Riflessioni sparse
Nei momenti in cui sono fuori da scuola, fuori di casa, sopra un autobus, sul treno, per la strada, su un vaporetto, ho una miriade di pensieri che mi gira per la testa, sopratutto ultimamente.
Più mi guardo in giro, osservo gli altri, ascolto la cronaca estera, la cronaca locale, vedo i comportamenti di mia sorella, quelli dei miei genitori, di mia cugina, dei miei compagni di scuola, dei miei coinquilini, più ascolto la musica di oggi... più mi faccio idee di come sia il mondo in cui vivo e mi rendo conto di tante cose.
Mi rendo conto che vivamo in un epoca caotica e frenetica, sempre in corsa, sempre più veloce, sempre più tecnologica, sempre più problematica... i futuristi l'avrebbero adorata.
Mi rendo conto che il mondo è ormai così veloce che chi si ferma è perso e che in tanti hanno già il fiatone.
Penso che stiamo vivendo una rivoluzione e che questa è sotto in nostri occhi, beffarda e trasgressiva, è così veloce che a volte mi coglie di sorpresa.
Ho notato che c'è un enorme divario tra la mia generazione e quella nata quasi subito dopo la seconda metà degli anni ottanta. La 'nuova generazione', quella tra la fine degli ottanta e l'inizio del novanta, non ci assomiglia per niente: lo vedo dai gesti, dai vestiti, dalla musica ascoltata, dai programmi guardati, dal modo di parlare; sono al massimo sei anni, eppure parliamo lingue completamente diversa, quasi fossimo di due pianeti differenti. Per quel che mi riguarda trovo molte più similitudini tra noi e la generazione appena precedente che loro, anche se avolte ho come l'impressione che noi siamo proprio nel mezzo, tra la vecchia guardia e la nuova, nè carne nè pesce, i pregi e i difetti di entrambe mischiati assieme, un bel pasticcio insomma... dev'essere per questo che la mia generazione mi sembra così fuori di testa, sarà colpa di Cernobyl?
E' ormai inutile negare che non ci sia differenza tra nord e sud, ma è stupido affermare che sia un handicap: è solo difficile convivere, abbiamo ritmi e idee dieverse, modi di fare e di vivere opposti, ma la tolleranza dovrebbe essere di tutti. Vale lo stesso principio con il resto del mondo, ma l'orgoglio nazionale (e razziale) è parecchio duro a morire. Speruma in ben e stemo a veder!
Mi rendo conto che come primogenita sono quasi un'esperimento, perchè sono la prima e i miei genitori non hanno avuto figli prima di me; questo mi distacca enormemente da Anna, perchè lei è stata cresciuta con un altro criterio, sia mia madre che mio padre hanno imparato bene la mia lezione e a lei non hanno permesso di distaccarsi come ho fatto io: la seguono, la controllano, io non glie l'ho mai permesso, non consapevolemente. Però la viziano e lei si permette risposte che io ancora adesso non tiuscirei mai a dare ai miei genitori. Lei è più sfacciata e anche testarda, ha il coraggio delle sue azioni; forse la invidio, forse la invidio parecchio. Ma io ho un vantaggio, affronto tutto da sola e da sola imparo. Forse uscirò più forte. Chi l'ha detto che avere qualcuno che ti spiana un po' la strada sia la cosa migliore? Ma forse la invidio davvero tanto, perchè non ha dovuto lottare per avere quello che ha, non tanto quanto me.
Sono ormai sicura, che il futuro del mondo non mi piace nemmeno un po' e nemmeno le idee che sta facendo sue. Un mio professore non molto tempo fa, ha detto che ha l'impressione che il 'Sacro' stia tornando nella nostra cultura. Ci ho riflettuto, temo abbia ragione. Non sono sicura che tornare alle antiche ideologie pre-cristiane sia davvero un buona cosa. Il cristianesimo di cose buone non ne ha fatte molte, e non mi sembra il caso di lasciare che ci rimangano solo quelle cattive.
Voglio che nel mio futuro io abbia la possibilità di fare tutto ciò che è umanamente possibile per cambiare il mondo. Che io diventi una creatrice di sogni o solo un'esecutrice dei sogni di qualcun altro, qualcosa devo pur fare. Il mio problema? Non so da che parte iniziare.
Sono rassegnata a tenermi la mia cultura cristiana, perchè ci sono cresciuta, la società in cui viviamo ne è impregnata, anche se ormai sa quasi di stantio. Ho però ormai capito, che mi risulterà sempre molto difficile credere in qualcosa che non sia prettamente umano. Ci ho provato, non credete, più di una volta, e proprio quelle prove mi hanno dissuasa dal pensare o credere che ci fosse davvero qualcuno lassù che vegliava su di me e poi, ora ho un'altra ideologia: se anche esistesse un Dio, e questo dio avesse creato la terra, l'universo e tutto quanto, sono ormai migliaia d'anni che noi esseri viventi camminiamo sulle nostre gambe, merita davvero di essere venerato in questo modo? Noi ci siamo evoluti, ci siamo migliorati, ci siamo attrezzati, abbiamo modificato ciò che avevamo intorno, e questo senza l'aiuto di nessun Dio, ma solo del nostro intelletto. Credo che sarebbe giusto mostrargli riconoscenza per averci dato la possibiltà di farlo, ma da lì a venerarlo... E se fossimo solo un suo sputo o... peggio? Se noi non fossimo altro che il frutto della sua distrazione momentanea? Dovremmo veneralrlo perchè... ha sputato? O perchè ha fatto quello che normalmente fanno tutti gli esseri umani dando vita (chissà come!) a tutto questo?
