domenica 7 agosto 2005









Feb 24 2005, 12:00 AM



Febbraio, il mese dei sogni

Voi credete nei sogni?
E ci avete sempre creduto?

Se si, buon per voi, ma per me non è stato sempre così.
Beh ovvio, ho sempre avuto anch'io dei sogni, non molti in effetti, al momento mi vengono in mente solo il cowboy e la professoressa di matematica, dopo di che si passa a un'età più matura. I miei genitori hanno semre cercato di tenermi con i piedi ben piantati in terra, non impedendo il volo della mia fantasia (sarebbe impossibile) ma facendomi capire la realtà delle cose; perciò non ho mai pensato sul serio a sogni troppo irrealizzabili, e se lo facevo, l'ho dimenticato.

Come dicevo, non ho sempre creduto nei sogni, e uno dei motivi credo sia stato la forte vessazione ricevuta negli ultimi tre anni delle elementari da parte dei miei compagni di scuola (avete mai traslocato in un piccolo paese comunità? no? buon per voi), e quella ricevuta da alcuni elementi delle medie, oltre che dall'isolamento dalla società. Non avevo amici, non avevo sogni, odiavo il mio ambiente. A no, un sogno l'avevo, andarmene. Andarmene lontano, via da tutto e tutti, per ricominciare. A tredici anni? Una bazeccola... è bastato cambiare scuola. In effetti ripensandoci bene è stato il primo sogno che ho realizzato... ma meglio tornare al punto di prima, fidatevi, c'è un filo logico in questo nuovo papiro elettronico.


Tornando ai sogni, non ci credevo ed ero afflitta dal solito complesso di inferioritò e isolamento tipico dei raganni in fase di pubertà con una famiglia incasinata e nessuna amicizia. Feci la cosa più razionale di questo mondo in effetti: mi scelsi il mestiere più pratico e artistico che c'era in giro (l'unica materia che mi piaceva sul serio era arte), l'orefice, cercai la scuola e la trovai a ca 200 Km da casa. Due piccioni con una fava! Futuro assicurato e la possibilità di lasciare il mio inferno personale.
Non mi pareva vero, sopratutto quando ebbi l'approvazione anche di mio padre! Capii dopo perchè era così favorevole a quell'idea... ma andiamo avanti...

Primo anno... da Dio! Letteralmente. La mia migliore amica la incontrai il primo giorno di scuola, un colpo di fortuna inaudito. I compagni erano soportabili e grazie all'alta qualità dell'insegnamento ricevuto alle medie tutta la teoria e il disegno tecnico mi venivano di una facilità inaudita: per la prima volta ero io la più brava a scuola e venivo cercata per questo! (Non era difficile... tutti gli altri venivano da scuola dove i prof leggevano i giornali al posto di fare lezione e gli standard richiesti erano davvero bassi!) Le materie artistiche e pratiche vennero col tempo... insomma... ero in paradiso! Camera tutta per me, genitori fuori dalle scatole, tv in camera, un amica, successo a scuola... Dovevo capire che non sarebbe durato.

Dopo l'arrivo della inevitabile teledipendenza (mi rifeci di tutte le volte che mi madre mi impediva di guardare la tele... tante) arrivarono le delusioni. Il primo anno era farcito di sogni sul futuro e tante speranze, tutti molto razionali... il secondo mi rivelò l'amara e cruda verità. La mia classe era un'accozzaglia di gente incivile peggio di quella dell medie: se prima i miei compagni si azzuffavano e si insultavano apertamente ogni cinque minuti, questi lo facevano da dietro le spalle, provocando liti e contrasti interni che avrebbero fatto impallidire la guerra fredda. Le pugnalate alle spalle erano all'ordine del giorno e l'unica era la neutralità, il che comportava un poco approfondimento nei rapporti sociali.
Poi venne il primo dramma, della mia amica, alla quale assistei impotente, poi venne il mio: quello non era più il mio sogno, non era più quello che volevo fare e quel mondo.. beh era peggio di quello che avevo lasciato.
Stavo male a casa, stavo male lì, non sapevo più che cosa fare, se non accendere la tv e spegnere il cervello, accendendo il walkman anche a scuola e lasciando che la mia mente andasse ovunque... per dimenticare dov'ero.

