Tras... loco.
La parola mi riesce difficile addirittura pensarla, figuriamoci pronunciarla ad alta voce.
Mia madre mi ha detto che ha trovato una bella casa a Preglia, un frazione di Crevoladossola, che è a due minuti di macchina da Domo. Tre camere, sala, cucina, garage, riscaldamento autonomo, camino, nessuna spesa condominiale, il tutto a 400euro al mese. Non l'ho vista dentro, solo da fuori, è praticamente nella via davanti a quella di una ragazza che dovrebbe essere mia amica ma non ne sono mai stata molto sicura.
Non è a Domo.
Avevamo sempre detto che se ci trasferivamo saremmo andate a Domo, A. infatti non ci vuole venire, nemmeno se le prendiamo un motorino con cui coprire quella distanza.
Da fuori è orribile. Grigio, senza intonaco.
E' un appartamento.
Dopo quasi quindici anni che abitiamo in una casa autonoma, passare di nuovo a un appartamento credo che sarà uno shock mica da ridere.
Non ha giardino, solo balconi, nemmeno un terrazzo.
Briciola non potrà uscire nemmeno se acquista il dono della parola e comincia a pregarci in ottomano, ma già adesso nelle giornate di sole non esce più, non scende nemmeno dal terrazzo per andare sulla tettoia. Crediamo che sia spaventata dai gatti malati e molto aggressivi che girano in questo periodo e ora è anche sola... ma comunque non potrà più uscire.
Sarebbe un gran bel salto, in avanti.
Lascerei lì un mucchio di fantasmi, della mia famiglia, di me stessa, dei miei gatti, di mio padre... Avrei una camera singola, cosa che agogno da quando siamo a Varzo, un posto mio, solo mio, dove posso portare tutte le mie cose, chiudermi dentro e non fare entrare nessuno. Valenza è stato tutto il mio Dio in questo. L'avrebbe anche A., ci si potrebbe chiudere dentro e buonanotte al secchio (che sarebbe mia madre; smetterebbe di avere scuse per entrare a sproposito in camera nostra, come riordinare le mie cose). Sarebbe molto vicina alla città, due minuti, davvero, solo due minuti, un gran risparmio di carburante considerando che oramai con cinque euro se facciamo due volte avanti e indietro è tanto. Se A. prendesse il motorino sarebbe sul serio il momento in cui se ne potrebbe 'fregare' ulteriormente dei 'castighi' di mia madre e prendere e andarsene dove vuole. Il suo moroso ha il motorino. Mamma dalla primavera in poi andrebbe a scuola in bicicletta, perchè è in una frazione ulteriore di Preglia, proprio lì sopra.
Sarebbe... shockante.
A sette anni, sono passata da una bella casetta alle pendici di una montagna a pochi passi da un bosco e con uno sterminato prato davanti a una bella casa con giardino, in una valle completamente verde, con il fiume e la neve d'inverno. Un paesaggio meraviglioso in una casa molto vecchia, dai muri in pietra spessi, il tetto con le piode e le travi a vista sul soffitto. Due piani abitabili, una soffitta, una cantina, il giardino che è praticamente su tre livelli diversi. Un 'edera, una pollaio in rovina, un castagno e un lauro su cui mi sono arrampicata un infinità di volte.
Ora passerei da quel verde florido a un casone in cemento alla periferia di una cittadina, vicina a una montagna che sembra voler stare sempre più sul marrone che sul verde, centri commerciali, asfalto, una ditta che produce sabbia... sabbia, lì è pieno di sabbia, l'aria stessa ne sembra satura, perchè d'estate lì il cielo è quasi del colore i quello di Venezia, arido. Niente più bagni di sole sul terrazzo in pietra, con le ringhiere arruginite, niente più frusciare dei rami contro le finestre, niente uccelli canterini e niente rumore del treno, ma il continuo e sommesso rumore della strada principale che collega Domo a Crevola e che è a poca distanza da lì. Poco male, ora vivo nel centro di Mestre... ma casa era sinonimo di silenzio. Se non abitate in montagna non potrete mai sapere cosa vuol dire chiudere gli occhi la notte e sentire solo silenzio.
Forse lo sopporterei di più, se uscendo di casa e facendomi un giro in centro mi ritroverei nel medioevo restaurato di Domo. Domo è cittadina medievale, ha un centro storico bellissimo, io lo conosco palmo per palmo, perchè nel periodo delle medie giravo spesso da sola e mi infilavo nei vicoli per non incontrare i compagni di scuola. E' intriso di storia, lo si può sentire fin nelle viscere e non so se è solo una mia impressione o di tutti i cittadini, io la sento comunque forte e mi piace.
Ecco, poter uscire di casa e farsi un giro in quelle viuzze, senza doversi preoccupare: dove parcheggio la macchina?, ci vuole il disco orario, la patente!, mamma poi deve fare la spesa, A. deve tornare a casa... Ecco, non dover più avere questi dannati orari, obblighi, l'essere legata a qualcun altro perchè se no non si esce e dover rendere tutti partecipi di dove si va... Poter uscire di casa e farsi un giro al Calvario passando per la vecchia mulattiera oppure prendere quella che partiva da dietro la mia vecchia casa e arrivare fino a Vagna, da dove si vede tutta la piana dell'Ossola, dove le case sembrano quelle di un modellino. Potrei accettare di andare a vivere in un condominio, si, davvero. O forse no? Non lo so, davvero, ora lo non so.