Forse il titolo di questo blog dovrebbe essere Deliri di un insonne...
Però alla magia un pochino ci credo... ma proprio poco... sono molto scettica...
Sto seriamente riflettendo di diventare 'apolitica'. I partiti sono tanti, troppi, e quelli principali sembrano distinguersi solo per il nome... che gusto c'è a scegliere? Non cambia niente, solo la bandiera. E' come per le squadre di calcio: giocano tutti allo stesso gioco, hanno tutti lo stesso fine, hanno maglie diverse. Che brutto paragone! Politica e calcio! Ma siamo in Italia... forse non è così sbagliato.
Osservo la mia vita negli ultimi tre anni, e sono sopresa di quanto sia aumentata la mi attività: avevo passato la pubertà e gran parte dell'adolescenza in angolo, ad osservare gi altri, invidiosa, ma timorosa di quel che poteva succedermi se avessi osaro imitarli e ora, invece, sono nel gioco! E non so nemmeno come ho fatto! Forse un giorno lo scoprirò.
Guardo, rifletto, deduco, e capisco che questa vita mi terrorizza e che questo mi piace. A tredici anni feci il primo passo folle, avventurandomi verso l'ignoto, e dai diciassette non ho più smesso; sono andata avanti, con una paura folle di fallire, di perdermi, di non riuscire, ma decisa ad andare avanti e vedere quel che succede, perchè sono curiosa di vedere come andrà, perchè sono stufa di stare in una angolo a guardare; la mia è una sfida al mondo a chi corre più veloce e vedere chi rimane indietro... per ora vince lui.
O forse sono solo pazza (e presuntuosa... buona l'ultima!).
Credo che la pazzia sia un requisito fondamentale per chi vuole sentirsi vivo veramente. Il mio diario ne è una prova lampante.
I pensieri ora sono già troppi (e assurdi), quindi me ne vado. Il mondo mi aspetta domani sulla linea di partenza, ha vinto anche oggi. Domani però forse andrà meglio, non può vincere sempre... o si?
Più mi guardo in giro, osservo gli altri, ascolto la cronaca estera, la cronaca locale, vedo i comportamenti di mia sorella, quelli dei miei genitori, di mia cugina, dei miei compagni di scuola, dei miei coinquilini, più ascolto la musica di oggi... più mi faccio idee di come sia il mondo in cui vivo e mi rendo conto di tante cose.
Mi rendo conto che vivamo in un epoca caotica e frenetica, sempre in corsa, sempre più veloce, sempre più tecnologica, sempre più problematica... i futuristi l'avrebbero adorata.
Mi rendo conto che il mondo è ormai così veloce che chi si ferma è perso e che in tanti hanno già il fiatone.
Penso che stiamo vivendo una rivoluzione e che questa è sotto in nostri occhi, beffarda e trasgressiva, è così veloce che a volte mi coglie di sorpresa.
Ho notato che c'è un enorme divario tra la mia generazione e quella nata quasi subito dopo la seconda metà degli anni ottanta. La 'nuova generazione', quella tra la fine degli ottanta e l'inizio del novanta, non ci assomiglia per niente: lo vedo dai gesti, dai vestiti, dalla musica ascoltata, dai programmi guardati, dal modo di parlare; sono al massimo sei anni, eppure parliamo lingue completamente diversa, quasi fossimo di due pianeti differenti. Per quel che mi riguarda trovo molte più similitudini tra noi e la generazione appena precedente che loro, anche se avolte ho come l'impressione che noi siamo proprio nel mezzo, tra la vecchia guardia e la nuova, nè carne nè pesce, i pregi e i difetti di entrambe mischiati assieme, un bel pasticcio insomma... dev'essere per questo che la mia generazione mi sembra così fuori di testa, sarà colpa di Cernobyl?
E' ormai inutile negare che non ci sia differenza tra nord e sud, ma è stupido affermare che sia un handicap: è solo difficile convivere, abbiamo ritmi e idee dieverse, modi di fare e di vivere opposti, ma la tolleranza dovrebbe essere di tutti. Vale lo stesso principio con il resto del mondo, ma l'orgoglio nazionale (e razziale) è parecchio duro a morire. Speruma in ben e stemo a veder!
