orecchie, mai musica fu più sublime.
Cloro di divise, letteralmente. Dopo aver raggiunto il contatore colava fino al pavimento, dove molti altri dissidenti stazionavano. Ci volle almeno mezzora di ripetuti attacchi da parte di tutti e tre, ma alla fine il contatore era lucido e pulito. Scoprimmo che era di un bel colore verde militare e il tubo di un bianco crema molto bello a vedersi. Il pavimento gridava la resa. Potevamo sentire le grida di disperazione della nostra prossima meta, il resto del muro e del pavimento sui quali per anni lo sporco aveva continuato impunemente ad accumularsi. Cloro però era al limite delle forse. Chiamammo quindi in soccorso Candeggina Gel, amica di lunga data che fu felice di dare una mano; ma Cloro non era il solo ad aver bisogno di una pausa: provato dalle battaglie e della vicinanza corrosiva del commilitone, Giallo aveva già perso il suo primo strato e stava per perdere anche il secondo, decisi che era il caso di chiamare un aiuto e cooptai Doppio, una spugna destinata ad incarichi di lavaggio ma che, data l’emergenza, venne dirottata verso la nostra nobile causa. Anche Rosso Catino si offrì volontario, e così armati ci aggiungemmo alla scontro.
Versammo, sfregammo e riversammo, un una doppia azione combinata di Candeggina e Cloro. Doppio fu presto affiancato da Straccio, che aveva appena terminato il suo incarico in bagno ed era disponibile. Qualche tempo dopo, pavimento e muro furono di nuovo lustri e del loro colore originale, anche degli angoli. Presi dallo slancio, pulimmo anche il tubo del gas e il retro della stufa. Ora toccava al retro del frigorifero. Una volta imparato il trucco era facile: anche quel tratto di muro e pavimento si arresero senza opporre troppa resistenza.
Intanto era calata la sera e questo mise in evidenza un problema. L’ultima azione offensiva delle colonie di Sporco fu quella di boicottare il sistema elettrico: l’attacco del lampadario per Lampadina era consunto e la dispensatrice di luce non poteva fare il proprio mestiere. Fummo salvati dal prode Coinquilino che portò una lampada di camera sua inutilizzata. La nostra ultima prova fu spostare gli armadietti e pulire anche tutto quel tratto di pavimento, incrostato e scuro. Infine proponemmo una tregua e rimettemmo tutto a posto per permettere la preparazione della cena.
Stanchi, affamati e intontiti dalle esalazioni di Cloro, tornammo ognuno ai nostri antri: Giallo, coraggiosa spugna ormai consunta (ma ancora gialla) tornò al ripiano del lavello; Straccio, Doppio e Catino, furono ripuliti e rimessi al loro posti, in attesa degli incarichi che più comunemente gli spettavano; Cloro, definitivamente accettato nella squadra, andò a riposare alla Caserma Lavello assieme al Tenente e al Sergente Spruzzo. Io mi presi la libertà di dieci minuti di dialogo con Nino.
Era stata una giornata lunga, lunga e faticosa. Altre battaglie ci attendevano: i condomini di polvere alle sedie, la finestra che reclamava il suo colore originale, il termosifone che dispensava microparticelle mutanti di polvere e non più calore e il tavolo, luogo indispensabile e mai del tutto esplorato.
Ma l’avremmo iniziata un altro giorno, ora era tempo di riposarsi e di godersi i dovuti onori in mezzo a una Galassia dove ora dominava ‘la legge dei fumi al cloro’.
Voglio narrarvi la storia di una gloriosa battaglia.
Eravamo io, Capitan Giallo e Cloro. Le coraggiosa spugna di era offerta volontaria per quella che prometteva essere la battaglia più dura e pericolosa di tutta la storia delle pulizie del Quadrante Casa P: domare la ribellione nella Galassia Cucina. Cloro era un aggiunta fortuita: tutti i detersivi si erano ritirati da tempo, il suo arruolamento era una mera prova, non ci aspettavamo molto da lui, ma il Generale che ce l’aveva consigliato tesseva lodi su lodi del suo beniamino.
