Libri
In genere la gente lega i ricordi a oggetti decisamente più materiali. Lo fa inconsciamente e non può farne a meno. Può essere qualsiasi cosa, da un semplice soprammobile visto in una vetrina, a un vestito, a un semplice odore a una città intera. Non se ne si rende conto fino a quando non ci si sbatte contro, come un frontale imprevisto a duecento allora su una moto.
Passeggiano tranquillamente per le strade della loro città e improvvisamente il vento porta un odore, un odore singolare o forse semplicemente l’odore della via che stanno attraversando ma che quel giorno sentono distintamente; improvvisamente qualcosa si abbatte su di loro, forte e improvviso come se gli avessero appena tirato un pugno sul naso, ma senza dolore. Arriva semplicemente inaspettato e l’immagine della strada viene spazzata via da un flash così veloce che a volte non si capisce bene se c’è stato o se lo si è immaginato. Però c’è stato, e anche se l’immagine scompare in fretta dalla vista e il passo non ha nemmeno rallentato, difficilmente se ne va via dalla mente. Il cuore ha accelerato il battito e i polmoni si sono fatti pesanti, e qualsiasi cosa stavano pensando prima è stata spazzata via da quel flash. Non ne è rimasta nemmeno una traccia di quel che stavano pensando, come un castello di sabbia costruito su una spiaggia dove infuria un uragano. C’è posto solo per il ricordo e quello che lo ha evocato.
Se è un odore lo si inspira forte e ci si riempie i polmoni fino a scoppiare, nel tentativo di portarselo dietro qualche metro in più, solo qualche metro in più. Una vetrina che ha come unico pregio l’aver messo in esposizione l’orologio identico a quello che il nonno teneva sulla mensola, viene fatta oggetto di adorazione e la vecchia scuola viene squadrata da capo a piedi mentre anni di levatacce al mattino e compiti scopiazzati ci passano talmente veloci nella testa che si teme la rottura del nastro da un momento all’altro. Naturalmente, a seconda dei ricordi e di quel che ci provocano ci si sofferma a rimirarli, o si tira dritto mantenendo lo stesso ritmo con il quale si è arrivati per fare l’impressione che va tutto bene. Una mera bugia a proprio beneficio esclusivo, ma si ha bisogno di credere che lo si sta facendo per ingannare gli altri, neanche fossero tutti maghi con corsi intensivi di legilimazia alle spalle.
Ma i libri no.
I libri sono entità a se, mondi a parte che a un certo punto si staccano dal mondo che li ha partoriti per gravitare esclusivamente nel loro e nel nostro. Alcuni forse possono portare qualcosa nella pagina precedente al frontespizio, qualcosa che li lega a doppio nodo con il mondo reale impedendogli di involarsi completamente nel proprio e in quello del proprietario dello scaffale su cui riposa. Ma è solo la prima pagina. Tutto quello che viene dal frontespizio in poi è tutta un’altra faccenda.
A un certo punto ci si dimentica di quando tempo prima, qualcuno ti ha porto il libro che stai leggendo avvolto in una bella carta regalo. Ti dimentichi l’evento, il volto si sfuma, si sfuma anche le mani da cui lo hai preso trepidante. Rimane solo il libro, solo lui e la storia che racconta. Lui e te, quello che significa per te la storia, il motivo per cui continui a rileggerlo, i cambianti e le scoperte che ti ha portato a fare. Solo tu e il libro. Entità distinte e separate che si incrociano per cercare nuovi sentieri.
Così ti dimentichi che il tuo primo libro di Dan Brown lo hai adocchiato poco prima di natale in libreria mentre eri con il tuo primo ragazzo e che pochi giorni dopo lo hai scartato davanti a lui. Non ricordi più che l’unico libro sul manierismo che hai letto è stato per un corso e la scarpinata per arrivare alla biblioteca da cui l’hai preso. Passa di mente che il primo libro di Clive Cussler l’hai afferrato dalla biblioteca dei tuoi nella prima vacanza che tuo padre si è rifiutato di partire con voi. Ti dimentichi che i tuoi primi libri dell’orrore e quello con sfondo sociale te li hanno regalati alcune tue compagne delle medie e non sei più nemmeno sicura quali di quelle compagne ti ha fatto quel regalo lungimirante. Non sai più che il tuo amore per Sherlock Holmes è nato da uno scaffale nella camera dei tuoi genitori e che il tuo amore per la lettura è nato con il primo libro giallo e di magia che hai letto all’età di otto anni.
