domenica 7 agosto 2005

Guaio sulle note di una storia

Mi sono ritrovata a pensare con malinconia alle vecchie estati tra i 12 e i 16 anni.
Erano estati sonnacchiose e anonime, fatte di giornate interminabili sul divano e sul letto, o davanti al pc a scrivere; vagabondaggi per le stanza fresche, consumo ingente di gelati e fantasia lanciata a briglia sciolta, l'unico sfogo che avessi, costrizioni di compiti vari. Le sere forse, sono le uniche cose cne non rimpiango, lo sperare a tutti i costi che lui salisse il più tardi possibile e se ne tornasse giù il prima possibile. Il tutto durava mezz'ora, ma era finchè mai.
Eppure mi ritrovo a rimpiangerle, anche quella mezz'ora di trepida attesa del momento orrorifico, perchè è pur sempre meglio di intere giornate con lo stomaco annodato e le ossa che lamentano quel dolore pungente e ronzante, che parte dal midollo e si trasferisce alle viscere, raggiungendo la testa e i polmoni, e ti fanno venire dei veri e propri attacchi di panico.

Brutta situazione, che porta a galla ricordi sopiti, cacciati a forza in vecchi bauli pesanti e buttati nel mare nero di ciò che non vogliamo vedere. Li issa di nuovo sulla banchina e ne riapre il coperchio, mostrandoci di nuovo il contenuto che tanto odiamo e tanto ricordiamo. I ricordi più vivi, chissà perchè, sono anche quelli peggiori, quelli corredati di un audio e un video così ottimi da far invidia al surround di un multisala. Il problema di questi video, è che sono a ciclo continuo e non basta uscire dalla sala per non vederli più, no, si affiggono ai manifesti per strada e nel televisore, si raccontano nei libri che apri, nei fumetti che leggi, si fondono nell'aria che respiri.
L'insonnia avrà un motivo in più stanotte.

Io che settimana scorsa ho praticamente implorato mia cugina di lasciarmi la mia anonima estate, io che pensavo che se non me li andavo a cercare, i guai non si sarebbero presentati, mi sono dovuta ricredere, così come ho dovuto cominciare sul serio a fare i conti con la me stessa ventenne e universitaria, cosa che rimando da parecchi mesi, ma da dove comincio, se non ho mai fatto i conti nemmeno con l'adolescente?
E poi il guaio è arrivato e con lui ha portato altri complessi in più, di cui proprio non avevo bisogno, ma quanto sembra si sentiva solo.
Tre le immagini soffuse e allegre di una giornata vicino al mare e immersa nel verde adorno di opere strane e un palco con tanto di atrezzatura, non ho sentito l'avvicinarsi del guaio, eppure dovevo, anche se non avrei potuto farci niente. Alla fine era così palpabile che in effetti non c'era bisogno che L. lo rendesse più reale pronunciandolo ad alta voce.
Da qualche parte dentro di me c'è una piccola voce che dice che non è detto, che mi sbaglio come il mio solito. La voce è battuta dieci a uno dal fatto che io mi fido di più delle sensazioni altrui che delle mie, però persiste. Dicono che la speranza sia sempre l'ultima a morire no?
Le ossa fanno male, la testa pure.

Ah... vorrei di nuovo avere nella testa la voce ipnotica di Benni, accompagnata dalle note della tromba di Fresu, parole e musica mischiate assieme, così belle e vive, che non si capiva più chi parlava e chi suonava. Suoni dolci, aspri, tranquilli, arrabbiati, simpatici, terrificanti. Due persone facevano quanto un'orchestra e l'orribile cornice in cui li avevano cacciati non si avvertiva più, perchè loro accentravano completamente ogni sensazione, tanto che la stanchezza, per un po', ha ceduto alla meraviglia.

Brusco il ritorno alla realtà, ma necessario e il risveglio al mattino dopo ancora peggiore. Mi sento come se avessi un macinio al collo e non un oggeggio fatto di plastica, luci e tasti. Il panico dilaga.
Ho bisogno di sonno e di un po' di discorsi con me stessa e qualcuno di fidato ed esperto. L'uno esclude gli altri. Sono punto e a capo.
Dov'è finito il bottone per spegnere il cervello?
A far compagnia al mio libretto d'istruzioni immagino.

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