La battaglia cominciò alle quindici e trenta e zero zero, come da programma. Io e Capitan Giallo decidemmo di attaccare qualcosa di semplice, giusto per riscaldamento: il mio armadietto personale.
Non fu difficile, gli avanzi di pasta e le scatole del cioccolato vuoto si lasciarono sgombrare facilmente, più dura fu convincere le macchie di miele ad abbandonare il campo. Provammo con un fido alleato dei tempi passati, dato per disperso cinque giorni fa e rimpiazzato con un suo sostituto, simile. Fu ritrovato proprio quel giorno sotto l’armadietto del lavello, sotto shock. Non credo sapremmo mai quali orrori deve aver visto, è considerata una delle colonie dissidenti peggiori. Purtroppo il Tenente Spruzzo si rivelò inefficacie contro l’incrostazione zuccherina e Capitan Giallo lamentava poca forza da parte sua: demmo una chance a Cloro e gli affiancammo Grigio, la terribile spugna in metallo. La loro azione combinata si rivelò buona, in poco tempo entrambi i ripiani dell’armadietto odorarono di piscina e le cose vennero riposte in ordine dopo un’accurata spolverata.
Il secondo passo fu procedere con lo sgombero del ripiano degli armadi bassi e alla sua pulizia. Facile, quel ripiano era sempre stato pulito. In seguito furono sgombrati i cumuli di briciole all’interno dei cassetti e uno strato di grigio all’interno dell’armadio delle pentole. Fu emozionante vedere le superfici bianche tornare alla luce dopo anni di oscurità, ci sembrò quasi di sentire il loro ringraziamento tra i fumi dell’attività di Cloro e i graffi di Grigio.
Il ragazzo stava promettendo davvero bene e decidemmo di continuare a utilizzarlo anche per il lavello e lo scola piatti. Roba di routine, grigio e polvere che vennero via alla prima passata, Capitan Giallo era euforico, sopratutto perché era ancora giallo. Tutti conoscono il triste destino della spugne, morire grigie di consunzione, lui invece manteneva il suo bel colore giallo brillante e si affezionava sempre di più al nuovo commilitone. Una volta ripulita l’area facile della galassia dissidente, ci rivolgemmo a quelle un po’ più difficili: il frigorifero e il lampadario.
Da anni fumi, esalazioni di fritto tossico e polvere si accumulava su quei ripiani, sfuggendo ai controlli frettolosi di pulizia. Di nuovo fecimo affidamento sul vecchio Spruzzo, ma era stato cooptato dal coinquilino. Commosso, forse, dalla nostra iniziativa aveva cominciato anch’esso darsi da fare per debellare qualcuna delle colonie di sporco del resto del Quadrante Casa, anche se non con l’impegno che avremmo voluto. Prendemmo quindi il Sergente Spruzzo, e attaccammo su tutti i lati provocando una pioggia blu al centro della Galassia. Mandammo in congedo Grigio, il cui incarico principale non erano di certo le pulizie, e attendemmo il tempo necessario affinché Spruzzo potesse fare il suo dovere; purtroppo dovemmo arrenderci all’evidenza: i vecchi sistemi non erano sufficienti, le mutazioni degli abitanti delle colonie richiedevano metodi più drastici. Cloro chiese di provare e noi, che non avevamo niente da perdere, lo lasciammo fare. Fu una rivelazione. Bastava il suo passaggio a lasciare il tutto bianco e lucido. Era una vera forza della chimica.
Permettemmo a Cloro di attaccare l’intera superficie sia di uno che dell’altro. Le superfici intonarono una marcia trionfale per ringraziarci di averle riportate al loro stato di grazia naturale. Forti della convinzione di potercela fare, io e Capitan Giallo (ancora giallo!) decidemmo che era ora di prendere d’assalto la parte peggiore della galassia: l’angolo cottura.
