Odore
Larice. E' la prima cosa che ho sentito.
Lì per lì ho pensato a un errore, solo dopo mi sono ricordata che quattro grandi abeti sono rimasti tra la piazza e il parcheggio nuovo, a memoria del vecchio parchetto.
Poi il bagnato, e quell'odore che si associa immediatamente al verde e all'autunno umido. Ma c'è il sole e qualcosa che non recepisco fino a quando non comprendo. Pulito. Aria pulita. Lì l'aria è pulita.
E c'era il sole che faceva capolino fra le nuvole. Splendeva nelle pozze dell'asfalto scuro, scuriva le lastre di granito e rendeva i colori ancora umidi così vivi. Vivo. Dopo la pioggia tutto sembra sempre terribilmente vivo. Troppo. Fa male agli occhi. E al cuore.
Reprimere il fremito. Sono sorpresa e stranamente quieta. Non lo voglio dare a vedere perchè dare a intendere di essermi accorta dell'odore di quel posto, equivarrebbe a far capire quanto tempo ci sono stata lontana. Quanto in realtà mi sia mancato.
Scoprire quanto niente sia cambiato. Le iniziative delle piccole città, tanto caratteristiche quanto futili, decorano ancora piazze e muri. Forgiano commenti che perdureranno lo spazio di una conversazione che si attiverà solo a una domanda esplicita. Ti scopri a pensare quanto sia familiare tutto ciò. Il meccanismo che la anima è ancora dentro di te. Forse non se ne andrà mai.
Scendere dalla macchina con solo un lieve peso nel cuore, una delle ultime volte che percorrerò quel tragitto, e l'odore colpisce, forte, acuto. Non c'è il larice ad accogliermi, ma il castagno. Il bosco bagnato fradicio impone la sua presenza silenziosamente, impercettibilmente. Non me ne accorgerei se quall'aria ora così estranea non mi riempisse i polmoni reclamando la mia attenzione, prepotente. Ti ricordi ancora di me? Mi dice. Sono io, sono sempre io. Si, sei sempre tu.
E camminare adagio senza fretta, anche se conosci ogni singola pietra che stai calpestando non vai di corsa. Vuoi fare appelli, prendere ricordi, scattare fotografie mentali. Come se quattordici anni nello stesso posto non ne avessero prodotte abbastanza. I ricordi in realtà già bussano alla porta e la tua testa reclama una vecchia normalità che non c'è più. Non può tornare. E' stata incenerita da tempo e di lei rimane solo il fantasma. E le nuvole. Ci sono tante nuvole in cielo.
Edera. Fresca e rigogliosa. Quest'anno ho marcato visita alla sua potatura. Il risultato è stata una vera e propria mutilazione. Anna non c'è portata a prendersi cura di lei. Goccia, come sempre. Quella grodaia ha sempre gocciato fin dal primo giorno. L'acqua è trasparente. Il sasso è pulito. Una stonatura. Lieve. Un gatto che non è il mio in un posto che non era suo. Un attimo, che scompare assieme al gatto.
Pochi pensieri nella testa in realtà mentre varchi le soglie. Tra l'edera e quel legno non c'è stato spazio per molto. Bagnato. Valigia. Porta piccola. Hai sempre avuto il dono della sintesi. Anche l'ingresso ha pochi pensieri. Posta. Pikappa. Pikappa del mese scorso. Encomiabile.
Gatto. C'è odore di gatto. Da quando il gatto odora? Non lo so, ma oggi odora. Odora forte, come non l'ho mai sentito. In realtà non l'ho mai sentito. Odore di gatto, ma niente gatto. Il terrazzo ha la luce delle cinque e mezzo. Lame che trapassano le nuvole e i monti per arrivare a incontrare il sasso e dividerlo in tante strisce, perchè così decide il teorema delle ombre quando guarda le vecchie sbarre rugginose davanti a me.
