sabato 4 marzo 2006

Tornando a casa

Tutte le volte che qualcuno comprende ogni quanto torno a casa, strabuzza gli occhi e fa una faccia basita, quasi inorridita, come se non fosse concepibile che io resti anche un mese fuori casa senza dei validi motivi, come esami o corsi al sabato mattina. Se però poi scoprono che quello sarà il finesettimana del ritorno a casa, sorridono tranquillizzati e si rilassano: 'Oh bene. Sarai contenta di tornare in famiglia.' o annuiscono con aria contenta e comprensiva del tipo 'Finalmente torni a casa'. Io annuisco a mia volta, facendo finta di essere come loro, una persona normale che ha nostalgia di casa, di famiglia e di amici, perchè non ho voglia di altri sguardi strabuzzanti né di dare spiegazioni.

Delle mie amicizie universitarie ci sono solo due persone che sanno quanta poca voglia in realtà io abbia di tornare a casa, e a una glie l'ho ribadito quando ha pronunciato la fatidica frase: 'Sarai contenta di tornare a casa'
'Io ho un concetto di casa diverso dal tuo.'
'Ah... si lo so.'
Ed è così. 

Durante tutto il tragitto, le canzoni degli Abba e degli Eurythmics che scorrevano fluide nelle mie orecchie nei tanti tragitti di Venezia e Mestre, erano diventate  stridule e fastidiose, in completo contrasto con me. Man mano che andavo avanti quelle canzoni mi irritavano e sfinivano, avrei spento il lettore se non avessi saputo che il rumore che mi circondava sarebbe stato ancora più fastidioso.
Questo poi è stato un ritorno a casa piuttosto anomalo: niente mamma che mi aspettava in macchina pronta con le sue epistole sulla casa, A., la politica, l'Herbalife, le gatte... Niente cena frugale e un'oretta al computer, niente doccia e sveglia ad oltranza.
C'è stato invece un tragitto di ottocento metri dalla stazione al pandino gelato, la messa in moto e l'arrivare fino a casa da una sorella ammalata e un gatto ferito.
Sarebbe stato anche rilassante, io adoro guidare, in particolare la strada vecchia, quella tutta curve che passa proprio nella gola tra le montagne sopra il fiume; se poi c'è anche musica di sottofondo diventa tutto il mio Dio.
E invece no. Dio doveva essere davvero fuori sede quella sera.
Dal momento stesso in cui sono scesa dal treno, sono caduta in uno stato di semicatalessi incompleta. Quando Palanhiuk metteva in bocca a Jack la descrizione dell'insonnia sapeva cosa diceva, solo che io avevo dormito quel pomeriggio, non ero così stanca, e non essere completamente svegli, ma nemmeno completamente addormentati, solo da un dato momento della giornata è più scioccante che esserlo dal mattino dopo più notti insonni.
Il motivo è semplice, non capisci perchè e non sei preparato a contrattacare.
La mia guida tra ieri e oggi è stata disattenta e disinvolta allo stesso tempo; seguivo la strada tranquillamente ma ho dovuto tenermi il sassolino che ho nella scarpa per ricordarmi che ci sono anche i pedoni, i ciclisti e gli altri automobilisti in giro. Credo che oggi pomeriggio avrei potuto fare tranquillamente fuori tre persone. Non ho occupato tutti i parcheggi tra due macchine che ho trovato, perchè mi sentivo come se oltre alla Bussola se ne fosse andato in vacanza anche lo spirito pratico e la capacità di valutare le distanze. E io ci sono cresciuta su una Panda.
Ho imparato a fare i miei primi parcheggi con la Panda.
E' una mia seconda estensione, se io le parlo lei mi risponde.
Oggi solo parcheggi di almento quattro metri di spazio o esterni, grazie, il Boss oggi non c'è. Si è in ufficio, ma non risponde, vuole lasciare un messaggio? Però il Boss farà diverse telefonate a diverse persone che non conosce quel pomeriggio e il Boss ha la fobia del telefono, ricordatevelo bene.

E' inutile che ci si gira intorno, casa mi cambia e in peggio. Se chi mi ha conosciuto in questi ultimi anni mi vedesse quando sono in giro per Domo, strabuzzerebbe gli occhi e si chiederebbe che fine ha fatto Heresiae.
A dire il vero mi chiedo anch'io che fine faccio ogni tanto, sopratutto se mi ricordo i frequenti buonumore dei giorni precedenti.
Io a casa non mi impappino, è già tanto se non balbetto; i complemento oggetto non spariscono, proprio non vengono concepiti; i verbi ovviamente sembrano pescati a caso come i numeri del lotto.
Cammino con le spalle letteralmente incassate, non curve dalla pigrizia o dal trasporto abituale di Nino; la testa è costantemente china e volto automaticamente lo sguardo verso la strada o una vetrina quando incrocio qualcuno per strada, sempre che non l'abbia puntato preventivamente verso il marciapiede. Ho il terrore di incontrare qualcuno che conosco.
Non guardo i manifesti e non sorrido quasi mai. Se mi trovo in una condizione d'attesa comincio ad andare in panico: ma è il posto giusto?, ho sbagliato orario?, mi stanno dando buca?, è successo qualcosa?, cosa penseranno di una cretina in attesa...? 
Ho paura di fare troppi passi nella direzione sbagliata, perciò calcolo il percorso ancora prima di parcheggiare la macchina, per non dover tornare indietro e fare la figura del pollo. Non prendo i miei amici a braccetto, non li saluto nemmeno con i 2-3 baci rituali, non li tocco, non li sfioro nemmeno, contraggo la mascella se devo stringere la mano a qualcuno o avere rapporti sociali prolungati con chi non conosco, ho imbarazzo anche solo a entrare dal tabaccaio e chiedergli la ricarica del cellulare.
Persino se esco per prendere un caffè con mia cugina mi preparo in anticipo le frasi, giuro. Alla fatidica domanda 'come va?' ho pronti una serie di frasi divise per argomento che devo solo selezionare e inviare all'apparato fonico; ed esaurite quelle prego perchè sia lei a darmi il 'la' e non lo aspetti da me.
Siccome poi è il posto in cui sono cresciuta e sono in grado di fare quelle strade anche a occhi chiusi, la mia testa ha una gran voglia di estraniarsi e partire per la tangente, come a  Ve, ma non ci riesce del tutto perchè il lato paranoico è in allerta.
Due cose contrastanti.
Positivo e negativo.
Quando si incontrano si annullano.
E' così che funziona, lo dice anche la scienza.
Perciò potete immaginare in che razza di stato è la mia testa mentre sto scrivendo.

