venerdì 27 gennaio 2006

Questa storia ha avuto una gestazione un po' complicata: sono inciampata in lei in ben due momenti, una al mattino e una alla sera e in due giorni differenti anche se vicini. Più che una storia a dire il vero erano due incipit, che si sono riuniti quando ho letto le parole di una persona e ho deciso di scrivere, anche se adesso non ricordo bene il perchè.
Non ho idea di come sia venuta e non sono sicura di essere riuscita a scrivere qualcosa di decente, ma se Lunedì non la vedrete scomparire vuol dire che non ho avuto ripensamenti e mi piace così com'è, se invece l'ho riscritta vi avvertirò.

Questa è la storia della Nebbia ed è dedicata a Stormy.


Nebbia

Nebbia. Si sente ancor prima di vederla. L’aria è umida, vaporosa e granulare, satura i polmoni fino in fondo e li purifica, riempie il cielo e nasconde il mondo alla vista; non li vedo gli ultimi piani dei palazzi, sono indefiniti, nascosti da questa coltre opaca che non scende del tutto fino alla strada.
Tutto è più scuro del solito, ma gli alberi non gocciano a tradimento nei colli dei passanti e i corridoi di volo non sembrano piccoli canali navigabili, sembra piuttosto che il mondo intero sia stato immerso in una tinozza d’acqua e poi vigorosamente strizzato, per essere lasciato ad asciugare all’ombra di un portico.
Su una piccola piattaforma sopraelevata alcune persone attendono il dragobus che li porterà alla Cittadella, sono imbacuccati e intirizziti, pare quasi che fossero presenti quando il mondo è stato immerso nella tinozza e non sembrano felici dell’esperienza; mi aggiungo a loro e scruto la strada indefinita, i cui rumori nascosti la fanno apparire vagamente minacciosa.
Il drago arriva sbuffante e coperto di umidità, le sue scaglie vivide sono lucide e scivolose, i vapori del suo respiro si perdono e si confondono nell’aria invernale. Si ferma con un gran sospiro e permette ai viaggiatori di scendere e salire, poi riparte con un ringhio, si insinua con abilità nel corridoio affollato e prende velocità. I palazzi scivolano via veloci dalla visuale, guizzano come se oltre all’acqua fossero stati intrisi anche di sapone; si raggiunge il corridoio di volo a doppia corsia e il drago sbuffa soddisfatto nel poter raggiungere la velocità di crociera.
Si avverte qualcosa nell’aria, le barricate non visibili nella nebbia che sembra creare un tunnel ai limiti del corridoio e i paesaggio si fa via via più irreale man mano che ci avviciniamo ai confini del villaggio dei Giganti. Il dragobus si muove come al solito, di scatto e sgraziato come se si trascinasse a fatica nell’aria, non come se questa fosse il suo elemento naturale; è una normale giornata di pendolarismo, i viaggiatori sono tutti assembrati nello stretto vano grigio e alcuni ciacolano sommessi o allegri, tutto nella norma, se si esclude la luce che ha cominciato a filtrare nella nebbia.
Ci si accorge di essere arrivati davanti al villaggio dalla luce che questo emana: la nebbia che lo avvolge è così fitta e luminosa che acceca e stordisce, impedisce di mantenere fisso lo sguardo su di essa. D’un tratto mi appare tutto chiaro, l’Assemblea si è riunita.
L’Assemblea è la riunione straordinaria indetta dai Giganti silenziosi, aperta a tutti, anche dai più giovani agli anziani troppo anziani. I giganti sono tutti svegli e attivi, parlano fra di loro freneticamente avvolgendo tutto ciò che li circonda in una cortina fumosa e pura. La luce che li avvolge rende il tutto più etereo, così dichiaratamente sacro che il drago smette di vibrare nervoso e si acquieta ma non rallenta, anzi accelera delicatamente perché è ben consapevole che la zona diventa molto pericolosa con tutti i Giganti svegli e immersi in un dibattito, sanno essere molto suscettibili se vogliono.
Passiamo velocemente il Muro Verde, eretto dalla tribù ominide locale che crede che quella zona sia esclusivamente loro e nemmeno gli sguardi degli estranei possono godere della vista, ma la loro è stata una fatica sprecata, perché i burocrati della Cittadella gli hanno impedito di sconfinare dal loro territorio, che non arriva del tutto fino alla costa e si sono dovuti fermare prima. Il Muro finisce e forte spicca l’assenza del Guardiano, immerso nella nuvola di conversazioni che lui non osa penetrare con la sua luce, timoroso di interferire con i discorsi e creare disguidi.
I Giganti si intravedono appena, le loro sagome indistinte passano via veloci al di là dei finestrini carichi di umidità del dragobus: ci stiamo sta portando via pezzi di discorso e nessuno se ne è accorto.
Chissà cosa dicono, chissà di che parlano. Forse delle nuove leggi promulgate o da abolire, forse dei successori per il consiglio degli anziani o i nuovi adepti, dei candidati presentati e di quelli che non sono idonei. No, no e no. Loro sono i Giganti silenziosi, non si occupano di cose così obsolete. È più facile che parlino del silenzio che avvolge da troppo tempo alcuni loro fratelli lontani, delle stelle sempre meno visibili nella notte, di quelle morte e di quelle che non hanno esaurito la loro luce, della Luna sempre più lontana e dei sogni delle persone, sempre di meno!, si lamentano, sempre di meno. Oppure dei loro sogni, delle loro riflessioni, delle storie che sono passate di lì e non hanno trovato autore che le possa accogliere, dell’acqua sempre più nera e ostile, delle luci sempre più deboli che non sempre riescono a far apparire la Città di Luce.