Amaca. Un pensiero decisamente più piacevole dell'odore del gatto e dell'assenza del gatto. C'è il supporto di un'amaca. Biricchino si fa strada il pensiero del numero di amache lasciate marcire in giardino e dei riproveri di tua madre. Perchè ora un'amaca? Ma a caval donato non si guarda in bocca, e non sarà il vecchio divano a ospitarti appena arrivata, ma l'ultimo arrivato. Neo-Estranea su nuovo. Appropriato.
Le vecchie chiacchiere, sempre uguali. I modi di raccontare, sempre gli stessi. Dopo due giorni di completo silenzio ho ringraziato quel cicaleccio che mi faceva saltare i nervi, quando arrivavo dopo sei ore di treno. Non so quanto durerà la pace dei miei nervi lì dentro, ma me la godo finchè c'è. Finchè dura. E' bello avere momenti di quiete col proprio passato.
L'aria è fredda. La senti chiara e forte sulla pelle. Il sudore del viaggio ti si è appicciato addosso e ora è una pellicola fastidiosa. Il silenzio è incredibile. Non ci sono rumori di fondo, niente fusioni di smozzichi di motori rombanti in vie parallele. Loro parlano ma in realtà non senti niente. Respiri. Non fai fatica a respirare. L'aria è calma ma c'è. Ha piovuto ma non è afoso. Improvvisamente, respiri.
Gatto. E' arrivato il gatto. E' stato portato alla mia presenza da una padroncina che ci ha vissuto assieme costantemente e che sicuramente non sa cos'è l'odore del gatto. Come non lo sapevo io. Sa di gatto. Si, è proprio un gatto. Le convinzioni cadono a una a una mentre mi rendo finalmente conto di quanto tempo io sia stata lontana. Un mese e mezzo. Quasi non lo credo. Ma non sono i conteggi dei giorni, l'amaca nuova, l'aria fredda e il gatto riottoso. E' l'odore. Perchè è quando ti dimentichi che odore ha casa tua che ti rendi conto di quanto l'hai ripudiata.
Larice. E' la prima cosa che ho sentito.
Lì per lì ho pensato a un errore, solo dopo mi sono ricordata che quattro grandi abeti sono rimasti tra la piazza e il parcheggio nuovo, a memoria del vecchio parchetto.
Poi il bagnato, e quell'odore che si associa immediatamente al verde e all'autunno umido. Ma c'è il sole e qualcosa che non recepisco fino a quando non comprendo. Pulito. Aria pulita. Lì l'aria è pulita.
E c'era il sole che faceva capolino fra le nuvole. Splendeva nelle pozze dell'asfalto scuro, scuriva le lastre di granito e rendeva i colori ancora umidi così vivi. Vivo. Dopo la pioggia tutto sembra sempre terribilmente vivo. Troppo. Fa male agli occhi. E al cuore.
Reprimere il fremito. Sono sorpresa e stranamente quieta. Non lo voglio dare a vedere perchè dare a intendere di essermi accorta dell'odore di quel posto, equivarrebbe a far capire quanto tempo ci sono stata lontana. Quanto in realtà mi sia mancato.
Scoprire quanto niente sia cambiato. Le iniziative delle piccole città, tanto caratteristiche quanto futili, decorano ancora piazze e muri. Forgiano commenti che perdureranno lo spazio di una conversazione che si attiverà solo a una domanda esplicita. Ti scopri a pensare quanto sia familiare tutto ciò. Il meccanismo che la anima è ancora dentro di te. Forse non se ne andrà mai.
Scendere dalla macchina con solo un lieve peso nel cuore, una delle ultime volte che percorrerò quel tragitto, e l'odore colpisce, forte, acuto. Non c'è il larice ad accogliermi, ma il castagno. Il bosco bagnato fradicio impone la sua presenza silenziosamente, impercettibilmente. Non me ne accorgerei se quall'aria ora così estranea non mi riempisse i polmoni reclamando la mia attenzione, prepotente. Ti ricordi ancora di me? Mi dice. Sono io, sono sempre io. Si, sei sempre tu.