Mi rendo conto che come primogenita sono quasi un'esperimento, perchè sono la prima e i miei genitori non hanno avuto figli prima di me; questo mi distacca enormemente da Anna, perchè lei è stata cresciuta con un altro criterio, sia mia madre che mio padre hanno imparato bene la mia lezione e a lei non hanno permesso di distaccarsi come ho fatto io: la seguono, la controllano, io non glie l'ho mai permesso, non consapevolemente. Però la viziano e lei si permette risposte che io ancora adesso non tiuscirei mai a dare ai miei genitori. Lei è più sfacciata e anche testarda, ha il coraggio delle sue azioni; forse la invidio, forse la invidio parecchio. Ma io ho un vantaggio, affronto tutto da sola e da sola imparo. Forse uscirò più forte. Chi l'ha detto che avere qualcuno che ti spiana un po' la strada sia la cosa migliore? Ma forse la invidio davvero tanto, perchè non ha dovuto lottare per avere quello che ha, non tanto quanto me.
Sono ormai sicura, che il futuro del mondo non mi piace nemmeno un po' e nemmeno le idee che sta facendo sue. Un mio professore non molto tempo fa, ha detto che ha l'impressione che il 'Sacro' stia tornando nella nostra cultura. Ci ho riflettuto, temo abbia ragione. Non sono sicura che tornare alle antiche ideologie pre-cristiane sia davvero un buona cosa. Il cristianesimo di cose buone non ne ha fatte molte, e non mi sembra il caso di lasciare che ci rimangano solo quelle cattive.
Voglio che nel mio futuro io abbia la possibilità di fare tutto ciò che è umanamente possibile per cambiare il mondo. Che io diventi una creatrice di sogni o solo un'esecutrice dei sogni di qualcun altro, qualcosa devo pur fare. Il mio problema? Non so da che parte iniziare.
Sono rassegnata a tenermi la mia cultura cristiana, perchè ci sono cresciuta, la società in cui viviamo ne è impregnata, anche se ormai sa quasi di stantio. Ho però ormai capito, che mi risulterà sempre molto difficile credere in qualcosa che non sia prettamente umano. Ci ho provato, non credete, più di una volta, e proprio quelle prove mi hanno dissuasa dal pensare o credere che ci fosse davvero qualcuno lassù che vegliava su di me e poi, ora ho un'altra ideologia: se anche esistesse un Dio, e questo dio avesse creato la terra, l'universo e tutto quanto, sono ormai migliaia d'anni che noi esseri viventi camminiamo sulle nostre gambe, merita davvero di essere venerato in questo modo? Noi ci siamo evoluti, ci siamo migliorati, ci siamo attrezzati, abbiamo modificato ciò che avevamo intorno, e questo senza l'aiuto di nessun Dio, ma solo del nostro intelletto. Credo che sarebbe giusto mostrargli riconoscenza per averci dato la possibiltà di farlo, ma da lì a venerarlo... E se fossimo solo un suo sputo o... peggio? Se noi non fossimo altro che il frutto della sua distrazione momentanea? Dovremmo veneralrlo perchè... ha sputato? O perchè ha fatto quello che normalmente fanno tutti gli esseri umani dando vita (chissà come!) a tutto questo?
Forse il titolo di questo blog dovrebbe essere Deliri di un insonne...
Però alla magia un pochino ci credo... ma proprio poco... sono molto scettica...
Sto seriamente riflettendo di diventare 'apolitica'. I partiti sono tanti, troppi, e quelli principali sembrano distinguersi solo per il nome... che gusto c'è a scegliere? Non cambia niente, solo la bandiera. E' come per le squadre di calcio: giocano tutti allo stesso gioco, hanno tutti lo stesso fine, hanno maglie diverse. Che brutto paragone! Politica e calcio! Ma siamo in Italia... forse non è così sbagliato.
Osservo la mia vita negli ultimi tre anni, e sono sopresa di quanto sia aumentata la mi attività: avevo passato la pubertà e gran parte dell'adolescenza in angolo, ad osservare gi altri, invidiosa, ma timorosa di quel che poteva succedermi se avessi osaro imitarli e ora, invece, sono nel gioco! E non so nemmeno come ho fatto! Forse un giorno lo scoprirò.
Guardo, rifletto, deduco, e capisco che questa vita mi terrorizza e che questo mi piace. A tredici anni feci il primo passo folle, avventurandomi verso l'ignoto, e dai diciassette non ho più smesso; sono andata avanti, con una paura folle di fallire, di perdermi, di non riuscire, ma decisa ad andare avanti e vedere quel che succede, perchè sono curiosa di vedere come andrà, perchè sono stufa di stare in una angolo a guardare; la mia è una sfida al mondo a chi corre più veloce e vedere chi rimane indietro... per ora vince lui.
O forse sono solo pazza (e presuntuosa... buona l'ultima!).
Credo che la pazzia sia un requisito fondamentale per chi vuole sentirsi vivo veramente. Il mio diario ne è una prova lampante.
I pensieri ora sono già troppi (e assurdi), quindi me ne vado. Il mondo mi aspetta domani sulla linea di partenza, ha vinto anche oggi. Domani però forse andrà meglio, non può vincere sempre... o si?
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