A casa c'è mia madre, terrorizzata dall'avere un'adolescente in veloce emancipazione presente in casa ventiquattrore su ventiquattro, impegnata con due lavori e in costante ricerca di qualcuno con cui fare spossanti discorsi sulla politica, la vita, e tutto ciò che la circonda. Io ho resistito finchè ho potuto, ora però il contenitore è agli sgoccioli.
C'è papà? Non lo so. A Natale gli avevo detto che poteva farsi sentire quando se aveva voglia di stare ancora un po'  con me. Non lo sento da quel giorno. Potrei fare un salto per accertarmi che sia ancora vivo ma penso che l'Enel ci avrebbe chiamato se il sig. M. non si fosse più presentato al lavoro, quindi penso che sia ancora in buona salute come la classica erba cattiva.
E poi c'è A., l'adolescente in veloce emancipazione, che grazie a Muprhy ha ereditato l'unica cosa per la quale ora pagherei oro: il lato menefreghista della famiglia. Ce l'hanno tutti, mamma, papà, i cugini, gli zii... io no. Per questo motivo si è dimostrata tremendamente forte, opportunista e in grado di vivere la sua vita più serenamente di me. Mi vuole bene, ma sono sempre più convinta che non abbia bisogno di me. E io che mi preoccupavo tanto di come avrebbe reagito in un ambiente familiare del genere... Avrei dovuto chiederle io aiuto, non aspettarmi il contrario.

E poi c'è Cindy.
Cindy è il mio gatto e fino a un mese fa pesava quasi sei chili, e non era tutta ciccia.
Ora è tre chili e mezzo, ha una lussasione al gomito, non mangia e si ribella come una furia se tentiamo di imboccarla... con qualsiasi cosa. E' così magra ormai che sembra aver perso consistenza. Quel che è peggio è che vedo chiaramente che non si fida di me se tento di darle le medicine. Una volta si fidava di me, si lasciava fare due carezze dagli estranei se ero io a tenerla in braccio. Chissà, forse è solo l'uomo che tenta a tutti i costi di mantenere un certo rapporto con chi frequenta, i gatti invece se ne fregano: chi c'è c'è, chi non c'è... beh, c'è qualcun'altro e se non c'è basta che ci sia il letto e la ciotola piena. Claro.
Quindi ora non ho più neppure un gatto.
Il tutto era ed è contenuto nel posto in cui ho cominciato ad avere paura del buio, i cui muri sono sempre freddi, dove il sole batte poco anche d'estate, dove ho cominciato ad essere cosciente del degenero che avanzava e della vera natura del mondo. Non riesco mai a non ricordare com'era diverso prima del trasloco.



Ripenso alla frase che ho detto al mio amico e cerco di ricapitolare che razza di significato abbia 'Casa' per me.
Al momento non trovo cose molto incoraggianti.
So che dovrebbe essere il posto in cui tiri un sospiro di sollievo, in cui ti lasci andare, immagazzini calore e affetto familiare facendone la scorta per il mondo esterno, in cui ritrovare le proprie cose, le persone che ami e con cui sei cresciuta, i posti che vedi da quando hai aperto per la prima volta gli occhi al mondo. Questa dovrebbe essere 'Casa', il posto felice in cui tornare, quello in cui sei parte del tutto, non un sasso lasciato lì per caso e completamente estraneo alla morfologia del posto.
Potrei dire che è Venezia ma a Settembre smetterebbe di esserlo, quindi tanto vale abituarsi al fatto che tra breve non ci vivrò più.

Eppure questa una volta era sul serio casa mia: che diavolo è successo? Per quale concomitanza di eventi mi sono ritrovata ad essere una nomade straniera in terra natale?
Forse non lo voglio sapere, o forse lo so e lo voglio dimenticare. Meglio accettare le cose così come stanno, tanto non avrei né le energie né la voglia di cambiare la situazione... Solo è triste, sentire tutti felici di tornare a casa mentre io invece cerco costantemente di dimenticarla.

A volte nei flm si sono protagonisti che devono tornare nel luogo in cui sono nati, dove vive ancora la  madre o il padre, il posto che hanno abbandonato anni prima per altri lidi. Allora quando qualcuno gli chiede dove devono andare loro pronunciano una frase: 'Devo tornare a casa'. Quel casa è speciale, lo senti nelle voci e negli sguardi, qualsiasi cosa voglia dire, qualsiasi cosa ci sia in quel posto. E' forse quella Casa? Ma è davvero questa qui casa mia?


Se sapessi dov'è l'ufficio Cicogne potrei anche sporgere reclamo.
Chissà se la gentile impiegata dell'ufficio oggetti smarriti potrebbe aiutarmi... Sembrava tanto disponibile l'ultima volta...

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