E camminare adagio senza fretta, anche se conosci ogni singola pietra che stai calpestando non vai di corsa. Vuoi fare appelli, prendere ricordi, scattare fotografie mentali. Come se quattordici anni nello stesso posto non ne avessero prodotte abbastanza. I ricordi in realtà già bussano alla porta e la tua testa reclama una vecchia normalità che non c'è più. Non può tornare. E' stata incenerita da tempo e di lei rimane solo il fantasma. E le nuvole. Ci sono tante nuvole in cielo.
Edera. Fresca e rigogliosa. Quest'anno ho marcato visita alla sua potatura. Il risultato è stata una vera e propria mutilazione. Anna non c'è portata a prendersi cura di lei. Goccia, come sempre. Quella grodaia ha sempre gocciato fin dal primo giorno. L'acqua è trasparente. Il sasso è pulito. Una stonatura. Lieve. Un gatto che non è il mio in un posto che non era suo. Un attimo, che scompare assieme al gatto.
Pochi pensieri nella testa in realtà mentre varchi le soglie. Tra l'edera e quel legno non c'è stato spazio per molto. Bagnato. Valigia. Porta piccola. Hai sempre avuto il dono della sintesi. Anche l'ingresso ha pochi pensieri. Posta. Pikappa. Pikappa del mese scorso. Encomiabile.
Gatto. C'è odore di gatto. Da quando il gatto odora? Non lo so, ma oggi odora. Odora forte, come non l'ho mai sentito. In realtà non l'ho mai sentito. Odore di gatto, ma niente gatto. Il terrazzo ha la luce delle cinque e mezzo. Lame che trapassano le nuvole e i monti per arrivare a incontrare il sasso e dividerlo in tante strisce, perchè così decide il teorema delle ombre quando guarda le vecchie sbarre rugginose davanti a me.
Amaca. Un pensiero decisamente più piacevole dell'odore del gatto e dell'assenza del gatto. C'è il supporto di un'amaca. Biricchino si fa strada il pensiero del numero di amache lasciate marcire in giardino e dei riproveri di tua madre. Perchè ora un'amaca? Ma a caval donato non si guarda in bocca, e non sarà il vecchio divano a ospitarti appena arrivata, ma l'ultimo arrivato. Neo-Estranea su nuovo. Appropriato.
Le vecchie chiacchiere, sempre uguali. I modi di raccontare, sempre gli stessi. Dopo due giorni di completo silenzio ho ringraziato quel cicaleccio che mi faceva saltare i nervi, quando arrivavo dopo sei ore di treno. Non so quanto durerà la pace dei miei nervi lì dentro, ma me la godo finchè c'è. Finchè dura. E' bello avere momenti di quiete col proprio passato.
L'aria è fredda. La senti chiara e forte sulla pelle. Il sudore del viaggio ti si è appicciato addosso e ora è una pellicola fastidiosa. Il silenzio è incredibile. Non ci sono rumori di fondo, niente fusioni di smozzichi di motori rombanti in vie parallele. Loro parlano ma in realtà non senti niente. Respiri. Non fai fatica a respirare. L'aria è calma ma c'è. Ha piovuto ma non è afoso. Improvvisamente, respiri.
Gatto. E' arrivato il gatto. E' stato portato alla mia presenza da una padroncina che ci ha vissuto assieme costantemente e che sicuramente non sa cos'è l'odore del gatto. Come non lo sapevo io. Sa di gatto. Si, è proprio un gatto. Le convinzioni cadono a una a una mentre mi rendo finalmente conto di quanto tempo io sia stata lontana. Un mese e mezzo. Quasi non lo credo. Ma non sono i conteggi dei giorni, l'amaca nuova, l'aria fredda e il gatto riottoso. E' l'odore. Perchè è quando ti dimentichi che odore ha casa tua che ti rendi conto di quanto l'hai ripudiata.
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