Non ricordi niente di tutto questo mentre sfogli di nuovo le pagine e rimandi a memoria paragrafi e concetti. Quello che ricordi è il batticuore che avevi quando leggevi per la prima volta quel libro tanto chiacchierato e che maledicevi la febbre mentre quell’americano ti portava in giro per una Parigi mai visitata, ma che vedevi nitidissima nonostante il rifiuto degli occhi a collaborare. Le risate che ti sei fatta a leggere di quanto gli artisti fossero scapestrati già nel 1400 e la soddisfazione a vedere che razza di smargiassi erano quelli che hanno dato via al pensiero moderno e che ti hanno suggerito il nickname con cu presentarti al mondo. Ci sono gli occhi verdi un americano che ti trascinano su per un iceberg e dentro una nave fantasma, mentre rivaluti per la prima volta il mare e senti la sensazione del sale sulla pelle anche a cenitnai di chilometri di distanza. Rivedi perfettamente quegli occhi piccoli e rossi che inseguivano i protagonisti per banchettare allegramente e con quanta paura continuavi ad andare a cercarli in quelle pagine, nella speranza di esorcizzarla ma anche di sentire di nuovo l’adrenalina circolare in corpo. Rivivi la Londra ottocentesca ogni volta che il figlio prediletto di Doyle compare su un insegna o in un titolo e se ti concentri rivedi anche quel profilo regolare a severo accanto a uno decisamente più paffuto e bonario e li saluti allegra. Hai ancora nitida l’immagine di com’era fato quel parco accanto alla ferrovia, come un bosco che spuntava improvvisamente nel nulla in un centro città, con gli alberi enormi e alti e l’aria fresca e verde che tanto contrastava con l’afa del cemento e dell’asfalto.
Nient’altro che i libri. Nient'altro che storie. Nient'altro che te.
Niente Natale ubriaco o aule affollate, un padre semiassente o i compleanni discutibili, il giorno in cui hai scoperto quello scaffale vuoto o una maestra tiranna. Solo cavalieri templari, pittori scavezzacollo, un James Bond alla Bruce Willis, topi albini assassini, investigatori pre-CSI e una fata che viveva in una quercia.
I libri vivono di vita propria. Ogni libro vive di vita propria.
Il ricordo, quando non è troppo vicino, a volte non affiora nemmeno, perché l’unica cosa che vedi è una copertina, un titolo e la promessa di qualcosa che sai ti piacerà e non vedi l’ora di viverla. Il mondo esterno si eclissa e rimani solo tu, che abbandoni il tuo mondo in favore di uno di cui sai già la fine ma che non vedi l’ora di rivedere.
Come la tua giostra preferita al Luna Park, su cui non riesci a smettere di salire.
E se un dio esiste, benedica almeno i libri e i suoi autori. Se non chi li legge, almeno chi li scrive.
In genere la gente lega i ricordi a oggetti decisamente più materiali. Lo fa inconsciamente e non può farne a meno. Può essere qualsiasi cosa, da un semplice soprammobile visto in una vetrina, a un vestito, a un semplice odore a una città intera. Non se ne si rende conto fino a quando non ci si sbatte contro, come un frontale imprevisto a duecento allora su una moto.
Passeggiano tranquillamente per le strade della loro città e improvvisamente il vento porta un odore, un odore singolare o forse semplicemente l’odore della via che stanno attraversando ma che quel giorno sentono distintamente; improvvisamente qualcosa si abbatte su di loro, forte e improvviso come se gli avessero appena tirato un pugno sul naso, ma senza dolore. Arriva semplicemente inaspettato e l’immagine della strada viene spazzata via da un flash così veloce che a volte non si capisce bene se c’è stato o se lo si è immaginato. Però c’è stato, e anche se l’immagine scompare in fretta dalla vista e il passo non ha nemmeno rallentato, difficilmente se ne va via dalla mente. Il cuore ha accelerato il battito e i polmoni si sono fatti pesanti, e qualsiasi cosa stavano pensando prima è stata spazzata via da quel flash. Non ne è rimasta nemmeno una traccia di quel che stavano pensando, come un castello di sabbia costruito su una spiaggia dove infuria un uragano. C’è posto solo per il ricordo e quello che lo ha evocato.
Se è un odore lo si inspira forte e ci si riempie i polmoni fino a scoppiare, nel tentativo di portarselo dietro qualche metro in più, solo qualche metro in più. Una vetrina che ha come unico pregio l’aver messo in esposizione l’orologio identico a quello che il nonno teneva sulla mensola, viene fatta oggetto di adorazione e la vecchia scuola viene squadrata da capo a piedi mentre anni di levatacce al mattino e compiti scopiazzati ci passano talmente veloci nella testa che si teme la rottura del nastro da un momento all’altro. Naturalmente, a seconda dei ricordi e di quel che ci provocano ci si sofferma a rimirarli, o si tira dritto mantenendo lo stesso ritmo con il quale si è arrivati per fare l’impressione che va tutto bene. Una mera bugia a proprio beneficio esclusivo, ma si ha bisogno di credere che lo si sta facendo per ingannare gli altri, neanche fossero tutti maghi con corsi intensivi di legilimazia alle spalle.
Ma i libri no.