Da anni stazionava lì una stufa, deposito di grassi, oli, pasta, briciole di ogni sorta, in alleanza con un contatore del gas talmente ammantato di polvere e unto che le colonie locali lo avevano nominato immediatamente ‘capo supremo della resistenza’. Se volevamo avere una chance dovevamo prima battere lui.
Ci rimboccammo le maniche. Con un potente raggio traente spostammo il deposito di grassi evitando gli schizzi di difesa della colonia e attaccammo in massa il contatore e il tubo. Potevamo sentire le urla di dolore sfrigolarci nelle orecchie, mai musica fu più sublime.
Cloro di divise, letteralmente. Dopo aver raggiunto il contatore colava fino al pavimento, dove molti altri dissidenti stazionavano. Ci volle almeno mezzora di ripetuti attacchi da parte di tutti e tre, ma alla fine il contatore era lucido e pulito. Scoprimmo che era di un bel colore verde militare e il tubo di un bianco crema molto bello a vedersi. Il pavimento gridava la resa. Potevamo sentire le grida di disperazione della nostra prossima meta, il resto del muro e del pavimento sui quali per anni lo sporco aveva continuato impunemente ad accumularsi. Cloro però era al limite delle forse. Chiamammo quindi in soccorso Candeggina Gel, amica di lunga data che fu felice di dare una mano; ma Cloro non era il solo ad aver bisogno di una pausa: provato dalle battaglie e della vicinanza corrosiva del commilitone, Giallo aveva già perso il suo primo strato e stava per perdere anche il secondo, decisi che era il caso di chiamare un aiuto e cooptai Doppio, una spugna destinata ad incarichi di lavaggio ma che, data l’emergenza, venne dirottata verso la nostra nobile causa. Anche Rosso Catino si offrì volontario, e così armati ci aggiungemmo alla scontro.
Versammo, sfregammo e riversammo, un una doppia azione combinata di Candeggina e Cloro. Doppio fu presto affiancato da Straccio, che aveva appena terminato il suo incarico in bagno ed era disponibile. Qualche tempo dopo, pavimento e muro furono di nuovo lustri e del loro colore originale, anche degli angoli. Presi dallo slancio, pulimmo anche il tubo del gas e il retro della stufa. Ora toccava al retro del frigorifero. Una volta imparato il trucco era facile: anche quel tratto di muro e pavimento si arresero senza opporre troppa resistenza.
Intanto era calata la sera e questo mise in evidenza un problema. L’ultima azione offensiva delle colonie di Sporco fu quella di boicottare il sistema elettrico: l’attacco del lampadario per Lampadina era consunto e la dispensatrice di luce non poteva fare il proprio mestiere. Fummo salvati dal prode Coinquilino che portò una lampada di camera sua inutilizzata. La nostra ultima prova fu spostare gli armadietti e pulire anche tutto quel tratto di pavimento, incrostato e scuro. Infine proponemmo una tregua e rimettemmo tutto a posto per permettere la preparazione della cena.
Stanchi, affamati e intontiti dalle esalazioni di Cloro, tornammo ognuno ai nostri antri: Giallo, coraggiosa spugna ormai consunta (ma ancora gialla) tornò al ripiano del lavello; Straccio, Doppio e Catino, furono ripuliti e rimessi al loro posti, in attesa degli incarichi che più comunemente gli spettavano; Cloro, definitivamente accettato nella squadra, andò a riposare alla Caserma Lavello assieme al Tenente e al Sergente Spruzzo. Io mi presi la libertà di dieci minuti di dialogo con Nino.
Era stata una giornata lunga, lunga e faticosa. Altre battaglie ci attendevano: i condomini di polvere alle sedie, la finestra che reclamava il suo colore originale, il termosifone che dispensava microparticelle mutanti di polvere e non più calore e il tavolo, luogo indispensabile e mai del tutto esplorato.
Ma l’avremmo iniziata un altro giorno, ora era tempo di riposarsi e di godersi i dovuti onori in mezzo a una Galassia dove ora dominava ‘la legge dei fumi al cloro’.
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