Sono tanti i loro discorsi fumosi, riempiono l’aria, la sacralizzano, la rendono fuori dal tempo e dallo spazio, fuori dal mondo degli uomini, fuori dalla storia e allo stesso tempo, interferente con ognuna di esse.
Le loro ombre chiare scivolano via dietro gli alberi argentati, dietro agli ormeggi reali, dietro se stessi, sulla riva immobile e priva di anima umana. L’acqua è uno specchio argentato, immobile, quasi Tempo stessa fosse intervenuta per fermarla, perché il suo sciabordio non interferisca nell’Assemblea. Niente deve disturbare la concentrazione dei Giganti silenziosi, questa è la legge.
Il villaggio sparisce, ma i discorsi si propagano fino alla Cittadella degli uomini, troppo indaffarati nei loro pensieri per dar peso a discorsi così leggeri eppure sospesi proprio sopra le loro teste. Il mondo degli uomini è sempre lo stesso, anche se immerso in un secchio è strizzato. Gli uomini vanno e vengono, si accalcano negli angoli stretti, slalomeggiano i loro simili, inveiscono e conversano, chiedono e rispondono, implorano e forse, a volte, pregano.
Chissà, forse i Giganti parlano proprio di questo, delle preghiere degli uomini; ne saranno arrivate abbastanza? Ce ne vogliono di più? Quante preghiere dobbiamo chiedere all’umano medio? Bisogna sicuramente apporre dei criteri diversi per le fasce stabilite e magari cambiare anche le fasce. Ma no, no, no! Questi sono discorsi da uomini. Loro parlano sicuramente della natura delle preghiere degli uomini, da dove gli vengono, come le fanno, perché le fanno, perché non le fanno più.
Il drago arriva nella sua piazzola di sosta e si lascia andare in uno sbuffo soddisfatto, ma sempre teso: è riuscito passare indenne la zona dei Giganti, ma deve farne molti altri di passaggi quel giorno. Saluto il drago dalle scaglie fosforescenti che, sbuffante, sta già caricando altri passeggeri che prudentemente di tengono alla larga dalla sua coda rovente. Mi addentro nel ventre della Cittadella per raggiungere l’Organo che mi inghiottirà e masticherà fino a sera, fino a quando non avrò completato il mio compito versando a un munifico Distributore di idee e nozioni il tributo necessario. Verso ciò che devo cercando di nascondere la mancanza di metà di quanto pattuito e il trucco del baro funziona, mi riesce particolarmente bene quando voglio; il Distributore è soddisfatto, io pure. Esco da quell’Organo sempre frenetico e pieno di scariche d’ansia e rientro nelle arterie della Cittadella, ora anche lei è completamente immersa nel bianco candore dei discorsi fumosi. Eccola la Cittadella con la nebbia, soffusa, nebulosa e buia, con sfere di luce galleggianti, i contorni indefiniti in varie colorazioni di scuri e caldi, e tanto argento… quell’argento che ammanta il tutto, sospesa appena sulle superficie acquee dei canali e un po’ distante dai selciati delle arterie asciutte, perché gli animi degli uomini sono troppo corrotti per poter essere toccati da tutta quella purezza e lei ne è naturalmente respinta.
L’aria sembra essere improvvisamente satura di se stessa, riempie i polmoni e li apre come un balsamo benefico e allo stesso tempo tossico, perché è pesante, c’è troppa aria, troppo da respirare, troppo da comprendere. Le vecchie pietre secolari sono lucide di passi e di nebbia, nuovi lampioni in stile centenario tentano vana resistenza a quel candore spesso ma mai opprimente, le onde non sciabordano, le correnti sono immobili, i gatti sono acquattati negli angoli, gli uccelli sui comignoli, le persone stesse parlano piano e vanno via veloci, come se il loro inconscio li avvertisse della sacralità che li sta toccando, anche se non la riconoscono.
Il buio è sempre meno buio con la nebbia, è sempre leggermente chiaro e c’è sempre qualcosa che si può scorgere  al suo interno. Nella nebbia, con il buio, le conversazioni dei Giganti appaiono più chiare, più solide, più evidenti, forse più umane. No, loro sono i Giganti silenziosi, possono apparire umani, ma non lo sono, anche se nei loro discorsi forse sono più umani degli umani stessi.
I draghi sbuffano nervosi al loro attracco, risentono parecchio di tutti quei discorsi sospesi che impediscono la visibilità e impongono il silenzio, ma è l’Assemblea dei Giganti, quindi sbuffano e basta. Passando davanti al loro villaggio stavolta, non si vedono nemmeno le sagome: il discorso è talmente esteso che il drago deve rallentare perché è entrato in un crocchio di frasi che ha sfondato il muro; gli Ominidi non saranno contenti.
Il Guardiano è invisibile e sicuramente irrequieto: pur rispettando la sacralità dell’evento è pur sempre un Guardiano, un guerriero e quei discorsi gli impediscono di proteggere i Giganti e il Tempio, di vedere i nemici.

Ma i nemici non si vedranno Guardiano, stai tranquillo, i Giganti silenziosi incutono ancora abbastanza timore e rispetto da impedire a chicchessia di interrompere l’Assemblea. Preoccupati di altri nemici, quelli che non vi vedono ma sono in grado di abbattervi, quelli che non vi sentono, ma possono zittirvi, quelli che non sanno che esistete ma hanno diritto di vita e di morte su di voi. Ma per ora puoi dormire tranquillo Guardiano, puoi riposarti e godere del silenzio dei discorsi dei Giganti perchè la Nebbia vi protegge. Per stanotte nessuno vi farà del male.

2 commenti:

  1. Come sempre mi tolgo il capello ed inchino il capo dinanzi a tanta bravura!!!

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  2. ^///^ grasie

    andateci piano coi complimenti, che poi mi monto la testa ^_-

    ciau ^o^

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