I libri sono entità a se, mondi a parte che a un certo punto si staccano dal mondo che li ha partoriti per gravitare esclusivamente nel loro e nel nostro. Alcuni forse possono portare qualcosa nella pagina precedente al frontespizio, qualcosa che li lega a doppio nodo con il mondo reale impedendogli di involarsi completamente nel proprio e in quello del proprietario dello scaffale su cui riposa. Ma è solo la prima pagina. Tutto quello che viene dal frontespizio in poi è tutta un’altra faccenda.
A un certo punto ci si dimentica di quando tempo prima, qualcuno ti ha porto il libro che stai leggendo avvolto in una bella carta regalo. Ti dimentichi l’evento, il volto si sfuma, si sfuma anche le mani da cui lo hai preso trepidante. Rimane solo il libro, solo lui e la storia che racconta. Lui e te, quello che significa per te la storia, il motivo per cui continui a rileggerlo, i cambianti e le scoperte che ti ha portato a fare. Solo tu e il libro. Entità distinte e separate che si incrociano per cercare nuovi sentieri.
Così ti dimentichi che il tuo primo libro di Dan Brown lo hai adocchiato poco prima di natale in libreria mentre eri con il tuo primo ragazzo e che pochi giorni dopo lo hai scartato davanti a lui. Non ricordi più che l’unico libro sul manierismo che hai letto è stato per un corso e la scarpinata per arrivare alla biblioteca da cui l’hai preso. Passa di mente che il primo libro di Clive Cussler l’hai afferrato dalla biblioteca dei tuoi nella prima vacanza che tuo padre si è rifiutato di partire con voi. Ti dimentichi che i tuoi primi libri dell’orrore e quello con sfondo sociale te li hanno regalati alcune tue compagne delle medie e non sei più nemmeno sicura quali di quelle compagne ti ha fatto quel regalo lungimirante. Non sai più che il tuo amore per Sherlock Holmes è nato da uno scaffale nella camera dei tuoi genitori e che il tuo amore per la lettura è nato con il primo libro giallo e di magia che hai letto all’età di otto anni.
Non ricordi niente di tutto questo mentre sfogli di nuovo le pagine e rimandi a memoria paragrafi e concetti. Quello che ricordi è il batticuore che avevi quando leggevi per la prima volta quel libro tanto chiacchierato e che maledicevi la febbre mentre quell’americano ti portava in giro per una Parigi mai visitata, ma che vedevi nitidissima nonostante il rifiuto degli occhi a collaborare. Le risate che ti sei fatta a leggere di quanto gli artisti fossero scapestrati già nel 1400 e la soddisfazione a vedere che razza di smargiassi erano quelli che hanno dato via al pensiero moderno e che ti hanno suggerito il nickname con cu presentarti al mondo. Ci sono gli occhi verdi un americano che ti trascinano su per un iceberg e dentro una nave fantasma, mentre rivaluti per la prima volta il mare e senti la sensazione del sale sulla pelle anche a cenitnai di chilometri di distanza. Rivedi perfettamente quegli occhi piccoli e rossi che inseguivano i protagonisti per banchettare allegramente e con quanta paura continuavi ad andare a cercarli in quelle pagine, nella speranza di esorcizzarla ma anche di sentire di nuovo l’adrenalina circolare in corpo. Rivivi la Londra ottocentesca ogni volta che il figlio prediletto di Doyle compare su un insegna o in un titolo e se ti concentri rivedi anche quel profilo regolare a severo accanto a uno decisamente più paffuto e bonario e li saluti allegra. Hai ancora nitida l’immagine di com’era fato quel parco accanto alla ferrovia, come un bosco che spuntava improvvisamente nel nulla in un centro città, con gli alberi enormi e alti e l’aria fresca e verde che tanto contrastava con l’afa del cemento e dell’asfalto.
Nient’altro che i libri. Nient'altro che storie. Nient'altro che te.
Niente Natale ubriaco o aule affollate, un padre semiassente o i compleanni discutibili, il giorno in cui hai scoperto quello scaffale vuoto o una maestra tiranna. Solo cavalieri templari, pittori scavezzacollo, un James Bond alla Bruce Willis, topi albini assassini, investigatori pre-CSI e una fata che viveva in una quercia.
I libri vivono di vita propria. Ogni libro vive di vita propria.
Il ricordo, quando non è troppo vicino, a volte non affiora nemmeno, perché l’unica cosa che vedi è una copertina, un titolo e la promessa di qualcosa che sai ti piacerà e non vedi l’ora di viverla. Il mondo esterno si eclissa e rimani solo tu, che abbandoni il tuo mondo in favore di uno di cui sai già la fine ma che non vedi l’ora di rivedere.
Come la tua giostra preferita al Luna Park, su cui non riesci a smettere di salire.
E se un dio esiste, benedica almeno i libri e i suoi autori. Se non chi li legge, almeno chi li scrive.
Come la tua giostra preferita al Luna Park, su cui non riesci a smettere di salire.
RispondiEliminaE se un dio esiste, benedica almeno i libri e i suoi autori. Se non chi li legge, almeno chi li scrive.
Veramente bello...
Grasie =)
RispondiElimina