Si, ho detto piana, quindi niente faticose salite. Con la bicicletta non ci metterei molto, è vero, ma è comunque un collo e poi io odio sudare e andarmene in giro tra la gente, avere contatti sociali sentendomi addosso tutta quella calura e quell'umido. E' per questo che a un certo punto mi sono femminilizzata ulteriormente e con gran sorpresa di tutti ho cominciato a indossare vestiti corti e scollati in estate. Andateci un po' in bicicletta con quelli!
Mamma dice che a quel prezzo una casa così non la troviamo (è fuori per il camino... e anch'io adoro i camini... rimembranze montagnine, capiteci), A. non ci vuole venire assolutamente, o Domo o niente, ma io penso che se mamma trovasse domani una casa a Domo ci sarebbe comunque qualcos'altro per cui non va bene. Penso anche, che tempo fa mia madre tentò a tutti i costi di convincerci a tornare a Domo. Aveva trovato delle belle villette a poco prezzo alla periferia della città; in effetti erano molto belle. Io ero giovane e mi piacevano quei boschi, l'aria fresca, i prati, le gimcane in bicicletta e non volli venire, poi andai a studiare fuori e morì lì. Ora non ho più quelle esigenze, vivo fuori praticamente sempre, torno a casa una volta ogni morte di Papa e l'unica mia esigenza sarebbe, appunto, poter essere un po' più libera per i movimenti. Ma se sono a Domo con gli amici e devo portare a casa mia sorella o mia madre ci metto cinque minuti in tutto, non un quarto d'ora e un litro di benzina solo ad andare.
E' un cambiamento enorme...
Quindici anni... io e mio padre imbiancammo insieme le pareti di quella casa, lo vidi fare l'impianto elettrico, abbattere i muri e posare le piastrelle. Quella casa contiente quindici anni della mia vita, che per quanto infelici posano essere stati, è pur sempre la mia vita. Credo che sia lo stesso ragionamento di A., mi odierà quando cercherò di farle capire che è meglio se si mette l'animo in pace e prende il patentino.
Abbiamo così tanta roba in soffitta e in cantina, co tanti ricordi... chissà che cosa ne faremo.
Chissà che cosa ne sarà, di quella casa.
Sono terrorizzata, davvero. Sono terribilmente terrorizzata.
La parola mi riesce difficile addirittura pensarla, figuriamoci pronunciarla ad alta voce.
Mia madre mi ha detto che ha trovato una bella casa a Preglia, un frazione di Crevoladossola, che è a due minuti di macchina da Domo. Tre camere, sala, cucina, garage, riscaldamento autonomo, camino, nessuna spesa condominiale, il tutto a 400euro al mese. Non l'ho vista dentro, solo da fuori, è praticamente nella via davanti a quella di una ragazza che dovrebbe essere mia amica ma non ne sono mai stata molto sicura.
Non è a Domo.
Avevamo sempre detto che se ci trasferivamo saremmo andate a Domo, A. infatti non ci vuole venire, nemmeno se le prendiamo un motorino con cui coprire quella distanza.
Da fuori è orribile. Grigio, senza intonaco.
E' un appartamento.
Dopo quasi quindici anni che abitiamo in una casa autonoma, passare di nuovo a un appartamento credo che sarà uno shock mica da ridere.
Non ha giardino, solo balconi, nemmeno un terrazzo.
Briciola non potrà uscire nemmeno se acquista il dono della parola e comincia a pregarci in ottomano, ma già adesso nelle giornate di sole non esce più, non scende nemmeno dal terrazzo per andare sulla tettoia. Crediamo che sia spaventata dai gatti malati e molto aggressivi che girano in questo periodo e ora è anche sola... ma comunque non potrà più uscire.
Sarebbe un gran bel salto, in avanti.
Lascerei lì un mucchio di fantasmi, della mia famiglia, di me stessa, dei miei gatti, di mio padre... Avrei una camera singola, cosa che agogno da quando siamo a Varzo, un posto mio, solo mio, dove posso portare tutte le mie cose, chiudermi dentro e non fare entrare nessuno. Valenza è stato tutto il mio Dio in questo. L'avrebbe anche A., ci si potrebbe chiudere dentro e buonanotte al secchio (che sarebbe mia madre; smetterebbe di avere scuse per entrare a sproposito in camera nostra, come riordinare le mie cose). Sarebbe molto vicina alla città, due minuti, davvero, solo due minuti, un gran risparmio di carburante considerando che oramai con cinque euro se facciamo due volte avanti e indietro è tanto. Se A. prendesse il motorino sarebbe sul serio il momento in cui se ne potrebbe 'fregare' ulteriormente dei 'castighi' di mia madre e prendere e andarsene dove vuole. Il suo moroso ha il motorino. Mamma dalla primavera in poi andrebbe a scuola in bicicletta, perchè è in una frazione ulteriore di Preglia, proprio lì sopra.