(Fidatevi, il filo logico c'è, non è solo una mera scusa per mettere la mi autobiografaia on line...)

Terzo anno, crisi. Dicono che tutti abbiamo una crisi prima o poi, sopratutto nell'adolescenza: bene, anch'io ebbi la mia.
Avevo perso i sogni, odiavo il mondo intero, e l'unica persona che aveva reso sopportabile l'anno precedente, ascoltandomi, risolvendo i miei dubbi, capendomi, se ne andò. Era un professore e aveva avuto troppi contrasti con la direzione per rimanere ancora lì. Un colpo duro... troppo. Resistetti tre mesi, poi un povera matita ne fece le spese, così come la mia migliore amica e ttti quelli che dovevano andare al bagno dell'ala sinistra al pian terreno. Si, ok... lo dico... Scoppiai a piangere durante la lezione di disegno, o meglio alla fine, proprio cinque minuti prima del suono della campanella, ma prima fecci in tre pezzi una matita 3b della faber castel che forse è ancora qui in giro; venni trascinata in bagno da alcune compagne per smaltire il pianto; mi rifiutai di vedere la mia migliore amica. Che vergogna dopo! Povero supplente, pensava fosse colpa sua.
Cmq da quel giorno fino alla fine dell'estate stetti da cani. Vi tralascio gli intrallazzi interni ed estivi, i sedici anni sono stati proprio uno schifo...

I diaciassette invece... una favola! Una scossa di elettricità che mi folgorò in pieno regalandomi un mucchio di sogni e di vita che continua ad alimentarmi, e ancora adesso non ci credo.
La faccio meno poetica... conobbi un ragazzo sulle piste da sci in gita scolastica (fermate gli sbuffi e tacete i versetti sarcastici, non troverete uno straccio di storie rosa qua dentro), che mi fece conoscere il suo mondo.
Il suo mondo era fatto di sogni.
Lui viveva di sogni, e credo che viva tutt'ora così. All'epoca era il cantante di un gruppo rock e proprio lui mi fece conoscere questa musica, gli U2 in primis, che sono il mio gruppo rock preferito ancora adesso. Vi sembra poco? Non lo è, non lo fu per me: con gli U2 e con lui, mi si aprì un mondo nuovo e io cominciai a sognare.
La passione di quel ragazzo per ciò che faceva era contagiosa, e io ne fui presto infettata: volevo anch'io tutta quella gioia di vivere, l'amore per qualcosa da realizzare, uno scopo da perseguire.
Quello che capii in quel periodo, è che nulla è impossibile se lo vuoi. Me l'ho insegnò lui, gli U2, il rock, il tae know do, i libri di Philipp Phulmann, quelli di Christian Jacq, i manga di Tsukasa Hojo... Si accese in me un'incredibile voglia di vivere e di trovarmi un sogno. Volevo rivoluzionarmi completamente.

Lo feci.
L'anno dopo diedi il ben servito a tutti quelli che si erano sempre fatti beffe di me, voltai le spalle a quel mondo che non potevo più sopportare, e mi incamminai verso altri due, il mio vecchio e questo nuovo. Sembra strano, ma cinque anni in quel posto mi servirono anche per farmi capire che, anche se brutto, il mondo da cui provenivo mi aveva dato troppo per ingnorarlo e ci rientrai, a fatica, ma ci sto ancora dentro, più o meno.

Ebbene, questa è la storia di come io cominciai a credere nei sogni e alla loro realizzazione (e del perchè sono così fuori di testa). Ormai vivo per questo. Anche se a volte mi manca la vita tranquilla di un tempo, mi basta ripensare a quanto poco stavo bene per non rimpiangerla affatto. Ora non mi lascio più vivere, vivo. Sono stata prolissa neh? E' finita, tranquilli, il sequel dovrebbe arrivare tra un anno.

E ora veniamo al perchè del titolo: è proprio in questo mese che festeggio la trovata voglia di vivere, perchè è in questo mese che mi si attaccò addosso per non andarsene più. Dovrei festeggiarla in dicembre forse, ma preferisco adesso. E' a febbraio che io cambiai radicalmente, che feci il passo in più che mi rivoluzionò la vita, e questo mese rimarrà sempre il mese del cambiamento.
Viva le rivoluzioni interiori! (e le assemblee di istituto)

E voi? Credete ai sogni?

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