Sarebbe... shockante.
A sette anni, sono passata da una bella casetta alle pendici di una montagna a pochi passi da un bosco e con uno sterminato prato davanti a una bella casa con giardino, in una valle completamente verde, con il fiume e la neve d'inverno. Un paesaggio meraviglioso in una casa molto vecchia, dai muri in pietra spessi, il tetto con le piode e le travi a vista sul soffitto. Due piani abitabili, una soffitta, una cantina, il giardino che è praticamente su tre livelli diversi. Un 'edera, una pollaio in rovina, un castagno e un lauro su cui mi sono arrampicata un infinità di volte.
Ora passerei da quel verde florido a un casone in cemento alla periferia di una cittadina, vicina a una montagna che sembra voler stare sempre più sul marrone che sul verde, centri commerciali, asfalto, una ditta che produce sabbia... sabbia, lì è pieno di sabbia, l'aria stessa ne sembra satura, perchè d'estate lì il cielo è quasi del colore i quello di Venezia, arido. Niente più bagni di sole sul terrazzo in pietra, con le ringhiere arruginite, niente più frusciare dei rami contro le finestre, niente uccelli canterini e niente rumore del treno, ma il continuo e sommesso rumore della strada principale che collega Domo a Crevola e che è a poca distanza da lì. Poco male, ora vivo nel centro di Mestre... ma casa era sinonimo di silenzio. Se non abitate in montagna non potrete mai sapere cosa vuol dire chiudere gli occhi la notte e sentire solo silenzio.
Forse lo sopporterei di più, se uscendo di casa e facendomi un giro in centro mi ritroverei nel medioevo restaurato di Domo. Domo è cittadina medievale, ha un centro storico bellissimo, io lo conosco palmo per palmo, perchè nel periodo delle medie giravo spesso da sola e mi infilavo nei vicoli per non incontrare i compagni di scuola. E' intriso di storia, lo si può sentire fin nelle viscere e non so se è solo una mia impressione o di tutti i cittadini, io la sento comunque forte e mi piace.
Ecco, poter uscire di casa e farsi un giro in quelle viuzze, senza doversi preoccupare: dove parcheggio la macchina?, ci vuole il disco orario, la patente!, mamma poi deve fare la spesa, A. deve tornare a casa... Ecco, non dover più avere questi dannati orari, obblighi, l'essere legata a qualcun altro perchè se no non si esce e dover rendere tutti partecipi di dove si va... Poter uscire di casa e farsi un giro al Calvario passando per la vecchia mulattiera oppure prendere quella che partiva da dietro la mia vecchia casa e arrivare fino a Vagna, da dove si vede tutta la piana dell'Ossola, dove le case sembrano quelle di un modellino. Potrei accettare di andare a vivere in un condominio, si, davvero. O forse no? Non lo so, davvero, ora lo non so.
Si, ho detto piana, quindi niente faticose salite. Con la bicicletta non ci metterei molto, è vero, ma è comunque un collo e poi io odio sudare e andarmene in giro tra la gente, avere contatti sociali sentendomi addosso tutta quella calura e quell'umido. E' per questo che a un certo punto mi sono femminilizzata ulteriormente e con gran sorpresa di tutti ho cominciato a indossare vestiti corti e scollati in estate. Andateci un po' in bicicletta con quelli!
Mamma dice che a quel prezzo una casa così non la troviamo (è fuori per il camino... e anch'io adoro i camini... rimembranze montagnine, capiteci), A. non ci vuole venire assolutamente, o Domo o niente, ma io penso che se mamma trovasse domani una casa a Domo ci sarebbe comunque qualcos'altro per cui non va bene. Penso anche, che tempo fa mia madre tentò a tutti i costi di convincerci a tornare a Domo. Aveva trovato delle belle villette a poco prezzo alla periferia della città; in effetti erano molto belle. Io ero giovane e mi piacevano quei boschi, l'aria fresca, i prati, le gimcane in bicicletta e non volli venire, poi andai a studiare fuori e morì lì. Ora non ho più quelle esigenze, vivo fuori praticamente sempre, torno a casa una volta ogni morte di Papa e l'unica mia esigenza sarebbe, appunto, poter essere un po' più libera per i movimenti. Ma se sono a Domo con gli amici e devo portare a casa mia sorella o mia madre ci metto cinque minuti in tutto, non un quarto d'ora e un litro di benzina solo ad andare.
E' un cambiamento enorme...
Quindici anni... io e mio padre imbiancammo insieme le pareti di quella casa, lo vidi fare l'impianto elettrico, abbattere i muri e posare le piastrelle. Quella casa contiente quindici anni della mia vita, che per quanto infelici posano essere stati, è pur sempre la mia vita. Credo che sia lo stesso ragionamento di A., mi odierà quando cercherò di farle capire che è meglio se si mette l'animo in pace e prende il patentino.
Abbiamo così tanta roba in soffitta e in cantina, co tanti ricordi... chissà che cosa ne faremo.
Chissà che cosa ne sarà, di quella casa.
Sono terrorizzata, davvero. Sono terribilmente terrorizzata.
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